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L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito lunedì mattina di dieci miliziani pro-Iran uccisi (otto iracheni e due siriani) e depositi di munizioni e veicoli distrutti da un attacco, attribuito a Israele, in un’area presso la città siriana di Boukamal, vicino al confine con l’Iraq. Non vi sono conferme indipendenti o ufficiali di attacchi aerei o esplosioni nella zona. Le azioni attribuite a Israele si svolgono raramente di giorno e di solito sono accompagnate da notizie, più o meno distorte, di fonte locale ufficiale.

Il ministro degli esteri ungherese Peter Szijjarto potrebbe essere l’unico capo della diplomazia di un paese dell’Unione Europea a presenziare martedì a Washington alla cerimonia per la firma dell’accordo di pace tra Israele ed Emirati Arabi Uniti. Lo ha detto domenica il suo portavoce, Mate Paczolay, citato dall’agenzia di stampa ungherese MTI.

Il capo dell’agenzia atomica iraniana Ali Akbar Salehi ha dichiarato domenica all’agenzia di stampa iraniana ICANA che attualmente sono attive 1.044 centrifughe nell’impianto di arricchimento dell’uranio di Fordo. La sospensione di ogni arricchimento nella struttura sotterranea vicino alla città santa sciita di Qom è una delle limitazioni alle attività nucleari dell’Iran previste dall’accordo del 2015, tutt’ora ritenuto valido da Cina, Gran Bretagna, Francia, Germania e Unione Europea. Teheran ha annunciato per la prima volta la ripresa dell’arricchimento a Fordo lo scorso novembre. Il 4 settembre il supervisore nucleare delle Nazioni Unite AIEA ha affermato che le scorte iraniane di uranio arricchito sono ora più di dieci volte il limite stabilito dall’accordo del 2015.

Il governo israeliano ha approvato domenica sera tre settimane di lockdown nazionale a partire da venerdì alle 14.00 (ora locale). Il primo ministro Benjamin Netanyahu si è rivolto alla nazione ricordando il fatto che Israele è stato tra i primi a riaprire l’economia, lo scorso maggio, dopo il primo blocco da coronavirus e che per questo la sua economia non è in pessime condizioni. “Il fatto che abbiamo aperto presto ha avuto un effetto positivo sull’economia” ha detto Netanyahu, ma ora i contagi sono in rapido aumento e Israele è costretto a chiudere di nuovo, come molti altri paesi del mondo. Il primo ministro ha detto che Israele ha rimandato il blocco fino a quando gli ospedali non hanno avvertito che è diventato necessario: il sistema sanitario potrebbe non reggere al numero previsto di casi gravi. Il governo sta quindi intraprendendo un’azione preventiva. Il blocco durerà fino alla festa di Simchat Torah che chiude il periodo delle grandi festività ebraiche, ma potrebbe essere prolungato. Il settore pubblico sarà limitato agli stessi livelli di marzo-aprile, mentre quello privato potrà continuare a operare a certe condizione. Le scuole saranno chiuse durante tutto il periodo. Gli assembramenti saranno limitati a 10 persone all’interno e 20 all’esterno, “e questa potrebbe essere la misura più importante” ha detto Netanyahu. I cittadini dovranno rimanere entro 500 metri da casa, con alcune eccezioni. “Se rispetteremo le regole, e confido che lo faremo – ha concluso il primo ministro – sconfiggeremo il virus”.

La Mohamed Bin Zayed University of Artificial Intelligence, degli Emirati Arabi Uniti, e il Weizmann Institute of Science d’Israele hanno firmato un memorandum d’intesa “per operare insieme in una vasta gamma di settori”. Lo ha riferito domenica l’agenzia di stampa WAM degli Emirati Arabi Uniti. Il memorandum copre una serie di opportunità di collaborazione tra le due istituzioni, tra cui programmi di scambio di studenti e post-dottorato, conferenze e seminari, varie forme di scambio tra ricercatori, condivisione di risorse informatiche e la creazione di un istituto virtuale congiunto per l’intelligenza artificiale. Il Weizmann Institute, fondato nel 1934 a Rehovot, è uno degli istituti di punta anell mondo per la ricerca multidisciplinare di alto livello nelle scienze naturali ed esatte. La Mohamed Bin Zayed University of Artificial Intelligence è stata fondata nel 2019 ed è un’istituzione accademica di livello universitario basata sulla ricerca, con sede ad Abu Dhabi.

