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Nelle prime ore di lunedì mattina la polizia israeliana ha arrestato altre due persone con l’accusa d’aver partecipato, a Hebron, all’aggressione di un palestinese soccorso e portato in salvo da un soldato israeliano.

Secondo alcuni giornalisti israeliani, questo è Efi, il soldato della Golani protagonista del fatto (clicca per ingrandire)

Un altro segno di disgelo tra Israele e stati arabi moderati: martedì il ministro degli esteri degli Emirati Arabi Uniti, Anwar Gargash, parlerà alla conferenza virtuale organizzata dall’American Jewish Committee. L’emittente libanese Al-Mayadeen, affiliata a Hezbollah, lo ha accusato di parlare “a una conferenza ebraica”.

Hend Al Otaiba, direttrice delle comunicazioni strategiche presso il Ministero degli esteri degli Emirati Arabi Uniti, ha twittato in ebraico sull’editoriale firmato venerdì dall’ambasciatore emeratino a Washington, Yousef Al Otaiba, su Yedioth Ahronoth. “Fronteggiamo troppi pericoli condivisi e vediamo l’enorme potenzialità di relazioni migliori – ha scritto Al Otaiba sul suo account Twitter – Negli Emirati Arabi Uniti e in gran parte del mondo arabo ci piace pensare che Israele sia un’opportunità, non un nemico. La decisione di Israele sull’annessione manderà un segnale inequivocabile se vede le cose allo stesso modo”. Il portavoce del ministero degli esteri israeliano Lior Haiat ha elogiato il tweet in ebraico di Hend Al Otaiba. “Che bella sorpresa leggere un tweet in ebraico – ha scritto Haiat su Twitter – Israele ha sempre offerto la mano in pace ai suoi vicini sin dalla sua creazione. La pace è un’opportunità per tutto il Medio Oriente e offre potenzialità per tutti noi. L’iniziativa di pace degli Stati Uniti è un punto di partenza per realizzare questa visione”.

Hamas ha condannato l’editoriale pubblicato venerdì su Yedioth Ahronoth dall’ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti a Washington, Yousef Al Otaiba. “Tutte le parti che aspirano a normalizzarsi con l’occupazione (=Israele) devono fermarsi – ha detto il gruppo terrorista palestinese – poiché fanno il gioco del progetto sionista, ne incoraggiano l’aggressione contro il nostro popolo e i luoghi santi ed infliggono una pugnalata alle spalle del nostro popolo”.

Un video circolato in rete mostra un soldato israeliano che interviene con determinazione per difendere un palestinese dall’aggressione di un gruppo di giovani israeliani. L’incidente è avvenuto a Hebron venerdì sera. Il militare si avventa sul gruppo di connazionali, strappa dalle loro mani il palestinese (poi identificato come Ibrahim Bader, 31 anni, guardia di sicurezza) e lo scorta via proteggendolo da ulteriori tentativi degli aggressori. Sia il capo di stato maggiore della Forze di Difesa israeliane, Aviv Kohavi, che il ministro della difesa Benny Gantz hanno rilasciato dichiarazioni a sostegno del comportamento del soldato che “ha agito come ogni soldato e ufficiale israeliano deve agire in una situazione del genere”, ha affermato Gantz. Ed ha aggiunto: “Le Forze di Difesa israeliane sono impegnate per la sicurezza dei civili ovunque operino”. La polizia ha aperto un’inchiesta e domenica sono stati annunciati due arresti. Itamar Ben Gvir, avvocato che rappresenta uno dei sospetti, ha affermato che il palestinese “non è così innocente come viene presentato: aveva colpito alcuni giovani e loro hanno reagito”. Vedi il video su Times of Israel

Israele intende condurre un censimento nelle aree della Cisgiordania su cui prevede di estendere la propria sovranità. Secondo quanto riportato da United Press International, “l’obiettivo è evitare che dei palestinesi si trasferiscano nelle aree poco prima che vengano annesse come mezzo per ottenere la residenza o addirittura la cittadinanza israeliana”.

