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La prossima settimana gli israeliani andranno alle urne per la sesta volta dall’ultima volta che i palestinesi sotto Autorità Palestinese hanno potuto votare più di 13 anni fa per eleggere la loro dirigenza nazionale. Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) è attualmente nel 15esimo anno del suo mandato di quattro anni. Lo ha ricordato martedì l’agenzia AFP in una corrispondenza che sottolinea, fra l’altro, come i 30enni palestinesi, sia a Ramallah che a Nablus che a Gaza, non hanno mai avuto l’opportunità di scegliere con il voto la loro dirigenza nazionale.

“Oggi annuncio la mia intenzione, subito dopo l’istituzione di un nuovo governo, di applicare la sovranità israeliana alla Valle del Giordano e al Mar Morto settentrionale”. Lo ha affermato Netanyahu in una conferenza stampa trasmessa martedì pomeriggio sui canali tv israeliani, a una settimana dalle elezioni del 17 settembre. Netanyahu ha detto che seguiranno altri insediamenti in Cisgiordania, ma solo dopo la pubblicazione dell’atteso piano di pace dell’amministrazione Trump. Mostrando una mappa della Valle del Giordano, Netanyahu ha detto che Israele potrebbe realizzare il piano senza annettere un solo palestinese e garantendo che i palestinesi mantengano completa libertà di movimento. La Valle del Giordano, che si estende dalla città israeliana di Beit Shean, a nord, fino al Mar Morto, a sud, per 2.400 kmq, è da tempo considerata dalla maggior parte delle formazioni politiche israeliane, sia di maggioranza che di opposizione, il confine “di sicurezza” orientale d’Israele in qualunque futuro accordo di pace. “Siamo una democrazia – ha detto martedì Netanyahu – Non farò nulla senza il mandato degli elettori. Per questo vi sto chiedendo un chiaro mandato per fare questa cosa che gode di ampio consenso e definire finalmente i confini permanenti di Israele, garantendo che Giudea e Samaria (Cisgiordania ndr) non si trasformeranno in una nuova Gaza”. L’annuncio di Netanyahu è stato vivacemente contestato dalle opposizioni sia di destra che di sinistra, che l’hanno tacciato di “manovra propagandistica” e “vuota promessa elettorale”. Dal canto suo, la Casa Bianca ha commentato: “Al questo momento non vi è alcun cambiamento nella politica degli Stati Uniti. Pubblicheremo la nostra visione per la pace dopo le elezioni israeliane e lavoreremo per determinare il percorso migliore per portare la sicurezza, le opportunità e la stabilità a lungo sospirate nella regione”.

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L’Ufficio Centrale di Statistica israeliano ha pubblicato i dati relativi agli elettori chiamanti alle urne il prossimo 17 settembre. Sono ammessi al voto circa 5,8 milioni di cittadini. Di questi, il 14% ha un’età compresa tra 18 e 24 anni, il 30% tra 25 e 39 anni, il 31% tra 40 e 59 anni e il 25% ha 60 anni o più. Il numero di elettori è aumentato di circa 48.000 persone dalle ultime elezioni dello scorso 9 aprile. Il 79% degli aventi diritto sono ebrei, il 16% arabi e il 5% appartiene ad altre minoranze, tra cui cristiani non arabi e immigrati non ebrei dell’ex Unione Sovietica.  I dati dell’Ufficio Centrale di Statistica non includono circa 570.000 israeliani che vivono all’estero da molto tempo e si pensa che difficilmente rientreranno in Israele per votare. Israele non prevede il voto dall’estero, ad eccezione dei diplomatici e di altri inviati in missione ufficiale.

Gadeer Kamal Mreeh, la 35enne diventata lo scorso 9 aprile la prima donna drusa eletta nel parlamento israeliano, ha buone chance di essere rieletta il 17 settembre figurando in 25esima posizione nella lista di Blu&Bianco (cui i sondaggi attribuiscono più di 30 seggi). Ne ha avuto conferma dalla calda accoglienza ricevuta da un pubblico di donne druse nel suo villaggio di Daliyat al-Karmel, sulle colline 20 km a sud-est di Haifa. In Israele vivono circa 140.000 arabi della comunità drusa. Insieme a Mreeh, ex giornalista tv e madre di due figli, erano presenti all’evento altre due candidate del suo partito: la generale della riserva Orna Barbivay e Pnina Tamanu-Shata, la prima donna di origine etiope eletta al parlamento israeliano.