La firma del Memorandum in video-conferenza (clicca per ingrandire)

I palestinesi hanno proclamato una “giornata della rabbia” per martedì 15 settembre, in coincidenza con la prevista firma a Washington degli accordi di normalizzazione fra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein. “La bandiera palestinese sarà issata in tutte le città e campi palestinesi, in Israele e all’estero, per esprimere il rifiuto dell’issare ad Abu Dhabi e Manama la bandiera [israeliana] dell’occupazione. dell’assassinio e del razzismo – si legge in una dichiarazione firmata da vari gruppi tra cui l’Olp, capeggiata da Abu Mazen, e il movimento islamista Hamas che controlla la striscia di Gaza – Esortiamo la nostra popolazione, in particolare quella nei campi, a denunciare questi vergognosi accordi”. La dichiarazione esorta inoltre arabi e musulmani manifestare davanti alle ambasciate di Stati Uniti, Israele, Bahrain ed Emirati Arabi Uniti per “denunciare i vergognosi accordi”. Domenica è stata inoltrre annunciata la formazione di un gruppo chiamato “Dirigenza nazionale unificata per la resistenza popolare”. “E’ l’inizio della terza intifada – ha detto al Jerusalem Post un funzionario di Fatah – E’ l’unico modo in cui il mondo ci ascolterà. Vogliamo riportare la questione palestinese in cima all’agenda mondiale”. Il nuovo organismo ha diffuso domenica la sua prima dichiarazione in cui invoca una “lotta popolare globale che non cesserà fino alla creazione di uno stato palestinese indipendente con Gerusalemme come capitale”. Il proclama è stato ripetutamente trasmesso dalla tv ufficiale dell’Autorità Palestinese, segno che la dirigenza di Abu Mazen l’ha avallata, anche se si riferisce a Israele come “il nostro principale nemico” e promette che la “la lotta armata continuerà fino alla vittoria”. Hussam Badran, alto funzionario di Hamas, ha accolto con favore l’istituzione della “Dirigenza unificata per la resistenza popolare” affermando che essa aprirà la strada al conseguimento dell’unità tra i palestinesi.

Stando a quanto viene riferito sabato dalla tv Canale 12, l’amministrazione Trump si sta adoperando per l’introduzione di voli diretti tra Israele e Marocco. Il Marocco intrattiene da tempo relazioni ufficiose con Israele, ma non ha mai avviato pieni rapporti diplomatici con lo stato ebraico.

Il ministro degli esteri del Bahrein Abdullatif Al-Zayani e il suo omologo israeliano Gabi Ashkenazi hanno avuto una conversazione telefonica sabato sera. Ne ha dato notizia il Ministero degli esteri del Bahrein, dopo l’annuncio venerdì della normalizzazione dei rapporti. Secondo il comunicato, i due ministri hanno sottolineato la necessità di portare avanti le relazioni al fine di promuovere la pace e la stabilità nella regione.

Il presidente egiziano Abdel Fattah el-Sisi ha accolto con favore l’annunciato accordo tra Israele e Bahrein. In un post su Twitter, el-Sisi ha scritto: “Ho seguito con grande interesse la dichiarazione congiunta di Stati Uniti Israele e Bahrein in merito all’accordo per stabilire relazioni diplomatiche tra Bahrein e Israele. Questo importante passo porterà stabilità e pace in Medio Oriente e contribuirà a raggiungere una soluzione equa e permanente per la questione palestinese”. L’Oman ha accolto con favore la decisione del Bahrain di normalizzare le relazioni con Israele e auspica che ciò contribuisca alla pace israelo-palestinese. “Il Sultanato accoglie con favore l’iniziativa presa dal regno fraterno del Bahrain – afferma un comunicato del governo di Mascate, riportato su Twitter dalla tv di stato dell’Oman – e auspica che questo nuovo percorso strategico intrapreso da alcuni paesi arabi contribuisca a realizzare una pace basata sulla fine dell’occupazione israeliana e sulla creazione di uno stato palestinese indipendente con Gerusalemme est come capitale”.

Il Ministero degli esteri Iran ha definito “vergognosa” la decisione del Bahrain di normalizzare i rapporti con Israele. Lo ha riferito sabato la tv di stato iraniana. “D’ora in poi – ha detto l’emittente, citando una dichiarazione del Ministero degli esteri – i governanti del Bahrein saranno complici dei crimini del regime sionista, che rappresenta una minaccia per la sicurezza della regione e di tutto il mondo musulmano”. Hossein Amir-Abdollahian, ex vice ministro degli esteri e attuale consigliere speciale per gli affari internazionali del presidente del parlamento iraniano, ha twittato che l’accordo tra Israele e Bahrein è un grande tradimento alla causa islamica e dei palestinesi. “Gli irresponsabili leader di Emirati Arabi Uniti e Bahrain – ha twittato Amir-Abdollahian – non dovrebbero spianare la strada ai piani sionisti. Dovrebbero apprendere le lezioni dalla storia. Domani sarà troppo tardi”. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato sabato che il Bahrein subirà una “dura vendetta” da parte del suo stesso popolo e dei palestinesi per la scelta di normalizzare i legami con Israele. “Il sovrano carnefice del Bahrein dovrà attendersi la dura vendetta dei mujahideen che puntano a liberare Quds (Gerusalemme) e l’orgogliosa nazione musulmana di questo paese”, hanno affermato le Guardie Rivoluzionarie in una dichiarazione pubblicata sul loro sito web. Anche il gruppo islamista sciita libanese filo-Iran Hezbollah ha proclamato sabato la sua ”forte condanna” della decisione del Bahrein di normalizzare i rapporti con Israele.