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Il partito laburista israeliano, guidato da Avi Gabbay, ha divulgato mercoledì la sua proposta programmatica per “separarsi dai palestinesi”, dettagliando i passi che dovrebbero rilanciare il processo di pace “per garantire il futuro di Israele come stato ebraico e democratico”. Il piano delinea una “prospettiva diplomatica” a lungo termine per “un accordo regionale con i palestinesi e gli stati arabi relativamente moderati, che veda la nascita di uno stato palestinese smilitarizzato accanto a Israele”, ma ammette che ostacoli significativi impediscono che tale visione “sia raggiungibile nel futuro prossimo”. “Israele deve quindi prendere l’iniziativa politica – afferma il documento – per aprire nuove strade verso la separazione dai palestinesi, creare fiducia fra le parti e invertire le attuali tendenze che mettono in pericolo Israele”. “Finché si continuerà con la politica della Nuova Destra (di Naftali Bennett) – ha detto Gabbay – e si continua a costruire al di fuori dei blocchi di insediamenti, non si farà che peggiorare il problema minando unilateralmente la separazione dai palestinesi. Per fermare questo andamento pericoloso, promettiamo che il nostro governo, appena insediato, definirà i blocchi di insediamenti [da annettere a Israele] e cesserà le attività di costruzione al di fuori di essi”. Il piano promette che entro sei mesi dalla sua formazione, il governo laburista avvierebbe un piano di indennizzi per incentivare lo sgombero degli israeliani che vivono in Giudea e Samaria (Cisgiordania) al di fuori dei blocchi di insediamenti. Circa eventuali ritiri unilaterali, nel piano si legge: “Israele annuncerà che preferisce coordinare i suoi passi con i vicini e la comunità internazionale, ma dirà anche che, in mancanza di tale coordinamento, andrà avanti in modo indipendentemente per disegnare il proprio futuro”.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è recato a Mosca per discutere mercoledì con il presidente russo Vladimir Putin di come migliorare il coordinamento militare tra gli eserciti dei due paesi in Siria e degli sforzi di Israele per impedire il radicamento militare iraniano nel paese. Netanyahu è accompagnato dal capo dell’intelligence delle Forze di Difesa israeliane, Tamir Hayman, e dal ministro per la protezione dell’ambiente, Ze’ev Elkin, che è stato consigliere e traduttore di Netanyahu in incontri precedenti con Putin.

Una petizione presentata la scorsa settimana al Comitato Elettorale dal partito Meretz (di Tamar Zandberg) per bandire la candidatura del partito di estrema destra Otzma Yehudit (di Itamar Ben-Gvir e Michael Ben-Ari) ha raccolto martedì l’adesione del partito Laburista (di Avi Gabbay), del partito Yesh Atid (di Yair Lapid) e successivamente della lista Kachol Lavan (Blu e Bianco) formata dallo stesso Yesh Atid, da Telem (di Moshe Ya’alon) e da Hosen L’Yisrael (Resilienza per Israele, di Benny Gantz). Otzma Yehudit (Forza ebraica) si definisce erede ideologico del partito Kach di Meir Kahane, bandito dalla Knesset nel 1988 in base alla Legge Fondamentale che vieta razzismo e istigazione alla violenza.

 

Quattro soldati israeliani dell’organizzazione Reservists on Duty (“Riservisti in servizio”) hanno parlato martedì ai parlamentari dell’Unione Europea a Bruxelles, raccontando le loro storie personali di quando prestavano servizio nelle Forze di Difesa israeliane. E’ la prima volta che alla ong viene offerta questa opportunità. Al centro delle testimonianze l’uso e l’indottrinamento dei civili palestinesi, in particolare donne e bambini, da parte di organizzazioni terroristiche palestinesi in Cisgiordania e nella striscia di Gaza. Il gruppo ha detto, fra l’altro: “Se i rappresentanti dei paesi europei sono veramente interessati ad aiutare il popolo palestinese, devono investire denaro per combattere i veri violatori dei diritti umani come Hamas”. L’evento è stato ospitato dal parlamentare europeo ceco Tomáš Zdechovsky.

Il modulo d’allunaggio israeliano Bereshit ha riscontrato lunedì sera alcune difficoltà tecniche. Una manovra pianificata è stata automaticamente annullata da un computer di bordo che si è inaspettatamente resettato. La manovra è stata posticipata, mentre i tecnici di SpaceIL e Israel Aerospace Industries stanno esaminando i dati per capire cosa è andato storto. Il resto dei sistemi della navicella spaziale sembrano funzionare a dovere. “Al momento non siamo molto preoccupati. Certo non è una bella cosa, ma siamo ancora ottimisti ” ha affermato l’amministratore delegato di SpaceIL, Ido Anteby. Il modulo dovrebbe atterrare sulla Luna l’11 aprile.

