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Israele è leader mondiale nella digitalizzazione e nella tecnologia informatica e medica, ha detto  domenica il vice Segretario Generale dell’Ocse, Ulrik Vestergaard Knudsen, intervenendo alla conferenza on-line ospitata da Jerusalem Post-Maariv per i 10 anni dall’adesione di Israele all’organizzazione. “Il livello israeliano di sviluppo e digitalizzazione è il doppio di quello di altri paesi Ocse” ha detto Knudsen, aggiungendo che lo stato ebraico contribuisce notevolmente alle conoscenze degli altri paesi e ha una “base molto forte” per la crescita futura.

Due razzi palestinesi lanciati dalla striscia di Gaza verso Israele si sono abbattuti su aree non edificate intorno alle 19.00 (ora locale) di domenica. Circa un’ora più tardi, un terzo razzo lanciato da Gaza è stato intercettato dal sistema difensivo israeliano “Cupola di ferro”. Le Forze di Difesa israeliane  hanno reagito colpendo obiettivi terroristici all’interno della striscia. “Non intendiamo tollerare uno stillicidio di razzi sul sud del paese – ha poi dichiarato il portavoce delle Forze di Difesa israeliane, Hidai Zilberman – Nelle prossime ore si terrà una riunione per valutaree la situazione”.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato domenica che Israele si trova attualmente in “stato di emergenza” alla luce dell’allarmante aumento di nuovi casi di covid-19. La seconda ondata di infezioni da coronavirus in Israele, ha detto il vice ministro della sanità Yoav Kish, “è peggiore e più pericolosa della prima”. A causa della crescita di contagi, la polizia ha annunciato d’aver mobilitato migliaia di agenti per far rispettare le norme anti-pandemia, anche sui trasporti pubblici. Netanyahu ha anche annunciato la convocazione, lunedì, del “gabinetto coronavirus” per discutere le misure da adottare.

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Ishmael Khaldi, il primo diplomatico arabo beduino israeliano, sarà nominato ambasciatore in Eritrea. Lo ha annunciato domenica il Ministero degli esteri. La nomina richiede la ratifica del gabinetto.

Violenti tafferugli, domenica pomeriggio, fra contadini israeliani e palestinesi in un’area tra Maaleh Shomron e Biddya, a sud-ovest di Nablus, apparentemente a causa di una proprietà contesa. Sono rimasti feriti o contusi due palestinesi e quattro israeliani. La polizia ha aperto un’inchiesta.

Sabato è scoppiato un incendio in una centrale elettrica nell’Iran sud-occidentale. Sempre sabato, si è verificata una perdita di cloro presso l’impianto petrolchimico di Karoon, vicino al porto di Bandar. Sono gli ultimi casi di una serie di oscuri “incidenti” che nelle ultime settimane hanno colpito strutture strategiche iraniane. Commentando la notizia a Israel Radio, il ministro della difesa israeliano Benny Gantz ha dichiarato domenica: “Non tutti gli incidenti che accadono in Iran hanno necessariamente a che fare con noi. Tutti questi sistemi di gestione sono complessi, richiedono standard di sicurezza molto elevati e non sono sicuro che (gli iraniani) sappiano sempre come garantirli”.

Al grido “Vogliamo mangiare, vogliamo vivere” decine di palestinesi hanno manifestato domenica davanti agli uffici del Consiglio Legislativo palestinese, a Gaza, per protestare contro le difficoltà economiche, la povertà e l’impennata della disoccupazione nella striscia di Gaza controllata da Hamas. Molti palestinesi incolpano Hamas e Autorità Palestinese per le condizioni di vita degli abitanti della striscia. Hamas, da parte sua, ha ordinato alle forze di sicurezza e alla sua ala militare, le Brigate Ezaddin al-Qassam, di tenersi pronte per “contrastare qualsiasi tentativo di creare instabilità e anarchia”. Sabato sera i miliziani di Hamas avevano arrestato diversi giornalisti palestinesi che stavano preparando un servizio per una tv giordana sulle condizioni di vita a Gaza. Secondo fonti locali citate dal Jerusalem Post, la protesta di domenica potrebbe allargarsi ad altre parti dell’enclave costiera e innescare manifestazioni di massa simili a quelle che ebbero luogo nel 2019, le più grandi da quando Gaza è finita sotto il controllo di Hamas nel 2007, duramente represse dal movimento islamista secondo il quale facevano parte di una “cospirazione” per provocare la sua caduta.

Israele adotta provvedimenti per fermare la minaccia nucleare iraniana. Lo ha ribadito domenica il ministro degli esteri israeliano Gabi Ashkenazi rispondendo a una domanda sulla misteriosa esplosione della scorsa settimana a Natanz, in Iran, che ha danneggiato un sito di produzione di centrifughe in un impianto nucleare. “Abbiamo una politica di lungo termine, passata da un governo all’altro, che mira a non consentire all’Iran di dotarsi di capacità nucleari – ha detto Ashkenazi partecipando alla conferenza di Ma’ariv e Jerusalem Post in occasione del decimo anniversario dell’adesione di Israele all’Ocse – Con tali capacità quel regime rappresenterebbe una minaccia esistenziale per Israele, e Israele non può permettere che schieri le sue forze al nostro confine settentrionale”. Pertanto, ha aggiunto Ashkenazi, “adottiamo provvedimenti di cui è meglio non parlare. Il problema non è solo che non ottengano armi nucleari. E’ che continuano ad armare gruppi in tutto il Medio Oriente. Basta guardare a Hezbollah in Libano. Ecco perché stiamo facendo grandi sforzi diplomatici in tutto il mondo”. A proposito del piano Trump, Ashkenazi ha detto: “Pensiamo che rappresenti un’opportunità. E’ la prima volta che un piano affronta le due maggiori preoccupazioni di Israele: preservare la sicurezza nazionale e la propria maggioranza ebraica. Il piano Trump fornisce una risposta a entrambe”. Ashkenazi si è detto tuttavia contrario all’idea di procedere con l’estensione della sovranità senza applicare il resto del piano. “Il piano conduce alla separazione tra noi e i palestinesi, e non siamo favorevoli – ha spiegato Ashkenazi, eletto nelle liste Blu-Bianco – ma non siamo per un passo parziale, unilaterale”.

Il bilancio dei contagi da coronavirus in Israele ha quasi raggiunto i mille nuovi casi giornalieri. Il Ministero della sanità ha dichiarato giovedì mattina che nelle precedenti 24 ore sono risultate positive al test 966 persone, portando il numero di pazienti a 8.647. Il bilancio delle vittime totali in Israele è salito a 324. Il ministro della difesa israeliano Benny Gantz ha approvato il richiamo di 500 riservisti delle Forze di Difesa per aiutare nella lotta contro la pandemia. Gantz ha anche incaricato il Coordinatore delle attività governative nei Territori di approntare ulteriori mezzi per aiutare i palestinesi nella fase di recrudescenza dei contagi. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che, per far funzionare l’economia, devono essere introdotte alcune restrizioni volte a combattere la continua diffusione del coronavirus. “Il virus non è scomparso, è ancora qui e colpisce – ha detto Netanyahu – E ribadisco che l’apertura dell’economia dipende dal rispetto delle linee-guida sanitarie”.

Per le strade di Tel Aviv (clicca per ingrandire)

 

Per le vie di Gerusalemme (clicca per ingrandire)

Le Israel Aerospace Industries hanno firmato giovedì uno storico accordo di collaborazione con il Group 42 di Abu Dhabi. Le due società collaboreranno nei settori ricerca e sviluppo per trovare soluzioni per combattere il coronavirus.