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Si chiamava Vyacheslav (Vladi) Golev ed era originario di Beit Shemesh l’agente di sicurezza di 23 anni ucciso venerdì a colpi di mitra da due terroristi palestinesi all’ingresso della località ebraica di Ariel (Cisgiordania). Golev ha fatto scudo col suo corpo all’altra guardia, Victoria Fligelman, originaria di Ashkelon e sua fidanzata. Sabato, le forze di sicurezza israeliane hanno individuato e arrestato, nella vicina località palestinese di Qarawat Bani Hassan, due palestinesi accusati d’aver compiuto l’attentato e hanno sequestrato le loro armi. Golev è la 15esima vittima dell’ultima ondata di terrorismo anti-israeliano.

Un’immagine dell’attentato di venerdì ad Ariel (clicca per ingrandire)

Victoria Fligelman e Vyacheslav Golev (clicca per ingrandire)

Nuove violenze nella spianata sul Monte del Tempio di Gerusalemme, giovedì mattina (ultimo giorno di accesso per i non musulmani prima della chiusura di dieci giorni per la fine del Ramadan), quando diverse decine di estremisti palestinesi hanno iniziato a scagliare pietre e ordigni contro visitatori ebrei e gli agenti di polizia che li scortavano, mentre sui social network arabi continuano ad essere postate fake news sugli eventi. In una telefonata giovedì pomeriggio con il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov, il capo di Hamas Ismail Haniyeh ha espresso apprezzamento per il sostegno di Mosca ai palestinesi circa i fatti alla moschea di al-Aqsa.

Estremisti palestinesi lanciano ordigni dalla moschea di al-Aqsa verso i visitatori ebrei (clicca per ingrandire)

Un razzo palestinese lanciato da Gaza giovedì sera si è abbattuto nel parcheggio di un’abitazione di Sderot causando danni ma non vittime. Tuttavia alcune persone sono state ricoverate per ferite riportate mentre correvano verso i rifugi. Un secondo razzo lanciato da Gaza si è abbattuto all’interno della striscia controllata da Hamas. Nella notte sono nuovamente scattate le sirene d’allarme a causa di raffiche di mitragliatrice da oltre confine. Le Forze di Difesa israeliane hanno reagito colpendo una postazione terroristica e un tunnel “contenente sostanze chimiche utilizzate per la produzione di motori per razzi”. Per la seconda volta in due giorni, i terroristi di Gaza hanno tentato, invano, di colpire con razzi i velivoli israeliani in missione. “In nessun caso accetteremo il lancio di razzi dalla striscia di Gaza sullo stato di Israele”, ha ribadito giovedì il ministro degli esteri israeliano Yair Lapid incontrando una delegazione del Dipartimento di Stato americano in visita in Israele. “Hamas e il mondo intero – ha aggiunto Lapid – devono sapere che Israele agirà e farà tutto ciò che è necessario per proteggere la sicurezza dei suoi cittadini. Lo stato d’Israele si trova a fronteggiare il terrorismo islamista estremista il cui unico scopo è seminare violenza, paura e caos. Israele continuerà a preservare in futuro lo status quo sul Monte del Tempio e non abbiamo alcuna intenzione di cambiarlo”.

Un razzo lanciato lunedì sera dalla striscia di Gaza verso Israele è stato intercettato in tempo dal sistema “Cupola di ferro” sopra le località civili israeliane di Kissufim e Ein Hashlosha, dove sono risuonate le sirene d’allarme. Era dal primo gennaio 2022 che non si verificavano lanci di razzi palestinesi. Allora, tuttavia, non erano suonate le sirene perché i due razzi si erano abbattuti in mare al largo della costa di Tel Aviv.

Violenti scontri sono scoppiati venerdì alle prime luci dell’alba attorno moschea di al-Aqsa, nella Città Vecchia di Gerusalemme, quando diverse decine di palestinesi a volto coperto, alcuni con le bandiere di Hamas, hanno iniziato a scagliare pietre e ordigni esplosivi sui fedeli ebrei riuniti nel sottostante piazzale del Muto Occidentale (“del pianto”), costringendo la polizia a intervenire per disperderli. La polizia ha sottolineato che questi disordini “impedivano di fatto a migliaia di pacifici fedeli musulmani di accedere al complesso per le preghiere del secondo venerdì del mese Ramadan”. La polizia ha affermato che prima di intervenire con mezzi anti-sommossa e procedere ad arresti, “erano stati dati invano molti avvertimenti e molte opportunità ai facinorosi per disperdersi autonomamente”. La polizia ha seccamente smentito l’accusa mossa da alcuni esponenti palestinesi secondo cui gli agenti sarebbero stati i primi ad avviare gli scontri. “Abbiamo fatto tutto il possibile per evitare di entrare nel complesso sul Monte del Tempio – ha spiegato il capo della polizia israeliana, Kobi Shabtai – Abbiamo cercato di lasciare la gestione della giornata al Waqf (musulmano). Ma quando gli agitatori hanno lanciato ordigni pirotecnici e pietre sui fedeli ebrei al Muro Occidentale, siamo intervenuti e li abbiamo arrestati”. Un portavoce della polizia ha aggiunto: “Mentre la polizia si adopera per garantire la libertà di culto per tutti e preservare la legge e la sicurezza nei luoghi santi e in tutta Gerusalemme, vi sono altri che scelgono la violenza. Continueremo ad adottare misure energiche contro coloro che attentato alla pace e alla sicurezza dei cittadini”. Israele – ha affermato il ministro della Pubblica Sicurezza Omer Bar-Lev – non ha nessun interesse che il Monte del Tempio diventi un epicentro di violenze che danneggiano sia i fedeli musulmani che i fedeli ebrei al Muro Occidentale”. “Israele – ha dichiarato il ministro degli esteri Yair Lapid – è  impegnato a garantire la libertà di culto per tutte le fedi e il nostro obiettivo è consentire la pacifica preghiera dei credenti durante le festività del Ramadan. Le violenze di questa mattina sul Monte del Tempio sono inaccettabili e vanno contro lo spirito delle religioni in cui crediamo. La convergenza (quest’anno) di Pesach, Ramadan e Pasqua (cristiana) è il simbolo di ciò che abbiamo in comune. Non dobbiamo permettere a nessuno di trasformare questi giorni sacri in una piattaforma di odio, istigazione e violenza”.

