Minacciati dai colleghi palestinesi, i funzionari internazionali dell’Unrwa sono fuggiti da Gaza in Israele

Ennesima dimostrazione che il fallimentare modello Unrwa andava abbandonato già molto tempo fa

Di Hillel Neuer, Ron Prosor

Il direttore dell’Unrwa a Gaza, Matthias Schmale, a sinistra, con Ahmad Nasser, a destra, preside di una scuola Unrwa. Su Hitler e gli ebrei, Nasser ha scritto: “Non avrebbe dovuto lasciarne (vivo) nessuno”.

Come si usa dire, non mordere la mano che ti dà da mangiare. Un insegnamento che evidentemente non è stato assimilato da certi gruppi palestinesi come Hamas. Oppure lo conoscono, ma fanno proprio il contrario per aumentare caos e sofferenze al servizio di qualche obiettivo più oscuro. Chi invece ha appreso in questi giorni una dura lezione sono quei funzionari internazionali che erano ingenuamente convinti che l’assistenza finanziaria e umanitaria avrebbe moderato i palestinesi e contribuito a promuovere la pace. Ora sperimentano in prima persona come mai Israele incontra qualche difficoltà a stringere qualsiasi tipo di accordo significativo con coloro che tirano le redini nella società palestinese.

I profughi palestinesi sono i profughi di gran lunga più e meglio assistiti di qualunque altra comunità di rifugiati sul pianeta. Basti ricordare che, a differenza di tutti gli altri, i profughi palestinesi hanno un’agenzia Onu speciale tutta per loro: l’Unrwa. Ma lunedì scorso, lo staff di nazionalità straniera che gestisce gli uffici Unrwa a Gaza è dovuto precipitosamente fuggire, e mettersi in salvo attraversando il confine verso Israele, a causa di minacce violente da parte dei colleghi palestinesi. Infatti, dopo che il presidente Usa Donald Trump ha deciso che i profughi palestinesi non dovrebbero essere trattati diversamente dagli altri profughi del mondo, e di conseguenza ha bloccato i finanziamenti americani all’Unrwa, l’agenzia si è trovata costretta a ridurre le proprie attività, in particolare licenziando un certo numero di dipendenti locali. Il fatto è che i palestinesi, nonostante siano i destinatari dei più massicci aiuti finanziari pro capite dai tempi del Piano Marshall dopo la seconda guerra mondiale, in settant’anni non sono riusciti a creare uno straccio di economia autonoma, per cui dipendono quasi interamente dagli aiuti quotidiani (come se fossero una comunità appena investita da un terremoto o uno tsunami) e in particolare fanno molto affidamento sui posti di lavoro pagati con gli aiuti stranieri attraverso l’Autorità Palestinese, le ong e le agenzie Onu.

E così, stando a quanto riferito dall’AFP, i dipendenti palestinesi dell’Unrwa hanno iniziato a minacciare di violenza i funzionari stranieri, senza minimamente considerare che costoro non hanno nessuna responsabilità per la recente crisi dell’agenzia. Ma tant’è, quando si è avvezzi al ricatto, alle prese di ostaggi e alle minacce trasversali…

Intanto il Ministero della difesa israeliano ha confermato d’aver aperto gli attraversamenti di confine di Gaza per permettere di “evacuare” il personale dell’Unrwa minacciato.
(Da: Israel Today, 2.10.18)

Il post del portavoce dell’Unrwa Chris Gunness che, lo scorso aprile, parlava di palestinesi che “esercitano il loro diritto di protestare”

Scrive Hillel Neuer, direttore di UN Watch: I funzionari Unrwa di nazionalità europea sono fuggiti da Gaza verso Israele a causa delle minacce dei loro colleghi e dipendenti. Curioso. Quando Hamas orchestra attacchi violenti al confine con Israele con armi da fuoco, granate, bombe molotov e aerostati incendiari, il portavoce dell’Unrwa Chris Gunness twitta di palestinesi “che esercitano il loro diritto di protestare”. Ora, invece, che gli stessi funzionari tedeschi e britannici dell’Unrwa sono il bersaglio delle violenze, i funzionari dell’Unrwa denunciano il grave “rischio per la sicurezza e l’incolumità”, e si mettono in salvo scappando in Israele. Si tratta degli stessi funzionari internazionali dell’Unrwa che, nelle loro scuole, assumono consapevolmente insegnanti palestinesi che lodano Hitler e predicano l’antisemitismo e il terrorismo. Quando documentavamo questi fatti, negavano tutto. Ora devono letteralmente darsela a gambe in Israele per salvarsi dalla violenza di quei personaggi. E l’Unione Europea finanzia il tutto. E pensare che non molto tempo fa avevamo sottoposto alla loro attenzione un rapporto di 130 pagine che documenta il sistematico indottrinamento al terrorismo jihadista e all’antisemitismo praticato degli insegnanti pagati dall’Unrwa. (Da: Times of Israel, 2.10.18)

