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Pochi giorni fa l’Ambasciata iraniana in Italia ha diffuso sui social network una immagine denigratoria già sbugiardata come falsa, aggiungendo la didascalia menzognera: “Bambino palestinese: lasciami respirare, ma invano, il soldato israeliano fascista e disumano non ha lasciato spazio alla sua vita”. Si tratta in realtà di una vecchia foto di un poliziotto cileno, spudoratamente usata per calunniare le forze di sicurezza israeliane.

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“Celebrando” il 14esimo anniversario del sequestro il 25 giugno 2006 (in territorio israeliano) del soldato Gilad Schalit (poi trattenuto in ostaggio fino al 2011), Abu Obeida, portavoce delle Brigate Izzadin al-Qassam, ala militare di Hamas, ha affermato giovedì che il piano israeliano di estendere la sovranità a parti della Cisgiordania sarebbe considerato dai palestinesi una “dichiarazione di guerra”. Il portavoce terrorista ha colto l’occasione per ribadire che “obiettivo della resistenza palestinese è rimuovere l’occupazione da tutte le terre della Palestina storica [=Israele]”. Il ministro della difesa israeliano Benny Gantz ha risposto dicendo: “Suggerisco ai capi di Hamas di ricordare che saranno i primi a pagare per la loro aggressione, se questa dovesse accadere. Le Forze di Difesa israeliane sono l’esercito più forte della regione e il prezzo per qualsiasi tentativo di colpire civili israeliani sarà alto e doloroso”.

Israele ha prolungato il divieto di ingresso nel paese di cittadini stranieri fino al 1 agosto a causa di un recente peggioramento del numero di contagi da coronavirus. Il divieto riguarda anche lo scalo di voli in transito verso altra destinazione e l’ingresso di tutti i cittadini non israeliani ad eccezione dei viaggiatori muniti di un permesso dell’Autorità per la popolazione e l’immigrazione.

L’Iran spende fino a 700 milioni di dollari all’anno per finanziare gruppi terroristici, tra i quali Hezbollah e Hamas. Lo afferma un rapporto del Dipartimento di stato Usa pubblicato mercoledì secondo il quale “il regime iraniano e i suoi gregari continuano ad architettare e perpetrare attacchi terroristici su scala globale”. Secondo il rapporto, la Repubblica Islamica è il principale sponsor statale del terrorismo ed è implicata in attività terroristiche attraverso il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie e il Ministero dell’intelligence e della sicurezza, con interventi in Nord e Sud America, Europa, Medio Oriente, Asia e Africa. Inoltre, afferma il rapporto, il regime di Teheran consente di operare in Iran a una rete di supporto di al-Qaeda che invia denaro e combattenti nelle zone di conflitto in Afghanistan e Siria, e permette a membri di Al Qaeda di risiedere nel paese.

 

La Repubblica del Kosovo (paese a maggioranza musulmana) ha ufficialmente designato come gruppo terrorista l’intero Hezbollah sia nella sua componente militare che nella sua componente politica. Un anno fa il Kosovo aveva designato come terrorista solo l’ala militare del gruppo sciita libanese filo-iraniano, ma questa settimana, su proposta del Ministero degli esteri, il parlamento ha messo al bando anche l’ala politica.

Un editoriale pubblicato domenica sul quotidiano ufficiale dell’Autorità Palestinese Al-Hayat Al-Jadida evoca gli attacchi terroristici del passato e minaccia analoghi attentati in futuro se Israele dovesse procedere con l’estensione della sovranità a parti della Cisgiordania. Secondo un rapporto di Palestinian Media Watch, l’articolo celebra il terrorismo perpetrato dal movimento Fatah, che fa capo ad Abu Mazen, e afferma che “il fatto” che Fatah ha una quantità di martiri in Paradiso è la prova che il movimento è focalizzato sulla giusta “via nazionale”. Con questo linguaggio, spiega Palestinian Media Watch, Fatah rivendica il suo ruolo di avanguardia negli attentati contro israeliani.

