Martedì 5: se ne discute in Israele

Alcuni commenti dagli editoriali della stampa israeliana del 4 agosto

Il Jerusalem Post si concentra sul recente scoppio di violenza nella striscia di Gaza controllata da Hamas, e osserva che il governo di Hamas su Gaza è il migliore indicatore finora di come i palestinesi gestirebbero i loro affari. L’editorialista ritiene che togliere le sanzioni internazionali a Hamas sarebbe una smaccata ricompensa per la violenza e la tirannia islamiste, ma avverte che, poiché Hamas è divenuta un punto fisso nella politica palestinese, Israele deve alzare l’attenzione per quanto riguarda sicurezza e strategia diplomatica.

Yediot Aharonot dice che parte della spiegazione dello scoraggiamento e della rabbia nel paese è il risultato della delusione per l’attuale governo. “Olmert e Kadima, con tutti i loro limiti, simboleggiavano fino alla seconda guerra in Libano qualcosa di importante e sano: la ripresa del consenso sulla principale idea sionista, cioè uno stato ebraico democratico”.

Yisrael Hayom da un’occhiata al sistema di identificazione biometrica che dovrebbe sostituire l’attuale sistema di identificazione in Israele. Gli editorialisti osservano che “tutti dicono di voler combattere il crimine e fermare i criminali fino a quando non vengono adottati provvedimenti concreti. Allora i gruppi per i diritti dei cittadini prendono posizione e gridano no con tutto il fiato che hanno in corpo. Immediatamente citano il ‘Grande Fratello’ dal ‘1984’ di George Orwell e comincia subito la loro guerra privata.

Ma’ariv obietta che “la pace dovrebbe essere dietro l’angolo, sia con i siriani che con i palestinesi. Ma in realtà è molto dubbio che questo scenario si verifichi mai. Può Abu Mazen avere un ruolo in un documento che potrebbe affermare, ad esempio, che rinuncia alla pretesq che Israele si assuma la responsabilità per il problema palestinese?”

Ha’aretz si preoccupa delle priorità del ministro dell’istruzione Yuli Tamir. L’editorialista dice che per ragioni politiche essa ha tagliato i fondi del sistema scolastico regolare e aumentato i fondi per le istituzioni educative e religiose. L’editorialista chiede al ministro dell’istruzione di soppesare la sua sopravvivenza politica contro il benessere del sistema educativo statale, e decidere onestamente quale importa di più.