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Dopo mesi di trattative, Israele ha raggiunto un accordo con FIFA e Qatar grazie al quale tifosi israeliani e palestinesi potranno volare dall’aeroporto israeliano Ben Gurion al Qatar per assistere alle partite della Coppa del Mondo che iniziano il 20 novembre. I voli charter saranno gestiti da una compagnia aerea che attualmente vola a Doha, ma saranno soggetti alle misure di sicurezza israeliane. I servizi consolari per gli israeliani saranno forniti attraverso una compagnia di viaggi a gestione privata con sede in Qatar in coordinamento con il Ministero degli esteri israeliano, mentre i servizi consolari per i palestinesi saranno forniti dalla rappresentanza dell’Autorità Palestinese a Doha, ha spiegato giovedì la FIFA. Il Qatar non ha relazioni diplomatiche con Israele. Secondo quanto riferito, i voli effettueranno uno scalo “tecnico-diplomatico” a Cipro al solo scopo di far figurare che il volo non giunge in Qatar direttamente da Israele.

Ancora lanci di pietre palestinesi contro veicoli civili israeliani. Un’israeliana di 69 anni è rimasta ferita, giovedì, quando il parabrezza della sua auto è stato colpito su una strada presso Alfei Menashe (Cisgiordania nord, a pochi km dalla ex linea armistiziale).

Itamar Ben Gvir, leader del partito di estrema destra Otzma Yehudit, ha postato giovedì il suo discorso commemorativo in occasione del 32esimo anniversario dell’uccisione di Meir Kahane, del cui partito Kach lo stesso Ben Gvir fu membro da giovane. Nel discorso, Ben Gvir, che aspira a diventare ministro della polizia nel prossimo governo, prende le distanze da alcuni insegnamenti di Kahane, ma ribadisce che trae ispirazione da lui. “Non è un segreto che oggi non sono il rabbino Kahane – afferma Ben Gvir – e che non sostengo l’espulsione di tutti gli arabi e non promulgherò leggi per spiagge separate, anche se è certo che agiremo e faremo di tutto per espellere i terroristi dal paese per il bene del carattere ebraico di Israele. Ma a me sembra che il punto forte del rabbino Kahane fosse l’amore per Israele senza compromessi, senza nessun’altra considerazione”. Kahane si esprimeva contro la convivenza fra ebrei e arabi, dei quali propugnava l’espulsione da Israele. Venne eletto alla Knesset nel 1984, ma i parlamentari di tutto lo spettro politico abbandonavano l’aula quando prendeva la parola. Successivamente il suo partito Kach venne bandito dalla Knesset in quanto razzista e Kahane non poté candidarsi per la rielezione nel 1988. Venne assassinato nel 1990 a New York da un americano di origine egiziana.

 

Un team congiunto di archeologi dell’Università di Gerusalemme e della Southern Adventist University degli Stati Uniti ha scoperto nel sito archeologico di Tel Lachish (antica città cananea e israelita nel centro-sud di Israele) un pettine d’avorio di 3,5 x 2,5 cm risalente a circa 3.700 anni fa, recante quella che è probabilmente la più antica frase completa finora conosciuta in caratteri alfabetici cananei. Le 17 lettere, impresse nella forma arcaica dalla prima fase dell’invenzione della scrittura alfabetica, recitano: “Possa questa zanna [d’avorio] sradicare i pidocchi dei capelli e della barba”. La scoperta è stata pubblicata mercoledì sul Jerusalem Journal of Archaeology. “Si tratta della prima frase completa mai trovata in lingua cananea in Israele – spiega uno dei direttori degli scavi, Yosef Garfinkel, dell’Università di Gerusalemme – Ci sono cananei a Ugarit, in Siria, ma scrivono con una scrittura diversa, non con l’alfabeto usato fino ad oggi. Le città cananee sono menzionate nei documenti egizi, nelle lettere di Amarna scritte in accadico e nella Bibbia ebraica. L’iscrizione sul pettine è una prova diretta dell’uso dell’alfabeto nelle attività quotidiane circa 3.700 anni fa: siamo di fronte a un reperto cruciale per la storia della capacità umana di scrivere”. L’avorio di elefante dell’antico pettine era stato probabilmente importato dal vicino Egitto: materiale molto costoso rispetto a legno e osso, segno che anche le élite dell’epoca soffrivano di pidocchi. Le lingue cananee erano un gruppo di lingue semitiche nord-occidentali parlate nei tempi antichi. L’unico discendente vivente del cananeo è la moderna lingua ebraica, tornata ad essere lingua parlata quotidiana nel XIX e XX secolo e oggi lingua ufficiale dello stato d’Israele.

Il pettine d’avorio con la frase in alfabeto cananeo (clicca per ingrandire)

Rappresentazione dell’iscrizione del XVIII secolo a.e.v. in caratteri cananei primitivi incisa sul pettine anti-pidocchi rinvenuto a Tel Lachish (clicca per ingrandire)

