Se Israele può contare solo su stesso

Stati Uniti, Russia e persino i paesi arabi capiscono le preoccupazioni di Israele per la situazione in Siria. Ma non si muoveranno in sua difesa

Di Yoav Limor

Yoav Limor, autore di questo articolo

Il supposto uso di armi chimiche da parte del regime del presidente Bashar Assad contro la sua stessa popolazione ha riportato l’attenzione dei mass-media su quello che è lo scacchiere veramente pericoloso in Medio Oriente: la Siria.

Anche se questa non è la prima volta che l’esercito siriano fa uso di armi chimiche, si tratta comunque di uno sviluppo particolarmente preoccupante perché indicativo della crescente impudenza con cui si muove Assad. Incoraggiato dalle sue vittorie nella guerra civile, si sente abbastanza sicuro da usare tutti gli strumenti a sua disposizione, comprese le armi chimiche che aveva solennemente promesso di distruggere, pur di eliminare le ultime sacche di resistenza al suo potere.

Assad trae la sua forza dalla protezione garantita dalla Russia, ma anche dal vuoto lasciato dagli Stati Uniti. Dopo aver guidato la coalizione che ha sconfitto lo Stato Islamico (Isis), facendo così il “lavoro sporco” per conto di Assad, gli Stati Uniti hanno deciso che non avrebbero cercato di forgiare attivamente il volto futuro della Siria. Risultato: completa egemonia russa in Siria, e di conseguenza in Libano, ma anche rafforzamento di altre potenze regionali come Iran e Turchia.

Un jet F-15 israeliano (foto d’archivio)

Esponenti della difesa israeliana hanno avvertito che l’incontro del 4 aprile scorso tra il presidente russo Vladimir Putin, il presidente turco Recep Tayyip e il presidente iraniano Hassan Rouhani ad Ankara, dove i tre capi di stato si sono impegnati ad “accelerare gli sforzi per assicurare la calma sul terreno” in Siria, si è tradotto in un “via libera all’Iran per proseguire il suo tentativo di installarsi” nel paese.

Gli Stati Uniti, pur comprendendo le preoccupazioni di Israele, su questo non fanno nulla. La Russia ascolta attentamente quel che Israele ha da dire e poi va a braccetto con i suoi peggiori nemici, persino vendendo loro armi avanzate. Gli unici che capiscono sinceramente le preoccupazioni di Israele sono i paesi arabi moderati, ma c’è da dubitare che possano condurre un’iniziativa efficace contro le attività dell’Iran nella regione.

Il significato di tutto questo è che Israele può contare solo su se stesso e dovrà agire da solo quando verranno violati i limiti, che si tratti dello schieramento iraniano in Siria o del trasferimento di armi avanzate a Hezbollah e a organizzazioni terroristiche nella striscia di Gaza. Sebbene la reazione di Israele a queste violazioni si svolga per la maggior parte in segreto, è chiaro che esiste il rischio potenziale di un’escalation e di una deflagrazione a causa di questi recenti sviluppi sul fronte settentrionale d’Israele.

(Da: Israel HaYom, 9.4.18)

Evidenziata nel cerchio, la posizione della base aerea T-4, a Tyras, bombardata poco prima dell’alba del 9 aprile