Sezione: News

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale IRNA, il presidente uscente iraniano Hassan Rouhani ha avvertito mercoledì che il suo paese, se solo lo desidera, può arricchire l’uranio al 90%, il livello per uso militare. La dichiarazione lascia intendere che l’Iran potrebbe adottare un approccio ancora più bellicoso con il nuovo presidente Ebrahim Raisi, che entra in carica il mese prossimo.

Un 36enne palestinese ha aperto il fuoco con una pistola da un’auto in corsa verso le forze di sicurezza israeliane in servizio al posto di controllo di Qalandiya, all’entrata nord di Gerusalemme. Ferita una guardia civile. L’aggressore ha tentato di fuggire, ma è stato raggiunto e arrestato dalla polizia di frontiera.

Parlando martedì agli allievi del College militare nazionale, il primo ministro israeliano Naftali Bennett ha detto che l’obiettivo fondamentale di Israele è la sopravvivenza, ma che il paese deve anche mirare a molto di più. “Il popolo ebraico e lo stato ebraico hanno un obiettivo fondamentale, che è la sopravvivenza di Israele, l’esistenza dello stato d’Israele – ha detto Bennett – Ma non basta. La nostra costante aspirazione è quella di essere una nazione esemplare, e la sfida più grande è riuscire ad essere un paese del genere in questo clima dove i nostri vicini sono Hezbollah, le milizie iraniane in Siria, l’Isis nel Sinai, Hamas e Jihad Islamica a Gaza, tutti votati alla nostra distruzione”.

Il ministro israeliano dell’agricoltura Oded Forer e la ministra degli Emirati Arabi Uniti per la sicurezza idrica e alimentare, Mariam Al-Muhairi, hanno firmato martedì a Tel Aviv il primo accordo di cooperazione fra i due paesi nel campo dell’agricoltura con lo scopo di collaborare su ricerca e innovazione, incluso lo sviluppo di ceppi adatti a crescere in condizioni desertiche e altre innovazioni nel campo della gestione dell’acqua e dell’irrigazione. Gli Emirati Arabi Uniti hanno in programma di inaugurare ufficialmente la loro ambasciata in Israele mercoledì mattina, alla presenza del loro ambasciatore in Israele Mohamed Al Khaja e del presidente d’Israele Isaac Herzog.

Il ministro israeliano dell’agricoltura Oded Forer e la ministra degli Emirati Arabi Uniti per la sicurezza idrica e alimentare Mariam Al-Muhairi, martedì a Tel Aviv (clicca per ingrandire)

“Non sono venuto qui per compiacere nessuno. La mia responsabilità è fare ciò che è giusto per l’economia israeliana”. Lo ha dichiarato martedì il ministro delle finanze, Avigdor Liberman, in un briefing per i giornalisti a Gerusalemme. “Non mi aspetto di essere popolare, ma sono pronto a fare ciò che è necessario. La cosa più importante è riportare il Tesoro alla normalità dopo due anni e mezzo di instabilità. Il mio sogno è quello di mantenere una crescita economica del 5% per i prossimi quattro anni”. Liberman ha sottolineato l’obiettivo di aumentare la crescita senza aumentare le tasse, apportando modifiche strutturali volte a migliorare l’efficienza. Un piano presentato la scorsa settimana per ridurre l’eccesso di burocrazia dovrebbe apportare 8 miliardi di shekel alle casse statali ogni anno per i prossimi cinque anni, ha detto il ministro citando economisti dell’Ocse. La scorsa settimana Liberman ha suscitato le ire del mondo ultra-ortodosso quando ha revocato i sussidi per gli asili nido a padri che studiano a tempo pieno in yeshiva. “Ma non ho inventato niente – ha detto Liberman – Netanyahu fece qualcosa di simile nel 2003 come ministro delle finanze, e lo stesso fece Yair Lapid nel 2012. Ed entrambe le volte, aumentò la partecipazione degli ultra-ortodossi al mercato del lavoro. La mia intenzione non è far loro del male, ma aiutarli. Sono i partiti Shas ed Ebraismo Unito della Torà che danneggiano gli haredim destinandoli a dipendere sempre da sussidi e beneficenza, anche opponendosi all’introduzione di insegnamenti fondamentali nelle loro scuole. Il mio obiettivo è tirare fuori la comunità haredi dalla povertà in modo che possano guadagnarsi da vivere dignitosamente”. Liberman ha detto infine che il suo obiettivo immediato è far approvare entro novembre il budget per il 2021 e il 2022.

Il vicepresidente della Guinea Equatoriale Teodoro, Nguema Obiang Mangue, è stato ricevuto martedì a Gerusalemme dal presidente d’Israele Isaac Herzog. Nguema è arrivato in Israele per una visita di quattro giorni durante la quale ha in programma di incontrare anche il ministro degli esteri Yair Lapid e altri rappresentanti israeliani per firmare accordi reciproci. Mercoledì è prevista la visita al memoriale della Shoà Yad Vashem. Nguema intende incontrare anche dei cittadini della Guinea Equatoriale ricoverati allo Sheba Medical Center essendo stati trasportati in Israele a marzo quando le Forze di Difesa israeliane inviarono un team umanitario nel paese africano, colpito da una serie di esplosioni mortali in un campo militare costate la vita a più di 100 persone. Lo scorso febbraio il presidente del paese, Teodoro Mbasogo, ha annunciato che in futuro intende trasferire l’ambasciata del paese a Gerusalemme.

