L’unico piano di pace accettabile dai palestinesi

Il tipo di "pace definitiva" a cui aspirano i palestinesi è una pace che nessuna iniziativa di pace potrebbe mai assicurare: una pace senza Israele

Di Bassam Tawil

Bassam Tawil, autore di questo articolo

I palestinesi non hanno mai visionato il piano del presidente americano Donald Trump per la pace in Medio Oriente. Non sanno nulla del piano, che non è ancora stato reso pubblico. Questo fatto, tuttavia, non impedisce loro di rifiutare categoricamente il piano annunciato, una posizione che i palestinesi hanno reiterato questa settimana quando gli inviati americani per il Medio Oriente Jared Kushner e Jason Greenblatt si sono recati in Israele e in un certo numero di paesi arabi per discutere l’iniziativa. Il piano di Trump non è nemmeno ultimato e pertanto non è stato presentato ufficialmente a nessuna delle parti del conflitto arabo-israeliano. Kushner e Greenblatt lavorano all’accordo da molti mesi e il loro viaggio nella regione li ha portati in Egitto e in Giordania. Solo i palestinesi boicottano l’amministrazione americana.

Negli ultimi sei mesi, i vertici dell’Autorità Palestinese si sono rifiutati di avere rapporti con l’amministrazione statunitense, tranne ovviamente quando si tratta di ricevere aiuti finanziari da Washington. Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) e i suoi sodali a Ramallah non solo si rifiutano di incontrare i funzionari dell’amministrazione americana, ma conducono anche una campagna denigratoria di istigazione all’odio contro il presidente Trump e contro gli alti funzionari e rappresentanti dell’amministrazione statunitense. La maggior parte degli attacchi palestinesi sono stati finora diretti contro i consiglieri “ebrei e sionisti” di Trump, tra cui Kushner, Greenblatt e l’ambasciatore statunitense in Israele, David Friedman.

Gli inviati del presidente Usa in Medio Oriente Jason Greenblatt (a sinistra) e Jared Kushner (al centro), con Abu Mazen il 22 giugno 2017, a Ramallah. Durante l’incontro, Abu Mazen respinse la richiesta di sospendere i vitalizzi versati ai terroristi e ai loro famigliari

Gli attacchi violenti a Trump e agli alti funzionari dell’amministrazione americana sono stati inoltre accompagnati da una serie di dichiarazioni pronunciate da Abu Mazen e da altri dirigenti palestinesi riguardo al piano di pace per il Medio Oriente del presidente Usa. In tali dichiarazioni, i palestinesi non solo si sono detti contrari al piano che ancora non esiste, ma pressoché ogni giorno lo hanno anche condannato, definendolo una “cospirazione” volta a eliminare i “diritti” dei palestinesi. Nel più recente attacco palestinese al piano, i leader dell’Autorità Palestinese hanno affermato che di fatto questa iniziativa mira a “dividere il popolo palestinese” con la creazione di due entità palestinesi separate – una in Cisgiordania e l’altra nella striscia di Gaza.

La posizione palestinese in merito a questo piano ancora ignoto si basa in gran parte su voci e speculazioni dei mezzi di informazione. I funzionari palestinesi hanno ammesso di ricevere le informazioni principalmente dai mass-media. Dunque, i palestinesi rifiutano qualcosa di cui non sanno nulla. E allora, cos’è che li infastidisce tanto di questa iniziativa, come di qualsiasi altra iniziativa di pace? I tentativi da parte dell’amministrazione americana di organizzare incontri con i leader dell’Autorità Palestinese a Ramallah, per consultarli sul piano proposto, sono caduti nel vuoto. Ai palestinesi non interessa minimamente verificare se possano trovare in esso qualcosa di buono. I palestinesi non vogliono avere nulla a che fare con tale piano: sanno che non soddisferà mai le loro richieste. Non sono contrari ad esso per questioni di confine né per via di un insediamento, di un check-point o per lo status di Gerusalemme. Sono contrari al piano di Trump – e ad ogni altra iniziativa di pace – perché hanno qualcos’altro in mente.

