Sezione: News

“Israele è il nostro unico nemico”. Lo hanno proclamato Hamas e Fatah in una tele-conferenza stampa congiunta tenuta giovedì. “Stiamo parlando di una lotta comune, di una campagna sul terreno – ha detto il rappresentante di Fatah, Jibril Rajoub – Chiediamo a tutte le fazioni palestinesi di considerare la cooperazione tra Hamas e Fatah come un’opportunità storica per una lotta comune contro l’occupazione israeliana. Non abbiamo altri nemici se non Israele”. Rajoub ha definito Hamas un “partner a pieno titolo”. “Usciamo da questo incontro sotto un’unica bandiera – ha aggiunto l’esponente del movimento che fa capo ad Abu Mazen – Vogliamo voltare pagina nei rapporti con Hamas e essere d’esempio al popolo, ai prigionieri e ai martiri”. Dal canto suo il rappresentante di Hamas, Saleh Arouri, ha detto che “Hamas e Fatah non hanno mai avuto differenze nell’affrontare l’occupazione, anche quando ci scontravamo con Fatah. Dobbiamo congelare le nostre differenze in nome di un accordo strategico di lotta contro l’occupazione”. Arouri ha elogiato Abu Mazen per aver “rifiutato di fare concessioni a Israele” e ha giurato che Hamas farà ricorso “a tutte le forme di lotta e resistenza: quando nelle intifade abbiamo lavorato insieme, abbiamo costretto l’occupazione a ritirarsi e fare concessioni”. “Il nostro conflitto con l’occupazione è un conflitto esistenziale – ha concluso Rajoub – Oggi proclamiamo un’intesa con Hamas per combattere l’annessione e l’accordo del secolo (piano Trump ndr)”. Il presidente della Lista (araba) Congiunta, il parlamentare arabo-israeliano Ayman Odeh, è intervenuto alla tele-conferenza esortando Fatah e Hamas a lavorare insieme contro i piani d’occupazione israeliani. “Prendo parte a questa conferenza – ha detto Odeh – per sostenere la riconciliazione tra le fazioni: un passo necessario per combattere l’annessione, porre fine all’occupazione e arrivare a una pace giusta”.

Il rappresentante di Fatah Jibril Rajoub, a Ramallah, partecipa alla video-conferenza con il vice capo di Hamas Saleh Arouri, in collegamento da Beirut (clicca per ingrandire)

Le forze di sicurezza israeliane al posto di controllo di Kalandia (entrata nord di Gerusalemme) hanno arrestato in tempo, giovedì, un 14enne che brandiva un coltello.

Il Commissione ministeriale del Consiglio d’Europa ha accordato mercoledì a Israele lo status di osservatore nel Comitato ad hoc per l’intelligenza artificiale (CAHAI). “Israele ha ottenuto lo status di osservatore e ora potrà contribuire all’importante Comitato con le proprie conoscenze e competenze – si legge in una nota del Ministero degli esteri israeliano – Israele va ad affiancare Canada Stati Uniti Giappone Messico e Vaticano, che sono già osservatori nel Comitato”. Il CAHAI sta attualmente studiando la fattibilità di un quadro giuridico per lo sviluppo, la progettazione e l’applicazione dell’intelligenza artificiale, che sia basato sugli standard del Consiglio d’Europa in materia di diritti umani, democrazia e stato di diritto.

L’Autorità Palestinese ha comunicato giovedì che taglierà i salari di decine di migliaia di dipendenti, dopo che il mese scorso ha respinto per protesta il trasferimento nelle sue casse nell’introito delle tasse riscosse da Israele per conto dei palestinesi. I trasferimenti, circa 190 milioni di dollari al mese, rappresentano più di metà del budget dell’Autorità Palestinese e derivano da dazi sulle importazioni che giungono in Cisgiordania e Gaza attraverso porti israeliani.

Yifat Shasha-Biton, presidente della commissione parlamentare israeliana che si occupa della pandemia di covid-19, ha detto martedì che Israele sta facendo di più per aiutare i palestinesi di quanto non faccia la loro dirigenza. “Nella complicata realtà in cui viviamo – ha detto Shasha-Biton – abbiamo il dovere morale di salvare vite umane. Pertanto, nonostante il fatto che i dirigenti dell’Autorità Palestinese abbiano deciso di interrompere ogni collaborazione con il Coordinatore delle attività governative israeliane nei Territori, Israele non volta le spalle ai residenti dell’Autorità Palestinese e continua a fornire loro cure mediche nei casi di pericolo di morte”. Israele, ha aggiunto la presidente, “continuerà a fare ogni sforzo per aiutare i casi umanitari, ma l’Autorità Palestinese non può sfuggire alla responsabilità d’aver interrotto il coordinamento, danneggiando i suoi stessi abitanti”. Il Coordinatore delle attività governative israeliane nei Territori, Inbal Maman, ha riferito alla Commissione che negli ultimi tempi sono state approvate migliaia di richieste di palestinesi che necessitano di cure mediche, nonostante la mancanza di coordinamento con l’Autorità Palestinese.

