L’attuale governo rispecchia la forza della democrazia israeliana, un’assoluta rarità in Medio Oriente

Mentre schiere di sedicenti filo-palestinesi invocano boicottaggi e sanzioni, un vero rappresentante eletto dalla comunità araba si impegna più a fondo nella politica del paese a beneficio della sua gente

Di Bassem Eid

Da meno di un mese il popolo d’Israele ha un nuovo governo, più rappresentativo. Il nuovo governo di coalizione è composto da otto partiti che hanno punti di vista così diversi l'uno dall'altro che l’alleanza fra loro è quasi comica.

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Quando i critici di Israele non sopportano la sovranità ebraica

Se l'esistenza stessa delle Forze di Difesa israeliane è intollerabile, e Israele è intrinsecamente illegittimo, nessun uso della forza per quanto giustificato risulterà mai accettabile

Di David E. Bernstein

Dopo eventi come la recente guerra Israele-Hamas, la gente inevitabilmente si domanda come mai schermaglie relativamente minori che coinvolgono Israele catturano così tanta attenzione nel mondo, mentre conflitti molto più sanguinosi e geo-politicamente significativi fanno a malapena alzare un sopracciglio nella comunità interazionale.

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Sulla resilienza della democrazia israeliana

Gli ebrei sono entrati nel mondo moderno con una lunga tradizione di rappresentanza e processi elettorali, una barriera contro derive autoritarie che è insita nel DNA politico d’Israele

Di Shlomo Avineri

Il governo israeliano è recentemente passato di mano, fra gravi timori e vani tentativi di silurarlo fino all'ultimo momento. Questo successo del processo democratico è stato attribuito a varie cause

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Se i mass-media ogni tanto ricordassero gli ostacoli alla pace causati dai palestinesi

Anche l'Associated Press si è adeguata ai dettami del giornalismo militante anti-israeliano propugnati da un’imbarazzante “lettera aperta ai colleghi” diffusa il mese scorso

Di Tamar Sternthal

L'Associated Press, una delle maggiori agenzie di stampa la cui missione dichiarata è "promuovere la forza dei fatti" con "un giornalismo di livello mondiale", lunedì scorso sembrava essersi improvvisamente ispirata a una lettera aperta firmata a giugno da centinaia di giornalisti schierati contro l’etica del giornalismo.

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Oh no, un altro articolo su Israele e apartheid!

Nessuno fa caso a chi è arabo e chi ebreo nel mio mercato rionale preferito, così come nessuno presta attenzione all'etnia delle persone in ospedale: siamo ben oltre una cosa del genere

Di Mark Lavie

Scrivere di Israele e apartheid è una partita persa. L’articolo nasce già sulla difensiva, non fa che dare spazio ad accuse insensate contro Israele (come scrivere un articolo sulle teorie terrapiattiste) e ingaggia una battaglia che non può essere vinta perché la controparte non si preoccupa minimamente dei fatti.

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Editorialista saudita: “Innanzitutto bisogna liberare la Palestina dalle grinfie dell’Iran”

Al-Sulaiman: “Uno stato palestinese controllato da Hamas sarebbe uno strumento al servizio dei piani egemonici di Teheran e Ankara”

In un articolo pubblicato il primo giugno 2021 sul quotidiano saudita Okaz, il giornalista e opinionista Khaled Al-Sulaiman si è chiesto cosa succederebbe se venisse istituito uno stato palestinese indipendente sotto il dominio di Hamas.

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Comizio palestinese davanti al consolato israeliano a New York: “Dal fiume al mare significa cancellare Israele”

Intanto il quotidiano di Abu Mazen elogia una famiglia “combattente” che ha chiamato un figlio Eichmann per “far arrabbiare” i sionisti

Durante una manifestazione tenuta lo scorso 15 giugno davanti al consolato israeliano a New York, l’attivista anti-israeliana Nerdeen Kiswani ha guidato la folla nel gridare slogan come "Non vogliamo nessun sionista qui" e "Dal fiume al mare, la Palestina sarà libera".

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Olmert sulla sua offerta di pace: “Penso che Abu Mazen si sia pentito di non aver firmato”

Il piano di Olmert del 2008 era la cosa più vicina possibile all’obiettivo dichiarato dei palestinesi, e dunque rimane l’interrogativo: perché non fu colto al volo?

Privatamente Abu Mazen era favorevole all'accordo di pace proposto nel 2008 dall’allora primo ministro israeliano Ehud Olmert, eppure il presidente dell'Autorità Palestinese lo lasciò cadere. Lo ha affermato giovedì scorso lo stesso Olmert aggiungendo: “Purtroppo non funzionò per ragioni che sfuggono alla mia comprensione”.

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