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La Repubblica Ceca ha aperto una missione diplomatica a Gerusalemme ovest come segno del riconoscimento che la città è la capitale d’Israele. “Noi, Repubblica Ceca, apriamo qui a Gerusalemme, in Via Washington, la nostra rappresentanza diplomatica” ha detto giovedì il primo ministro ceco Andrej Babiš, inaugurando il nuovo ufficio insieme al ministro degli esteri israeliano Gabi Ashkenazi. Babiš ha chiarito che l’ambasciata ceca si trova ancora a Tel Aviv, ma ha spiegato che il nuovo ufficio sarà una filiale di quell’ambasciata. “Avremo una vera e propria missione diplomatica qui a Gerusalemme – ha detto Babiš – che si occuperà di molte cose, dalla politica, alla cooperazione economica, all’agenda consolare e altri temi. Avrà il suo staff permanente e lavorerà sotto la guida della nostra ambasciata a Tel Aviv”. Due anni fa, la Repubblica Ceca aveva aperto a Gerusalemme ovest un centro culturale e commerciale.

Da sinistra: il ministro degli esteri israeliano Gabi Ashkenazi e il primo ministro ceco Andrej Babiš nel nuovo ufficio a Gerusalemme dell’ambasciata della Repubblica Ceca (clicca per ingrandire)

Yael Cohen, di Nokdim (Cisgiordania meridionale), infermiera presso l’Hadassah Medical Center di Gerusalemme e madre di due bambini, ha allattato al seno una neonata figlia di una donna di Gerusalemme est rimasta gravemente ferita sabato in un incidente stradale. Quando ha visto che la piccola piangeva e non accettava il biberon, l’infermiera ha chiesto alla zia, che la accompagnava, il permesso di allattarla e questa ha risposto entusiasta, ringraziandola. “Niente di speciale – ha commentato Yael Cohen – Come madre, mi spezzava il cuore vedere la bimba soffrire affamata, senza sua madre vicina e senza l’unica cosa che poteva calmarla. Mi sono seduta, l’ho portata a me, l’ho nutrita e all’improvviso si è calmata e ha mangiato avidamente”.

L’infermiera Yael Cohen (clicca per ingrandire)

E’ atterrato giovedì all’aeroporto Ben-Gurion il nono e ultimo volo dell’operazione avviata lo scorso dicembre per portare 2.000 ebrei etiopi in Israele. I nuovi immigrati entreranno in quarantena prima di riunirsi alle loro famiglie che già vivono in Israele.

Circa 60 funzionari e uomini d’affari israeliani ed egiziani hanno recentemente preso parte al più grande incontro bilaterale tenuto tra i due paesi negli ultimi 20 anni. L’incontro nella località turistica egiziana di Sharm el-Sheikh aveva lo scopo di ampliare la cooperazione economica al di là della consolidata produzione tessile e del gas naturale che Israele ha iniziato ad esportare verso l’Egitto nel 2020. Il ministro israeliano dell’intelligence, Eli Cohen, ha guidato la delegazione israeliana alla conferenza, che su richiesta degli egiziani ha ricevuto poca copertura da parte della stampa. Secondo Eli Cohen, la conferenza aiuterà i paesi a riportare il commercio bilaterale al precedente record di un miliardo di dollari all’anno.

Marzo 2021: egiziani e israeliani alla conferenza economica di Sharm el-Sheikh (clicca per ingrandire)

Il movimento Fatah, che fa capo al presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen, ha espulso Nasser al-Kidwa, 67enne nipote del defunto capo palestinese Yasser Arafat, per aver annunciato che si sarebbe candidato alle elezioni parlamentari palestinesi del 22 maggio con una sua lista composta da indipendenti, giovani e uomini d’affari. Nasser al-Kidwa, che in passato ha ricoperto varie cariche fra cui quella di rappresentante palestinese presso le Nazioni Unite, nelle ultime settimane ha espresso esplicite critiche all’attuale governo dell’Autorità Palestinese invocando “un radicale cambiamento del sistema politico palestinese”.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si reca giovedì ad Abu Dhabi per incontrare il principe ereditario Mohammed bin Zayed Al Nahyan nella prima visita ufficiale di un premier israeliano nella nazione araba del Golfo. All’incontro, secondo fonti citate mercoledì dall’emittente Kan, potrebbe unirsi anche il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. Secondo Canale 13, un altro potenziale ospite che potrebbe incontrare Netanyahu negli Emirati Arabi Uniti è il primo ministro sudanese Abdalla Hamdok. In serata, tuttavia, una fonte ufficiale saudita ha smentito che Mohammed bin Salman abbia in programma di recarsi giovedì negli Emirati. Il viaggio ad Abu Dhabi, già in programma il mese scorso, era stato posticipato a causa della pandemia. Secondo alcune fonti, gli Emirati Arabi Uniti avrebbero preferito rimandarlo ulteriormente per non farlo coincidere con la campagna elettorale in corso in Israele, ma alla fine sono stati persuasi. Netanyahu resta negli Emirati poche ore per rientrare in serata a Gerusalemme, dove è previsto un suo incontro con i leader di Ungheria e Repubblica Ceca, Viktor Orban e Andrej Babis.

