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Ha suscitato critiche in Israele l’immagine di Ayala Ben Gvir, moglie del leader dell’estrema destra Itamar Ben Gvir, che si è presentata munita di pistola a un incontro conviviale organizzato da Sara Netanyahu, moglie del premier incaricato. “Vivo a Hebron, sono madre di sei dolcissimi bambini, mi muovo su strade colpite dal terrorismo e sono sposata con l’uomo più minacciato del paese. Quindi sì, ho una pistola, fatevene una ragione”, è stata la replica della donna alle critiche. In Israele non è raro che i civili portino armi specie nelle zone a rischio e negli ultimi anni diversi attacchi terroristici sono stati fermati proprio da queste persone.

Israele si è astenuto in un voto, lunedì, alle Nazioni Unite che chiede alla Russia di risarcire l’Ucraina per i danni causati dall’invasione. L’astensione è giunta pochi giorni dopo che l’Ucraina aveva votato a favore di una risoluzione Onu contro Israele, respinta dalla maggior parte dei paesi occidentali.

L’FBI ha avviato un’indagine ufficiale sulla morte, lo scorso maggio, della giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh durante uno scontro a fuoco tra Forze di Difesa israeliane e terroristi a Jenin (nord Cisgiordania). La decisione è stata comunicata dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti al Ministero della Giustizia israeliano. In una dichiarazione, il ministro della difesa israeliano Benny Gantz ha definito la decisione “un grave errore”. “Le Forze di Difesa israeliane – ha ricordato Gantz – hanno condotto un’indagine professionale e indipendente, i cui risultati sono stati condivisi in dettaglio con i rappresentanti americani. Noi restiamo a fianco delle Forze di Difesa e non collaboreremo con un’indagine esterna: non permetteremo interferenze negli affari interni di Israele”. L’indagine israeliana ha concluso che la giornalista è stata “probabilmente” colpita per errore da un soldato israeliano che rispondeva al fuoco dei terroristi, ma che resta impossibile determinare con assoluta certezza da che parte sia partito il colpo fatale. Un’indagine dell’FBI su azioni israeliane sarebbe un evenienza quasi senza precedenti. La decisione americana giunge dopo mesi di pressioni da parte dell’Autorità Palestinese e della famiglia di Abu Akleh, che hanno sempre sostenuto sin dai primi istanti che la giornalista sarebbe stata uccisa dagli israeliani “intenzionalmente”. Gantz è tornato martedì sull’argomento: “Voglio dire in modo chiaro, onesto e rispettoso: lo stato d’Israele agisce contro il terrorismo assassino e le Forze di Difesa israeliane operano in campi di battaglia molto difficili. Quello è stato uno scontro difficile durante il quale sono stati sparati centinaia di proiettili contro i soldati israeliani, anche nella direzione di Abu Akleh, e non c’era nessuna intenzione di farle del male. Le indagini delle Forze di Difesa israeliane sono complete e approfondite e non c’è alcun bisogno di aprire un’altra indagine”. “Nessun soldato israeliano sarà interrogato dall’FBI né da qualsiasi altra entità o stato straniero, non importa quanto amichevole con Israele – ha detto martedì il primo ministro Yair Lapid dopo il giuramento della 25esima Knesset – Non abbandoneremo i nostri soldati a un’indagine straniera. La nostra forte protesta è stata consegnata agli americani ai livelli appropriati. Le Forze di Difesa israeliane sono un esercito con valori etici, i suoi soldati e comandanti sono impegnati a proteggere Israele e ogni incidente atipico viene indagato in base ai valori democratici e alla legge”.

Nelle ultime settimane, almeno 60 membri del gruppo terroristico con base a Nablus noto come “Fossa dei leoni” si sono consegnati ai servizi di sicurezza dell’Autorità Palestinese. Lo ha riferito la tv Canale 12 sottolineando che i membri del gruppo, responsabili nei mesi scorsi di attacchi armati quasi quotidiani contro civili e militari israeliani, hanno iniziato a consegnarsi all’Autorità Palestinese, in cambio di una promessa di immunità, dopo che Israele ha effettuato una serie di incursioni in cui sono morti diversi terroristi e il capo del gruppo, ed è stato distrutto un loro arsenale e laboratorio di esplosivi.

Il quotidiano iraniano Sobh-e-Sadegh, affiliato al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie, ha pubblicato lunedì in prima pagina una minaccia rivolta a Israele in cui si avverte in ebraico che il nuovo missile ipersonico sviluppato dall’Iran potrebbe raggiungere Israele “in 400 secondi”. L’annuncio cita il generale Amir Ali Hajizadeh, comandante della Forza aerospaziale del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, secondo il quale “l’Iran ha conseguito la tecnologia per missili ipersonici”, accompagnato da un articolo dell’”esperto di difesa” Hamza Pariyab secondo il quale il nuovo missile “cambia le carte in tavola” poiché sarebbe in grado di schivare praticamente tutti i moderni sistemi di difesa anti-missilistica, ed anzi potrebbe servire per eliminarli aprendo la strada al bombardamento massiccio di un paese con droni e missili. I missili ipersonici sono missili che viaggiano a una velocità Mach 5 (cinque volte quella del suono) o superiore. Anche i missili ballistici intercontinentali possono raggiungere tali velocità ma viaggiano secondo un arco prevedibile il che li rende più vulnerabili, mentre i missili ipersonici sono manovrabili potendo sottrarsi ai sistemi di difesa ed eludere i radar.

