Quando Israele si riserva il diritto di agire contro la Bomba iraniana, il mondo dovrebbe prestare ascolto

Gli Stati Uniti possono convivere con un Iran che ha la capacità di fabbricare l'atomica ma non lo fa. Israele non può permetterselo

Di Michael Oren

Michael Oren, autore di questo articolo

Entro questo mese i rappresentanti delle potenze mondiali e dell’Iran si incontreranno a Vienna per discutere il rilancio del Piano d’azione congiunto globale, vale a dire l’accordo del 2015 sul nucleare iraniano. In vista dei colloqui, gli Stati Uniti e Israele hanno ribadito la loro determinazione a impedire all’Iran di produrre armi nucleari. Ed entrambi hanno detto di preferire mezzi diplomatici per conseguire tale obiettivo. Ma qui finisce la simmetria. Infatti, mentre gli Stati Uniti possono convivere con un Iran che ha la capacità di fabbricare una bomba ma non lo fa, Israele semplicemente non può.

La disparità è apparsa chiaramente in una recente conferenza stampa del Segretario di stato Anthony Blinken con le controparti israeliane ed emiratine. Blinken ha ribadito la tradizionale insistenza della sua amministrazione sul fatto che “non si può consentire all’Iran di acquisire un’arma nucleare”. Invece, il ministro degli esteri israeliano Yair Lapid ha avvertito che “l’Iran sta diventando un paese sulla soglia nucleare” e che gli israeliani “non intendo lasciare che ciò accada”.

Qual è la differenza tra un Iran che potrebbe fabbricare rapidamente una bomba e un Iran che ne ha già una? Come mai l’America implicitamente accetterebbe un Iran potenzialmente in grado di superare la soglia mentre Israele lo considera una minaccia strategica, e potenzialmente esistenziale?

“Sulla soglia” è il termine che indica un programma nucleare che ha tutti le componenti necessarie per realizzare rapidamente una bomba. L’arricchimento dell’uranio al livello del 90% necessario per l’uso militare richiede fino a due anni. Ma l’Iran, arricchendo l’uranio al 60% come fa adesso, ha completato il tratto più lungo del processo e ora sta installando centrifughe che saranno in grado di girare quattro o anche sei volte più velocemente della velocità attuale. Una volta che decide di rompere gli argini e creare un arsenale nucleare, l’Iran può farlo nel giro di settimane o addirittura giorni, ben prima che la comunità internazionale possa reagire.

Orologio iraniano che tiene il conto alla rovescia verso la distruzione dello stato di Israele (clicca la foto per la notizia)

E l’Iran inevitabilmente romperà gli argini. Vi sono diversi paesi dotati di quella che a volte viene chiama in gergo “capacità alla giapponese”, con riferimento al programma nucleare di soglia del Giappone (il Giappone ha la tecnologia, le materie prime e il capitale per produrre armi nucleari in pochi mesi, per cui molti analisti lo considerano uno stato nucleare de facto, indicandolo come “a un giro di cacciavite” dal possesso di armi nucleari o “con la bomba in cantina” ndr). Ma il Giappone non è l’Iran: che è invece un paese governato dai più grandi sponsor statali del terrorismo al mondo, che si adopera per rovesciare governi filo-occidentali e giura che cancellerà Israele dalla mappa. I governanti iraniani non si accontenteranno di avere la capacità di fabbricare una bomba, non importa quanto rapidamente. Hanno visto cosa è successo a Saddam Hussein in Iraq e a Muammar Gheddafi in Libia, morti entrambi dopo che avevano perso le loro aspirazioni nucleari, e cosa non è successo a Kim Jung-un, che ha mantenuto le sue ed è diventato quasi intoccabile. Ma al di là della sopravvivenza del regime, la bomba è vitale per il prestigio iraniano. Un’arma posseduta dal Pakistan sunnita, dall’India indù e, presumibilmente, dallo stato ebraico non può non essere nelle mani della Repubblica Islamica sciita.

E tuttavia l’Iran non ha bisogno di possedere la bomba per danneggiare irreparabilmente Israele. La capacità di soglia garantirebbe ai terroristi sostenuti dall’Iran un ombrello nucleare che può aprirsi e proteggerli dalle ritorsioni. Nel reagire agli attacchi missilistici di Hezbollah o di Hamas, Israele si ritroverebbe impedito dal timore di una irruzione dell’Iran. Difendere il paese diventerebbe molto più pericoloso e difficile.

Propaganda in Iran: “Israele deve essere cancellato dalla faccia del mondo”

Questa preoccupazione è molto meno presente negli Stati Uniti, un paese situato lontano dall’Iran e che non è minacciato di distruzione nazionale. Un paese, inoltre, che non ha alcun desiderio di essere coinvolto in un altro conflitto oltremare. Per questo l’amministrazione Biden si impegna a impedire all’Iran di acquisire armi nucleari, ma non a impedire all’Iran di acquisire la capacità di produrle. Per questo, il presidente Biden promette di prendere in considerazione “altre opzioni” se l’Iran non dovesse tornare al tavolo dei negoziati, ma non ripete l’avvertimento del presidente Obama secondo cui  “tutte le opzioni sono sul tappeto”, incluso un attacco militare. Gli israeliani vedono questa politica con profondo scetticismo. Un Iran sulla soglia del nucleare spingerebbe altri stati del Medio Oriente a cercare di dotarsi della stessa capacità, portando una regione già altamente instabile a barcollare in bilico sulla soglia dell’arma atomica.

Insieme ai suoi continui sforzi per produrre una testata lanciabile – ampiamente documentati dall’archivio nucleare segreto trafugato a Teheran dal Mossad israeliano – l’Iran ha sviluppato missili balistici intercontinentali che sono già in grado di colpire l’Europa centrale e che alla fine potranno raggiungere la costa nordamericana. Ne risulterà compromessa tutta la sicurezza globale.

Per Israele, tuttavia, il calendario dell’azione è molto più breve e sebbene le capacità militari dello stato ebraico non possano eguagliare quelle americane, Israele ha i mezzi per difendersi. E sebbene Israele non si aspetti un intervento militare degli Stati Uniti, tuttavia confida che gli Stati Uniti gli forniscano l’assistenza logistica, diplomatica e legale di cui ha bisogno e che si schierino al fianco di tutti i loro alleati mediorientali. Ciò non solo infliggerebbe un colpo decisivo alle ambizioni nucleari dell’Iran, ma riabiliterebbe anche il prestigio dell’America nella regione.

Israele starà a guardare la ripresa dei colloqui sul nucleare per vedere se l’Iran li sfrutterà per camuffare la sua marcia verso la soglia di capacità. Se sarà così, Israele sarà costretto ad agire in un modo o nell’altro, indipendentemente dai contraccolpi internazionali. Ricordando che sia lui che il Segretario di stato sono figli di sopravvissuti alla Shoà, il ministro degli esteri israeliano Lapid ha sottolineato la necessità che le nazioni si proteggano contro il male, e in particolare contro un Iran che ha giurato di distruggere lo stato ebraico. “Israele si riserva il diritto di agire in qualsiasi momento, in qualsiasi modo”, ha affermato. L’America e il mondo dovrebbero prestare ascolto.

(Da: Times of Israel, 18.11.21)