Sezione: News

Varie fonti israeliane smentiscono che sia “fallita” l’operazione volta a raccogliere informazioni sulla sorte del co-pilota israeliano Ron Arad, di cui ha parlato lunedì alla Knesset il primo ministro israeliano Naftali Bennett. Yediot Aharonot ha citato una “alta fonte di intelligence” secondo la quale “il Mossad ha raggiunto lo scopo della missione”. Anche Israel HaYom cita una fonte di intelligence che la definisce “una delle operazioni più importanti e di successo per trovare informazioni di qualità su Arad”. Dal canto suo, l’ufficio del primo ministro ha rilasciato una dichiarazione in cui parla di “un’operazione di successo su eccezionali obiettivi operativi. Portare l’informazione ai membri della Knesset e al pubblico in generale è stato importante – continua la nota – dando espressione all’immenso sforzo e impegno per riportare a casa i nostri ragazzi anche molti anni dopo che sono stati presi in ostaggio dal nemico. La diffusione di qualsiasi altra informazione è infondata”. Bennett ha detto che alla rischiosa operazione hanno contribuito il Mossad, i servizi di sicurezza Shin Bet e le Forze di Difesa israeliane, e che Israele continuerà i suoi sforzi per riportare a casa Arad. Intanto si moltiplicano le illazioni. Secondo il sito di news saudita Al Arabiya, gli agenti del Mossad avrebbero estratto il DNA da una salma sepolta nel villaggio di Nabi Chit, nel nord del Libano, per verificare se si trattasse dei resti di Ron Arad. Invece, secondo il quotidiano arabo edito a Londra Rai al-Youm, il Mossad avrebbe catturato un generale iraniano in Siria e lo avrebbe interrogato in un paese africano prima di rilasciarlo. Tuttavia, va notato che Rai al-Youm, una testata che nella pagina di auto-presentazione definisce Israele “nostro nemico”, è considerato di discutibile credibilità nei suoi reportage sull’Iran.

La Corte Suprema d’Israele ha presentato a quattro famiglie palestinesi, che vivono da decenni su terreni rivendicati di proprietà ebraica nel quartiere Sheikh Jarrah di Gerusalemme est, una soluzione di compromesso che consentirebbe loro di rimanere nelle case per almeno 15 anni. Durante tale periodo la questione della proprietà del terreno potrà essere definitivamente giudicata, ma nel frattempo il tribunale riconoscerebbe le famiglie come “inquilini protetti” e la società ebraica Nahalat Shimon come proprietaria del terreno. In quanto inquilini protetti, le famiglie arabe avrebbero il diritto di effettuare riparazioni o ristrutturazioni, ma sarebbero tenute a pagare un affitto biennale fissato in 2.400 shekel. I tre giudici Yitzhak Amit, Noam Sohlberg e Daphne Barak-Erez hanno detto che la decisione non è vincolante, dando tempo alle due parti fino al 2 novembre per rispondere all’offerta. La Corte accetterebbe qualsiasi emendamento al compromesso che fosse concordato fra le parti. Se invece la proposta verrà respinta, allora la Corte emetterà una sentenza vincolante. “Quello che stiamo dicendo è di portare la questione dal livello dei principi al livello pragmatico – aveva spiegato il giudice Amit all’udienza dello scorso agosto – L’idea è quella di cercare di raggiungere un accordo pratico senza fare proclami di un tipo o dell’altro. Perseguiamo una soluzione concreta”.

All’apertura lunedì della sessione invernale della Knesset, gli alti rappresentanti istituzionali d’Israele hanno posato per la tradizionale foto di gruppo. Da destra a sinistra: la presidente della Corte Suprema Esther Hayut, il primo ministro Naftali Bennett, il presidente della Knesset Mickey Levy, il presidente d’Israele Isaac Herzog, il ministro degli esteri e primo ministro vicario Yair Lapid, il leader dell’opposizione Benjamin Netanyahu.

