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In Israele il servizio militare obbligatorio maschile è stato ridotto da 32 a 30 mesi (due anni e mezzo) per tutte le reclute arruolate a partire dal primo luglio 2020. Lo hanno annunciato mercoledì le Forze di Difesa israeliane, aggiungendo che lo stesso vale per le donne che volontariamente prestano servizio militare in ruoli che prevedono una ferma della stessa lunghezza (mentre il normale servizio militare obbligatorio femminile è di 24 mesi). Per molti anni, i cittadini maschi israeliani hanno servito nell’esercito per 36 mesi, ma nel 2015 il servizio obbligatorio era stato ridotto a 32 mesi.

Come previsto a causa delle recente recrudescenza di contagi nel paese, Israele non è stato incluso nella lista dei 14 paesi i cui abitanti sono ora autorizzati a recarsi nell’Unione Europea. Allo stesso modo sono rimasti esclusi grandi paesi come Stati Uniti, Russia, Brasile e India. La lista UE verrà aggiornata ogni 14 giorni.

I palestinesi sono pronti a riprendere le trattative di pace con Israele dal punto dove le hanno bloccate (nel 2014) per arrivare a un accordo sulla base di “concessioni territoriali minori”, stando a una controproposta che l’Autorità Palestinese avrebbe presentato al Quartetto per la pace in Medio Oriente (Usa, Ue, Onu, Russia) in risposta al piano Trump. Lo afferma l’agenzia AFP che dice d’aver potuto prendere visione lunedì del testo di quattro pagine della controproposta palestinese. “Siamo pronti ad avere il nostro stato con un numero limitato di armamenti e una potente forza di polizia per garantire legge e ordine” si legge nel testo, che prevede inoltre una forza internazionale come la Nato, incaricata dalle Nazioni Unite di monitorare il rispetto dell’eventuale trattato di pace. Il testo prevede anche “piccoli cambiamenti reciprocamente concordati alle linee di confine, sulla base dei confini [linee armistiziali ndr] del 4 giugno 1967″. L’Autorità Palestinese ha comunque affermato che la controproposta verrà ritirata se Israele procederà con “l’annessione di qualsiasi porzione di territorio palestinese”. Dal canto suo, il piano Trump (respinto dai palestinesi prima che fosse pubblicato) prevede la creazione di uno stato palestinese su un territorio meno esteso e senza divisione di Gerusalemme. Al momento non è dato sapere cosa prevedrebbe la controproposta palestinese in merito ai criteri indicati dal piano Trump per l’indipendenza palestinese (fra cui: formale accettazione del diritto degli ebrei ad avere il loro stato nazionale, cessazione dell’istigazione all’odio e al terrorismo, creazione di istituzioni statali affidabili) e in merito al cosiddetto “diritto al ritorno”. Secondo Israel HaYom, l’Autorità Palestinese ha già smentito il rapporto della AFP, asserendo che Ramallah non ha ancora ufficialmente informato il Quartetto e che dunque non si ritiene vincolata dalla sua controproposta.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto d’aver parlato martedì della “questione della sovranità” (su porzioni della Cisgiordania) con l’ambasciatore Usa in Israele David Friedman e con l’inviato speciale americano Avi Berkowitz. “Ci stiamo lavorando e continueremo a lavorarci nei prossimi giorni” ha detto Netanyahu, facendo intendere che non verrà annunciata una decisione alla scadenza del primo luglio. L’accordo di coalizione su cui si regge il governo di unità nazionale israeliano prevede la possibilità, a partire dal primo luglio, di promuovere il piano di estensione della sovranità israeliane.

L’Iran ha condannato a morte il giornalista Ruhollah Zam, il cui lavoro online ha contribuito a ispirare le proteste economiche del 2017. Lo ha annunciato martedì il portavoce della magistratura, Gholamhossein Esmaili. Zam gestiva un sito web chiamato AmadNews che pubblicava video e informazioni imbarazzanti su funzionari governativi iraniani. Il giornalista, che viveva in esilio a Parigi, è stato convinto nell’ottobre 2019 a tornare in Iran, dove è stato arrestato.

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Vent’anni dopo il decollo della prima donna pilota da combattimento israeliana, l’aviazione del paese avrà presto la sua prima donna pilota di F-35. Lo riferisce il Jerusalem Post, secondo il quale la giovane volerà presto nel 116esimo squadrone che fa base a Nevatim, nel sud di Israele. Una volta presi i gradi, si prevede che la pilota volerà anche in missioni di combattimento insieme ai suoi compagni. Nel 2018 Israele è stato il primo paese a utilizzare l’F-35 in zona di combattimento. Finora solo un’altra donna pilota, l’americana Emily “Banzai” Thompson, ha pilotato un F-35 stealth in zona di combattimento.