Ripercorrendo in un’intervista i suoi cinque anni di servizio, l’ambasciatore uscente d’Israele all’Onu Danny Danon ha osservato che, su 193 stati membri, Israele intrattiene relazioni ufficiali con 160 paesi e rapporti diplomatici dietro le quinte con un certo numero di altri stati. “Ho esortato i leader di questi paesi a smettere di nascondersi e dichiarare pubblicamente le loro relazioni con Israele” ha aggiunto Danon, facendo notare che molti dei diplomatici che alle Nazioni Unite parlano apertamente contro Israele hanno poi votato a suo favore quando è stato nominato a capo del Collegio legale dell’ente, diventando il primo ambasciatore israeliano a guidare un comitato delle Nazioni Unite.

“Giovedì mattina si è verificato un incidente che ha danneggiato un magazzino in costruzione presso l’impianto nucleare di Natanz” nell’Iran centrale. Lo ha affermato Behrouz Kamalvandi, portavoce dell’Organizzazione per l’energia atomica del paese, senza fornire dettagli sulla natura dell’incidente “Tre misteriosi esplosioni, almeno due delle quali in impianti segreti nucleari e di produzione darmi, hanno scosso l’Iran nell’ultima settimana – ha scritto Seth J. Frantzman sul Jerusalem Post – Tutti e tre sono stati segnalati dai mass-media iraniani con varie scuse per sostenere che fossero meno gravi di quello che sembravano, che sono oggetto di indagine e che non c’è altro da aggiungere. Tutto ciò suscita domande cruciali sull’origine di queste esplosioni che hanno interessato aspetti chiave del complesso militar-industriale iraniano, ma Teheran tenterà di far dimenticare rapidamente queste storie continuando a spostare l’attenzione sugli Houti che combattono l’Arabia Saudita o Hamas che ‘resiste’ a Israele”.

Un alto funzionario del governo israeliano ha detto mercoledì che, a causa della preoccupante impennata nel tasso di contagi da coronavirus che si registra nel paese, le autorità stanno considerando l’eventualità di istituire chiusure limitate ad alcune località e quartieri in cui è stato registrato un grande numero di casi di covid-19.

La Biblioteca Nazionale d’Israele ha annunciato martedì l’intenzione di catalogare circa 35.000 libri ebraici presenti in Italia, nell’ambito del suo compito di inventariare i tesori culturali di Israele e del patrimonio ebraico. In Italia si trova una quantità di libri ebraici scritti nei secoli poiché le comunità ebraiche hanno mantenuto una presenza costante nel paese per due millenni e sono state fortemente coinvolte nella produzione sia di manoscritti che di libri a stampa. Migliaia di libri ebraici rari e non catalogati si trovano in raccolte custodite da Comunità ebraiche, biblioteche statali, istituzioni della Chiesa italiana e in Vaticano. La Biblioteca Nazionale d’Israele si è assunta il compito di classificare circa 35.000 di quei libri nel quadro di un’iniziativa denominata I-TAL-YA BOOKS, facendo ricorso a tecnologie appositamente sviluppate per questo progetto, con l’obiettivo di integrare tutti i libri in un elenco unificato che ne faciliti il reperimento da parte di studiosi e storici. Il progetto, che si stima possa concludersi in tre anni, nasce da uno sforzo congiunto dell’Unione di Comunità Ebraiche Italiane con la Biblioteca Centrale Nazionale di Roma e la Biblioteca Nazionale d’Israele, sostenuto dalla Rothschild Foundation Hanadiv Europe. La Biblioteca Nazionale d’Israele possiede oltre 5 milioni di libri con le più grandi collezioni al mondo di Giudaica, e custodisce numerosi manoscritti, libri e manufatti rari o unici.

(clicca per ingrandire)

Israele risulta primo fra i paesi Ocse, e secondo paese al mondo, in termini di produzione di energia solare. E’ quanto risulta da un rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia secondo il quale l’8,7% dell’elettricità complessiva d’Israele è attualmente prodotta da energia solare, un dato superato solo dall’Honduras (14,8%) e migliore di Germania (8,6%), Cile (8,5%), Australia e Grecia (8,1%). Il ministro israeliano dell’energia, Yuval Steinitz, ha affermato che l’obiettivo è aumentare la produzione di energia solare fino al 30% entro il 2030, ed eliminare gradualmente il carbone entro il 2026.

Una centrale elettrica a energia solare nel sud di Israele (clicca per ingrandire)