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Il Ministero della Salute israeliano ha detto che, al momento, non intende allentare l’obbligo di uso delle mascherine negli spazi pubblici, nonostante il successo della campagna di vaccinazione nel paese. “In questa fase – ha affermato martedì un portavoce del Ministero – non c’è alcun piano per cambiare le regole riguardanti le mascherine obbligatorie. Il Ministero segue da vicino le informazioni sul rischio di contagio per i vaccinati, e aggiornerà la sua politica di conseguenza”.

Israeliani nel mercato Carmel di Tel Aviv (clicca per ingrandire)

Iniziano mercoledì le operazioni di voto per il personale israeliano che lavora presso le ambasciate d’Israele all’estero. Nei prossimi giorni verranno aperti 104 seggi elettorali in 100 ambasciate e missioni all’estero, comprese quelle in Marocco, Emirati Arabi Uniti e Bahrein. Nel frattempo, un sondaggio dell’Israel Democracy Institute rileva che solo il 29% degli israeliani confida che le elezioni del prossimo 23 marzo possano risolvere lo stallo politico e offrire una chiara indicazione sull’identità del futuro premier.

L’organizzazione no-profit IsraAID ha lanciato la prima di una serie di missioni volte ad assistere i paesi poveri nell’approntare il loro programma di vaccinazione anti-coronavirus facendo tesoro dell’esperienza d’Israele. Un team di sette membri di IsraAID è atterrato lunedì nel piccolo stato africano di Eswatini (o Swaziland) per una visita di due settimane su invito del governo del paese. L’Eswatini, che confina con il Sud Africa e il Mozambico e ha una popolazione di poco più di un milione, soffre dei più alti tassi di mortalità per covid-19 in Africa e della più alta prevalenza di HIV nel mondo. “L’idea è che questo intervento serva da missione-pilota, in modo da poter supportare nei prossimi mesi altri paesi nelle loro campagne di vaccinazione” ha detto a Times of Israel il portavoce di IsraAID, Ethan Schwartz.

Un’operatrice IsraAID (a sinistra) all’opera in un ospedale di Eswatini (clicca per ingrandire)

Ricercatori dell’Università di Gerusalemme hanno ideato una tecnica che potrebbe contribuire ad eliminare i test sugli animali durante lo sviluppo di nuovi farmaci. I ricercatori hanno creato microchip bionici con tessuto umano che riproducono la risposta ai trattamenti farmacologici di organi umani come cuore, fegato e reni, evitando di doverli testare su animali. “Lo sviluppo di farmaci è un’impresa lunga e costosa che va incontro a molteplici insuccessi – afferma Yaakov Nahmias, direttore del Grass Center for Bioengineering presso l’Università di Gerusalemme, e fondatore di Tissue Dynamic – La ragione principale è che gli esperimenti clinici sono fondamentalmente basati su informazioni minime ottenute da esperimenti sugli animali che spesso non riescono a replicare la risposta umana”. Sebbene la tecnologia scelta dai ricercatori dell’Università di Gerusalemme sia in uso da oltre 30 anni, il team di Nahmias ha incorporato sensori microscopici nel tessuto umano stesso, consentendo di monitorare la risposta del corpo a un trattamento farmacologico specifico in modo chiaro e preciso. “Ciò che rende unica la nostra tecnologia è che ci permette di andare oltre ciò che era possibile con la sperimentazione sugli animali – spiega Nahmias – Ora siamo in grado di inserire micro-sensori che ci offrono informazioni in tempo reale su come funzionano i farmaci e quando smettono di funzionare. Questa tecnologia ha la potenzialità di ridurre in modo significativo i tempi dei test per i farmaci, evitando la necessità di testare su animali di laboratorio facendo risparmiare tempo, denaro e inutili sofferenze”. Con il nuovo metodo, lo sviluppo di un nuovo farmaco anti-cancro ha richiesto solo otto mesi, senza utilizzare un solo animale e con meno costi del normale. I risultati del team sono stati recentemente pubblicati sulla rivista Science Translational Medicine.

Un gruppo di 140 membri del Congresso Usa, 70 democratici e 70 repubblicani, ha inviato una lettera al Segretario di Stato, Antony Blinken, esortandolo a garantire che qualsiasi accordo o serie di accordi che l’amministrazione Biden raggiungerà con l’Iran “affronti in modo completo l’intera gamma di minacce che l’Iran rappresenta per la regione”, e in particolare tre elementi fondamentali: “il programma nucleare, il programma di missili balistici e il finanziamento del terrorismo”.