(clicca per ingrandire)

La ministra dell’interno israeliana Ayelet Shaked, in visita negli Emirati Arabi Uniti prima di recarsi martedì a Dubai per visitare il padiglione israeliano di Expo 2020, ha incontrato il suo omologo emiratino Saif bin Zayed Al Nahyan col quale ha discusso diversi progetti, tra cui alcuni incentrati sul dialogo inter-religioso. Shaked si è offerta di promuovere corsi negli Emirati Arabi Uniti per leader religiosi musulmani israeliani su moderazione religiosa, tolleranza e lotta alla violenza. “Oggi ho sperimentato la pace autentica”, ha twittato Shaked.

La ministra Ayelet Shaked in visita alla Grande Moschea Sheikh Zayed di Abu Dhabi e all’adiacente Wahat al-Karama, memoriale dei soldati degli Emirati caduti in servizio (clicca per ingrandire)

Parlando lunedì all’apertura della sessione invernale della Knesset, il primo ministro israeliano Naftali Bennett ha rivelato che il mese scorso agenti del Mossad hanno compiuto un’operazione speciale volta a ottenere informazioni sulla sorte di Ron Arad, il co-pilota israeliano abbattuto nei cieli del Libano nell’ottobre 1986 e dichiarato disperso dopo che venne catturato e tenuto in ostaggio da diverse organizzazioni terroristiche sciite. “Si è trattato di un’operazione complessa, su larga scala e audace, e questo è tutto ciò che si può dire per il momento – ha affermato Bennett – Abbiamo fatto un ulteriore sforzo per capire cosa ne è stato di Ron”. Quattro anni fa, due rapporti dell’intelligence militare e del Mossad hanno affermato che molto probabilmente Ron Arad è morto in cattività. Secondo fonti della sicurezza citate dalla tv Canale 12, l’operazione del mese scorso, tuttavia, non avrebbe dato i risultati sperati.

L’ufficio del primo ministro israeliano Naftali Bennett ha indicato l’Iran come ispiratore del fallito tentativo di assassinare a Cipro, la scorsa settimana, l’uomo d’affari israeliano Teddy Sagi, spiegando che Sagi non era specificamente l’obiettivo dell’attentato. “Riguardo ad alcune notizie circolate sull’incidente a Cipro – ha detto lunedì il portavoce di Bennett, Matan Sidi – vorrei chiarire, a nome dei funzionari della sicurezza, che si tratta di un evento terroristico diretto dall’Iran contro uomini d’affari israeliani che operano a Cipro. Non si è trattato di un fatto di criminalità comune e l’uomo d’affari Teddy Sagi non era l’obiettivo [specifico] dell’attacco”. La scorsa settimana, il sito di notizie cipriota Kathimerini ha rivelato che un cittadino 38enne russo di origine azera è stato arrestato per aver pianificato l’omicidio di un certo numero di uomini d’affari israeliani che vivono nella capitale cipriota Nicosia. Secondo quanto riferito, alcuni degli uomini d’affari presi di mira sono stati informati dall’intelligence e sono riusciti a fuggire dal paese appena in tempo. Tra questi, anche Teddy Sagi, fondatore delle società Playtech e SafeCharge. Anche il ministro della difesa israeliano Benny Gantz ha detto lunedì che “è stata sventata un’altra azione aggressiva dell’Iran contro obiettivi israeliani a Cipro”.