Il ministro degli esteri iraniano Mohammad Javad Zarif si è improvvisamente dimesso, lunedì, offrendo le sue “scuse” alla nazione, mentre l’accordo sul nucleare da lui negoziato con le potenze mondiali sembra minato dal ritiro degli Stati Uniti. Il 59enne Zarif ha offerto vaghe scuse con un post su Instagram che allude alla sua “impossibilità di continuare a prestare servizio”. Alcuni minuti dopo, il portavoce del ministero degli esteri iraniano Abbas Mousavi ha confermato all’agenzia di stampa statale IRNA che Zarif si era dimesso, ma senza dare motivazioni. Domenica, in un discorso a Teheran, Zarif aveva criticato l’ala intransigente del regime iraniano affermando: “Non possiamo nasconderci dietro i complotti dell’imperialismo e incolparli per le nostre incapacità”.

Danimarca e Australia hanno chiesto al Consiglio Onu per i diritti umani (UNHRC) di cessare il trattamento parziale contro Israele eliminando il controverso punto 7 dell’ordine del giorno, che obbliga l’agenzia a discutere di presunte violazioni israeliane in ogni sua sessione. Israele è l’unico paese al mondo oggetto di tale trattamento. “Come stato membro, la Danimarca opererà per avere un Consiglio che tratti tutti gli stati in modo equo e corretto – ha affermato il ministro degli esteri danese Anders Samuelsen – Mina la credibilità di questo Consiglio e dei suoi membri il fatto di continuare a prendere di mira un solo paese, Israele”. Da tempo gli Stati Uniti si adoperano senza successo per eliminare il punto 7. Anche l’Unione Europea ha più volte protestato e i suoi stati membri spesso si astengono dall’intervenire quando il punto 7 è in discussione. Lunedì Samuelsen ha chiesto espressamente a tutti i 47 stati membri dell’UNHRC di rimanere in silenzio durante il dibattito sul punto 7, che si terrà il 18 marzo. “Tutti i paesi dovrebbero essere trattati su un piano di parità. Pertanto, non parleremo sotto il punto 7, ma affronteremo la situazione in Israele/Palestina in base al punto 4 dell’ordine del giorno come tutti gli altri casi specifici”, ha detto Samuelsen. La ministra degli esteri australiana Marise Payne ha aggiunto: “È nostra ferma convinzione che un punto all’ordine del giorno separato incentrato sulla situazione di un singolo paese sia inappropriato giacché non accade per nessun altro contesto e per nessun altro paese”.

La Gran Bretagna ha annunciato che intende inserire tutto Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroristiche. Nel 2013, l’Unione Europea ha inserito nella lista solo l’ala militare dell’organizzazione sciita libanese filo-iraniana. “Hezbollah prosegue i suoi tentativi di destabilizzare la fragile situazione in Medio Oriente, e non siamo più in grado di distinguere tra la sua ala militare, già bandita, e il partito politico – ha spiegato lunedì il ministro degli interni britannico Sajid Javid – Per questo, ho preso la decisione di vietare il gruppo nella sua interezza”. Il divieto, che entrerà in vigore venerdì previa approvazione del parlamento, significa che chiunque sia membro o sostenitore di Hezbollah commetterà un reato in base alle leggi anti-terrorismo britanniche. Spiegando la decisione, il governo di Londra ha anche sottolineato che l’organizzazione ha continuato ad ammassare armi in aperta violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, mentre il suo sostegno al presidente siriano Bashar al-Assad ha prolungato “il conflitto e la brutale e violenta repressione del popolo siriano da parte del regime”. Sottoscrivendo la scelta, il ministro degli esteri britannico Jeremy Hunt ha detto: “Non possiamo e non vogliamo chiudere gli occhi sulle attività terroristiche di Hezbollah, ma questa decisione non cambia il nostro fermo sostegno al Libano, né i nostri forti e ampi rapporti con il popolo libanese”. Hezbollah, che controlla tre dei 30 ministeri del governo di Beirut, era già considerato nella sua interezza terrorista da vari paesi come Israele, Stati Uniti, Canada, Francia, Olanda, Giappone e dalla Lega Araba.

Con le tensioni interne europee sull’immigrazione e sull’imminente uscita britannica dall’Unione Europea e le continue divisioni arabe su come porre fine ai sanguinosi conflitti regionali, erano piuttosto basse le aspettative di risultati sostanziali al primo summit Unione Europea-Lega Araba indetto a Sharm El -Sheikh, in Egitto. Ma i due blocchi internazionali, scrive YnetNews, hanno trovato un punto di convergenza nel conflitto israelo-palestinese. Lunedì pomeriggio, fonti palestinesi si sono dichiarate estremamente soddisfatte della bozza di comunicato finale del summit.