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A seguito di un forte aumento dei casi di coronavirus nella striscia di Gaza, Hamas minaccia Israele. Ismail Radwan, alto esponente di Hamas, ha dichiarato martedì in una conferenza stampa con rappresentanti di diverse fazioni palestinesi: “Riteniamo Israele responsabile della sicurezza del nostro popolo. Non accetteremo che la gente muoia, e tutte le opzioni sono aperte”. Radwan ha poi chiesto all’Autorità Palestinese e all’Organizzazione mondiale della sanità di inviare a Gaza attrezzature mediche e medicine. Sempre martedì, un alto funzionario del Ministero della sanità di Gaza citato dal Jerusalem Post ha detto che “la malattia si sta diffondendo molto velocemente perché molte persone non aderiscono alle norme sanitarie”.

Israele è stato classificato miglior paese al mondo per le donne imprenditrici dal Mastercard Index of Women Entrepreneurs 2020, secondo il quale lo stato ebraico è “un ottimo esempio di meccanismi di sostegno specifici per genere, che danno risultati rapidi e significativi”. Israele era al quarto posto nel 2019 e il suo recente successo è stato “spinto dal sostegno istituzionale mirato alle PMI (piccole e medie imprese)” e da uno sforzo concertato per raddoppiare il numero di imprenditrici, afferma il rapporto.

Il governo del Sudan ha smentito martedì la notizia della visita di una delegazione israeliana a Khartoum, annunciata il giorno prima da una fonte governativa israeliana. “Questo governo non è a conoscenza di una delegazione israeliana e non abbiamo alcuna conferma che questa visita abbia avuto luogo”, ha detto all’Afp il portavoce del governo sudanese, Faisal Mohammed Saleh.

Un gruppo di scrittori arabi ha invocato il boicottaggio del Premio Internazionale per la Narrativa Araba (IPAF) e del Premio Sceicco Zayed Book, entrambi finanziati dagli Emirati Arabi Uniti, per protestare contro la decisione di Abu Dhabi di normalizzare i rapporti con Israele. Lo ha riferito il Financial Times, secondo il quale lo scrittore palestinese Khaled Hroub, membro fondatore dell’IPAF, si è dimesso dicendo di non poter più farne parte essendo finanziato dagli Emirati. L’appello al boicottaggio è stato firmato anche dallo scrittore giordano-palestinese Ibrahim Nasrallah, dal romanziere libanese Elias Khoury e dall’autore marocchino Bensalem Himmich. IPAF venne lanciato ad Abu Dhabi nel 2007 in collaborazione con la Booker Prize Foundation, un ente di beneficenza del Regno Unito.

Un tribunale egiziano esaminerà il 19 dicembre una causa contro il popolare rapper 32enne Mohamed Ramadan, dopo che sabato scorso sono comparsi sui social network suoi selfie scattati a Dubai insieme al cantante israeliano Omer Adam e al calciatore israeliano Diaa Saba. Un avvocato ha intentato la causa accusando Ramadan d’aver causato “oltraggio al popolo egiziano” con immagini che hanno scatenato l’accusa di “tradimento” da parte dei palestinesi. Lunedì il sindacato degli artisti egiziani ha sospeso Ramadan fino a soluzione del caso. Ramadan si è precipitato a cancellare le foto sostituendole con una bandiera palestinese e ha diramato una dichiarazione in cui si profonde in scuse affermando che non sapeva che i due fossero israeliani.

Il ministro degli esteri saudita Faisal bin Farhan ha smentito, lunedì pomeriggio, la notizia dell’incontro domenica in Arabia Saudita tra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman. “Non si è verificato nessun incontro del genere – ha twittato il ministro saudita – Gli unici funzionari presenti erano americani e sauditi”. L’incontro era stato invece confermato da funzionari israeliani e sauditi, in forma anonima, sia ai mass-media ebraici che al Wall Street Journal. Anche il ministro dell’istruzione israeliano Yoav Gallant aveva confermato che l’incontro ha avuto luogo. In un briefing coi giornalisti israeliani a Gerusalemme, il sottosegretario di stato Usa per gli affari politico-militari R. Clarke Cooper si è rifiutato di commentare la notizia, ma essendo appena stato in Arabia Saudita prima di arrivare in Israele, ha detto che il Riad sta costantemente valutando se normalizzare le relazioni con Israele. Anche Netanyahu, durante un’apparizione lunedì alla Knesset, ha evitato di commentare la notizia della sua visita in Arabia Saudita. Il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri, ha invece condannato l’incontro, definendolo “un insulto”.

