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I capi delle varie fazioni palestinesi si riuniscono giovedì in videoconferenza per discutere come sventare le “cospirazioni” israeliane e americane e il recente accordo di normalizzazione tra Israele ed Emirati Arabi Uniti. All’incontro, presieduto dal presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) nella sua qualità di presidente della fazione di governo Fatah, prendono parte i capi di Hamas, della Jihad Islamica palestinese e di altre fazioni con sede in Libano e a Ramallah. I capi delle fazioni palestinesi all’estero partecipano all’incontro dalla sede diplomatica dell’Autorità Palestinese a Beirut. Fra loro anche il capo di Hamas, Ismail Haniyeh, arrivato a Beirut all’inizio di questa settimana dalla sua sede di Doha (Qatar). “Scopo principale dell’incontro è avviare passi importanti per l’unità nazionale palestinese – ha detto il portavoce della presidenza dell’Autorità Palestinese, Nabil Abu Rudaineh – e sventare i complotti per l’annessione, l’apartheid, l’insediamento e la giudaizzazione di Gerusalemme”, oltre a “inviare il chiaro messaggio che i palestinesi sono contrari alla libera normalizzazione” tra paesi arabi e Israele. IlSegretario generale dell’Olp Saeb Erekat ha affermato che l’incontro di giovedì dimostra che tutte le fazioni palestinesi “sono pronte ad affrontare ogni sfida” e ha nuovamente accusato gli Emirati d’aver pugnalato alla schiena i palestinesi con un “coltello avvelenato”, pur esortando i palestinesi a non bruciare in piazza le bandiere degli Emirati Arabi Uniti. Hamas e altre fazioni palestinesi hanno detto che vorrebbero discutere anche piani di riforma dell’Olp e la possibilità di tenere le elezioni presidenziali e parlamentari, continuamente rimandate da più di 10 anni.

L’Arabia Saudita ha accettato di permettere che i futuri voli commerciali tra Israele ed Emirati Arabi Uniti attraversino il suo spazio aereo. L’Agenzia di stampa Saudi Press ha comunicato mercoledì che l’Autorità per l’aviazione civile del Regno ha accolto la richiesta degli Emirati Arabi Uniti di consentire ai voli da e per lo stato del Golfo di sorvolare l’Arabia Saudita “in arrivo e in partenza da tutti i paesi”. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha salutato la decisione definendola “uno dei frutti di una vera pace”. “È un altro grande passo avanti – ha spiegato Netanayhu – che permetterà di abbassare costi e tempi dei voli, aprendo l’estremo oriente alla nostra economia: si ridurranno orari e tariffe dei voli da Israele alla Thailandia o a qualsiasi altro posto dell’Asia. E’ una notizia straordinaria per noi cittadini d’Israele. Questi sono i vantaggi di una pace autentica”.

Martedì la Etihad Airways ha iniziato a vendere agli israeliani voli per il suo hub di Abu Dhabi. È la prima volta che la compagnia aerea degli Emirati Arabi Uniti collabora con un’agenzia israeliana, la Tal Aviation, che vende i biglietti a suo nome. Sabato scorso il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Khalifa bin Zayed Al Nahyan, ha ufficialmente annullato il boicottaggio economico da parte del suo paese contro Israele.

Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, è stato nuovamente accusato di diffondere retorica antisemita dopo che martedì ha postato un tweet in cui attacca il recente patto Israele-Emirati Arabi Uniti definendolo una “estrema crudeltà contro gli interessi del mondo dell’islam” e attribuendolo “agli sporchi agenti sionisti degli Stati Uniti come il membro ebreo della famiglia di Trump”. In passato Khamenei si è già segnalato per aver definito Israele su Twitter “un tumore canceroso mortale” che deve essere “sradicato e distrutto” e per aver condiviso un poster che invoca per Israele una “soluzione finale”.

