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La nazionale di calcio giovanile degli Emirati Arabi Uniti parteciperà a un torneo in programma dal 12 al 17 novembre in Israele, insieme alle squadre giovanili di Germania, Russia e Israele. Sarà la prima volta che una nazionale ufficiale araba giocherà in Israele.

Parlando martedì alla Knesset, il parlamentare israeliano della Lista (araba) Congiunta Osama Saadi ha definito “maledetta” la Dichiarazione Balfour che “il 2 novembre di 104 anni fa che annunciava l’istituzione di una sede nazionale ebraica in Palestina”.

Le sirene dell’allarme aereo suonano mercoledì in una serie di città e paesi di tutto Israele, nel quadro di un’esercitazione nazionale della difesa civile condotta da Ministero della difesa e Forze di Difesa israeliane.

Un grande bunker siriano risalente a prima della Guerra dei sei giorni pieno di munizioni, bombe di mortaio di vario calibro, esplosivi e altro è stato scoperto sulle alture del Golan dall’Autorità anti-mine del Ministero della Difesa israeliano. L’avamposto siriano di Mitzpe Gadot, noto come “El Murtafa”, era una delle postazioni più fortificate dell’esercito siriano sul Golan, da dove i soldati di Damasco bersagliavano le comunità israeliane nella sottostante Valle di Hula prima della guerra del 1967, ed oggi funge da luogo commemorativo della terza brigata Alexandroni delle Forze di Difesa israeliane che fu la prima a sfondare le linee siriane. Nei campi che circondano l’avamposto si trovano ancora migliaia di mine risalenti a quel periodo. Il bunker è stato scoperto proprio durante lavori di sminamento.

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I residenti arabi di Sheikh Jarrah (Gerusalemme est) hanno respinto “all’unanimità”, martedì, il compromesso proposto dalla Corte Suprema israeliana che avrebbe permesso loro di rimanere almeno altri 15 anni nelle case dove vivono in cambio del riconoscimento della (documentata) proprietà ebraica e del pagamento di un affitto simbolico: hanno spiegato che preferiscono fare affidamento sulla “piazza palestinese” per sensibilizzare circa la loro situazione piuttosto che “sottomettersi all’ingiusto accordo” della Corte. Anche Nahalot Shimon, il gruppo proprietario, ha inoltrato la sua risposta alla Corte Suprema, ma – scrive martedì Ha’aretz – la sua decisione non è stata ancora resa pubblica, a differenza di quanto riferito domenica da alcuni organi di stampa.

Si apprende che Saliman Kasab, un palestinese 29enne di Khan Yunis (striscia di Gaza) che si trovava illegalmente in Israele, è stato arrestato lo scorso 12 ottobre in relazione a diversi attacchi incendiari avvenuti nella città di Ramle (Israele centro). Kasab era entrato in Israele nel gennaio 2020 con un permesso umanitario per accompagnare sua madre, in cura in Cisgiordania per una grave malattia. Terminate le terapie della madre, Kasab è rimasto in Israele illegalmente. Il 30 settembre e il 4 ottobre Kasab ha compiuto attacchi incendiari a Ramle contro autobus e sukkot (capanne temporanee erette per l’omonima festa ebraica). Kasab era inoltre in contatto con le Brigate Martiri di al-Aqsa per compiere attentati in Israele e al momento dell’arresto aveva già ricevuto dei fondi a questo scopo dal gruppo terrorista.

Israele è uno dei 105 paesi che martedì, alla COP26 di Glasgow, hanno concordato di porre fine alla deforestazione entro il 2030.

La ministra israeliana dell’energia Karine Elharrar ha potuto accedere, martedì, al vertice sul clima COP26 di Glasgow utilizzando una rampa appositamente allestita che ha percorso insieme al primo ministro Naftali Bennett. I due sono stati poi raggiunti dal primo ministro britannico Boris Johnson, che si è scusato con Elharrar per il fatto che lunedì non aveva potuto partecipare ai lavori a causa dell’inaccessibilità alle sedie a rotelle.

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Secondo Walla e fonti sudanesi, una delegazione israeliana del Mossad ha segretamente visitato la capitale sudanese Khartoum la scorsa settimana, dopo il colpo di stato militare, con l’obiettivo di valutare la situazione nel paese col quale Israele aveva avviato un percorso per la normalizzazione dei rapporti nell’ambito degli Accordi di Abramo.

“Israele è la nazione dell’innovazione climatica e siamo pronti a fare da apripista”. Lo ha detto il primo ministro Naftali Bennett intervenendo lunedì alla conferenza sul clima COP26 a Glasgow, in Scozia. “Israele è all’inizio di una rivoluzione sui cambiamenti climatici” ha spiegato Bennett illustrando il “piano in 100 passi”, un piano d’azione da 4,8 miliardi di dollari sottoposto all’approvazione del governo la scorsa settimana. Bennett ha affermato che Israele è impegnato a ridurre le emissioni nette di gas serra entro il 2050 e a eliminare gradualmente l’uso del carbone entro il 2025. Ma soprattutto, ha sottolineato Bennett, essendo un piccolo paese, il più grande contributo che Israele può dare è attraverso tecnologie innovative. “Dobbiamo contribuire con la più preziosa fonte d’energia d’Israele: l’energia e le capacità intellettuali del nostro popolo” ha detto Bennett, esortando gli imprenditori israeliani a cambiare: “Invece di creare un’altra eccitante app, lanciate delle start-up che contribuiscano a risolvere questa minaccia globale”. Bennett ha inoltre annunciato una task force chiamata “Green Sandbox” volta a fornire fondi e aiutare gli imprenditori a superare gli ostacoli burocratici.