Sono circa 333.500 i turisti che hanno visitato Israele nel mese di ottobre 2022, il numero più alto registrato dal febbraio 2020 quando il turismo si dovette fermare per lo scoppio della pandemia covid-19. Ne ha dato notizia domenica l’Ufficio Centrale di Statistica israeliano. La cifra rappresenta un aumento del 485% rispetto ai turisti che hanno visitato Israele nell’ottobre 2021, e un calo solo del 25% rispetto ai 447.100 turisti giunti nell’ottobre 2019, l’anno precedente la pandemia che aveva fatto registrare un record assoluto di turisti in Israele superando i precedenti picchi del 2018 e del 2017. Lo scorso marzo Israele ha revocato le restrizioni all’ingresso degli stranieri non vaccinati contro il coronavirus. Dalla fine di maggio i visitatori non sono più tenuti a fare un test tampone all’arrivo in aeroporto né a mostrare un tampone negativo effettuato prima del decollo. Tuttavia, il numero complessivo di visitatori è ancora significativamente ridotto rispetto ai livelli record pre-pandemia. Complessivamente tra gennaio e ottobre di quest’anno sono giunti circa 2.078.000 turisti, pari a un calo del 45% rispetto ai 3.742.100 turisti arrivati nello stesso periodo del 2019. Il Ministero del turismo israeliano prevede comunque di chiudere l’anno solare con 2,4-2,6 milioni di arrivi.

Johnny Yusuf, terzo di tre gemelli nati in una famiglia di profughi siriani a Cipro, pesava solo 1,5 Kg alla nascita e dopo due settimane gli è stato diagnosticato un difetto cardiaco congestizio che poteva costargli la vita se non fosse stato sottoposto d’urgenza a un intervento a cuore aperto, non disponibile a Cipro. Al peggiorare delle sue condizioni, il Ministero della salute cipriota ha contattato Einat Birk, direttore dell’Istituto di cardiologia dello Schneider Children’s Medical Center di Petah Tikva, il quale ne ha raccomandato l’immediato trasporto in aereo in Israele. Poiché il bambino è cittadino siriano, il suo volo in Israele ha richiesto l’intervento del Ministero degli esteri israeliano e dell’ambasciata israeliana a Cipro. Gil Klinger, direttore dell’unità di terapia intensiva neonatale dell’ospedale, si è recato a Cipro insieme al suo team e alle attrezzature mediche necessarie per trasferire il neonato in sicurezza. Grazie al complicato sforzo logistico e diplomatico, Yusuf, accompagnato dal fratello 21enne Aref, è stato portato in Israele dove è stato operato con successo da George Frankel, direttore del reparto di cardiochirurgia. Un mese dopo il piccolo era già abbastanza forte da essere riportato in aereo a Cipro, dove si sta riprendendo completamente, riunito alla sua famiglia.

Il piccolo Johnny Yusuf tra le braccia del fratello Aref dopo l’intervento presso il Centro medico per bambini Schneider di Petah Tikva, Israele (clicca per ingrandire)

Terroristi palestinesi hanno aperto il fuoco, martedì sera  verso un gruppo di otto neo-eletti parlamentari israeliani in visita alla Tomba di Giuseppe, presso Nablus. Prima della visita, un nuovo gruppo palestinese aveva minacciato di scatenare “l’impensabile”. Gli spari sono iniziati quando i parlamentari si apprestavano a lasciare il luogo santo. I soldati israeliani che scortavano il convoglio hanno riposto al fuoco. Nello scontro che è seguito è rimasto ucciso un giovane palestinese, apparentemente a causa dell’esplosione prematura di un ordigno esplosivo che teneva in mano. In base agli accordi israelo-palestinesi, l’Autorità Palestinese è tenuta a garantire l’accesso di pellegrini ebrei alla Tomba di Giuseppe, sotto la sua giurisdizione, in coordinamento con le forze israeliane.

Shila Naamat aveva solo un anno e 8 mesi quando un razzo palestinese colpì la sua casa nel marzo 2002. A quel tempo non c’era un rifugio antiaereo in ogni isolato, non c’erano sirene d’allarme e certamente non c’era il sistema di difesa “Cupola di ferro”. In quei primi anni, ogni razzo aveva conseguenze distruttive. Naamat venne ferito da schegge di razzo mentre giocava sul balcone di casa sua e fu sottoposto a intervento chirurgico con l’applicazione in una gamba di una placca che lo ha accompagnato per il resto della sua vita. Naamat, che fu il primo abitante di Sderot ferito dai razzi lanciati dalla striscia di Gaza controllata da Hamas, ora sta completando il corso ufficiali nelle Forze di Difesa israeliane. “Ho ulteriori aspirazioni – ha detto a YnetNews – e non lascerò che il mio infortunio mi fermi. Voglio raggiungere posizioni di alto livello e in futuro voglio svolgere qualche servizio pubblico, specialmente a vantaggio dei giovani della periferia del paese”.

A sinistra, Shila Naamat il giorno in cui si è arruolato. A destra, la notizia del suo ferimento del 2002 sul quotidiano Yedioth Aharonoth (clicca per ingrandire)

Il video di un brevissimo scambio di convenevoli intercorso lunedì fra il presidente d’Israele Isaac Herzog e la prima ministra tunisina Najla Bouden riuniti per una foto di gruppo alla conferenza COP27 sul clima in Egitto ha suscitato furibonde reazioni da parte di numerosi commentatori nei paesi arabi che vi hanno visto un segnale di intollerabile “normalizzazione” con lo stato ebraico, come un parlamentare algerino che ha twittato “Normalizzazione tra Tunisia e Israele? Il presidente tunisino Kais Saied non lo considera tradimento?”.

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Un gruppo palestinese creato a metà ottobre che si fa chiamare “Brigata Balata” ha minacciato pellegrini ebrei israeliani in procinto di effettuare una visita programmata alla Tomba di Giuseppe, presso Nablus, martedì sera, affermando “siamo pronti e vedrete l’impensabile”.