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Il movimento BDS (per boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele) ha aggiornato i suoi criteri esortando ora a boicottare non solo lo stato ebraico, ma anche chiunque sia coinvolto nella normalizzazione dei rapporti con esso. Come afferma il Comitato Nazionale BDS sul sito web ufficiale del movimento, membri e sostenitori devono astenersi dal “mostrare o promuovere le opere e i prodotti di coloro il cui coinvolgimento nelle pratiche di normalizzazione è dimostrato, finché tale coinvolgimento non viene terminato in modo convincente e pubblico e con una dichiarazione di impegno per l’anti-normalizzazione e il boicottaggio culturale”. Il movimento BDS ingiunge anche di “non trattare alcun prodotto o attività di una persona o istituzione che sia stata precedentemente coinvolta nella normalizzazione e non si sia ritirata da essa”. L’annuncio viene dato a seguito della decisione di Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Sudan di normalizzare i rapporti con Israele. Nel frattempo, il movimento BDS ha anche lanciato un boicottaggio globale contro il produttore ferroviario spagnolo CAF a causa del suo coinvolgimento nello sviluppo e nella manutenzione della linea tranviaria di Gerusalemme.

L’Autorità Palestinese starebbe pensando di modificare il suo regime di vitalizi a favore delle famiglie di terroristi detenuti nelle carceri israeliane. Lo ha riferito giovedì il New York Times spiegando che l’Autorità Palestinese intenderebbe proporzionare l’ammontare dei pagamenti alle dimensioni ed esigenze delle famiglie anziché, come finora, alla durata della condanna del detenuto (e quindi alla gravità degli attentati terroristici perpetrati). Tuttavia, il capo dell’Associazione dei prigionieri palestinesi, Qadura Fares, ha detto ad Ha’aretz che il pagamento degli vitalizi a detenuti e famiglie è sancito dalla Legge fondamentale palestinese e che non vi è alcuna intenzione di modificarlo. Secondo Fares, i pagamenti sono già effettuati in base a una serie di criteri, tra i quali non manca quello della durata della pena detentiva.

 

Mercoledì il ministro degli esteri del Bahrein Abdullatif bin Rashid al-Zayani ha trascorso quasi 12 ore a Gerusalemme ma i siti web ufficiali del Bahrein, sia in inglese che in arabo, ne hanno riferito come se avesse trascorso la giornata a Tel Aviv, città in cui non ha messo piede. I siti web del Ministero degli esteri di Manama e l’agenzia di stampa statale del Bahrain hanno pubblicato cinque articoli sul viaggio senza mai dire che si è svolto a Gerusalemme. Entrambi i siti si sono anzi spinti al punto di affermare falsamente che il colloquio di al-Zayani con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’incontro con il presidente d’Israele Reuven Rivlin nelle rispettive residenze ufficiali si sono svolti a Tel Aviv, mentre si sono tenuti a Gerusalemme. Anche l’incontro tripartito con il Segretario di stato Usa Mike Pompeo è stato riferito a Tel Aviv, mentre ha avuto luogo al King David Hotel di Gerusalemme.

L’Autorità Palestinese ha tacitamente rimandato, questa settimana, i suoi ambasciatori in Bahrein ed Emirati Arabi Uniti, stando a quanto riportato mercoledì da diversi mass-media come Reuters, Al-Arabiya e la stessa agenzia di stampa palestinese Maan. La notizia non è stata ufficialmente confermata dall’Autorità Palestinese, che aveva richiamato i suoi ambasciatori dai due paesi del Golfo dopo che questi avevano firmato accordi di normalizzazione con Israele, rispettivamente ad agosto e settembre. A metà settembre la Lega Araba aveva bocciato una proposta di risoluzione presentata dall’Autorità Palestinese che avrebbe condannato la normalizzazione con Israele.

Le Forze di Difesa israeliane hanno rilevato che la cellula terroristica responsabile del recente posizionamento di una serie di mine antiuomo sul Golan israeliano è l’Unità 840, gestita dalla Forza iraniana Quds. In Siria, l’unità 840 è un’unità operativa relativamente segreta responsabile, tra l’altro, della pianificazione e realizzazione di strutture terroristiche al di fuori dell’Iran mirate contro obiettivi occidentali e gruppi di opposizione.

