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Le Forze di Difesa israeliane hanno sventato un grave attentato sabato notte, quando hanno intercettato un commando di cinque terroristi palestinesi armati che cercavano di infiltrarsi dalla striscia di Gaza. Nello scontro a fuoco, almeno tre terroristi sono stati uccisi, altri due feriti. A quanto risulta, erano affiliati sia alle Brigate Izzedin al-Qassem di Hamas, sia alle Brigate al-Quds (braccio armato della Jihad Islamica palestinese). Dal canto suo Hamas li ha descritti come “giovani arrabbiati”, definendo la loro uccisione “un atroce crimine”. In meno di due settimane, almeno sei terroristi palestinesi pesantemente armati sono stati intercettati in tempo dai soldati in quattro diverse occasioni mentre tentavano di penetrare in territorio israeliano. Da venerdì sera palestinesi di Gaza hanno anche lanciato quattro razzi verso Israele (rivendicati dalla Jihad Islamica filo-iraniana), costringendo nei rifugi per due notti di fila la popolazione delle comunità israeliane vicine al confine. Almeno due razzi sono stati intercettati dal sistema difensivo “Cupola di ferro”. Un terzo si è abbattuto nel cortile di un’abitazione civile a Sderot causando danni ma non vittime. Le Forze di Difesa israeliane hanno risposto colpendo obiettivi terroristici nella striscia di Gaza. Venerdì sono anche scoppiati tre incendi nei campi israeliani a causa di ordigni incendiari palestinesi lanciati dalla striscia di Gaza. Domenica sera il capo di Hamas, Ismail Haniyeh, ha dichiarato: “La fede del popolo palestinese sarà messa a tacere se non la proteggiamo con armi e razzi”.
Nel video, un razzo palestinese intercettato da “Cupola di ferro”:

L’Autorità Palestinese ha vietato ai membri della comunità LGTB palestinese (lesbiche, gay, transgender e bisessuali) di svolgere qualsiasi attività in Cisgiordania. Lo ha riferito domenica Khaled Abu Toameh sul Jerusalem Post, spiegando che il divieto è giunto quando il gruppo di base Al-Qaws, che cerca di sostenere i palestinesi che si identificano come LGTB, ha programmato un incontro fra i suoi membri a Nablus questo mese. Al-Qaws non ha uffici nei territori controllati dall’Autorità Palestinese, ma solo uno a Gerusalemme est e uno a Haifa. Spiegando la decisione di bandire il gruppo LGTB dalle aree controllate dall’Autorità Palestinese, il portavoce della polizia palestinese Luay Zreikat ha affermato che le sue attività “vìolano e danneggiano i più alti valori e ideali della società palestinese” e “sono completamente estranee alle convinzioni religiose e alle tradizioni e ai costumi dei palestinesi”. Zreikat ha accusato non meglio precisati “soggetti ambigui” di operare “per creare discordia e danneggiare la pace civile nella società palestinese”. La polizia dell’Autorità Palestinese, ha aggiunto Zreikat, perseguirà coloro che stanno dietro al gruppo LGTB assicurandosi che vengano trascinati in giudizio una volta arrestati, e ha concluso facendo appello a tutti i palestinesi perché denuncino alla polizia qualsiasi persona che risulti collegata al gruppo.

Due giovani israeliani, fratello e sorella di 17 e 19 anni, sono stati deliberatamente investiti e feriti, venerdì mattina, a una fermata d’autobus presso Elazar, nell’area di Gush Etzion (poco a sud di Gerusalemme), da un palestinese alla guida di un’auto con una targa israeliana che è uscito ad alta velocità dalla corsia di marcia puntando sui due adolescenti. L’aggressore è stato poi colpito a morte dall’immediata reazione di un poliziotto fuori servizio presente alla scena. Hamas ha elogiato l’attentato definendolo “una risposta all’irruzione nella moschea di Al-Aqsa” di domenica.

