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Con oltre il 50% degli israeliani completamente vaccinati e il tasso di contagi e nuovi casi in continua diminuzione, diversi ospedali israeliani hanno iniziato a chiudere i reparti covid-19.

Un’operatrice sanitaria si appresta a praticare una vaccinazione nella città araba beduina di Rahat, nel Negev (clicca per ingrandire)

Nel suo ultimo rapporto, l’agenzia internazionale di rating Standard & Poor ha mantenuto invariata la valutazione del credito di Israele a livello AA- con prospettiva “stabile”, affermando che al momento non ci si aspetta che l’attuale instabilità politica influenzi le politiche fiscali. Tuttavia, S&P avverte che controversie politiche prolungate potrebbero comportare rischi fiscali che metterebbero a rischio un bilancio in pareggio. In questo caso, il deficit potrebbe continuare a crescere destabilizzando l’economia. Israele è senza legge di bilancio da oltre un anno a causa dell’impasse politica e di governo. Standard & Poor afferma, comunque, che si aspetta una rapida ripresa dell’economica di Israele dopo la crisi del coronavirus.

Respingendo una richiesta del collegio difensivo di Benjamin Netanyahu, i giudici del tribunale distrettuale di Gerusalemme hanno detto che il primo ministro deve essere presente, lunedì, all’udienza d’apertura della fase probatoria del processo a suo carico. I giudici hanno tuttavia esonerato Netanyahu dal presentarsi di persona in tribunale durante la testimonianza di Ilan Yeshua, ex direttore del sito di news Walla, giacché Netanyahu, secondo l’atto di incriminazione, non ha avuto contatti personali con Yeshua durante il presunto intervento dei suoi collaboratori sulla testata.

 

L’Autorità Palestinese avrebbe preso di mira, e in alcuni casi torturato, i palestinesi che nel 2019 parteciparono al seminario economico “Pace per la prosperità” organizzato in Bahrain dall’amministrazione Trump. Lo riferisce il rapporto annuale Usa 2020 sulle pratiche dei diritti umani nel mondo. “Nel 2019 – si legge nel rapporto – vi sono state segnalazioni che forze di sicurezza palestinesi avrebbero arrestato, intimidito e torturato dei palestinesi per loro partecipazione a una conferenza internazionale in Bahrain. Alcuni di questi, etichettati come ‘collaborazionisti’ per aver operato con israeliani in iniziative politiche che l’Autorità Palestinese non approvava, hanno riferito minacce di violenza, dirette e indirette, da parte di Fatah, membri del Tanzim di Fatah, Hamas e altri gruppi, alcuni con possibili legami con l’Autorità Palestinese”.

La Giordania ha inviato al Ministero degli Esteri israeliano una protesta ufficiale per il fatto che, durante la pasqua ebraica, un folto numero di pellegrini ebrei (il doppio rispetto a due anni) ha visitato la spianata del Monte del Tempio, a Gerusalemme, considerato il luogo più sacro dell’ebraismo. Giordania e Autorità Palestinese negano qualunque legame ebraico al sito, il cui accesso è consentito agli ebrei solo per poche ore nei giorni feriali e con pesanti restrizioni, che includono il divieto di pregare anche silenziosamente e l’esposizione di qualunque simbolo religioso o nazionale. Il portavoce del Ministero degli Esteri giordano, Daifallah al-Fayez, ha detto giovedì che nella lettera formale la Giordania chiede che Israele “metta fine alle sue violazioni e provocazioni e rispetti lo status quo storico e legale a Gerusalemme e rispetti l’autorità del Waqf giordano”, ribadendo che “la benedetta moschea di Al Aqsa nella sua interezza [cioè , non solo le moschee ma anche lo spazio aperto attorno ad esse] è luogo di culto esclusivo per i musulmani”.