Il tipo di “pace” a cui aspirano i palestinesi è una pace che nessuna iniziativa di pace potrebbe mai assicurare. I palestinesi vogliono una pace senza Israele, e non con Israele. Il motivo per cui hanno un problema con il piano di Trump è che lo considerano un ostacolo al loro intento di eliminare Israele. I palestinesi sanno che il piano di Washington – a prescindere dai dettagli – non faciliterà la loro missione di cancellare Israele. Essi infatti considerano ogni piano di pace loro presentato – da Trump e da chiunque altro – un ostacolo ai tentativi e al sogno di continuare la jihad (la guerra santa) contro Israele e gli ebrei. Non vogliono dire “no” all’amministrazione Trump e preferiscono eludere la questione, temporeggiare finché non arriverà un’amministrazione americana più amichevole nei loro confronti.

Da un libro di testo usato in IV elementare nelle scuole dell’Autorità Palestinese, anno scolastico 2016/17: Israele è cancellato dalla mappa dei paesi del Medio Oriente

Quando i palestinesi affermano che il piano di Trump è una “cospirazione”, intendono dire che si tratta di una cospirazione degli Stati Uniti volta a contrastare i loro tentativi di distruggere Israele. Ciò che i palestinesi dicono è: “Chi sono questi americani che vengono da noi a predicare la pace con gli ebrei che vivono qui, quando il nostro reale obiettivo è quello di cacciare gli ebrei da questa terra?”

Nell’estate del 2000, Yasser Arafat abbandonò il vertice di Camp David (con il presidente Bill Clinton e l’allora premier israeliano Ehud Barak) dopo aver compreso che le proposte sul tavolo dei negoziati non rispondevano alle aspirazioni e ai sogni palestinesi: di distruggere Israele. Ciò che Arafat voleva era che Israele gli desse il controllo dell’intera Cisgiordania, della striscia di Gaza e di Gerusalemme est. Voleva creare uno stato palestinese su quei territori in modo che i palestinesi potessero usarlo come rampa di lancio per “liberare il resto della Palestina”, ossia per distruggere Israele. Quando Arafat si rese conto che non avrebbe ottenuto ciò che voleva, se ne tornò furente a Ramallah e spronò i palestinesi a lanciare una nuova ondata di attacchi terroristici contro Israele, chiamata seconda intifada.

Ora Abu Mazen è seduto al posto di Arafat. Ad Abu Mazen non piace il piano di Trump, che non ha ancora visionato: sa che tale iniziativa non farà avanzare il suo obiettivo di realizzare la “soluzione a fasi”, in base alla quale i palestinesi intendono prendere la terra pezzo per pezzo e usarla come base di lancio per condurre la jihad contro Israele.

La posizione palestinese è ed è sempre stata molto chiara: “Israele deve darci più terra possibile in modo che possiamo continuare a costruire il nostro potere, la nostra forza e le nostre energie per proseguire la lotta finalizzata a raggiungere il nostro obiettivo finale, che è quello di eliminare Israele”. Per Abu Mazen e i suoi sodali, il piano di Trump è pessimo perché non prevede la cessione incondizionata da parte di Israele di territori che verrebbero successivamente occupati da Hamas, dallo Stato islamico, dall’Iran e dalla Jihad Islamica palestinese. Esiste un solo piano di pace che i palestinesi accetteranno: un piano che consenta loro di perseguire la “soluzione a fasi” di cancellare Israele dalla faccia della terra. Abu Mazen è contrario al piano di Trump perché vuole uno stato palestinese temporaneo da utilizzare in futuro come base per eserciti arabi e gruppi terroristici islamisti e palestinesi che conducano attacchi contro Israele. Dal punto di vista di Abu Mazen, il piano di Trump non tiene conto del sogno palestinese di eliminare Israele, e questa omissione va ben al di là di ciò che può accettare.

