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Durante il suo intervento martedì al Consiglio di Sicurezza, il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen ha mostrato una versione ancora più falsa del solito della consueta sequenza di mappe usata dalla propaganda anti-israeliana per sostenere che Israele si sarebbe inesorabilmente ampliato negli anni a scapito di una presunta, ma inesistente, sovranità palestinese precedente. Clicca qui per leggere la critica alla falsa sequenza di mappe

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Israele è pronto ad avviare colloqui diretti con i palestinesi. Lo ha ribadito ai giornalisti l’ambasciatore israeliano all’Onu Danny Danon, prima della riunione del Consiglio di Sicurezza e del previsto intervento del presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen. “Abu Mazen sbaglia indirizzo – ha aggiunto Danon – Dovrebbe venire a parlare a Gerusalemme, non a New York. Ma invece di impegnarsi per la pace, è impegnato ad aizzare contro Israele”.

In mancanza di sufficiente sostegno da parte dei membri del Consiglio di Sicurezza, i diplomatici palestinesi hanno deciso martedì di non mettere ai voti una proposta di risoluzione che condannava il piano di pace degli Stati Uniti. Ufficialmente presentata da Indonesia e Tunisia per conto dei palestinesi, la risoluzione rischiava di non ottenere i 9 voti a favore su 15 necessari per essere adottata (sempre che non venisse esercitato il diritto di veto da parte di un membro permanente).

 

Nonostante l’annunciata sospensione dei lanci, martedì mattina un pallone con appeso un ordigno esplosivo è stato trovato davanti a un asilo del kibbutz Sa’ad dai genitori che accompagnavano i figli. L’ordigno è stato disinnescato dagli artificieri della polizia israeliana.

Hamas avrebbe deciso di sospendere i lanci di aerostati esplosivi e incendiari verso il territorio israeliano, secondo quanto riferito dal quotidiano Al-Quds, affiliato al movimento Fatah. Secondo il sito di news Walla, anche la Jihad Islamica palestinese avrebbe accettato la sospensione. Stando a quanto riferito, la decisione sarebbe stata presa lunedì sera dopo un incontro fra alcuni capi di Hamas (assente l’uomo forte Yahya Sinwar che temeva per la propria sicurezza) e una delegazione dell’intelligence egiziana giunta a Gaza lunedì mattina. La decisione sarebbe stata diramata martedì mattina a tutte le unità di lancio. La delegazione egiziana avrebbe fatto sapere a Hamas che, senza il ristabilimento della calma, Israele era pronto a sferrare un duro colpo all’organizzazione. Gli egiziani avrebbero anche espresso riserve sui rapporti tra Hamas, Iran e il gruppo terroristico libanese Hezbollah.

Circa 10 giorni fa dei membri dell’ala militare di Hamas hanno fatto irruzione nei magazzini a Gaza del gruppo media palestinese Paltel e hanno rubato sofisticate attrezzature elettroniche per decine di milioni di shekel fornite da Israele all’Autorità Palestinese per uso non militare. Il gruppo Paltel comprende diverse società che forniscono servizi cellulari, cavo e internet e collabora da tempo con Israele. Paltel ha sede a Ramallah ma ha anche una filiale a Gaza che fornisce servizi ai palestinesi del posto. L’attrezzatura rubata dai terroristi di Hamas è classificata da Israele “a duplice uso” (civile/militare), ma alla fine dello scorso anno le autorità di sicurezza israeliane ne avevano approvato l’introduzione a Gaza nel quadro degli sforzi per allentare le tensioni.

Dopo la denuncia di Palestine Media Watch, il social network TikTok ha rimosso il video palestinese che glorifica quattro attentati terroristici contro israeliani.

Numerosi mass-media arabi accusano Stati Uniti e Israele d’essere dietro alla creazione e diffusione dell’attuale epidemia di coronavirus, nel quadro di una guerra economica e psicologica contro la Cina. Lo ha documentato la scorsa settimana un rapporto di MEMRI (Middle East Media Research Institute) che cita, per esempio, un reportage del quotidiano saudita Al-Watan secondo il quale non può essere una coincidenza il fatto che il coronavirus sia assente da Stati Uniti e Israele (in realtà, al momento della stesura del rapporto vi erano già 12 casi confermati in America, e sono molti i paesi come Israele dove al momento non si registrano casi).

Otto ong palestinesi finanziate dall’Unione Europea hanno stretti legami con il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (Fplp), un gruppo designato come terrorista dagli Stati Uniti, dal Canada, da Israele e dalla stessa Unione Europea. Lo afferma un rapporto di “NGO Monitor” pubblicato a fine gennaio, menziona le ong palestinesi Addameer, Al-Dameer, Defense for Children International-Palestine, Health Work Committees, Palestinian Center for Human Rights (PCHR), Union of Agricultural Work Committees (UAWC), Union of Health Work Committees e Union of Palestinian Women’s Committees, spiegando che “oltre 70 loro dipendenti attuali o ex, membri del consiglio di amministrazione, membri dell’assemblea generale nonché alti dirigenti e fondatori hanno legami diretti con il Fplp. Alcuni di loro occupano posizioni finanziarie, suscitando interrogativi circa la gestione degli aiuti”. Il rapporto descrive in dettaglio finanziamenti per milioni di dollari devoluti a queste ong da sponsor governativi di Paesi Bassi, Svizzera, Spagna, Germania, Francia, Irlanda, Norvegia e Belgio, con il supporto aggiuntivo di Stati Uniti, Canada, Giappone, Unicef e Ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari.

Ordigni esplosivi appesi a palloni palestinesi lanciati dalla striscia di Gaza sono stati trovati, domenica, a Sdot Negev e a Be’er Sheva. Per disinnescarli sono dovuti intervenire gli artificieri della polizia israeliana.