Con una cerimonia nella residenza ufficiale del presidente d’Israele Reuven Rivlin a Gerusalemme, il movimento Moshavim ha celebrato lunedì i cento anni dalla creazione del primo moshav (villaggio cooperativo), oltre un quarto di secolo prima alla fondazione dello stato. Il movimento rappresenta 450 villaggi agricoli cooperativi sparsi in tutto il paese, da Kfar Yuval nel nord a Faran nell’Aravà meridionale. Durante il suo discorso, Rivlin ha ricordato come la sua compianta moglie, Nechama, fosse cresciuta in un moshav dove sua madre gestiva la fattoria da sola con le figlie. All’evento hanno preso parte il segretario generale del movimento, Amit Yifrah, e rappresentanti dei moshav di tutto il paese tra cui, fra gli altri, Elad Betzer, discendente di terza generazione dei fondatori del primo moshav Nahalal creato in Galilea nel 1921, e Shaike Shaked di Nativ Ha’asarah, vicino al confine con Gaza. Parlando a nome di tutti i moshav d’Israele, Yifrah ha sottolineato il ruolo cruciale svolto, ieri come oggi, dai villaggi cooperativi, insieme ai kibbutz (villaggi collettivistici), nello sviluppo della società e della sicurezza d’Israele.

 

Veduta aerea del moshav Nahalal (clicca per ingrandire)

 

Il moshav Nahalal nel 1946 (clicca per ingrandire)

Il primo ministro dell’Autorità Palestinese Mohammad Shtayyeh si è rivolto mercoledì alla comunità internazionale dicendo che paesi ed enti amici devono “adempiere ai loro obblighi nei nostri confronti” circa la fornitura di vaccini anti-coronavirus. Nel frattempo, l’ex capo della sicurezza di Gaza ora in esilio Mohammad Dahlan ha annunciato che gli Emirati Arabi Uniti invieranno giovedì nella striscia di Gaza altri 40.000 vaccini russi Sputnik V. Dahlan, un avversario del presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen che vive negli Emirati dal 2011, ha già organizzato a metà febbraio l’invio a Gaza di 20.000 dosi di Sputnik grazie al sostegno degli Emirati.

 

Israele istituirà la sua decima università a Tzfat (Safed). Lo ha annunciato lunedì il primo ministro Benjamin Netanyahu durante un tour della città settentrionale. Poiché l’università più settentrionale del paese si trova a Haifa (51 km da Safed), negli anni scorsi è cresciuta l’esigenza di creare un altro istituto di studi superiori in Galilea. Il progetto, in teoria già approvato nel 2005, è stato rilanciato dal governo nel 2015. Il sindaco di Safed, Shuki Ohana, ha detto che la decisione di istituire l’università nella città farà rivivere l’intera regione. Safed vanta attualmente più di 2.000 studenti iscritti alla Facoltà di Medicina Azrieli, sezione staccata dell’Università Bar-Ilan, al Safed Academic College e alla Scuola di Infermieristica.

L’attuale Facoltà di Medicina Azrieli, a Safed, parte dell’Università Bar Ilan (clicca per ingrandire)

Israele ha annunciato martedì l’invio di un team medico in Guinea Equatoriale per assistere i soccorsi dopo le devastanti esplosioni accidentali di depositi di dinamite ed esplosivi che domenica hanno colpito un accampamento militare nel quartiere Mondong Nkuantoma della città costiera di Bata, causando un centinaio di morti e più di 600 feriti. La delegazione congiunta del Ministero della Salute e delle Forze di Difesa israeliane includerà medici di terapia intensiva, pediatri e altri specialisti di pronto intervento. La Guinea Equatoriale è un paese ricco di petrolio, con 1,3 milioni di abitanti, che si trova a sud del Camerun, in Africa occidentale. Ex colonia spagnola, ottenne l’indipendenza nel 1968. Bata conta circa 175.000 abitanti.