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Secondo quanto riferito domenica dal Wall Street Journal, gli Stati Uniti hanno tenuto un incontro segreto lo scorso marzo a Sharm El Sheikh sulle minacce iraniane, a cui hanno partecipato alti ufficiali delle Forze di Difesa israeliane e comandanti militari sauditi, del Qatar e di altri paesi arabi. All’incontro avrebbero preso parte il capo di stato maggiore israeliano Aviv Kochavi, il suo omologo saudita Fayyad bin Hamed Al-Ruwaili e alti ufficiali del Qatar, della Giordania, dell’Egitto, degli Emirati Arabi Uniti e forse anche del Bahrain. L’incontro avrebbe fatto seguito a riunioni segrete di ufficiali di livello inferiore. Secondo fonti informate, i partecipanti hanno concordato in linea di principio un meccanismo per comunicare le minacce immediate tramite linee telefoniche e comunicazioni informatiche

Le Forze di Difesa israeliane hanno incaricato unità speciali di approfondire le indagini sull’uccisione della giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh a Jenin lo scorso maggio. Israele è stato immediatamente accusato della morte di Abu Akleh dall’Autorità Palestinese e da mass-media stranieri. Da ultimo anche dall’Alto Commissario Onu per i diritti umani. Le Forze di Difesa israeliane non escludono che il colpo possa essere partito da un soldato, così come da un miliziano palestinese, ma ribadiscano che un’indagine forense completa non può essere svolta senza esaminare il proiettile estratto, che è trattenuto dall’Autorità Palestinese. L’esercito ha annunciato domenica che mobiliterà per l’indagine già in corso squadre della sua unità satellitare, compresi ufficiali specializzati nella mappatura e altro personale dell’intelligence. L’inchiesta si avvarrà anche di immagini satellitari ad alta risoluzione ottenute dai servizi segreti. Yifat Tomer-Yerushalmi, capo della procura militare, ha confermato che l’indagine al momento non riguarda la fattispecie dell’assassinio volontario dato che Abu-Akleh è rimasta uccisa durante una battaglia tra soldati e miliziani armati e l’indagine ha chiarito che non c’è stata intenzione di prendere di mira Abu Akleh. Finora gli accertamenti delle Forze di Difesa israeliane (che un giorno dopo l’evento hanno ricostruito l’incidente per creare un’immagine 3-D della scena al fine di capire meglio la posizione di soldati e terroristi e le rispettive linee di tiro) hanno rilevato che nella battaglia sono stati sparati più di mille proiettili da entrambe le parti. Senza un esame balistico, affermano i militari, le possibilità di arrivare a una conclusione definitiva rimangono basse. In una dichiarazione rilasciata venerdì, il portavoce militare ha ricordato che l’Autorità Palestinese continua a rifiutarsi di mettere a disposizione il proiettile e di condurre un test balistico congiunto con esperti americani (Abu-Akleh era anche cittadina Usa). “Dov’è il proiettile? – si legge nella dichiarazione – Il rifiuto palestinese la dice lunga sulla loro posizione”.

Il gruppo terrorista libanese Hezbollah, sponsorizzato dall’Iran, ha piazzato nelle scorse settimane almeno 15 posti d’osservazione lungo il confine settentrionale d’Israele sotto le mentite spoglie di un sedicente gruppo ambientalista chiamato “Green Without Borders”. Lo ha riferito sabato il corrispondete della tv israeliana Canale 12 specificando che le postazioni sono presidiate 24 ore al giorno da membri di Hezbollah, spesso armati, con evidenti scopi di spionaggio. Le postazioni di Hezbollah rappresentano una aperta violazione della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che ha posto fine alla guerra dell’estate 2006.

Una postazione Hezbollah a pochi metri dal confine nord di Israele (clicca per ingrandire)