Un neonato siriano di 10 giorni affetto da un grave difetto cardiaco congenito è stato trasportato in aereo in Israele, mercoledì, per una procedura d’urgenza immediatamente effettuata presso lo Sheba Medical Center. Figlio di profughi siriani a Cipro, il piccolo è ora in fase di recupero, ha detto un portavoce dell’ospedale di Tel Hashomer, a Ramat Gan. E’ la prima volta che lo Sheba Medical Center riceve un caso d’emergenza dall’estero dopo lo scoppio della pandemia, mentre prima del da coronavirus questo genere di operazioni avvenivano regolarmente anche da paesi come Siria e Iraq che si considerano in guerra contro Israele. Il piccolo è accompagnato dal padre (eccezionalmente esentato dalla quarantena di due settimane prevista per tutti coloro che arrivano dall’estero), che rimarrà col figlio nell’ospedale fino a quando i medici non stabiliranno che il neonato sta abbastanza bene per viaggiare, cosa che probabilmente richiederà diverse settimane.

L’arrivo del neonato siriano da Cipro in Israele (clicca per ingrandire)

L’Autorità Palestinese ha rifiutato, mercoledì, anche la seconda fornitura di aiuti medici inviata dagli Emirati Arabi Uniti con un volo diretto della compagnia Etihad. “Rifiutiamo di riceverli perché sono stati coordinati direttamente tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti”, ha detto alla AFP il ministro degli affari civili palestinese, Hussein al-Sheikh. Su Twitter, il Direttore del ministero degli esteri israeliano, Yuval Rotem, si è detto “orgoglioso” del ruolo svolto, in coordinamento con le Nazioni Unite, nel facilitare il trasferimento degli aiuti destinati a Cisgiordania e striscia di Gaza. “Speriamo che i futuri voli Etihad che atterreranno qui porteranno turisti dagli Emirati”, ha aggiunto Rotem.

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Secondo fonti palestinesi citate giovedì da YnetNews, l’organizzazione terroristica Jihad Islamica sta aumentando la propria visibilità in Cisgiordania senza incontrare finora ostacoli da parte dell’Autorità Palestinese. L’Autorità Palestinese è stata a lungo in conflitto con Hamas e Jihad Islamica a dispetto dei numerosi tentativi di riconciliazione. Il recente cambiamento nel comportamento del gruppo jihadista coincide con l’interruzione dal parte dell’Autorità Palestinese della cooperazione sulla sicurezza con Israele. Lunedì scorso, ad esempio, attivisti della Jihad Islamica hanno inscenato un corteo di auto nel villaggio di Ni’ma, presso Ramallah, sventolando bandiere e lanciando slogan con altoparlanti. La fonte palestinese che attribuisce questi comportamenti alla mancanza di cooperazione con Israele sostiene che l’Autorità Palestinese è troppo debole e non può permettersi di contrastarli senza subire pesanti conseguenze in campo palestinese.

Dimostrazione di forza della Jihad Islamica vicino a Ramallah (clicca per ingrandire)

Con il voto di otto giudici su nove, la Corte Suprema israeliana ha dichiarato “incostituzionale” una legge varata dalla Knesset nel 2017 che tendeva a legalizzare retroattivamente abitazioni costruite da israeliani in Cisgiordania su terreni che “in buona fede” non sapevano fossero di proprietà privata palestinese (la situazione catastale in Cisgiordania è molto complessa perché tiene conto di registri giordani, britannici, ottomani nonché di usi di fatto). Ha scritto mercoledì Gilead Sher su YnetNews che la sentenza della Corte Suprema potrebbe mettere al riparo Israele dai tentativi di denunciarlo davanti alla Corte Penale Internazionale giacché “smentisce chi sostiene che lo stato ebraico non è in grado di far rispettare le proprie norme fondamentali”. “La Corte Penale Internazionale – spiega Sher – è autorizzata a indagare e perseguire solo nel caso in cui un paese non rispetti lo stato di diritto e il suo sistema giudiziario risulti gravemente carente o di parte. Funziona cioè come un’istanza giudiziaria supplementare. In altre parole, la Corte ha autorità secondaria dopo la giurisdizione nazionale”.