Nitzan Horowitz, ministro israeliano della salute e leader del Meretz , ha incontrato domenica sera a Ramallah il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen, accompagnato dal ministro della cooperazione regionale Iswai Frej e dalla capogruppo di Meretz alla Knesset, Michal Rozin. Ad agosto, anche il ministro della difesa Benny Gantz aveva incontrato Abu Mazen nel suo ufficio a Ramallah, in Cisgiordania. “Meretz ha un compito all’interno del governo – ha detto Horowitz – Mantenere viva la soluzione a due stati, non lasciarla scomparire e non permettere a nessuno di sabotare la possibilità di raggiungerla in futuro, perché non c’è altra soluzione”. Dal canto suo, Abu Mazen si è detto pronto a incontrare a Ramallah tutti i membri della coalizione di governo israeliana. Secondo Barak Ravid del sito di news Walla, Abu Mazen ha specificamente menzionato la ministra degli interni Ayelet Shaked, la quale ha immediatamente respinto l’invito scrivendo su Twitter: “Non accadrà. Non incontrerò un negazionista della Shoà che fa causa ai soldati israeliani alla Corte dell’Aia e paga vitalizi agli assassini di ebrei”. Secondo l’agenzia di stampa palestinese WAFA, prima dell’incontro Abu Mazen ha espresso le sue condoglianze ai famigliari di due palestinesi morti la scorsa settimana mentre perpetravano attacchi contro forze di sicurezza israeliane: Israa Khuzaimia, uccisa mentre cercava di accoltellare agenti di polizia nella Città Vecchia di Gerusalemme, e Alaa Nassar Shafik Zayoud, membro della Jihad Islamica, ucciso dopo che aveva aperto il fuoco contro soldati israeliani a Kfar Bourkin presso a Jenin.

Il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen (secondo da sinistra) riceve a Ramallah i ministri del Meretz Nitzan Horowitz (primo a sinistra) e Isawi Frej (terzo da sinistra) (clicca per ingrandire)

Il ministro israeliano del turismo Yoel Razvozov si reca lunedì a Dubai per rappresentare il governo all’inaugurazione del padiglione israeliano presso Expo 2020.

La presidente del Consiglio Onu per i diritti umani, Nazhat Shameem Khan, ha interrotto venerdì una presentazione video del direttore di “UN Watch” Hillel Neuer in cui venivano citati contenuti antisemiti postati sui social network da insegnanti dell’Unrwa, l’agenzia Onu per i profughi palestinesi. Nel video, Neuer faceva riferimento a un rapporto pubblicato ad agosto da “UN Watch” che documenta la pubblicazione di contenuti antisemiti sui social network ad opera di oltre cento insegnanti e personale delle scuole dell’Unrwa. Tra gli altri, video di Adolf Hitler, teorie cospirative antisemite sugli ebrei che controllano il mondo, glorificazione e istigazione del terrorismo e altro. Khan ha interrotto il video affermando che conteneva “osservazioni offensive” e “attacchi personali” contro singoli individui e che era “fuori luogo”, e ha poi dato la parola al Palestinian Return Centre, un gruppo con sede nel Regno Unito accusato da Israele e Germania di essere affiliato a Hamas, movimento designato come terrorista da Israele, Stati Uniti e Unione Europea. Neuer ha scritto su Twitter che Khan ha interrotto il suo video “inventandosi una regola” e ha ribadito che aveva “tutto il diritto di citare i post razzisti su Facebook di insegnanti dell’Unrwa finanziati con centinaia di milioni da Stati Uniti, Germania, Unione Europea e Canada”.

La violenza da criminalità comune dilagante fra la popolazione araba israeliana ha superato ogni limite. Lo ha affermato il primo ministro Naftali Bennett dicendo che il fenomeno ha raggiunto “proporzioni mostruose”. Parlando all’apertura della prima riunione di una commissione inter-ministeriale incaricata di affrontare la questione che si è tenuta domenica, un giorno dopo che il bilancio delle vittime della criminalità araba dall’inizio del 2021 ha raggiunto quota 100, Bennett ha detto che “il problema è stato trascurato per troppo tempo” e ha esortato il pubblico arabo “stare dalla parte della polizia e delle forze di sicurezza, a stare dalla parte dello stato, che non sono il nemico, sono la soluzione”. Nel corso della riunione è stato deciso, fra l’altro, di coinvolgere le Forze di Difesa e i servizi di sicurezza (Shin Bet) nella lotta alla criminalità e in particolare alla proliferazione di armi illegali all’interno della comunità araba. Esponenti del partito all’opposizione Lista (araba) Congiunta hanno criticato la decisione definendola “militarista”.