La minaccia contro Israele pubblicata in Iran in ebraico (clicca per ingrandire)

Nel quadro del suo aiuto umanitario all’Ucraina, Israele sta curando e riabilitando soldati ucraini gravemente feriti e mutilati. Un gruppo di venti di loro è attualmente inserito in un programma di riabilitazione nell’ospedale Ichilov di Tel Aviv. “In Ucraina ci sono buoni professionisti, ma non ce ne sono abbastanza per tutti i feriti”, ha spiegato a i24NEWS Viktor Kaplun, un artigliere 43enne che lo scorso maggio ha perso il braccio destro sul fronte di Kharkiv. “Le persone qui prendono molto sul serio il loro lavoro, ci mettono l’anima”, ha detto Oleg Pinkovskiy, un paracadutista 47enne che ha perso parte del braccio destro a causa di colpi di mortaio sul fronte del Donbas, sempre lo scorso maggio. All’inizio della guerra, Israele inviò subito 100 tonnellate di aiuti umanitari all’Ucraina, comprese 17 tonnellate di attrezzature mediche e medicinali. A marzo, medici e paramedici israeliani aprirono un ospedale da campo nell’Ucraina occidentale dove hanno curato più di 6.000 civili ucraini in fuga dalle zone di guerra. Successivamente l’aiuto umanitario dello stato ebraico non è mai cessato, ora anche su territorio israeliano. “Sappiamo come riabilitare le vittime di amputazioni traumatiche perché purtroppo abbiamo qui a cause delle guerre e del terrorismo”– ha detto Anna Sajina, direttrice del reparto di riabilitazione dell’ospedale Ichilov.

I soldati ucraini Oleg Pinkovskiy (a sinistra) e Victor Kaplun all’ospedale Ichilov di Tel Aviv, in Israele (clicca per ingrandire)

L’Autorità israeliana per l’innovazione ha annunciato, domenica scorsa, l’avvio di un programma pilota di due anni volto a studiare la fattibilità dell’utilizzo di autobus pubblici a guida autonoma. In collaborazione con il Ministero dei trasporti e con Autostrade Ayalon, l’Autorità ha selezionato quattro gruppi, locali e stranieri, tra i quali Egged, il più grande operatore di autobus israeliano, per iniziare a utilizzare autobus a guida autonoma su strade pubbliche. Lo stato contribuisce al test con metà dei 61 milioni di shekel necessari (17 milioni di dollari). Nella prima fase, i gruppi testeranno, in aree operative chiuse, la fattibilità della tecnologia dal punto di vista commerciale, legale e di sicurezza. Nella seconda fase gestiranno linee di autobus autonome su strade pubbliche, con un raggio d’azione che aumenterà nel corso dell’esperimento pilota.

Il ministro degli esteri turco Mevlut Cavusoglu ha comunicato la scorsa settimana che la Turchia ha respinto la richiesta, avanzata il mese scorso dal ministro della difesa israeliano Benny Gantz, che Ankara espella i membri di Hamas dal suo territorio. “Non consideriamo Hamas un’organizzazione terroristica” ha detto Cavusoglu, citato dall’organo d’informazione turco Sozcu.

Al termine del giro di consultazioni, il presidente d’Israele Isaac Herzog ha conferito domenica al leader dell’opposizione Benjamin Netanyahu l’incarico di formare la prossima coalizione di governo. Netanyahu è stato indicato da 64 parlamentari dei partiti Likud, Shas, Ebraismo Unito della Torà, Sionismo Religioso, Oztma Yehudit e Noam (questi ultimi due si erano presentati alle elezioni in un’unica lista con Sionismo Religioso). L’attuale primo ministro Yair Lapid è stato indicato da 28 parlamentari (Yesh Atid e Laburisti), mentre gli altri 28 parlamentari (di Unità Nazionale, Yisrael Beytenu, Ra’am e Hadash-Ta’al) non hanno dato indicazione. Netanyahu, 73 anni, è già stato primo ministro nei periodi 1996-1999 e 2009-2021. Ora avrà quattro settimane di tempo per varare il nuovo governo, prorogabili se necessario di ulteriori 14 giorni. Tuttavia ci si aspetta che un accordo di coalizione venga annunciato in tempi relativamente rapidi. Nel conferire l’incarico, il presidente Herzog ha detto di essere “ben consapevole” che vi sono dei procedimenti in corso a carico di Netanyahu (per corruzione e abuso d’ufficio), ma ha ricordato che la Corte Suprema si è già espressa con chiarezza sulla questione affermando che la legge non impedisce di conferire l’incarico di primo ministro a un parlamentare con procedimenti pendenti (in attesa di sentenza).

Al termine del giro di consultazioni del presidente d’Israele Issac Herzog, il leader del Likud Benjamin Netanyahu risulta indicato per formare il prossimo governo da più di 60 parlamentari sul totale di 120 e ci si attende che già domenica riceva l’incarico ufficiale dal presidente.