Il ministro degli interni israeliano Arye Deri ha approvato venerdì mattina la richiesta della congressista Usa Rashida Tlaib di entrare in Israele per visitare i suoi parenti. In una dichiarazione, Deri afferma di augurarsi che Tlaib onori l’impegno che ha preso di non approfittare del viaggio di natura umanitaria per promuovere attività di boicottaggio e delegittimazione di Israele. Poche ore prima Tlaib aveva inviato a Deri una richiesta di visto d’ingresso in cui diceva: “Vorrei chiedere l’ingresso in Israele per visitare i miei parenti, e in particolare mia nonna che ha 90 anni e vive a Beit Ur al-Fouqa (in Cisgiordania, ndr). Questa potrebbe essere la mia ultima occasione per vederla. Rispetterò le limitazioni e non promuoverò boicottaggi contro Israele durante la mia visita”. Dopo aver ricevuto l’approvazione, la stessa Tlaib ha cambiato idea e ha annunciato d’aver deciso di non recarsi in Israele perché “visitare mia nonna in queste condizioni oppressive è contrario a tutto ciò in cui credo”. Esponenti palestinesi come Hanan Ashrawi avevano reagito con freddezza e preso le distanze dalla decisione di Tlaib  di chiedere il visto d’ingresso per ragioni umanitarie. Il ministro Deri ha commentato: “Evidentemente la sua richiesta era solo una provocazione per far sfigurare Israele: il suo odio per Israele è più grande del suo affetto per la nonna”

La lettera di Rashida Tlaib al ministro degli interni israeliano (clicca per ingrandire)

Due adolescenti palestinesi hanno aggredito alle spalle e ferito con svariati colpi di coltello un agente della polizia israeliana, giovedì sera nella Città Vecchia di Gerusalemme, prima d’essere a loro volta feriti dalla reazione di altri agenti presentì sul posto. Uno dei due aggressori è successivamente deceduto a causa delle ferite riportate.

Ribaltando una precedente posizione, il governo israeliano ha deciso che non consentirà alle congressiste Usa Ilhan Omar e Rashida Tlaib di entrare nel paese a causa della loro esplicita posizione a favore del boicottaggio e della delegittimazione dello stato ebraico. Lo ha annunciato giovedì il primo ministro Benjamin Netanyahu con una dichiarazione in cui dice che nessun paese al mondo rispetta il Congresso degli Stati Uniti più di Israele, ma che la legge israeliana proibisce l’ingresso a coloro che esortano a boicottare il paese e ricorda che anche altri paesi, Usa compresi, vietano l’ingresso a coloro che ritengono siano intenzionati soltanto a danneggiare il paese (il riferimento è all’allora parlamentare israeliano di estrema destra Michael Ben Ari, già membro del partito Kach, cui venne negato il visto d’ingresso negli Usa nel 2012). Netanyahu ha sottolineato che Israele è una libera democrazia aperta a tutte le critiche, ma non ai boicottaggi. “Le congressiste Tlaib e Omar sono attiviste di punta nel promuovere leggi pro-boicottaggio contro Israele nel Congresso degli Stati Uniti” ha ricordato Netanyahu, aggiungendo che Israele ha ricevuto solo pochi giorni fa il loro itinerario dal quale appare evidente che “pianificavano una campagna il cui unico scopo era rafforzare il boicottaggio e minare la legittimità di Israele”. Netanyahu ha osservato che il loro programma parlavano solo di “Palestina” e non in Israele e che, contrariamente a tutti gli altri rappresentanti democratici e repubblicani americani del passato, non prevedeva nessun incontro con rappresentanti ufficiali israeliani, né del governo né dell’opposizione. Netanyahu ha anche affermato che Miftah, la ong che sponsorizzava il viaggio, è fervente sostenitrice del BDS e include membri che hanno sostenuto il terrorismo contro Israele. Il mese scorso, durante un dibattito alla Camera su una risoluzione anti-boicottaggio, Tlaib fece gli esempi delle Germania nazista e del Sudafrica dell’apartheid per sostenere il boicottaggio contro Israele. La decisione di vietare l’ingresso è stata presa dal ministro degli interni Aryeh Deri e appoggiata dal primo ministro. Deri ha chiarito che se Tlaib, che ha parte della famiglia in Cisgiordania, chiederà un visto d’ingresso per motivi umanitari per incontrare i suoi famigliari, la domanda verrà presa in considerazione fatte salve le condizioni pertinenti. La decisione di Netanyahu e Deri, vivacemente contestata sia dall’opposizione in Israele che dagli ambienti del Congresso americano (compresa AIPAC, l’influente American Israel Public Affairs Committee), è giunta poco dopo che il presidente Usa Donald Trump aveva pubblicamente sollecitato Israele a bloccare la visita delle due congressiste.

