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Il primo ministro israeliano Naftali Bennett e il ministro degli esteri Yair Lapid hanno annunciato lunedì sera la decisione di inoltrare un disegno di legge volto a sciogliere la Knesset, una misura che apre la strada ad una quinta tornata di elezioni anticipate in tre anni e mezzo. In una dichiarazione congiunta, Bennett e Lapid hanno affermato che lunedì prossimo metteranno al voto il disegno di legge in conseguenza del quale le elezioni si potrebbero tenere il 25 ottobre o il primo novembre. In caso di esito positivo nella votazione preliminare della prossima settimana, per la quale è richiesta solo la maggioranza semplice, il disegno di legge per lo scioglimento della Knesset dovrà poi superare altre tre votazioni con il sostegno di almeno 61 dei 120 parlamentari. In base all’accordo di coalizione di un anno fa, Lapid diventerà primo ministro provvisorio fino alle elezioni e all’entrata in carica del nuovo governo. Sarà dunque Lapid a ricevere a luglio il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, la cui visita in Israele è stata confermata nonostante la crisi di governo. Nella conferenza stampa, Bennett ha detto che scelta “non è stata facile” ma che è “la decisione giusta”, aggiungendo d’aver fatto letteralmente tutto il possibile per salvare l’attuale coalizione. Nell’impossibilità di far approvare alla Knesset entro il 30 giugno la legge che estende la giurisdizione israeliana ai cittadini israeliani che vivono al di là della Linea Verde (ex linea armistiziale) a causa del voto contrario dei partiti all’opposizione Likud e Religiosi che pure la condividono, Bennett e Lapid hanno deciso che è meglio sciogliere la Knesset, cosa che estende automaticamente la norma. Il ministro della giustizia Gideon Sa’ar ha attribuito la caduta del governo anche al “comportamento irresponsabile di alcuni parlamentari della coalizione”.

Il primo ministro dell’Autorità Palestinese Mohammad Shtayyeh ha chiesto domenica a Israele di consegnare all’Autorità Palestinese il fucile “che ha assassinato” la giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh. Già da tempo le Forze di Difesa israeliane hanno affermato d’aver identificato un fucile che potrebbe essere quello che ha sparato il colpo fatale, aggiungendo che la conferma può venire solo da un’analisi balistica professionale del proiettile estratto, cosa che Israele propone di condurre alla presenza di esperti americani. Tuttavia l’Autorità Palestinese continua a rifiutarsi di mettere a disposizione il proiettile per l’esame forense. “Rifiutiamo un’indagine congiunta – ha detto domenica Shtayyeh – perché non ci fidiamo di gente che ha inventato la storia di un popolo rubandoci la terra e la patria”.

Un razzo palestinese lanciato nelle prime ore di sabato mattina dalla striscia di Gaza è stato intercettato in tempo sopra Ashkelon dal sistema difensivo israeliano “Cupola di ferro”. Poche ore dopo, colpi di mitragliatrice sono stati esplosi dalla striscia di Gaza verso la comunità israeliana di Netiv HaAsara che si trova a ridosso del confine nord di Gaza. Le Forze di Difesa israeliane hanno reagito colpendo obiettivi di Hamas nella striscia di Gaza, tra cui un sito per la produzione di armi e una posto d’osservazione di Hamas sul confine. Dopo il lancio del razzo palestinese, il ministro della Difesa israeliano Benny Gantz ha congelato il previsto aumento del numero di permessi di ingresso per lavoro rilasciati da Israele a lavoratori della striscia di Gaza.

Il posto d’osservazione di Hamas colpito sabato dalle forze israeliane dopo il lancio del razzo palestinese su Ashkelon. Domenica Hamas ha immediatamente ripristinato la postazione, che domina la comunità israeliana di Netiv HaAsara (clicca per ingrandire)

Le Forze di Difesa israeliane hanno dichiarato venerdì che stanno ampliando l’indagine sulla morte della giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh aggiungendo nuovi esperti alla squadra che indaga sugli incidenti dell’11 maggio, e hanno rinnovato l’appello all’Autorità Palestinese affinché metta a disposizione il proiettile in questione, ricordando che in passato “i palestinesi hanno preso parte in diverse occasioni a indagini congiunte con Israele”. “Il rifiuto palestinese di consegnare il proiettile e condurre un’indagine congiunta indica quali sono le loro priorità”, afferma la dichiarazione del capo di stato maggiore israeliano Aviv Kohavi, che fra respinge come “di parte” le indagini giornalistiche “indipendenti” secondo le quali la giornalista sarebbe stata uccisa “deliberatamente”. Le Forze di Difesa israeliane non hanno mai escluso che la morte di Shireen Abu Akleh possa essere stata causata per errore da un proiettile israeliano, ma in base ai propri accertamenti escludono categoricamente che sia stata presa di mira deliberatamente.

