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La società israeliana Helios ha firmato un memorandum d’intesa per includere le sue tecnologie di produzione di ossigeno e metalli in tre missioni lunari dalla società tedesca di tecnologia spaziale OHB SE. Helios, sostenuta dall’Agenzia spaziale israeliana (ISA), dal Ministero israeliano dell’energia e dall’Authority israeliana per l’innovazione, opera per consentire una vita umana sostenibile sulla Terra e altrove. L’azienda sta sviluppando un reattore per produrre ossigeno dalla superficie lunare e reattori per produrre ferro e silicio sulla Terra con zero emissioni di carbonio. La sua tecnologia verrà integrata in tre missioni Lunar Surface Access Service (LSAS) gestite da OHB SE. “La produzione di ossigeno sulla superficie lunare – ha spiegato il CEO di Helios, Jonathan Geifman – è la chiave per consentire l’espansione dell’umanità oltre la Terra e ridurre drasticamente il costo dell’esplorazione spaziale. L’ossigeno sarà il materiale di consumo più richiesto nello spazio in quanto costituisce oltre il 60% della massa di qualsiasi veicolo spaziale a pieno carico designato per missioni lunari e oltre”. Uri Oron, direttore generale dell’ISA, ha detto che la creazione di una base lunare permanente richiederà cooperazione internazionale e partnership tra agenzie spaziali e società private. “Helios, una start-up israeliana supportata dall’Agenzia spaziale israeliana, è un esempio di azienda destinata a diventare un attore chiave negli sforzi per tornare sulla luna”, ha affermato Oron.

Illustrazione della tecnologia Helios per la produzione di ossigeno (clicca per ingrandire)

Sono in corso trattative per stabilire relazioni diplomatiche tra Israele e le Comore, uno stato insulare al largo della costa orientale dell’Africa con una popolazione di circa un decimo di quella d’Israele, in gran parte araba e quasi tutta musulmana. Le Comore fanno parte della Lega Araba, unico paese arabo interamente nell’emisfero meridionale. In un’intervista lunedì con il sito web degli Emirati Erem News, il ministro israeliano della cooperazione regionale Issawi Frej ha detto che altri paesi come Tunisia, Oman e Malesia potrebbero aderire agli Accordi di Abramo. “Abbiamo contatti diretti o indiretti praticamente con ogni paese arabo del Medio Oriente, anche quelli ostili – ha detto il ministro, che è membro arabo-israeliano del partito Meretz – Vedo un orizzonte lontano dove tutti i paesi del Medio Oriente saranno all’interno di un’unione”.

Israele ha concesso lo status di residenza in Cisgiordania a 4.000 palestinesi che per vari motivi erano privi di documenti. Lo ha annunciato martedì il Coordinatore delle attività governative israeliane nei Territori, specificando che la cifra comprende 2.800 palestinesi che si erano trasferiti in Cisgiordania da Gaza prima del golpe di Hamas del 2007, ma la cui presenza non era mai stata regolarizzata. Altri 1200 sono palestinesi che si erano trasferiti all’estero prima della firma degli accordi di Oslo e i cui documenti d’identità erano scaduti quando sono tornati o che si sono sposati con un coniuge nell’Autorità Palestinese senza essersi registrarsi in maniera ordinata. In base agli accordi di Oslo degli anni ’90, per ragioni di sicurezza il regolare status di residenti nell’Autorità Palestinese è soggetto all’approvazione di Israele, una procedura che è stata molto rallentata dopo lo scoppio nell’ottobre 2000 dell’intifada delle stragi suicide. Le ultime volte che erano state approvate analoghe regolarizzazioni per circa 32.000 famiglie era stato nel 2008 e nel 2009. Le approvazioni di martedì rientrano in una serie di misure che il ministro della difesa Benny Gantz ha annunciato in un incontro con il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen due mesi fa a Ramallah.

Con una serie di eventi commemorativi, Israele ha ricordato lunedì il 26esimo anniversario (secondo il calendario ebraico) dell’assassinio dell’allora primo ministro Yitzhak Rabin.

Marian Khatib, 40enne madre di due figli, cresciuta in un piccolo villaggio arabo vicino ad Acco (nord Israele), è stata nominata direttrice del Centro di chirurgia del seno presso il Sourasky Medical Center (ospedale Ichilov) di Tel Aviv, diventando il primo chirurgo mammario arabo d’Israele e l’unico chirurgo mammario oncoplastico del sistema sanitario pubblico israeliano che esegue sia la resezione che la ricostruzione nelle malate di cancro al seno. Nata negli Stati Uniti da genitori arabo-israeliani tornati in Israele quando era solo bambina, dopo gli studi a Haifa Khatib si è laureata in medicina all’Università di Gerusalemme e si è specializzata nel Regno Unito. Ciò che apprezza della chirurgia del seno oltre alla tecnica in sé, ha spiegato Khatib al Jerusalem Post, è che “non si lavora solo con le mani, si supporta anche la paziente dall’inizio alla fine: diventano parte della tua vita e tu parte della loro vita”. Khatib afferma che essere araba non è mai stato un ostacolo alla costruzione di questi rapporti. Oggi vive con la famiglia a Tel Aviv e solo ogni tanto torna nel nord di Israele dove vivono i suoi genitori. Ma circa 10 mesi fa ha iniziato a lavorare part-time presso l’Holy Family Hospital di Nazareth ed è da allora che si è resa conto di quanto orgoglio provassero nella comunità araba per i suoi successi. Il suo primogenito di otto anni frequenta la Tabeetha School di Giaffa dove studia in inglese e impara arabo ed ebraico.

