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Crescono le tensioni tra Hamas e Fatah, con le due fazioni palestinesi rivali che si accusano a vicenda d’essere “collaborazionisti” di Israele. Lo scrive Khaled Abu Toameh sul Jerusalem Post spiegando che gli scambi di insulti hanno raggiunto il culmine la scorsa settimana quando Fatah ha accusato Hamas d’aver arrestato, maltrattato e talvolta torturato 500 suoi uomini nella striscia di Gaza per impedire loro di celebrare, come ogni primo gennaio, l’anniversario del primo attentato di Fatah contro Israele (effettuato nel 1964). Denunciando con forza queste misure di Hamas, il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), che è anche capo di Fatah, si è spinto a dire che Hamas sta lavorando al servizio di Israele, usando la parola araba jasous (“spia, collaborazionista”). Hamas ha subito reagito affermando che l’83enne Abu Mazen è affetto da “demenza senile” e “dice sciocchezze”. “Il vero collaborazionista – ha detto il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri – è l’uomo che Yasser Arafat definì un Karzai palestinese”. Hamid Karzai, che divenne presidente dell’Afghanistan nel 2001 dopo che il governo dei talebani era stato rovesciato, viene regolarmente indicato da arabi e musulmani come un “Quisling”, un fantoccio nelle mani di Stati Uniti e Occidente.

23 agenti sono rimasti feriti o contusi nel corso di violenti tafferugli, con lanci di sassi, scoppiati giovedì mattina quando forze di sicurezza e di polizia israeliane hanno fatto sgomberare decine di attivisti israeliani barricati ad Amona, l’insediamento da cui due anni fa erano state fatte sgomberare 42 famiglie dopo che un lungo iter giudiziario aveva stabilito che era stato in parte edificato su terreni di proprietà privata palestinese. Alla fine del mese scorso, come reazione a una serie di attentati che in dicembre hanno causato la morte di tre israeliani tra cui un neonato di quattro giorni, un gruppo di attivisti si è nuovamente stabilito con due caravan sul sito, sostenendo che un appezzamento di 4 ettari era stato acquistato legalmente dai proprietari palestinesi originari grazie a investitori e donatori privati. Una petizione presentata all’Alta Corte di Giustizia israeliana per una sospensione dell’ordine di sgombero è stata tuttavia respinta, e le autorità hanno dato agli attivisti 48 ore di tempo per sgomberare, termine scaduto mercoledì sera. Gli incidenti hanno suscitato vivaci reazioni politiche in Israele, con le opposizioni di sinistra che accusano il governo d’aver indirettamente incoraggiato i comportamenti illegali degli attivisti e gli chiedono una condanna senza riserve dei facinorosi che aggrediscono le forze di sicurezza, e le opposizioni di destra che attaccano il governo per non aver ancora attuato con la stessa determinazione lo sgombero, decretato dalla Corte Suprema, del villaggio beduino abusivo di Khan al-Ahmar.

Con il primo gennaio Israele ha ufficialmente lasciato l’Unesco, come annunciato un anno fa, accusando l’agenzia Onu per istruzione, scienza e cultura d’essere dominata da pregiudizi anti-israeliani, come dimostrano le insistenti condanne unilaterali di Israele e le risoluzioni che disconoscono i legami fra ebraismo e terra d’Israele. “L’Unesco è un ente che riscrive continuamente la storia, fino al punto cancellare i legami ebraici con Gerusalemme – ha detto lunedì l’ambasciatore israeliano all’Onu, Danny Danon – E’ un ente corrotto e manipolato dai nemici di Israele, e che se la prende sempre con lo stato ebraico. Non continueremo ad essere membri di un’organizzazione che agisce deliberatamente contro di noi”. Israele, entrata nell’Unesco il 16 settembre 1949, è sede di sei siti dichiarati patrimonio dell’umanità tra cui Masada, la città vecchia di Acri, i templi Bahai a Haifa e la “Città bianca” Bauhaus di Tel Aviv.

“La jihad dei palestinesi deve continuare finché il nemico sionista non si arrenderà alla nazione palestinese”. Lo ha detto martedì il presidente iraniano Hassan Rouhani, incontrando il capo della Jihad Islamica palestinese Ziad al-Nakhala in visita a Teheran. Rouhani ha detto ai palestinesi che “l’unica strada è resistere e combattere” contro Israele a fino alla sua capitolazione. E ha aggiunto: “Tutti i popoli della regione devono considerare il regime sionista non solo come il nemico della nazione palestinese, ma come il nemico dell’intera regione”. Rouhani ha poi accusato l’amministrazione Usa di sostenere gli sforzi di Israele “per dominare l’intera regione”. Lo scorso novembre Rouhani, da molti considerato un “moderato”, aveva definito Israele un “tumore canceroso”. Dal canto suo, Nakhala ha ribadito che il sostegno iraniano è di grande importanza e che “la posizione e il supporto dell’Iran giocano un ruolo chiave nella nostra battaglia” contro Israele. La Jihad Islamica palestinese, considerata un’organizzazione terroristica da Stati Uniti e Unione Europea oltre che da Israele e altri paesi, si sostiene grazie a ingenti finanziamenti iraniani.