Una statuetta risalente ai tempi biblici è stata trovata per caso da un ragazzino israeliano di 11 anni durante una gita familiare nel Negev. Lo ha annunciato martedì l’Authority israeliana per le antichità spiegando che il manufatto, raffigurante una donna stilizzata a seno nudo con le mani incrociate sotto il petto, risale a circa 2.500 anni fa, fra il tardo periodo del Primo Tempio e l’inizio del “periodo persiano”. Secondo gli esperti, si tratta probabilmente di un amuleto per la fertilità e la protezione dei neonati. Divinità della fertilità erano molto comuni nelle culture antiche e la stessa Bibbia offre svariate testimonianze dell’influenza che le popolazioni vicine ebbero sugli israeliti. La statuina in terracotta, alta circa 7 cm, è stata avvistata dall’undicenne Zvi Ben-David di Beersheba durante una gita di famiglia a Nahal HaBesor, un sentiero nel sud di Israele che segue il letto del torrente Besor. La madre del ragazzo, guida turistica professionale, ha capito l’importanza del ritrovamento e ha avvertito l’Authority per le antichità. Attualmente solo un’altra statuetta simile, anch’essa trovata nel Negev settentrionale, è conservata nella collezione Tesori Nazionali.

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Zvi Ben-David, il ragazzino che ha la statuetta di 2.500 anni fa (clicca per ingrandire)

Israele e Cipro hanno raggiunto un’intesa sulle riserve di gas a cavallo del loro confine marittimo. Lo ha annunciato martedì la ministra cipriota dell’energia, Natasa Pilides. Lo sviluppo del giacimento di gas Aphrodite, scoperto nel 2011 nelle acque cipriote, è rimasto bloccato per nove anni perché una parte di esso si estende nella zona marittima di Israele. La ministra Pilides ha detto che lei e il suo omologo israeliano Yuval Steinitz hanno raggiunto un accordo-quadro per risolvere il problema e che le linee guida verranno trasmesse alle società coinvolte nel progetto. Nel 2019 Cipro ha firmato una concessione di 25 anni con Noble Energy, Shell e Delek Drilling per lo sfruttamento del giacimento Aphrodite. Dal canto suo, Israele chiedeva di arrivare a un accordo prima che iniziassero i lavori perché circa il 10% di Aphrodite si estende nella parte di mare israeliana.

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Un servizio di Lloyd’s List, quotidiano a diffusione internazionale specializzato nelle notizie relative a navigazione e assicurazioni marittime, sembra avvalorare la tesi secondo cui sarebbe stata la nave cisterna Emerald ha sversare petrolio verso le coste israeliane mentre trasportava 90.000 tonnellate di greggio dall’Iran alla Siria. Come aveva affermato in precedenza il Ministero israeliano della Protezione ambientale, Lloyd’s List dice che il sistema di identificazione automatica della petroliera (AIS) è stato disattivato quando ha navigato attraverso il Golfo e il Mar Rosso, è stato acceso durante il passaggio attraverso il Canale di Suez e poi è stato spento di nuovo mentre si avvicinava a Israele il primo febbraio.

Per la prima volta nella storia dell’Egitto, il Ministero dell’istruzione ha dato luce verde a una proposta parlamentare che mira a introdurre l’insegnamento di elementi di conoscenza dell’ebraismo nel sistema scolastico del paese. “L’approvazione da parte del Ministero del tema dei valori religiosi condivisi tra le religioni divine [abramitiche] riflette la volontà dello stato di diffondere i valori di tolleranza e fraternità” ha dichiarato Kamal Amer, il parlamentare che presiede la Commissione difesa e sicurezza nazionale del Cairo. Amer ha aggiunto: “Il presidente Abdel Fattah al-Sisi desidera insegnare ai giovani i valori del rispetto per gli altri e il rifiuto di fanatismo ed estremismo”. L’Egitto ha firmato il Trattato di pace con Israele nel 1979.

 

Uno studio dell’Università di Tel Aviv e del Sourasky Medical Center di Tel Aviv ha rilevato che gli anticorpi delle madri in allattamento vaccinate possono contribuire a proteggere i bambini dal coronavirus: infatti, gli anticorpi trovati nel latte materno risultano in grado di impedire al coronavirus di legarsi alle cellule.