Il mondo ha già visto cosa è successo l’ultima volta che Israele ha ceduto territori ad Abu Mazen. E’ accaduto nel 2005, quando Israele si ritirò dalla striscia di Gaza e la consegnò ad Abu Mazen e alle sue forze di sicurezza. Nel giro di pochi mesi, Abu Mazen e i suoi compari fuggirono dalla striscia di Gaza dopo che Hamas aveva scaraventato dai piani alti degli edifici i membri dell’Autorità Palestinese, e consegnarono l’intera area a Hamas. Il resto, come si dice, è storia. Se Israele si ritirasse dalla Cisgiordania, si ripeterebbe lo stesso scenario.

Sull’uniforme di una scuola elementare femminile dell’Autorità Palestinese a Hebron, intitolata alla terrorista Dalal Mughrabi, la mappa della “Palestina”: Israele è cancellato dalla carta geografica (clicca per ingrandire)

Nessun leader palestinese è in grado di accettare alcun accordo di pace con Israele, soprattutto non dopo che Abu Mazen in Cisgiordania e Hamas nella striscia di Gaza hanno trascorso un’intera vita a fanatizzare la loro gente contro Israele attraverso istigazione e indottrinamento all’odio. Decenni di incitamento nelle moschee e nei mass-media hanno trasformato Israele, agli occhi della maggior parte dei palestinesi, in un unico grande insediamento che deve essere sradicato. Di conseguenza, la popolazione palestinese non è disposta a sentir parlare di alcun piano di pace, non da Trump e nemmeno dal profeta Maometto. I palestinesi hanno un problema con la presenza stessa di Israele in Medio Oriente: la maggior parte di loro non è ancora riuscita ad accettare il diritto degli ebrei di vivere in un proprio stato sicuro e sovrano in una qualunque parte in Medio Oriente.

Indubbiamente, Trump e i suoi inviati sono animati dalle migliori intenzioni di mettere pace tra arabi ed ebrei nella nostra parte del mondo. Quello che non sembrano vedere è che, allo stato attuale delle cose, non esiste un interlocutore palestinese per nessun vero accordo di pace con Israele. I palestinesi sono divisi in fazioni: una afferma apertamente che non vuole fare pace con Israele, perché il suo obiettivo è distruggere Israele e sostituirlo con uno stato islamico; la seconda fazione, se anche volesse fare pace con Israele, non potrebbe mai farlo, perché ha inculcato nella propria gente il mandato di uccidere. La prima fazione è definita “estremista”, ed è quella che si oppone alla presenza di Israele in Medio Oriente. La seconda fazione è quella che i palestinesi chiamano la “fazione di Abu Mazen”, che è corrotta e debole e invia messaggi contraddittori alla propria gente e non parla all’unisono. I due gruppi palestinesi, Autorità Palestinese e Hamas, sono in disaccordo su tutto, tranne che su un puntoa: l’eliminazione di Israele dalla carta geografica. L’unico piano di pace che sarebbe accettabile per gli attuali leader palestinesi è quello che permetterebbe loro di condurre ad oltranza la jihad contro Israele per annientarlo.

Se Jared Kushner e Jason Greenblatt volessero saperne di più sulle reali ambizioni dei palestinesi, farebbero bene ad assistere a un sermone in una moschea di venerdì o a visitare una scuola in Cisgiordania e nella striscia di Gaza. Forse allora si renderebbero conto che nessun piano di pace al mondo può, al momento, contrastare il veleno che viene iniettato quotidianamente nei cuori e nelle menti dei palestinesi e dei loro figli.

(Da: gatestoneinstitute.org, 8.7.18)

Per il testo del “Piano a fasi” dell’Olp (1974) e un suo inquadramento, si veda: IL PIANO A FASI PER LA DISTRUZIONE DI ISRAELE, in: Tutto Israele è “Palestina” per il movimento guidato da Abu Mazen