Sezione: News

Il britannico Karim Khan, 50 anni, è stato eletto venerdì a voto segreto come nuovo Procuratore capo della Corte penale internazionale per un mandato di nove anni a partire dal 16 giugno, quando andrà a sostituire l’uscente Fatou Bensouda. Khan, che ha guidato un’indagine Onu sulle atrocità commesse dal gruppo terroristico ISIS, ha battuto i candidati da Irlanda, Spagna e Italia vincendo al secondo turno con il sostegno di 72 paesi: 10 in più rispetto ai 62 necessari. Gli stati membri delle Nazioni Unite sono 193, ma solo 123 fanno parte della Corte penale internazionale. In particolare, non ne fanno parte Stati Uniti, Israele, Cina e Russia. Spetterà dunque a Khan decidere se aprire o meno un’indagine su presunti crimini di guerra in Cisgiordania, Gerusalemme est e striscia di Gaza sulla base della recente controversa sentenza della Camera preliminare. Gli osservatori considerano Karim Khan un pragmatico, sottolineando che si è dichiarato contrario a forme di “politicizzazione” della Corte dell’Aia.

Karim Khan (clicca per ingrandire)

 

 

L’Iran sta usando container delle Nazioni Unite per nascondere scorte di armi presso l’aeroporto internazionale di Damasco. Secondo una fonte impiegata presso una compagnia privata, citata da Voice of Damascus (un sito di news allineato con i ribelli siriani anti-regime di Assad), le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno allestito un finto terminal i cui container, contrassegnati come dell’Onu o della compagnia di spedizioni internazionale DHL, contengono armi, e in particolare missili e componenti di missili, destinate alla distribuzione in tutta la Siria.

Israele risulta al settimo posto tra le 60 economie più innovative del mondo, secondo il Bloomberg Innovation Index pubblicato la scorsa settimana. Lo stato ebraico è sceso di una posizione rispetto alla sua posizione del 2020 e di due posizioni rispetto al 2019, quando si era classificato quinto. La Corea del Sud risulta il paese più innovativo del mondo subentrando alla Germania, che quest’anno è scesa al quarto posto. Dopo la Corea del Sud, si trovano Singapore e Svizzera, avanzate entrambe di un posto. Seguono Germania, Svezia, Danimarca e Israele (l’Italia risulta 20esima). Quest’anno gli Stati Uniti sono usciti dalla top 10, scendendo all’11esimo posto. Il Bloomberg Innovation Index classifica le 60 economie più innovative al mondo analizzando decine di parametri su sette metriche ponderate, tra cui spesa per ricerca e sviluppo, capacità produttiva e concentrazione di public companies high-tech.

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La El Al Israel Airlines ha annunciato che ha vaccinato contro il coronavirus tutti i suoi dipendenti che entrano in contatto con passeggeri e clienti. L’El Al diventa così la prima compagnia aerea al mondo ad avere vaccinato tutto il suo personale interessato: assistenti di volo e di terra, personale di sicurezza, piloti e altro personale di servizio. La concorrente israeliana Israir ha comunicato d’aver vaccinato il 95% dei suoi piloti, mentre la Arkia Israeli Airlines ha annunciato la vaccinazione di circa il 70%.

 

Israele rilascerà un’app ufficiale che consentirà agli utenti di collegarsi ai propri file presso il Ministero della salute e dimostrare di essere vaccinati o guariti dal covid-19, quindi presumibilmente immuni, al fine di ottenere l’accesso a strutture ricreative. Il ministro dell’intelligence Eli Cohen ha aggiunto che l’app sarà pronta la prossima settimana e si prevede che entro il 23 febbraio il 60% degli israeliani adulti saranno abilitati al cosiddetto “Green Pass”. Attualmente più di 3,7 milioni di persone, pari a più della metà degli israeliani idonei (cioè maggiori di 16 anni), sono state vaccinate completamente o parzialmente contro il coronavirus, e le autorità stanno registrando un netto calo dei tassi di contagio tra i più anziani e i gruppi a rischio, cioè i primi ad essere stati vaccinati.