Nel primo anniversario dell’uccisione a Hebron dell’attivista palestinese anti-corruzione Nizar Banat, sono stati rilasciati su cauzione 14 agenti del Servizio di sicurezza preventiva dell’Autorità Palestinese incriminati per la sua morte. Motivazione ufficiale: la diffusione del coronavirus nel carcere controllato dall’Autorità Palestinese in cui erano detenuti. Fonti palestinesi citate dal Jerusalem Post hanno affermato che l’Autorità Palestinese ha messo in guardia la famiglia di Banat dall’organizzare manifestazioni in occasione del primo anniversario della sua morte. La vedova dell’attivista ucciso, Jihan, ha detto all’agenzia di stampa Shehab, affiliata a Hamas, che gli agenti sono stati rilasciati “in violazione di tutte le leggi e decisioni giudiziarie, in palese disprezzo per i sentimenti della sua famiglia, dei suoi figli, dei suoi sostenitori e dei difensori dei diritti umani”. La donna ha sottolineato che mentre gli agenti sono stati rilasciati, il cugino di Banat, Ammar, testimone chiave nel caso, rimane in stato di detenzione. “Non è vero che Nizar è stato ucciso per errore – ha dichiarato la vedova – E’ stato ucciso sulla base di una decisione politica delle massime autorità per metterlo a tacere nel modo più orribile. L’unico modo per rendere giustizia a Nizar è punire esecutori e mandanti del suo assassinio”.

Il ministro degli affari civili dell’Autorità Palestinese, Hussein al-Sheikh, è stato nominato Segretario Generale dell’Olp e capo della squadra negoziale palestinese. Con queste nomine, al-Sheikh diventa il numero 2 nella dirigenza palestinese, aumentando le sue possibilità di subentrare un domani al presidente Abu Mazen.

“Siamo nel mezzo di un’ulteriore ondata di covid-19, la sesta, con casi gravi principalmente tra la popolazione a rischio, specialmente nella fascia di età over-60”. Lo ha detto mercoledì il coordinatore israeliano anti-coronavirus, Salman Zarka.

La Knesset ha approvato mercoledì in prima lettura (con 110 voti a favore e zero contrari) il disegno di legge per il proprio auto-scioglimento. Il testo deve ora passare alla Commissione Interna che deciderà se continuare il processo o passarlo alla Commissione Legislativa. La decisione è significativa poiché la Comitato Interna della Knesset è presieduta dal parlamentare di Yamina Nir Orbach, che ha abbandonato la coalizione, mentre il Commissione Legislativa è presieduta dal parlamentare laburista Gilad Kariv, membro della coalizione. L’organo che riceverà il testo potrà in parte controllare la  tempistica della sua approvazione, concedendo più o meno tempo al tentativo dell’opposizione guidata da Benjamin Netanyahu di creare un governo alternativo (con il sostegno di almeno 61 parlamentari) ed evitare le elezioni anticipate.

L’Arabia Saudita potrebbe normalizzare i rapporti con Israele anche senza la mediazione americana. Lo ha affermato il giornalista saudita Mubarak al-Ati, direttore dell’emittente ufficiale al-Ekhbariya, in un video trasmesso dalla tv israeliana Canale 12. “Secondo me – ha detto Mubarak al-At, che è considerato vicino ai dirigenti del paese – non c’è bisogno che il presidente degli Stati Uniti faccia da mediatore tra Tel Aviv e altri paesi. I tavoli dei negoziati sono aperti e possiamo parlare apertamente. Nulla impedisce relazioni con Israele e penso che tutti i segnali dimostrino che Israele può far parte della rete di rapporti dell’Arabia Saudita”.

La polizia israeliana ha arrestato un cittadino ebreo accusato d’essere coinvolto nell’accoltellamento mortale di un palestinese avvenuto durante una violenta rissa fra palestinesi e coloni israeliani vicino a Salfit (Cisgiordania nord). In un evento separato, altri due cittadini ebrei (uno di Gerusalemme, l’altro di Elon Moreh, presso Nablus) sono stati incriminati davanti al tribunale distrettuale di Petah Tikvah perché accusati d’aver partecipato lo scorso maggio a un assalto vandalico “di matrice razzista” contro una caffetteria palestinese nel villaggio di Huwara (Cisgiordania nord). In entrambi i casi, la linea di difesa degli imputati è che sarebbero stati pesantemente provocati dai palestinesi.

Hamas ha deciso di ristabilire i legami con la Siria, dieci anni dopo essersi schierata contro il regime del presidente Bashar al-Assad nella guerra civile siriana. Lo afferma martedì la Reuters citando due fonti anonime all’interno del gruppo terrorista palestinese. All’epoca, Hamas aveva lasciato il suo quartier generale di Damasco, mossa che aveva suscitato le ire del comune alleato Iran. I legami di Hamas con l’Iran vennero successivamente ripristinati e vari esponenti della fazione che controlla Gaza hanno elogiato la Repubblica Islamica per il prezioso aiuto militare ricevuto da Teheran.