L’ultimo rapporto annuale del Dipartimento di stato americano sulla lotta al terrorismo afferma che il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) non riesce a mantenere una posizione coerente contro la violenza terroristica.  “Il presidente Mahmoud Abbas ha dichiarato in passato il suo impegno verso il metodo non violento, una soluzione a due stati e i precedenti obblighi dell’Olp, ma ha anche fatto dichiarazioni incoerenti che sembrano contraddire e indebolire i suoi precedenti impegni” afferma il rapporto, che cita fra l’altro un discorso dello scorso agosto in cui Abu Mazen ha affermato: “Gerusalemme è nostra, che gli piaccia o no. Irromperemo a Gerusalemme, milioni di combattenti! Vi entreremo, tutti noi, l’intero popolo palestinese, l’intera nazione araba, la nazione islamica e la nazione cristiana”.

Israele non continuerà ad aspettare i palestinesi se questi continueranno a rifiutarsi di sedere al tavolo negoziale. Lo ha detto martedì il ministro della difesa e primo ministro vicario israeliano, Benny Gantz, parlando in una conferenza stampa a Tel Aviv dei piani per l’estensione della giurisdizione israeliana su porzioni della Cisgiordania nel quadro del piano per il Medio Oriente dell’amministrazione americana. “Non affonderemo nella m**** dei palestinesi – ha detto Gantz – I palestinesi continuano a rifiutare il dialogo e a restare nella loro m****, ma se preferiscono non intrattenere colloqui con Israele sull’annessione, allora dovremo andare avanti senza di loro”. Gantz ha aggiunto che intende adoperarsi al contempo per ridurre al minimo la prospettiva che Israele cessi di essere un paese a maggioranza ebraica e per salvaguardare la sicurezza di Israele, il tutto in stretto contatto con gli Stati Uniti e altri paesi, nonché coi palestinesi “nella misura in cui loro decideranno di partecipare alle trattative”. Secondo Gantz, l’eventuale annessione non cambierebbe nulla sul campo e nella routine quotidiana di palestinesi e israeliani che vivono in Cisgiordania. Il vantaggio della cosiddetta annessione, secondo Gantz, consiste principalmente nella prospettiva di poter sbloccare la situazione di totale stallo diplomatico tra Israele e l’Autorità Palestinese. Il piano Trump, ha detto Gantz, “è il primo che guarda in modo realistico a quello che avviene sul terreno. Ciò che faremo avrà delle conseguenze, così come avrà delle conseguenze ciò che non faremo”. Si ritiene che Gantz sia favorevole ad “annettere” solo una piccola area, preferibilmente alcuni dei principali blocchi di insediamenti. L’annessione “avrà un effetto a lungo termine sulla sicurezza di Israele – ha spiegato Gantz – e quindi i complicati piani devono essere attuati in modo responsabile. E’ necessario che lo stato di Israele sia sicuro, ebraico e democratico, oltre che economicamente prospero, e questi piani devono tradursi in concetti pratici su cosa fare e cosa non fare. Non porteremo palestinesi dentro il nostro territorio. Non violeremo i diritti umani né la libertà di movimento. Opereremo in coordinamento con tutti i paesi della regione con cui siamo in contatto. Non metteremo a rischio i trattati di pace che già esistono [con Giordania ed Egitto] ed effettueremo un processo ordinato per quanto riguarda le Forze di Difesa e in termini di politica del gabinetto di sicurezza”.

I paesi donatori hanno promesso, martedì, oltre 130 milioni di dollari all’Unrwa (l’agenzia Onu per i “profughi” palestinesi), un importo che il Direttore generale dell’agenzia Philippe Lazzarini considera incoraggiante ma ancora insufficiente per finanziare le attività in corso fino alla fine dell’anno.

Un attacco aereo in Siria, attribuito dalla stampa araba a Israele, avrebbe causato la morte, martedì notte, di due soldati siriani e cinque membri di una milizia filo-iraniana. Secondo l’emittente Al-Arabiya, sul sito era appena arrivata una fornitura di armi iraniane. Anche secondo l’agenzia di stampa Step, l’attacco ha distrutto una fornitura di armi iraniane nella base iraniana Imam Ali, nella regione di Deir Ezzor, nella Siria orientale. No comment delle Forze di difesa israeliane.