Il 39enne attivista e scrittore freelance palestinese Rami Aman ha detto in un’intervista all’Associated Press che, dopo mesi di carcere interrogatori e torture in una prigione di Hamas a Gaza, è stato costretto a divorziare dalla moglie (figlia di un funzionario di Hamas) per poter uscire in libertà condizionata. Aman è stato arrestato da Hamas lo scorso 9 aprile dopo che aveva organizzato quello che riteneva un innocente incontro on-line con attivisti per la pace israeliani. A metà agosto ha ceduto e firmato i documenti per il divorzio. Il 25 ottobre un tribunale di Hamas lo ha condannato in quanto colpevole d’aver “indebolito lo spirito rivoluzionario” e lo ha rilasciato con sospensione della pena. Imponendo il divorzio, Hamas ha voluto mettere a tacere ogni insinuazione che il gruppo islamista tollerasse l’incontro virtuale di Aman con attivisti israeliani. “Il trattamento deplorevole riservato a Rami Aman da parte delle autorità di Hamas riflette la pratica sistematica di punire tutti coloro che minacciano la sua ortodossia” ha detto Omar Shakir, direttore Israele-Palestina di Human Rights Watch. Aman ha successivamente saputo che la moglie è stata portata da Hamas in Egitto. L’Associated Press ha contattato la donna, che ha confermato di essere stata costretta al divorzio e di volere tornare con suo marito.

Quest’anno si terrà una cerimonia speciale al Museo “Combattenti dei ghetti”, presso l’omonimo kibbutz vicino ad Acri, nel nord d’Israele. Intitolata “Ultimi sopravvissuti”, la cerimonia intende onorare i sopravvissuti alla Shoà che fecero l’aliyà (cioè si stabilirono in Terra d’Israele) dopo aver perduto le loro famiglie nella seconda guerra mondiale, e in seguito persero la vita combattendo nelle guerre in difesa dello stato d’Israele. Una cerimonia si tiene ogni anno nel kibbutz Lohamei HaGetaot (Combattenti dei ghetti) sin dal 1949, anno della sua fondazione, ma  quest’anno in particolare sei sopravvissuti alla Shoà saranno chiamati ad accendere delle torce commemorative, e la cerimonia sarà trasmessa in diretta su Canale 11. All’evento, che si terrà nel pomeriggio di giovedì 8 aprile, interverrà anche il presidente d’Israele, Reuven Rivlin.

Il Museo Lochamei HeGetaot (Combattenti dei ghetti), presso l’omonimo kibbutz, fotografato da sotto un’arcata del vicino acquedotto romano (clicca per ingrandire)

Rispondendo a una domanda circa le pressioni esercitate dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan sul governo del Kosovo perché riconsideri la recente decisione di aprire la sua ambasciata a Gerusalemme, la ministra degli esteri del Kosovo Donika Gervalla ha risposto che considera “cosa conclusa” l’apertura dell’ambasciata nella capitale d’Israele. Il Kosovo ha stabilito rapporti diplomatici con Israele lo scorso primo febbraio e a marzo è diventato il primo paese europeo e il primo paese a maggioranza musulmana a stabilire l’ambasciata nella parte occidentale di Gerusalemme.

In una dichiarazione congiunta, Israele e altri 13 paesi hanno espresso martedì la preoccupazione che il rapporto degli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulle origini del coronavirus SARS-CoV-2 “sia stato notevolmente ritardato e non abbia avuto accesso a dati e campioni completi e originali”. Gli altri paesi firmatari sono: Australia, Canada, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Giappone, Lettonia, Lituania, Norvegia, Corea del Sud, Slovenia, Regno Unito e Stati Uniti.

La percentuale di tamponi positivi in Israele è scesa, lunedì, al di sotto dell’1%. All’inizio di marzo il tasso di positività si attestava al 9,3%. Il drastico calo viene collegato all’impatto della massiccia campagna di vaccinazioni. Martedì l’indice di contagio Rt è risultato dello 0,53 (ogni dato inferiore a 1 indica che l’epidemia si sta attenuando).

Joseph Zalman Kleinman, 92 anni, sopravvissuto alla Shoà, riceve a Gerusalemme la seconda dose del vaccino Pfizer (clicca per ingrandire)