La dottoressa Marian Khatib all’opera (clicca per ingrandire)

Una spada lunga un metro risalente al periodo crociato è stata trovata da un subacqueo sul fondo del mare al largo della costa del Carmelo. Lo ha annunciato lunedì l’Authority israeliana per le antichità.  Shlomi Katzin, di Atlit, ha individuato la lama fra diversi resti antichi come frammenti di ceramica e ancore di pietra e metallo. Temendo che il manufatto potesse scomparire di nuovo, lo ha portato in superficie e consegnato all’Authority. “Si tratta di un reperto bello e raro che evidentemente apparteneva a un cavaliere crociato – ha affermato Nir Distelfeld, ispettore dell’unità prevenzione furti di antichità – È incrostata di organismi marini, ma a quanto pare è fatta di ferro. È emozionante incontrare un oggetto così personale, che riporta indietro di 900 anni a un’era diversa con cavalieri, armature e spade”. L’identificazione di resti archeologici sul fondo del mare presenta spesso difficoltà a causa delle condizioni in continuo cambiamento. Per questo, le scoperte fortuite possono fare una grande differenza. “Il rilevamento subacqueo è dinamico – spiega Kobi Sharvit, direttore dell’unità di archeologia marina dell’Authority – Anche il più piccolo maremoto sposta la sabbia e svela aree sul fondo, seppellendone altre. È quindi di vitale importanza segnalare tali ritrovamenti e cerchiamo sempre di documentarli in situ, al fine di recuperare quanti più dati archeologici possibile”.

La spada crociata sul fondo del mare di fronte alla costa del Carmelo (clicca per ingrandire)

Il subacqueo Shlomi Katzin con la spada crociata (clicca per ingrandire)

La ministra degli esteri svedese Ann Linde è giunta domenica sera in Israele per una visita di due giorni “che segna – ha scritto la ministra su Twitter – un nuovo inizio nelle relazioni fra i due paesi, essendo la prima visita di un ministro degli esteri svedese in 10 anni”.

Il presidente d’Israele Isaac Herzog riceve la ministra degli esteri svedese Ann Linde, lunedì a Gerusalemme (clicca per ingrandire)

Con una cerimonia alla presenza di Karin Elharar, ministra di infrastrutture nazionali, energia e risorse idriche, Israele ha aderito lunedì all’International Solar Alliance. Sono un’ottantina i paesi che fanno parte dell’alleanza, istituita nel 2015 sulla scia degli accordi di Parigi sul clima.

Commentando la guerra di 11 giorni scatenata lo scorso maggio dagli islamisti di Hamas e Jihad Islamica Palestinese che controllano la striscia di Gaza, il capo del Comando Fronte Interno israeliano Uri Gordin ha detto: “Abbiamo visto un ritmo di oltre 400 razzi al giorno lanciati verso Israele”, aggiungendo che in caso di ostilità con Hezbollah le Forze di Difesa israeliane si aspettano “un numero più di cinque volte maggiore di razzi lanciati ogni giorno dal Libano verso Israele: sostanzialmente consideriamo tra i 1.500 e i 2.500 razzi al giorno”.

Mentre la pandemia in Israele continua il trend discendente delle ultime settimane, domenica Dorit Nitzan, direttrice delle emergenze per la regione europea presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha elogiato la decisione del paese di lanciare al  più presto il terzo richiamo del vaccino. “Israele ha avuto ragione quando ha iniziato a somministrare il richiamo prima dell’approvazione della FDA – ha detto Nitzan – Israele è stato tra i primi a farlo ed è tra i primi a fare progressi. E’ un pioniere, e questo è importante”. Israele, che utilizza quasi esclusivamente il vaccino Pfizer/BioNTech, ha reso disponibile ad agosto il vaccino supplementare a tutta la popolazione di età pari o superiore a 12 anni e da allora ha registrato un significativo calo a livello nazionale di contagi giornalieri e di pazienti gravi. Secondo Nitzan, Israele è vicino a domare la quarta ondata alimentata dalla variante Delta altamente trasmissibile grazie alla pionieristica scelta del richiamo che finora ha visto oltre 3,8 milioni di israeliani ricevere la terza dose. “Israele ne sta uscendo – ha detto Nitzan – ma non deve sedersi sugli allori. Deve imparare dall’ondata precedente e uscire lentamente, con pazienza”. Anche perché, ha avvertito, si stanno facendo strada nuove varianti del coronavirus che potrebbero potenzialmente combinarsi con la stagione influenzale.