Una volta dispersi e arrestati i violenti, venerdì nel complesso della al-Aqsa circa 60.000 fedeli musulmani hanno partecipato senza alcun problema alla preghiera di mezzogiorno (clicca per ingrandire)

Le prime due vittime dell’attentato terroristico di giovedì sera a Tel Aviv sono state Tomer Morad ed Eytam Magini, due amici d’infanzia entrambi 27enni, originari di Kfar Saba. I due erano al bar Ilka in Via Dizengoff Street quando il terrorista palestinese ha aperto il fuoco sulla folla di avventori. Venerdì è deceduta all’Ichilov Medical Center una terza persona: Barak Lufan, 35enne padre di tre figli, originario del Kibbutz Ginosar e residente a Givat Shmuel. Era un allenatore della squadra paralimpica israeliana.

Eytam Magini (a sinistra) e Tomer Morad, le prime due vittime dell’attentato palestinese di giovedì sera a Tel Aviv (clicca per ingrandire)

Barak Lufan, deceduto venerdì a causa delle ferite riportate, terza vittima dell’attentato palestinese di giovedì sera a Tel Aviv (clicca per ingrandire)

Nelle prime ore di venerdì mattina le forze di sicurezza israeliane hanno localizzato, vicino a una moschea nel quartiere arabo di Giaffa, il terrorista armato che la sera prima aveva sparato sulla gente in una trafficata strada di Tel Aviv, uccidendo due persone e ferendone altre. Il terrorista è stato ucciso in uno scontro a fuoco, dopo che aveva rifiutato di arrendersi. Si tratta di un 28enne palestinese originario di Jenin che si trovava illegalmente in Israele dopo che gli era stato negato un permesso di ingresso per motivi di sicurezza a causa della sua affiliazione con le Brigate Martiri di al-Aqsa (Fatah). La tv israeliana Kan ha mostrato le immagini di un corteo tenuto venerdì mattina a Jenin in onore del terrorista.

 

Almeno due giovani uccisi, almeno altre 15 persone ferite (quattro in modo molto grave) per un attentato terroristico con armi da fuoco, giovedì sera, a Tel Aviv, in più punti di Via Dizengoff, una delle strade più centrali e affollate della città israeliana con numerosi locali molto frequentati. Tre ore dopo l’attacco, il terrorista era ancora ricercato da un vasto schieramento di forze di sicurezza, mentre le autorità di polizia esortavano la popolazione della zona a chiudersi in casa sbarrando porte e finestre. I trasporti pubblici del centro città sono stati sospesi, chiuse le attività commerciali. Hamas e Jihad Islamica Palestinese hanno immediatamente celebrato l’attentato. Il portavoce di Hamas, Abdelatif Al-Qanou, ha affermato che “l’eroico attacco nel cuore dell’entità [Israele] ha colpito il sistema di sicurezza sionista e ha dimostrato la capacità del nostro popolo di colpire l’occupazione [sic]”.

Con il voto favorevole anche di Israele, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato giovedì la sospensione della Russia dal Consiglio Onu per i diritti umani. Dei 193 membri dell’Assemblea, 93 hanno votato a favore, mentre 24 hanno votato contro e 58 si sono astenuti. Si tratta della seconda sospensione in assoluto di un paese dal Consiglio: la prima fu la Libia nel 2011. Il ministro degli esteri israeliano Yair Lapid ha dichiarato: “Il voto di oggi non cambia la nostra posizione nei confronti del Consiglio Onu per i diritti umani, un organismo che è nella sua essenza estremista, moralmente deficitario, fazioso e anti-israeliano, e che è stato utilizzato sin dalla sua fondazione da paesi che sono i principali violatori mondiali dei diritti umani come un strumento politico, tra l’altro, per attaccare Israele”.

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La coalizione di governo guidata dal primo ministro israeliano Naftali Bennett ha perso mercoledì la sua risicata maggioranza all’annuncio delle dimissioni dal partito Yamina della parlamentare e capogruppo Idit Silman, che passerà all’opposizione. Silman spiega la sua decisione con la preoccupazione che, con questo governo, Israele stia perdendo la sua identità ebraica. Tuttavia alcune fonti ipotizzano che le sia stato promesso un posto nel Likud di Benjamin Netanyahu e in un suo eventuale futuro governo. Di recente Silman si era opposta con forza al ministro della salute Nitzan Horowitz (del partito di sinistra Meretz) che all’inizio della settimana ha dato disposizione agli ospedali di astenersi dall’applicare le regole alimentari ebraiche previste per la settimana di Pesach (Pasqua ebraica). Sia Bennett che il primo ministro vicario Yair Lapid non erano a conoscenza della decisione di Silman e hanno appreso delle sue dimissioni dai mass-media. Allo stato attuale, coalizione di governo e opposizione contano 60 seggi ciascuna alla Knesset.