Alcuni ambasciatori europei in Israele, tra cui quelli tedesco e francese, hanno boicottato la cerimonia del 4 luglio tenutasi presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme. Secondo fonti citate martedì da YnetNews, la motivazione addotta è che l’Unione Europea considera Gerusalemme una delle questioni in discussione per il futuro accordo su una soluzione a due stati e quindi si rifiuta di riconoscerla come capitale d’Israele (alcuni osservatori fanno notare che anche i confini futuri sono oggetto di negoziato, ma ciò non impedisce all’Unione Europea di definire tutta la Cisgiordania “territorio palestinese”). Secondo YnetNews, tra gli ambasciatori che hanno invece partecipato all’evento figurano quelli di Romania e Regno Unito, nonché rappresentanti delle ambasciate di Kosovo, Australia, Norvegia, Honduras, Guatemala e Canada.

In un’intervista ad Al-Jazeera, il portavoce della Jihad Islamica Palestinese Abu Hamza ha sostenuto che, durante i combattimenti con Israele, il gruppo ha “fermato” dei lanci quando ha scoperto che erano presenti bambini sui bersagli. I razzi lanciati dai gruppi terroristi di Gaza verso le zone abitate da civili israeliani non sono guidati, nota Tzvi Joffre sul Jerusalem Post, il che significa che i terroristi non possono mirare bersgali con precisione e men che meno interrompere un lancio una volta partito. Durante gli scontri dello scorso maggio, i terroristi di Gaza hanno lanciato indiscriminatamente più di 4.000 di razzi sui civili in Israele causando la morte, fra l’altro, di due minorenni israeliani: l’ebreo Ido Avigal di 5 anni e l’araba Nadin Awad di 16 anni. La nota del portavoce terrorista riecheggia chiaramente le dichiarazioni con cui le Forze di Difesa israeliane hanno più volte spiegato, e documentato con audio-video, la politica israeliana di annullare le missioni ogni volta che c’è il rischio di coinvolgere civili innocenti. Viceversa, è stato ampiamente documentato il fatto che i gruppi terroristi palestinesi vìolano sistematicamente i diritti dei minorenni prendendo di mira intenzionalmente le aree civili, utilizzando le scuole dell’Unrwa nella striscia di Gaza come magazzini di armi, rampe di lancio e copertura dei tunnel terroristici, e gestendo campi estivi dove ai ragazzini viene impartito addestramento militare, come la stessa Hamas ha documentato con filmati diffusi nelle scorse settimane.

Campo estivo per ragazzini palestinesi organizzato da Hamas nell’estate 2021 (clicca per ingrandire)

Israele vuole che gli aiuti esteri a Gaza siano erogati attraverso un sistema di voucher che impedisca alle donazioni di essere dirottate nelle mani di Hamas. Il primo ministro israeliano Naftali Bennett vuole un cambiamento, ha detto il ministro della pubblica sicurezza Omer Barlev: “I soldi del Qatar per Gaza non devono più arrivare sotto forma di valigie piene di dollari che finiscono a Hamas” ha affermato Barlev a radio Galei Tzahal, spiegando che Bennett propone “un meccanismo in base al quale ciò che entrerà a Gaza saranno in sostanza buoni alimentari o assistenza umanitaria, e non contanti che possono essere dirottati per sviluppare armi da usare contro Israele”. Barlev ha aggiunto che il meccanismo dovrebbe passare principalmente attraverso le Nazioni Unite, senza escludere ulteriori donazioni dal Qatar e assistenza da parte dell’Unione Europea. “Se il meccanismo fosse di questo tipo – ha concluso Barlev – sicuramente Israele contribuirebbe a migliorare la situazione umanitaria nella striscia di Gaza”. Oltre a Israele, anche Stati Uniti, Unione Europea e altri paesi considerano  Hamas un’organizzazione terroristica. Secondo il sito di news collegato al Qatar Arabi 21, l’Autorità Palestinese si sta opponendo a qualunque meccanismo delle Nazioni Unite che vedrebbe arrivare sussidi del Qatar agli abitanti di Gaza.

Il neo presidente d’Israele Isaac Herzog ha parlato lunedì al telefono con il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, che si è congratulato con Herzog per la sua elezione. Nella telefonata i due hanno parlato delle relazioni tra i loro paesi e della potenziale cooperazione in molti campi come energia, turismo e tecnologia. La conversazione durata circa 40 minuti sembra interrompere parzialmente il gelo diplomatico che dura da anni tra Erdogan e i leader israeliani. Sabato scorso Erdogan, ricevendo a Istanbul il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen, aveva ribadito che Ankara sosterrà l’Autorità Palestinese contro quelle che ha definito “le atrocità di Israele”. La retorica anti-israeliana del presidente turco si è fatta particolarmente intensa durante gli 11 giorni di conflitto fra Israele e Hamas a maggio, con Erdogan che definiva Israele “stato terrorista” (una dichiarazione che il Dipartimento di Stato Usa ha condannato come “antisemita”. accusando Erdogan di aver potenzialmente suscitato ulteriori violenze). Nonostante l’ostilità di Erdogan verso Israele, in questi anni la Turchia ha mantenuto alcuni rapporti con Israele in settori come il commercio e l’intelligence.