Gadeer Kamal Mreeh, al centro, durante l’evento elettorale a Daliyat al-Karmel (clicca per ingrandire)

Un adolescente palestinese armato di coltello è stato arrestato in tempo, martedì, vicino alla Grotta dei Patriarchi di Hebron.

Un drone israeliano è caduto lunedì notte nella striscia di Gaza meridionale. Lo hanno confermato le Forze di Difesa israeliane dicendo che le cause sono attualmente allo studio. Hamas sostiene d’averlo abbattuto.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha commesso un errore negando il visto d’ingresso alle congressiste Usa Rashida Tlaib e Ilhan Omar giacché, venendo, le due parlamentari avrebbero constatato che la Cisgiordania è “il secondo miglior posto” per gli arabi in Medio Oriente. Lo ha detto Benny Gantz, leader del maggior partito d’opposizione, parlando lunedì a un evento in lingua inglese a Tel Aviv. Tlaib e Omar, ha detto Gantz citato da Ha’aretz, “avrebbero visto coi loro occhi che, a meno che non sia un miliardario saudita, il posto migliore dove può vivere un arabo in Medio Oriente è Israele, e il secondo miglior posto per un arabo in Medio Oriente è la Cisgiordania”. Gantz ha comunque aggiunto che “tutti coloro che collaborano con il BDS operano contro lo stato di Israele” e ha definito il movimento per il boicottaggio dello stato ebraico “una forma di antisemitismo”.

Quattro università israeliane – l’Università di Tel Aviv, il Technion di Haifa, l’Università di Gerusalemme e l’Università Ben-Gurion del Negev – figurano fra le 50 istituzioni accademiche leader a livello mondiale per la formazione di imprenditori di successo. E’ quanto emerge da uno studio condotto dalla società di market data PitchBook, che ha classificato le istituzioni accademiche in base alla generazione del maggior numero di imprenditori che si assicurano finanziamenti di capitale a rischio per le loro start-up.

In una conferenza stampa rapidamente convocata lunedì pomeriggio a Gerusalemme, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha rivelato un sito iraniano da lui definito “di test per lo sviluppo di armi nucleari”, recentemente scoperto ad Abadeh, a sud di Isfahan. Netanyahu ha mostrato le foto satellitari del sito scattate a giugno e poi, dopo che gli iraniani hanno capito d’essere stati scoperti, le foto di luglio che mostrano i tentativi di demolire e coprire il sito. Parlando brevemente sia in ebraico che in inglese, Netanyahu ha detto di avere un messaggio “per i tiranni di Teheran”: “Israele sa cosa state facendo, sa quando lo state facendo e sa dove lo state facendo. Continueremo a svelare le vostre bugie”. Netanyahu ha esortato la comunità internazionale a “svegliarsi e rendersi conto che l’Iran mente sistematicamente”. L’annuncio di Netanyahu è arrivato il giorno dopo la notizia della Reuters che l’AIEA ha trovato tracce di uranio nei campioni prelevati in un sito segnalato da Netanyahu l’anno scorso alle Nazioni Unite. Netanyahu ha detto che la scoperta dell’uranio e il rifiuto dell’Iran di fornire spiegazioni all’AIEA costituisce una violazione dell’accordo sul nucleare del 2015 e del Trattato di non proliferazione di cui l’Iran è firmatario.

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Il controverso disegno di legge che consentirebbe ai rappresentanti di lista di filmare le operazioni di voto nei seggi durante le elezioni della prossima settimana è stato respinto lunedì a stretta maggioranza della Commissione parlamentare che avrebbe dovuto metterla in agenda con rito accelerato per l’approvazione della Knesset. Determinante per la bocciatura, il voto di Israel Beytenu, il cui leader Avigdor Liberman ha spiegato che il suo partito sosterrebbe la proposta solo se prevedesse che le telecamere anti-brogli fossero gestite da rappresentanti del Comitato Elettorale Centrale: “Israel Beytenu è favorevole alla supervisione delle elezioni, ma solo attraverso un organismo statale” ha detto Liberman. Il disegno di legge, fortemente sostenuto dal primo ministro Benjamin Netanyahu, è stato contestato non solo dalle opposizioni, ma anche dallo stesso Comitato Elettorale, dal consulente legale della Knesset Eyal Yinon, dal procuratore generale Avichai Mandelblit e da storici esponenti del Likud come Benny Begin.