Una soldatessa israeliana viene vaccinata nella base militare di Tzrifin, nel centro di Israele (clicca per ingrandire)

 

Un operatore sanitario del Magen David Adom (Stella Rossa di david) vaccina un lavoratore palestinese a Gerusalemme est (clicca per ingrandire)

Il Ministero della salute israeliano stima di dover persuadere un milione e mezzo di israeliani restii a farsi vaccinare attraverso un sistema di incentivi e obblighi. Degli oltre 9 milioni di cittadini israeliani, il 40% ha ricevuto almeno la prima dose di vaccino anti-coronavirus. Quelli sotto i 16 anni, che salvo casi particolari non possono essere vaccinati, sono più di 2 milioni. Altri 700.000 sono guariti dal covid-19. Il Ministero valuta che un 10% degli israeliani potrebbe non lasciarsi in alcun modo convincere a farsi vaccinare.

7 febbraio: un’operatrice sanitaria israeliana attende persone che vengano a farsi vaccinare in una postazione Clalit, nella città costiera settentrionale di Hadera (clicca per ingrandire)

Ali Salam, 69 anni, sindaco arabo di Nazareth, ha detto che non vede “scelta migliore” per la minoranza araba di Israele (ca. 21%) che sostenere l’attuale primo ministro Benjamin Netanyahu. Di recente Salam ha ospitato Netanyahu nella più grande città araba (musulmana e cristiana) d’Israele, e ha plaudito alla scissione della fazione Ra’am dalla Lista (araba) Congiunta. “Per quanto mi riguarda, Bibi è il più adatto a governare per altri cinque anni” ha detto Salam ai giornalisti, criticando l’establishment politico arabo che, a suo dire, non è riuscito a promuovere investimenti governativi nelle comunità arabe essendo focalizzato su temi che non interessano la condizione concreta degli arabi israeliani. “A dirla tutta – ha continuato Salam – il mandato di Bibi ha portato il più forte miglioramento di sempre nella situazione economica della comunità araba”. Ahmad Tibi, esponente di punta della Lista (araba) Congiunta, ha criticato le posizioni del sindaco di Nazareth tacciandole di “sindrome di Stoccolma”. Il dibattito sull’opportunità di collaborare con Netanyahu, afferma Asad Ghanem, professore di scienze politiche all’Università di Haifa, riflette la profonda frustrazione verso i partiti arabi esistenti. “Il fatto che il capo della più grande città araba d’Israele sostenga Netanyahu senza aver paura di dirlo – ha aggiunto Ghanem – riflette una società araba in crisi politica, priva di un programma capace di affrontare i suoi problemi, a cominciare da quello della criminalità dilagante”.

Il sindaco di Nazareth Ali Salam e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (clicca per ingrandire)

La vendita all’uomo d’affari Hamad bin Khalifa Al Nahyan, degli Emirati Arabi Uniti, di una partecipazione del 50% della squadra di calcio Beitar Jerusalem è stata sospesa dopo che un’inchiesta, commissionata dalla Federcalcio israeliana e condotta dalla società di indagini finanziarie Megiddo, ha rilevato un “grave divario” tra il capitale dichiarato dall’acquirente e ciò che possiede in realtà. Secondo quanto riportato il mese scorso dal sito di notizie economiche The Marker, Al Nahyan possiede decine di società inattive e potrebbe essere collegato a uomini d’affari coinvolti in frodi e riciclaggio di denaro. La principale scoperta è che della ricchezza dichiarata di Al Nahyan di 1,6 miliardi di dollari, ben 1,5 miliardi sono obbligazioni non negoziabili appartenenti al governo venezuelano, che gli economisti stimano inutili a causa della grave crisi economica in cui versa il paese sudamericano.

Citando fonti di intelligence, il britannico Jewish Chronicle ha riferito mercoledì che Mohsen Fakhrizadeh, lo scienziato considerato il ”padre” dell’atomica iraniana assassinato presso Teheran a novembre, sarebbe stato ucciso da un’arma pesante una tonnellata, introdotta di nascosto in Iran pezzo a pezzo da una squadra del Mossad composta da una ventina di persone, sia israeliane che iraniane, dopo otto mesi di meticolosi pedinamenti. L’arma, azionata a distanza, era così pesante perché includeva una bomba che ne ha determinato l’auto-distruzione subito dopo il colpo.

L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) ha comunicato mercoledì che l’Iran ha effettivamente iniziato a produrre uranio metallico in aperta violazione dell’accordo sul nucleare del 2015.