“Le congressiste Usa Rashida Tlaib e Ilhan Omar, che non hanno mai nascosto la loro profonda ostilità verso Israele – ha scritto giovedì Herb Keinon sul Jerusalem Post – sono riuscite a incastrare Israele in una situazione in cui perde comunque. Se le lascia entrare, Israele perde perché esse useranno ogni possibile occasione alla moschea di al-Aqsa, alla barriera di sicurezza, in un campo profughi, per coprire di accuse e calunnie lo stato ebraico. E la stampa, sia locale che internazionale, se le berrebbe tutte. Dimenticatevi pure i 72 congressisti democratici e repubblicani che sono appena stati in visita in Israele: non potevano sognarsi nemmeno una minima parte della copertura mediatica che genererebbero Omar e Tlaib. Come ha detto il leader della maggioranza della Camera Steny Hoyer al Jerusalem Post la scorsa settimana, “la stampa adora le polemiche” e non c’è niente di controverso nel fatto che il grosso dei congressisti democratici americani sia pro-Israele. E’ controverso, invece, e quindi sexy e degno di nota, il fatto che un paio di loro siano violentemente anti-Israele. D’altra parte, se Israele non le lascerà entrare perderà comunque, perché verrà fatto passare per un paese non democratico e regalerà un completo arsenale di munizioni a coloro che vogliono dipingerlo come tale”.

La ong Palestinian Media Watch (PMW) ha accusato l’Autorità Palestinese d’aver deliberatamente fomentato i violenti disordini di domenica scorsa al Monte del Tempio, quando una folla di musulmani ha cercato di impedire fisicamente a fedeli ebrei di accedere alla spianata in occasione della celebrazione ebraica di Tisha Be’Av (che quest’anno coincideva con il primo giorno della festa islamica di di Eid al-Adha). PMW ha sottolineato che l’Autorità Palestinese definisce costantemente “invasori” i visitatori ebrei al Monte del Tempio, esortando sistematicamente la comunità internazionale a impedire una presunta “giudaizzazione” della città  e del luogo sacro. Ma alla vigilia di domenica scorsa l’Autorità Palestinese ha anche adottato misure specifiche per impedire agli ebrei l’accesso, a cominciare da un improvviso cambiamento degli orari della preghiera musulmana. Normalmente sul Monte del Tempio le prime tre delle cinque preghiere quotidiane islamiche si svolgono alle 4.29, alle 5.56 e alle 12.44, ma domenica il Mufti di Gerusalemme e dei Territori palestinesi ha spostato la preghiera delle 5.56 alle 7.30. “Lo scopo era garantire che fossero presenti quanti più musulmani possibile quanto gli ebrei avrebbero iniziare ad affluire”, ha spiegato PMW. Il giorno successivo, a scontri finiti, gli orari sono tornati alla normalità. L’11 agosto, in un’intervista trasmessa alla tv dell’Autorità Palestinese, un funzionario ha detto: “Ovviamente i musulmani stanno usando diversi mezzi per impedire le irruzioni [sic] nella benedetta moschea di Al-Aksa” (dove peraltro i fedeli ebrei non entrano mai, limitandosi a stare sulla spianata esterna). Alla domanda se l’orario della preghiera fosse stato cambiato appositamente, ha risposto: “Esatto. Le preghiere si sono tenute fuori orario per affermare che questo posto è solo per i musulmani”. Inoltre, il Gran Mufti di Gerusalemme Mohammed Hussein, l’ex Gran Mufti di Gerusalemme Ekrima Sabri e l’alto funzionario del Waqf islamico, Abdel Azeem Sahlab, avevano annunciato: “Tutte le moschee di Gerusalemme saranno chiuse e le benedizioni di Eid al-Adha si terranno solo nella moschea Al-Aqsa”. Il 9 agosto la tv dell’Autorità Palestinese ha diffuso una dichiarazione ufficiale dei capi religiosi palestinesi che diceva: “È necessario chiudere domenica tutte le moschee della città di Gerusalemme per mobilitare quante più persone possibile per pregare nella moschea di Al-Aksa e nelle sue piazze”. Alla fine, dopo gli scontri, i fedeli ebrei hanno potuto accedere al Monte del Tempio solo a piccoli gruppi scortati dalla polizia. Poi le autorità israeliane hanno chiuso la spianata a turisti e fedeli ebrei fino a giovedì, cioè sino al termine delle celebrazioni della festività musulmana di Eid al-Adha.

