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“E’ assolutamente proibito celebrare il Natale a qualsiasi titolo”. Lo hanno scritto, su volantini distribuiti nella striscia di Gaza, le Brigate Al-Nasser Salah al-Deen, ala militare dei Comitati di Resistenza Popolare palestinesi, terza più importante fazione terroristica a Gaza dopo Hamas e Jihad Islamica. I Comitati di Resistenza Popolare sono responsabili di una serie di attentati contro Israele e hanno stretti rapporti con Hezbollah. Il volantino contiene anche minacce in arabo e una frase del Corano che avverte i musulmani di “non seguire la via degli ebrei e dei cristiani, giacché Dio non è per i malvagi”. Vedi la foto sul Jerusalem Post

In un incontro con i leader cristiani, lo scorso 19 dicembre, il generale Kamil Abu Rukun, coordinatore per le attività governative israeliane nei Territori, ha delineato una serie di misure, in vigore dalla settimana prima di Natale, volte ad agevolare la libertà di culto dei cristiani di Gaza. Tra esse, permessi di passaggio per coloro che desiderano visitare le famiglie e per voli all’estero attraverso l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Sui circa 1.000 cristiani che vivono nella striscia di Gaza, almeno 600 hanno ricevuto i permessi speciali per le festività natalizie, secondo una fonte citata dal Jerusalem Post.

Soldati israeliani hanno aperto il fuoco, domenica sera, verso un gruppo di uomini armati che avevano attraversato la linea del cessate il fuoco del 1974 sulle alture del Golan e si stavano avvicinando alla barriera di confine fra Israele e Siria. Lo hanno comunicato le Forze di Difesa israeliane, dicendo che stanno verificando se gli individui non identificati stessero compiendo un’operazione di raccolta informazioni. L’accordo di cessate il fuoco del 1974, dopo la guerra dello Yom Kippur dell’anno precedente, stabilì una zona cuscinetto tra Israele e Siria completamente smilitarizzata dove possono operare solo i caschi blu dell’Onu. E’ in questa zona che sono penetrati gli uomini armati provenienti dalla Siria, senza tuttavia arrivare ad attraversare la barriere di confine con Israele. Lo scorso ottobre è stato riaperto a Quneitra un valico di confine tra i due paesi (tecnicamente in guerra fra loro), quattro anni dopo che era stato chiuso quando gli osservatori Onu avevano precipitosamente abbandonato l’area a causa dei violenti combattimenti della guerra civile siriana.

Gli archeologi israeliani hanno trovato un anello risalente a duemila anni fa in un mikveh (bagno rituale ebraico) che era operativo lungo la Strada dei Pellegrini durante il periodo del Secondo Tempio. “Evidentemente anche in passato, come oggi, anelli e gioielli venivano rimossi prima di immergersi nel bagno – hanno spiegato gli archeologi Nachshon Zenton, Moran Hajabi, Ari Levy e Joe Uziel – Questo anello ci mette in contatto diretto con la vicenda personale di un individuo di duemila anni fa, e insieme ad altri reperti getta nuova luce sulla vita della gente durante il periodo del Secondo Tempio”. La Città di David, il luogo registrato nella Bibbia dove re David stabilì Gerusalemme come capitale d’Israele tremila anni fa, è oggi il più vasto sito archeologico attivo del paese. Vedi la foto sul Jerusalem Post