Funzionari israeliani e sauditi hanno confermato lunedì che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è volato domenica sera in Arabia Saudita per colloqui con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. Le fonti hanno aggiunto che all’incontro, dove si è parlato dell’Iran e dei possibili rapporti tra Israele e il Regno saudita, erano presenti anche il direttore del Mossad, Yossi Cohen, e il segretario di stato Usa Mike Pompeo. Successivamente il ministro dell’istruzione israeliano Yoav Gallant ha confermato l’incontro, definendolo “un risultato straordinario”. “Il fatto stesso che sia avvenuto e che sia stato divulgato pubblicamente, anche se solo ufficiosamente, è di grande importanza” ha detto Gallant a radio Galei Tzahal. Netanyahu sarebbe rimasto su suolo saudita per almeno quattro ore, essendo decollato intorno alle 19.50 di domenica per poi rientrare in Israele dopo mezzanotte. Secondo le fonti, il principe ereditario saudita non si è opposto alla diffusione della notizia di cui infatti hanno parlato anche funzionari sauditi al Wall Street Journal. La rivelazione stessa dell’incontro appare come un messaggio inviato da Israele e Arabia Saudita all’Iran, al resto del Medio Oriente e a Washington. Invece, secondo altre fonti citate lunedì sera dalla tv Canale 12, l’Arabia Saudita sarebbe irritata per la fuga di notizie circa il viaggio di Netanyahu. Le prime notizie sull’incontro, il primo di cui si sappia tra leader israeliani e sauditi, sono circolate quando i giornalisti israeliani hanno notato che un aereo privato era partito da Israele domenica pomeriggio per Neom, in Arabia Saudita, dove è rimasto per diverse ore prima di rientrare.

Il volto “segreto” di domenica sera da Israele a Neom, in Arabia Saudita (clicca per ingrandire)

Israele ha inviato una prima delegazione in Sudan, dopo che i paesi hanno concordato lo scorso 23 ottobre di adottare misure volte a stabilire rapporti fra di loro. La delegazione è composta da un piccolo gruppo di funzionari governativi e preparerà le basi per una visita più ampia di funzionari israeliani di alto livello nelle prossime settimane, ha riferito YnetNews.

Una portavoce del ministro degli esteri tedesco Heiko Maas ha dichiarato lunedì alla Reuters che l’Iran sta sistematicamente violando l’accordo sul nucleare del 2015. “Insieme ai nostri partner, chiediamo fermamente all’Iran di smettere di violare l’accordo e di tornare a rispettare interamente tutti i suoi obblighi nucleari”, ha affermato la portavoce.

I falsari esistevano già prima che esistesse la moneta. E’ quanto emerge da uno studio condotto da Tzilla Eshel ed Ayelet Gilboa, dell’Università di Haifa, insieme a Yigal Erel e Naama Yahalom-Mack, dell’Università di Gerusalemme, che sarà pubblicato nel prossimo numero del Journal of Archaeological Science. Secondo lo studio, una grave carenza di argento nel Levante durante la prima età del ferro (1200-950 a.e.v), il periodo in cui le tribù d’Israele si stabilirono in Canaan, portò alla produzione di pezzi d’argento con un’alta percentuale di rame. A quel tempo non venivano ancora coniate monete e il commercio si avvaleva di pezzi d’argento non uniformi, nei quali la quantità di argento era molto importante. Secondo i ricercatori, la piccola percentuale di argento nei pezzi risalenti a quel periodo rinvenuti a Beit She’an, Megiddo e Ashkelon, mescolato con altre sostanze come il rame e anche l’arsenico, che li faceva apparire di color argento, “rafforza l’ipotesi che, almeno in parte, si sia trattato di una contraffazione intenzionale”. Tzilla Eshel ricorda che nel libro di Ezechiele (22:18), il profeta si scaglia contro “il popolo d’Israele che è diventato scorie per me, sono tutti rame, stagno, ferro e piombo dentro la fornace: sono scoria d’argento”. “La frase è ovviamente una metafora del rapporto tra Dio e i figli d’Israele – spiega Eshel – Ma è del tutto possibile che descriva una realtà che all’epoca era familiare: un blocco d’argento mescolato con vari altri metalli”.

Pezzi d’argento rinvenuti a Tel Megiddo (clicca per ingrandire)