Mercoledì 6: se ne discute in Israele

Alcuni commenti dagli editoriali della stampa israeliana del 5 agosto

Il Jerusalem Post commenta su come Libano e Hezbollah si stanno fondendo in un’unica nuova entità, presentando una posizione sempre più aggressiva verso Israele. Osservando che le armi stanno continuando ad affluire a Hezbollah attraverso la Siria in spudorata violazione della risoluzione ONU 1701, l’editorialista chiede agli attori responsabili della comunità internazionale di dare ascolto agli ammonimenti di Israele con la massima serietà, e agire per chiudere il rubinetto che porta armi in Libano.

Yediot Aharonot osserva che fin dalla guerra del Kippur (1973)in Israele ci sono elezioni in media ogni due anni e mezzo. “I Primi Ministri”, sostengono gli editorialisti, “hanno anticipato o sono stati costretti ad anticipare le elezioni non a causa di ‘inchieste’, ma per la più semplice delle ragioni: hanno perso la fiducia del pubblico e la possibilita’ di governare”. Il giornale suggerisce che “è preferibile venire a patti con la volontà collettiva del pubblico e accorciare il periodo tra le elezioni a due anni e mezzo”.

Ma’ariv osserva l’incredibile tempestività con cui un gruppo di attivisti si sono imbarcati nel tentativo di rompere il blocco di Israele alla striscia di Gaza. “Il regime di Hamas a Gaza ha deciso di mostrare al mondo che cosa è capace di fare. Pur mantenendo il controllo di Gaza, hanno fatto stendere dei prigionieri sul pavimento, i loro prigionieri naturalmente, e li hanno massacrati. E questo regime assassino è diventato il cocco del gruppo “Gaza libera”. Gli editorialisti concludono che “ancora una volta abbiamo un legame tra la sinistra mondiale e il regno del male”.

Ha’aretz attacca la Knesset per la sua approvazione della prima lettura dei due disegni di legge che dovrebbero provocare un aumento nelle tasse, e la confronta con gli USA dove l’esecutivo vuole aumentare le spese e il Congresso pensa alle tasche dei cittadini, cioè impedisce che le tasse siano aumentate.