Parlando sabato a Istanbul ai giovani della Turkey Youth Foundation, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha detto: “Non siate come gli ebrei, che in Israele prendono a calci uomini, ma anche donne e bambini quando giacciono per terra”. Secondo i tweet di giornalisti turchi presenti, Erdogan ha anche detto che la riconquista musulmana di Gerusalemme “avverrà presto, a Dio piacendo”. “L’occupante della parte settentrionale di Cipro – ha commentato sabato sera su Twitter il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu – quello il cui esercito massacra donne e bambini nei villaggi curdi dentro e fuori la Turchia, non dovrebbe fare prediche morali a Israele”. Domenica, il ministro degli esteri di Ankara Mevlüt Cavusoglu ha rincarato la dose definendo Netanyahu “un assassino a sangue freddo dei tempi moderni”. “Vedo ora l’ultima demenzialità del dittatore antisemita Erdogan – ha commentato Netanyahu durante un discorso ai soldati israeliani cristiani, in vista del Natale – L’intera nazione è fiera di voi. Voi fate parte dell’esercito più morale del mondo. Ma Erdogan è ossessionato da Israele perché sa cos’è un esercito morale e cos’è una vera democrazia, a differenza di un esercito che massacra donne e bambini nei villaggi curdi e uno stato che, purtroppo, diventa ogni giorno più dittatoriale”.

“La decisione di rimuovere i 2.000 soldati statunitensi dalla Siria non cambierà la nostra coerente politica: continueremo ad agire contro i tentativi dell’Iran di stabilire basi militari in Siria e, se necessario, amplieremo le nostre operazioni”. Lo ha detto domenica il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aprendo la riunione settimanale del governo. “Vogliamo rassicurare tutti coloro che sono preoccupati – ha aggiunto Netanyahu – La nostra cooperazione con gli Stati Uniti prosegue a pieno vigore e in molti settori: nel campo operativo, dell’intelligence e in altri settori della sicurezza”.

Le forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese hanno affermato domenica d’aver sventato la vendita di 3.000 dunam (300 ettari) di terre ad acquirenti ebrei, e hanno nuovamente avvertito i palestinesi che nell’Autorità Palestinese vendere terreni “a ebrei o enti ebraici” è un reato. Negli ultimi mesi le forze di sicurezza palestinesi hanno arrestato almeno 44 palestinesi accusati di vendita di terre a ebrei.

Parlando sabato a una riunione della dirigenza dell’Autorità Palestinese a Ramallah, il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha accusato il governo israeliano di “finanziare il terrorismo di Hamas” avendo permesso l’ingresso a Gaza di aiuti economici provenienti dal Qatar. Abu Mazen ha anche ribadito il rifiuto dei palestinesi di condurre qualsiasi negoziato con l’amministrazione Usa e il rifiuto del piano di pace americano annunciato dal presidente Donald Trump, ma non ancora pubblicato.

 

Attivisti palestinesi hanno esortato a boicottare un centro commerciale israelo-palestinese, costruito dal proprietario della catena di supermercati Rami Levy nella zona industriale di Atarot, a nord di Gerusalemme. Il centro commerciale, che dovrebbe aprire presto i battenti, è costato 200 milioni di shekel (ca. 46.6 milioni di euro) e conta più di 50 attività commerciali. Sui social network, gli attivisti hanno lanciato una campagna per il boicottaggio del nuovo centro commerciale accusandolo di far parte di un “complotto israeliano per giudaizzare Gerusalemme e distruggere l’economia araba”. La dichiarazione, che definisce il boicottaggio “un dovere religioso, nazionale e morale”, è stata ripresa anche dall’agenzia di stampa ufficiale dell’Autorità Palestinese Wafa e dalla fazione Fatah, che fa capo ad Abu Mazen, spiegando che “la normalizzazione economica con Israele è considerato un atto di tradimento”. Nonostante l’appello al boicottaggio, diverse catene israeliane come Cafe Greg e Crazy Line hanno firmato contratti di franchising con titolari arabi.

Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha dichiarato che, in ottemperanza a una sentenza della Corte costituzionale palestinese, intende sciogliere al più presto il “parlamento”, controllato dal movimento rivale Hamas. Il Consiglio Legislativo palestinese è di fatto spaccato e inattivo da quando Hamas, nel 2007, un anno dopo aver vinto le ultime elezioni palestinesi, impose con la violenza il proprio controllo sulla striscia di Gaza. Hamas ha reagito all’annuncio di Abu Mazen affermando che la dissoluzione del parlamento da essa controllato “distruggerebbe il sistema politico palestinese e aprirebbe le porte al caos”.