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Refael Levi, vittima il mese scorso di un’aggressione terroristica all’arma bianca in un cantiere edile di Rosh Ha’ayin ad opera di un palestinese entrato illegalmente in Israele, ha annunciato mercoledì d’essere riuscito di nuovo a mettersi in piedi a tre settimane dall’attentato. “Questa è la mia vittoria – ha scritto Refael Levi su Facebook – Il maledetto terrorista è riuscito a pugnalarmi 28 volte ferendomi molto, molto gravemente. Ho quasi perso la vita, ma ho vinto. Oggi, tre settimane dopo, sono di nuovo in piedi. Questa è la mia risposta al terrorismo e al terrorista. Loro insegnano ai loro figli a odiare e uccidere, noi ai nostri insegniamo a vivere e amare”.

Un soldato e un agente di polizia israeliani sono rimasti feriti in modo non grave, mercoledì mattina, allo svincolo Tapuah a est di Ariel (Cisgiordania nord), quando sono stati investiti da un palestinese che è poi sceso dall’auto e si è scagliato, coltello in pugno, verso i militari prima di essere colpito e ferito dalla loro reazione. L’attacco cade esattamente una settimana dopo l’aggressione all’arma bianca che ha causato la morte del rabbino Shai Ohayon a Petah Tikva.

Circolano sul web le immagini di un ufficiale israeliano che immobilizza un dimostrante palestinese tenendo per pochi istanti un ginocchio sulla sua testa mentre procede al suo arresto durante una protesta degenerata in tafferugli, martedì, nel villaggio di Shufa, presso Tul Karm (Cisgiordania). I social network palestinesi hanno immediatamente paragonato le immagini a quelle della morte di George Floyd a Minneapolis. Secondo un comunicato delle Forze di Difesa israeliane, “a un certo punto, durante i disordini, un palestinese, noto agitatore che spesso aizza gli scontri nell’area, ha spintonato più volte il comandante della forza israeliana cercando di creare una provocazione. Il comandante si è comportato con autocontrollo (ma dal filmato messo in circolazione è stata tagliata questa parte ndr) prima di procedere all’arresto dell’uomo che continuava ad attaccare la forza violando le disposizioni. I militari hanno dovuto ammanettarlo. Dopo l’arresto, l’uomo ha ricevuto assistenza medica sul posto” per alcuni graffi e lividi.

Il volo EL AL LY972 con a bordo la delegazione israeliana di ritorno dagli Emirati Arabi Uniti è atterrato martedì pomeriggio all’aeroporto internazionale Ben-Gurion, dopo aver sorvolato per la seconda volta lo spazio aereo saudita.

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Secondo il consigliere della Casa Bianca Jared Kushner, un altro paese arabo potrebbe stabilire rapporti diplomatici con Israele “entro pochi mesi”. Lo ha detto martedì all’agenzia di stampa WAM degli Emirati Arabi Uniti senza specificare di quale paese possa trattarsi. “Non si risolvono i problemi senza parlarsi – ha aggiunto Kushner – Normalizzare le relazioni e consentire scambi non farà che rendere il Medio Oriente più forte e più stabile. È del tutto logico che un giorno tutti i 22 stati arabi avranno normalizzato i rapporti con Israele. La realtà è che molti sono invidiosi della scelta fatta dagli Emirati Arabi Uniti: molti vorrebbero accedere alla tecnologia, all’economia, ai progressi di Israele che è come una Silicon Valley in Medio Oriente”.

Il direttore del Dipartimento pianificazione politica del Ministero degli esteri degli Emirati Arabi Uniti, Jamal Al Musharakh, ha dichiarato martedì in conferenza stampa che il suo paese ha ricevuto assicurazioni da funzionari statunitensi e israeliani che l’annessione degli insediamenti della Cisgiordania non avrà luogo. Tuttavia, ha aggiunto, “la pace con Israele non crollerà se dovesse esserci l’annessione”. L’accordo di pace fra Israele ed UAE, ha continuato Al Musharakh, “è inteso non solo a beneficio di entrambi i paesi, ma anche dei palestinesi e del Medio Oriente. Significa che c’è spazio per l’innovazione, l’istruzione, un futuro di speranza per i giovani affinché non crescano in un’area di conflitti: vogliamo promuovere la pace, la speranza e la prosperità”.