Organizzazioni e personalità palestinesi hanno attaccato con veemenza e indignazione, mercoledì, un incontro che il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha avuto con alcuni candidati israeliani di Unione Democratica (Meretz, Ehud Barak, Stav Shaffir), fra cui Noa Rothman, nipote dell’ex primo ministro Yitzhak Rabin, e il parlamentare arabo-israeliano Esawi Frej. Una apposita pagina Facebook chiamata “Abu Mazen non mi rappresenta” ha attirato centinaia di commenti che condannano e deridono il presidente palestinese per la sua foto accanto a Noa Rothman. Hamas ha denunciato l’incontro con i candidati israeliani come una “forma di normalizzazione” con Israele, sostenendo che esso riflette “disprezzo per i sacrifici del nostro popolo”. Il portavoce di Hamas, Abdel Latif Qanou, ha anche detto che l’incontro “provoca i sentimenti delle famiglie dei martiri” e che tali “ambigui incontri sono una pugnalata avvelenata nella schiena della causa palestinese”. La fazione dell’Olp Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (Fplp) ha “condannato nei termini più forti possibili” l’incontro tra Abu Mazen e i rappresentanti israeliani dicendo che esso costituisce “la continuazione della politica volta a fare concessioni gratuite”. Per l’Fplp, l’incontro è tipico dell'”approccio distruttivo” della dirigenza palestinese “che causa danni al nostro popolo e ai suoi principi e rappresenta un duro colpo ai sacrifici dei martiri e dei prigionieri”. L’Fplp ha anche accusato Abu Mazen di agire in violazione delle decisioni palestinesi contrarie a ogni incontro che promuova la normalizzazione con Israele, sottolineando che tali incontri hanno il deleterio effetto di incoraggiare arabi e musulmani a proseguire con gli “incontri della normalizzazione” con Israele danneggiando gli sforzi del movimento BDS (per il boicottaggio contro Israele). Un altro gruppo dell’Olp, il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (Fdlp) si è scagliato contro Abu Mazen chiedendo “di interrompere tutti gli incontri e gli accordi” con Israele, come ha detto al sito Erem News Talal Abu Tharifa, alto esponente dell’Fdlp. Anche l’organizzazione Jihad Islamica palestinese, con base a Gaza, ha denunciato l’incontro come un “colpo inferto al consenso unanime palestinese”.

Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) riceve nel suo ufficio a Ramallah la candidata all’Unione Democratica Noa Rothman, nipote dell’ex primo ministro Yitzhak Rabin, e suo marito Eldad Rothman (a sinistra) insieme al parlamentare arabo israeliano di Meretz, Essawi Frej (clicca per ingrandire)