Ron Prosor

Scrive Ron Prosor: Quando il Dipartimento di Stato ha annunciato che gli Stati Uniti avrebbero smesso di finanziare l’Unrwa, molti hanno pensato che fosse una mossa sconsiderata. Non è così. Anzi, uno sguardo un po’ approfondito sullo stato di servizio dell’Unrwa dovrebbe suggerire a chiunque la domanda: perché mai questo provvedimento non è stato preso già parecchi anni fa?

L’Agenzia creata dall’Onu nel 1949 a beneficio esclusivo dei profughi palestinesi aveva il compito di dare assistenza e procurare una casa ai palestinesi sfollati durante la prima guerra arabo-israeliana. Purtroppo ha fallito la propria missione in maniera clamorosa. Come lo sappiamo? Perché i numeri non mentono. Durante i quasi 70 anni trascorsi dal 1949, il numero di profughi sotto gli auspici dell’Unrwa è balzato da 700.000 a quasi 5,5 milioni. Il fenomeno di un numero di profughi che, al semplice passare del tempo, aumenta in modo esponenziale anziché contrarsi e diminuire, è ovviamente una farsa. Più del 50% dei cosiddetti profughi palestinesi ha trovato da anni casa e lavoro (e spesso cittadinanza) in varie parti del mondo, vicine e lontane (molti all’interno della stessa Palestina), per cui non sarebbero considerati “profughi” secondo nessuno standard che non sia quello del tutto unico applicato dall’Unrwa. La quale, inoltre, ha fatto ben poco per cercare di porre fine alla condizione di “profugo” dell’altro 50%.

Palestinesi ricevono la razione mensile di farina gratuita in un centro di distribuzione Unrwa: da 70 anni, come se fossero stati appena colpiti da un terremoto o uno tsunami

Per lo più la gente non ne è consapevole, ma l’Onu discrimina di fatto tra due tipi di profughi. Accanto ai profughi palestinesi registrati dall’Unrwa, ci sono tutti gli altri 30 milioni di profughi del mondo che ricadono sotto le cure dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (UNHCR). Mentre l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati ha fatto un lavoro straordinario, negli ultimi dieci anni, a causa soprattutto della guerra civile siriana, l’Unrwa opera con un budget che è quattro volte più grande: 246 dollari all’anno per persona. La discrepanza fra le cifre è sconcertante. L’Unrwa, che si occupa solo di 5,3 milioni di persone, conta 30.000 impiegati stipendiati: tre volte di più dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati, che si occupa di una popolazione di profughi 10 volte più grande.

Non basta. Oltre ad aver abbondantemente fallito nel suo compito principale, l’Unrwa è anche diventata parte attiva nel perpetuare il conflitto. Le scuole dell’Unrwa sono diventate focolai di indottrinamento contro Israele, gli ebrei e l’Occidente. Il personale dell’Unrwa è stato sorpreso più e più volte a collaborare con Hamas, al punto di permettere che l’organizzazione islamista usasse le  strutture dell’agenzia come copertura per immagazzinare armi e scavare tunnel per infiltrazioni terroristiche.

Il de-finanziamento dell’Unrwa creerà dei problemi a breve termine? Certo. Ma sono problemi che si potrebbero realisticamente alleviare trasferendo il budget dell’Unrwa all’Alto Commissariato Onu per i rifugiati o alla stessa Autorità Palestinese che, in quanto organo di governo in Cisgiordania, dovrebbe farsi carico dell’istruzione e dell’assistenza sociale dei “profughi” palestinesi che vi abitano. L’unica cosa che i paesi donatori dovrebbero esigere è un trasparente rendiconto dell’uso dei fondi.

Settant’anni dovrebbero essere più che sufficienti per capire che il modello Unrwa semplicemente non funziona, sotto tutti gli aspetti. E se è vero che tutte le parti devono continuare a monitorare la situazione sul terreno e trovare modi che siano davvero efficaci per aiutare i profughi e farli uscire da tale condizione, non si può che elogiare la scelta dell’attuale amministrazione americana di tentare di rimuovere uno dei principali ostacoli alla pace nella regione.
(Da: Times of Israel, 3.10.18)