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Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (Fplp) ha esortato tutte le istituzioni palestinesi, comprese le ong, ad adottare una posizione unitaria contro i criteri antiterrorismo stabiliti dell’Unione Europea per i suoi finanziamenti. Nel 2017 l’UE ha approvato una direttiva che stabilisce che le ong che ricevono fondi non possono utilizzarli per finanziare il terrorismo e devono impegnarsi per iscritto a non farli arrivare a organizzazioni definite terroriste dall’UE (come Hamas, Jihad Islamica e lo stesso Fplp). In una dichiarazione on-line, l’Fplp invita le ong a rifiutare tali criteri, “opporsi con tutti i mezzi” e fare pressione sull’UE affinché annulli la clausola anti-terrorismo, affermando che essa costituisce una “sottomissione” alle condizioni dell’UE che “colpiscono alle fondamenta le istituzioni civili che esprimono l’identità nazionale palestinese”. Finora sono circa 130 le ong hanno pubblicamente dichiarato di non volersi adeguare alla clausola definendola una “interferenza illegale nel processo politico della Palestina da parte di organismi esterni”. “La presa di posizione del Fplp – afferma Olga Deutsch, vice-presidente di “ONG Monitor” – elimina qualsiasi dubbio sui legami tra un gruppo designato come terrorista dall’Unione Europea e le ong palestinesi che esso considera una propria estensione”.

Il ministro della difesa e primo ministro vicario israeliano Benny Gantz ha affermato lunedì che “qualunque cosa non sia collegata alla lotta contro il coronavirus può aspettare”: un’affermazione che è sembrata volta a rinviare le decisioni in merito alla prospettata “annessione” di parti della Cisgiordania. Parlando al gruppo parlamentare del suo partito, Gantz ha ricordato che Blu-Bianco ha accettato di formare un governo con il Likud di Netanyahu proprio in nome della battaglia contro la pandemia e ha avvertito che “la lotta al coronavirus sarà lunga”. “Non basta pensare in termini di settimane – ha detto Gantz – Bisogna pensare almeno a un anno”.

L’Alta Commissaria Onu per i diritti umani Michelle Bachelet ha detto lunedì a Israele di fermare il suo prospettato progetto “illegale” di estendere la giurisdizione israeliana su porzioni della Cisgiordania. “L’annessione è illegale. Punto” ha affermato Bachelet. Il Ministero degli esteri israeliano ha respinto le osservazioni di Bachelet accusandola di politicizzare il proprio incarico. “Questa non è la prima volta che l’Alta Commissaria Michelle Bachelet usa il suo ruolo per politicizzare contro Israele il Comitato Onu, facendo mostra di un approccio unilaterale – afferma in una nota il portavoce del Ministero, Lior Haiat – Pertanto non sorprende che oggi abbia deciso di unirsi alla campagna palestinese contro il piano di pace americano e di pronunciarsi ancor prima che sia stata presa qualsiasi decisione in merito”. Haiat afferma inoltre che Israele “da molto tempo ha perso fiducia nella capacità della Commissaria di promuovere in modo equo i diritti umani nella nostra regione”, e ricorda la decisione israeliana di congelare i rapporti con Bachelet all’inizio di quest’anno a causa della pubblicazione di un elenco di proscrizione delle aziende che operano nelle comunità ebraiche al di là della Linea Verde (ex linea armistiziale 1949-’67).

Michelle Bachelet, Alta Commissaria Onu per i diritti umani (clicca per ingrandire)

Secondo un recente saggio pubblicato dal Reale Istituto giordano Aal al-Bayt per il pensiero islamico, l’Antico Testamento dimostra che “Gerusalemme è sempre stata una città araba”. Stando a quanto riferisce il quotidiano saudita Arab News, il saggio del Royal Aal al-Bayt Institute, un think tank con sede ad Amman, afferma che gli arabi furono i primi abitanti di Gerusalemme e che vi vivono da almeno 5.000 anni. Vera Baboun, membro del Consiglio Nazionale Palestinese ed ex sindaco di Betlemme, ha dichiarato ad Arab News che il saggio dell’istituto giordano “mette i lettori di fronte alle loro idee sbagliate e alla loro ignoranza, sfatando l’esclusiva narrativa politica o biblica israeliana che viene utilizzata per negare i diritti e l’esistenza dei palestinesi a Gerusalemme e nella terra palestinese in generale”.