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Il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane, Aviv Kohavi, è stato martedì in Marocco dove ha incontrato il ministro della difesa marocchino Abdellatif Loudiyi, il capo delle forze armate reali Belkhir El Farouk e il capo della direzione intelligence del Marocco Brahim Hassani. Kohavi è il primo capo di stato maggiore israeliano a si recarsi in visita ufficiale in Marocco.

Aviv Kohavi accolto dalla guardia d’onore martedì a Rabat (clicca per ingrandire)

Il ministro della difesa israeliano Benny Gantz ha dichiarato martedì che le Forze di Difesa israeliane si occuperanno di qualsiasi lavoro edilizio non autorizzato e illegale, da parte di chiunque, nelle aree della Cisgiordania sotto controllo israeliano. La dichiarazione si riferisce in particolare a un’iniziativa annunciata da attivisti israeliani di estrema destra volta alla creazione di una serie di avamposti abusivi a partire da mercoledì. Gantz ha aggiunto che l’iniziativa non è legale né coordinata con le forze di sicurezza, e non farà che danneggiare i progetti legali di costruzione.

Il Likud ha annunciato martedì che il suo attuale leader, Benjamin Netanyahu, continuerà a guidare il partito dopo che le votazioni primarie sono state annullate poiché Netanyahu era l’unico candidato.

Il primo ministro israeliano Yair Lapid ha detto lunedì che, dall’inizio dell’anno, i servizi di sicurezza Shin Bet hanno sventato non meno di 170 significative aggressioni terroristiche contro Israele e i suoi cittadini. “La gente non sa quanti attentati sono stati evitati e quante vite sono state salvate in questa missione senza fine”, ha detto Lapid.

L’istituto di ricerca israeliano “ONG Monitor” ha pubblicato domenica sul suo sito web un database per fornire informazioni accurate su giovani palestinesi morti durante scontri con le forze israeliane. Secondo “ONG Monitor”, “le ong palestinesi legate al terrorismo come Defense for Children International, Palestinian Centre for Human Rights e Al-Haq, distorcono regolarmente le circostanze relative alla morte di minorenni palestinesi, minimizzando o ignorando del tutto gli attacchi violenti da loro perpetrati allo scopo di incolpare Israele di violazione dei diritti dell’infanzia. Le ong palestinesi – continua “ONG Monitor” – tacciono le prove che dimostrano il reclutamento e l’uso di minorenni da parte delle organizzazioni terroristiche. Il nostro database svela il contesto terroristico ignorato dalle ong che demonizzano Israele”.

Quasi la metà dei residenti arabi di Gerusalemme preferirebbe diventare cittadino israeliano piuttosto che cittadino di uno stato palestinese. E’ quanto emerge da un sondaggio condotto nel giugno 2022 dal Palestine Center for Public Opinion per conto del Washington Institute for Near East Studies, che l’ha pubblicato venerdì scorso. Stando al sondaggio, il 48% dei residenti arabi di Gerusalemme afferma che, dovendo scegliere, preferirebbe diventare cittadino di Israele anziché di uno stato palestinese. Tra il 2017 e l’inizio del 2020 questa cifra si aggirava intorno al 20%. Oggi, afferma l’Institute for Near East Studies, una minoranza del 43% afferma che sceglierebbe la cittadinanza palestinese, mentre il resto (9%) preferirebbe la cittadinanza giordana. Tra i palestinesi di Cisgiordania, invece, opterebbe per Israele il 25%, per lo stato palestinese il 65% e per la Giordania il 10%. Secondo il sondaggio, a Gerusalemme est ben il 63% degli abitanti arabi condivide in tutto o in parte la seguente affermazione: “Per noi sarebbe meglio far parte di Israele anziché di territori governati dall’Autorità Palestinese o da Hamas”. In Cisgiordania, la cifra corrispondente è meno della metà di quella a Gerusalemme (28%).

“Non è necessario essere ebrei per essere sionisti”. Lo ha affermato il presidente degli Stati Uniti Joe Biden appena atterrato mercoledì pomeriggio in Israele. Rievocando la sua prima visita ufficiale nel paese come senatore del Delaware nel 1973, poco prima dello scoppio della guerra dello Yom Kippur, e il suo incontro con l’allora primo ministro Golda Meir, Biden ha sottolineato che da allora in poi ha incontrato tutti i capi di governo israeliani. “Ogni occasione per tornare in questo grande paese, dove le antiche radici del popolo ebraico risalgono ai tempi biblici, è una benedizione – ha aggiunto Biden – Il legame tra il popolo israeliano e il popolo americano è profondo, e generazione dopo generazione questo legame cresce mentre investiamo gli uni negli altri”. Biden ha ribadito l’impegno a “combattere il veleno dell’antisemitismo ovunque si manifesti” e a “promuovere l’integrazione di Israele nella regione”. Circa la questione palestinese, Biden ha ribadito il suo aperto sostegno alla soluzione a due stati per due popoli, specificando: “anche se non è fattibile a breve termine”.

Mercoledì 13 luglio. Da sinistra: il presidente d’Israele Isaac Herzog e il primo ministro Yair Lapid ricevono il presidente Usa Joe Biden all’aeroporto Ben Gurion (clicca per ingrandire)

 

Secondo un rapporto dell’Iran Threat Monitor Project di MEMRI condiviso in esclusiva con jns.org, il sito web dell’opposizione siriana Thiqa News Agency ha pubblicato martedì un video di due minuti che mostrerebbe una spedizione di missili antiaerei a spalla di Hezbollah dal Libano alla Siria su tre camion Hyundai coperti da teloni con tanto di simbolo delle Nazioni Unite e dentro casse etichettate come aiuti umanitari. Secondo il reportage, finora Hezbollah non aveva mai trasportato questo tipo di armi oltre il confine.

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“Se le visite dei rappresentati americani nei paesi della regione intendono rafforzare la posizione del regime sionista e normalizzare le relazioni di quel regime con alcuni paesi, i loro sforzi non creeranno in alcun modo maggiore sicurezza per i sionisti”. Lo ha affermato mercoledì il presidente iraniano Ebrahim Raisi, riferendosi al viaggio del presidente Usa Joe Biden in Israele e Arabia Saudita.

Nove paesi europei (Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Svezia) hanno rilasciato una rara dichiarazione congiunta in cui affermano di non aver ricevuto da Israele “nessuna prova sostanziale” che giustifichi un cambiamento della loro politica a sostegno delle sei ong palestinesi designate da Israele come complici di organizzazioni terroristiche. Israele accusa le sei ong di fare da copertura ad attività di membri del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (Fplp), un gruppo riconosciuto come terrorista anche dagli Stati Uniti e dalla stessa Unione Europea. Ha commentato Gerald Steinberg, presidente del gruppo di controllo “ONG Monitor”: “Quei paesi europei ignorano intenzionalmente il materiale di pubblico dominio che è stato loro presentato per anni: chiudono gli occhi e facilitano con le loro stesse mani la grossolana speculazione operata su fondi stanziati per aiuti umanitari e diritti umani. ‘ONG Monitor’ continuerà a indagare e pubblicare i collegamenti tra l’organizzazione terroristica Fplp e la rete di ong finanziate dall’Europa”.