Se non (rispondono) ora, allora quando?

Qualche semplice domanda ai pacifisti anti-occupazione, in attesa di risposte convincenti

Di Judy Weleminsky

Il 3 agosto 2018 ho inviato la e-mail, che riporto qui di seguito, al movimento If-not-now (letteralmente: “Se non ora”, un movimento pacifista ebraico americano il cui nome deriva dal celebre detto del saggio ebreo del I secolo a.e.v. Hillel il Vecchio: "Se non io per me, chi per me? E se non ora, quando?".

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Nasrallah prenda nota: “Si è visto che ragnatela!”

Secondo il capo di Hezbollah, Israele sarebbe sull’orlo del collasso, un paese con i cittadini molli, grassi e codardi

Di Herb Keinon

Siamo a fine agosto, anche in Israele una stagione caratterizzata da scarse notizie dalla vita politica. Quest'anno, poi, la stagione di stanca rischia di essere presto seguita dalla "stagione scriteriata": il periodo prossimo al momento in cui vengono indette nuove elezioni

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Usa: “No al presunto diritto al ritorno dei discendenti dei profughi palestinesi”

Secondo Hadashot TV, Washington intende porre fine all’anomalia per cui lo status di profugo, nel caso dei palestinesi, è ereditario e gonfia e perpetua il problema all’infinito

L'amministrazione Trump annuncerà nei prossimi giorni che respinge la storica rivendicazione palestinese di un "diritto” a stabilirsi in Israele per milioni di palestinesi discendenti degli originari profughi della prima guerra arabo-israeliana.

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“Signor Segretario Generale, ha mai sentito parlare dell’allarme rosso?”

A 25 anni dalla firma di Oslo, Gaza è l’epitome del fallimento di quella generosa scommessa

Uriah Hatzroni, 15enne israeliano che abita nel moshav Yated, vicino al confine con la striscia di Gaza, ha scritto una lettera personale al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, nella quale descrive la sua vita sotto la continua minaccia dei razzi palestinesi.

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Una spia d’allarme le bandiere palestinesi sventolate sabato sera a Tel Aviv

Ancora sulla legge dello Stato nazionale del popolo ebraico, per un dibattito scevro da errori e disinformazione

«Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu non avrebbe potuto chiedere di meglio – scrive l’editoriale del Jerusalem Post (13.8.18) – Dal suo punto di vista, le bandiere palestinesi sventolate in piazza Rabin a Tel Aviv la sera di sabato scorso dicono tutto.

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Hadar Goldin, il soldato israeliano vittima di un “cessate il fuoco umanitario” (spudoratamente violato da Hamas)

In quanto depositari del diritto umanitario internazionale, le Nazioni Unite e i loro rappresentanti hanno il dovere di garantire che vengano rispettati i più basilari obblighi morali e legali

Di Michal Cotler-Wunsh

Il primo agosto 2014 Hadar Goldin venne sequestrato e ucciso mentre era in vigore un cessate-il-fuoco umanitario annunciato da Onu e Stati Uniti e sostenuto dall’Unione Europea.

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Chi ha abbattuto, sotto una pioggia di razzi, le trattative per una tregua fra Israele e Gaza?

Non è difficile capire che la decisione di affossare il possibile accordo di cessate il fuoco non è stata presa al Cairo e nemmeno a Gaza. E’ stata presa a Teheran

Di Daniel Bucksbaum

Meno di una settimana fa rappresentanti israeliani, egiziani e di Hamas esprimevano ottimismo, in varia misura, circa un possibile accordo di cessate il fuoco a lungo termine tra Israele e Gaza.

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