Conferenza stampa congiunta, mercoledì a Gerusalemme, del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu con il segretario di stato Usa Mike Pompeo e il ministro degli esteri del Bahrein Abdullatif bin Rashid Al-Zayani. Al-Zayani ha ringraziato Israele per la “calda accoglienza e la generosa ospitalità” e si è detto “molto incoraggiato” dai suoi incontri con i rappresentanti israeliani. E’ evidente, ha aggiunto, che tutte le parti sono ansiose di “garantire che la pace che stiamo perseguendo sia una pace calorosa, che porterà chiari benefici ai nostri popoli. Continuo a sottolineare in tutti i miei incontri che per raggiungere e consolidare tale pace, deve essere risolto il conflitto israelo-palestinese e chiedo quindi a entrambe le parti di sedersi il tavolo dei negoziati per arrivare a una soluzione praticabile a due stati, come auspicato anche dalla comunità internazionale”. Pompeo ha affermato che gli Accordi di Abramo “dicono ai soggetti malevoli, come la Repubblica Islamica dell’Iran, che la loro influenza nella regione è in declino e che sono sempre più isolati, e lo saranno sempre più finché non cambieranno corso”. Secondo Pompeo, inoltre, gli Accordi di Abramo “promuovono la libertà religiosa: i musulmani potranno pregare più facilmente alla moschea di al-Aqsa (a Gerusalemme) grazie ai nuovi voli via Abu Dhabi e Manama”.

Gerusalemme, 18 novembre: (da sinistra) il Segretario di stato Usa Mike Pompeo, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro degli esteri del Bahrein Abdullatif bin Rashid Al Zayani (clicca per ingrandire)

Il ministro degli esteri del Bahrein, Abdullatif bin Rashid Al Zayani, è stato ricevuto mercoledì dal presidente d’Israele Reuven Rivlin nella sua residenza ufficiale a Gerusalemme. “Questa è una nuova era di amicizia e cooperazione – ha detto Rivlin – Questa era di nuova amicizia tra Israele, Bahrein e altri paesi della regione rende chiaro che la pace è possibile e il che mondo non aspetterà”.

Tel Aviv è stata classificata dalla rivista londinese Truly Belong come una delle città al mondo più accessibili ai disabili. “La città ha fatto passi da gigante negli ultimi anni per diventare completamente accessibile alle persone con disabilità – scrive la rivista – Quasi tutte le linee di autobus interurbani della città sono accessibili in sedia a rotelle e offrono varie tecnologie per i non vedenti, comprese le fermate che annunciano gli autobus in arrivo e numeri di linea su un sistema di altoparlanti. Inoltre, norme precise assicurano che tutti i nuovi edifici garantiscano l’accesso in sedia a rotelle e quasi tutti i negozi e i ristoranti della città, oltre a molte delle sue spiagge, sono dotati di rampe”. Tel Aviv compare nell’elenco delle sette città globali accessibili ai disabili insieme a Barcellona, Vienna e Berlino.

Il Bahrein ha accolto la richiesta di Israele di aprire un’ambasciata a Manama e, a sua volta, chiede l’autorizzazione per aprire un’ambasciata in Israele. Lo ha detto mercoledì il ministro degli esteri del paese del Golfo, Abdullatif bin Rashid Al-Zayani, durante la sua prima visita nello stato ebraico. Il processo dovrebbe essere completato entro la fine dell’anno, ha detto il suo omologo israeliano Gabi Ashkenazi in una conferenza stampa congiunta presso il Ministero degli esteri a Gerusalemme. “43 anni fa, il 19 novembre 1977 – ha detto il ministro del Bahrein – il compianto presidente dell’Egitto Sadat visitò per la prima volta Israele, gettando i semi della pace regionale che oggi stiamo ulteriormente coltivando. Quindi penso che sia giusto fare questa visita in prossimità di quell’anniversario, perché arrivo qui da un paese convinto dell’importanza della pace”. Ashkenazi dovrebbe restituire la visita del collega all’inizio del prossimo mese.

Gerusalemme: il ministro degli esteri del Bahrein Abdullatif Al-Zayani (a sinistra) e il suo omologo israeliano Gabi Ashkenazi (clicca per ingrandire)

Il ministro degli esteri israeliano Gabi Ashkenazi ha accolto con favore la decisione dell’Autorità Palestinese, annunciata martedì, di riprendere la cooperazione con Israele. “La nostra porta è aperta per il rilancio di negoziati, ed esorto i palestinesi a varcare questa porta senza precondizioni”, ha detto Ashkenazi.