Per l’Autorità Palestinese, ogni legge e trattato internazionale è subordinato al diritto islamico

Lo afferma il giudice supremo palestinese per la shari'a, già consigliere di Abu Mazen per gli affari religiosi

In un’intervista alla tv palestinese postata lo scorso 9 gennaio sulla sua pagina Facebook, il giudice supremo della shari’a dell’Autorità Palestinese e presidente del Consiglio supremo per la giustizia della shari’a, Mahmoud Al-Habbash, ha sottolineato che l’Autorità Palestinese non si ritiene impegnata dalla Convenzione Internazionale sull’eliminazione della discriminazione nei confronti della donna (CEDAW), che pure ha firmato, “fatta eccezione per ciò che è coerente con la legge islamica”. Al-Habbash ha anche affermato che questa interpretazione è stata approvata sia dal presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) che dal parlamento dell’Autorità Palestinese.

Giudice supremo della shari’a dell’Autorità Palestinese e presidente del Consiglio supremo per la giustizia della shari’a, Mahmoud Al-Habbash: «La ratifica del presidente [Abu Mazen] nel 2009 [in realtà nel 2014, ndr] della convenzione CEDAW era una ratifica condizionata a ciò che è coerente con la costituzione palestinese, con la Legge Fondamentale. Abbiamo una Legge Fondamentale che dice: “La legge islamica è la fonte della legislazione”. Francamente, anche se abbiamo firmato la convenzione CEDAW, non siamo per nulla impegnati ad essa fatta eccezione per ciò che è coerente con legge islamica. Noi sosteniamo tutte le leggi internazionali a condizione che siano coerenti con il patrimonio religioso, nazionale e culturale del popolo palestinese. Esiste una disposizione costituzionale. Esiste una decisione della Corte costituzionale che risolve questa controversia. Noi siamo impegnati verso le leggi internazionali per ciò che non contraddice la nostra eredità nazionale, l’eredità religiosa e la nostra fede. Lo ha detto il presidente, lo ha detto il governo [dell’Autorità Palestinese] e lo abbiamo detto noi [del Consiglio Supremo per la giustizia della shari’a]».
(Da: pagina di Mahmoud Al-Habbash su Facebook, 9.1.20)

Al-Habbash, che è anche l’ex consigliere per gli affari religiosi del presidente Abu Mazen, ha sottolineato in molte occasioni che la shari’a e la religione sono “la suprema fonte d’autorità” e prevalgono su qualsiasi altra legge:

Al-Habbash: “Noi abbiamo la nostra fonte d’autorità religiosa e abbiamo una costituzione e una legge che governano. Anche la Legge Fondamentale palestinese ha una clausola chiara e inequivocabile secondo cui la shari’a e la religione sono la fonte suprema di autorità per la legislazione e il diritto, e questo argomento toglie di mezzo ogni controversia e non lascia spazio ad altre posizioni. La nostra costituzione e la fonte d’autorità sono governate dal Corano e dalla Sunna [tradizione giuridica islamica, ndr]. Ci sono controversie politiche ma per i fondamenti, per i principi, per le questioni importanti la fonte d’autorità sono il Corano e la Sunna”.
(Da: tv ufficiale dell’Autorità Palestinese, 20.12.19]

(Da: palwatch.org, 8.3.20)