La tv Al Jazeera ha mostrato giovedì una prima immagine di quello che afferma essere il proiettile che ha ucciso la giornalista Shireen Abu Akleh (tutt’ora trattenuto dall’Autorità Palestinese). Secondo Al Jazeera, si tratta di un proiettile detto a “punta verde”. Proiettili a “punta verde” SS109/M855 sono comunemente usati sia dalle Forze di Difesa israeliane che dalle fazioni armate palestinesi. Al Jazeera ha anche riferito che l’arma usata sarebbe un M4, un mitra della famiglia AR-15. Anche queste armi vengono usate sia dalle forze israeliane che da miliziani palestinesi. D’altra parte, l’affermazione che l’arma usata sarebbe un M4 contraddice i precedenti rapporti dell’Autorità Palestinese che parlavano di un Mini-14, sostenendo che Abu Akleh sia stata uccisa da un cecchino israeliano. Ma le munizioni 5,56 e armi M4 non vengono usate dai tiratori scelti delle Forze di Difesa israeliane.

La foto diffusa da Al Jazeera (clicca per ingrandire)

Hamas ha esortato i suoi seguaci a un’escalation di “atti di violenza armata” dopo la morte di tre palestinesi che avevano aperto il fuoco su soldati israeliani nella notte fra giovedì e venerdì. Lo scontro a fuoco è scoppiato mentre i militari delle Forze di Difesa israeliane  erano impegnati in un’operazione per l’arresto di terroristi e la confisca di armi illegali nell’area di Jenin. Nel veicolo dei tre terroristi uccisi sono stati trovati due mitra M-16, una mitraglietta “Carlo”, caricatori di proiettili e un giubbotto antiproiettile. l portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum, ha dichiarato venerdì alla tv Al Aqsa che “il sangue degli shahid (martiri) di Jenin è motivo per intensificare gli atti di resistenza armata, l’unica opzione per vincere la battaglia contro il nemico”. Dal canto suo, l’Autorità Palestinese a Ramallah ha condannato quella che ha definito una “esecuzione” da parte di Israele.  Hamas ha affermato venerdì mattina che uno dei terroristi uccisi era un comandante dell’ala militare del movimento, le Brigate al-Qassam, mentre la filiale a Jenin delle Brigate al-Quds della Jihad Islamica palestinese ha dichiarato che tutti e tre erano membri del movimento.

La giornalista palestinese Rafa Mismar è stata espulsa dal Sindacato dei giornalisti palestinesi con l’accusa di promuovere la normalizzazione con Israele dopo che ha attivamente partecipato, il mese scorso, a una Cerimonia Congiunta israelo-palestinese in memoria dei caduti (che si tiene ogni anno dal 2006 su iniziativa di attivisti pacifisti). Il Sindacato dei giornalisti palestinesi (dominato da Fatah, la fazione che fa capo ad Abu Mazen) ha definito la cerimonia “una conferenza per la normalizzazione”, affermando che la partecipazione di Mismar alla cerimonia e ad altri incontri con israeliani indica la sua “ostinazione nel perseguire una politica rifiutata dal nostro popolo, dalle nostre istituzioni e dai nostri sindacati”.

Israele ha annunciato giovedì il rilascio di altri 2.000 permessi di ingresso per lavoratori palestinesi della striscia di Gaza (controllata da Hamas), portando il totale a 14.000. La decisione è stata presa dopo una valutazione della situazione della sicurezza nell’ambito dell’attuazione della disposizione del ministro della difesa Benny Gantz di portare presto il totale dei permessi a 20.000.

Israele, Egitto e Unione Europea hanno firmato mercoledì un accordo volto ad aumentare le vendite di gas naturale liquefatto ai paesi UE che mirano a diversificare gli approvvigionamenti per diminuire la loro dipendenza dalle forniture energetiche russe. In base all’accordo firmato al Cairo, Israele invierà gas in Egitto perché venga liquefatto per l’esportazione via mare.

E’ terminato davanti al tribunale distrettuale di Beersheba il processo a carico di Mohammad el-Halabi, già a capo della filiale di Gaza dell’organizzazione umanitaria cristiana internazionale World Vision, trovato colpevole d’aver dirottato fino a 50 milioni di dollari a favore di Hamas per pagare terroristi, acquistare armi e finanziare le attività del gruppo.