“Israele deve essere distrutto e spazzato via. Non c’è dubbio che i sionisti debbano essere annientati e distrutti. E accadrà sicuramente. Né la Russia né alcun altro paese può interporsi tra noi e i sionisti. La rivoluzione islamica in Iran non arretrerà di un solo centimetro dalla sua posizione riguardo all’eliminazione di Israele”. Lo ha affermato, venerdì scorso alla tv irachena Al-Nujaba, il generale iraniano Mohammad Reza Naqdi, vice comandante delle Guardie Rivoluzionarie per gli affari culturali e sociali ed ex comandante delle milizie paramilitari Basij. Naqdi ha concluso dicendo: “Eravamo, siamo e continueremo ad essere i soldati dell’imam Khamenei fino al nostro ultimo respiro e fino all’ultima goccia del nostro sangue. Io stesso isserò la bandiera della rivoluzione islamica a Gerusalemme, ad Allah piacendo”. L’intervista è stata diffusa con sottotitoli in inglese da Memri

In occasione del nuovo anno, l’Ufficio Centrale di Statistica israeliano ha diffuso dati aggiornati sulla popolazione del Paese dai quali risulta che gli abitanti sono attualmente circa 8.972.000, pari a un aumento del 2% rispetto all’anno scorso. Di questi, 6.668.000 sono ebrei (74,3% della popolazione totale), 1.878.000 sono arabi (20,9%), 426.000 sono classificati come “altri” (4,8%). In tutto, nel 2018 sono nati in Israele 185.000 bambini. Se l’aumento della popolazione è dovuto in gran parte alla crescita naturale, per il 19% è invece attribuibile all’immigrazione.

La Guida Suprema dell’Iran, ayatollah Ali Khamenei, prevede che i palestinesi saranno presto in grado di “istituire un governo a Tel Aviv”. “Se negli ultimi anni la vittoria del popolo palestinese non ha significato la possibilità di istituire un governo a Tel Aviv, ovviamente questo avverrà presto grazie all’aiuto di Dio – ha detto Khamenei ricevendo a Teheran il capo della Jihad Islamica palestinese Ziad al-Nakhala, secondo un post comparso sul sito web della Guida iraniana – Tuttavia, la vittoria principale sta nel fatto che il regime sionista, che gli eserciti arabi non sono riusciti a sconfiggere, è stato messo in ginocchio dal popolo palestinese e dalla resistenza, e per volontà di Dio otterrete più grandi vittorie”. Secondo gli osservatori, appare curioso il riferimento di Khamenei a Tel Aviv dato che la sede del governo israeliano è Gerusalemme e i palestinesi, dal canto loro, non hanno mai espresso interesse a creare un governo a Tel Aviv. D’altra parte, l’Iran e gruppi palestinesi come Jihad Islamica e Hamas si rifiutano ufficialmente di riconoscere il diritto d’Israele ad esistere entro qualsiasi confine.

Nel 2018 le esportazioni israeliane hanno raggiunto il livello record di 110 miliardi di dollari, pari a un aumento dell’8% rispetto al 2017. Secondo il ministro dell’economia e dell’industria, Eli Cohen, l’obiettivo del governo è di superare i 120 miliardi entro il 2020, ma la performance di quest’anno potrebbe avvicinare la data. Stando al rapporto del Ministero e dell’Israel Export Institute, l’aumento delle esportazioni israeliane supera la crescita registrata nel commercio globale, che nel 2018 dovrebbe raggiungere il 4,2%. Gli aumenti più consistenti si sono avuti nell’esportazione di servizi ad alta tecnologia (più 14%) e di beni elettronici e chimici (più 3%). Le esportazioni verso l’Asia sono cresciute del 20% toccando i 10 miliardi di dollari, quelle verso l’Unione Europea si sono mantenute costanti sui 16 miliardi e quelle verso gli Stati Uniti sono ammontate a 11 miliardi di dollari.

Un tribunale dell’Autorità Palestinese a Ramallah ha condannato Issam Akel , cittadino americano-palestinese, all’ergastolo e ai lavori forzati per il suo coinvolgimento nella vendita di proprietà immobiliari ad ebrei. Issam Akel è stato arrestato dall’Autorità Palestinese lo scorso 10 ottobre a Ramallah nonostante disponesse di un documento d’identità israeliano in qualità di residente a Gerusalemme est. Il Dipartimento di Stato americano e l’ambasciatore Usa in Israele, David Friedman, avevano vivacemente protestato contro l’incarcerazione di Akel da parte dell’Autorità Palestinese.

 

Nel corso del 2018 sono stati lanciati dalla striscia di Gaza sul sud di Israele circa mille fra razzi e proiettili di mortaio palestinesi, contro i meno di 100 lanciati in totale nei tre anni precedenti. La maggior parte degli ordigni di quest’anno (circa 500, compreso un missile anticarro Kornet sparato contro un autobus) sono stati lanciati nell’arco di 48 ore verso la fine di novembre, dopo uno scontro a fuoco fra soldati e terroristi a sud di Khan Younis. E’ quanto emerge dalle statistiche diffuse domenica dalle Forze di Difesa israeliane, secondo le quali 250 ordigni sono stati intercettati dal sistema “Cupola di ferro” mentre 45 si sono abbattuti su aree urbane. Per reazione, le forze israeliane hanno colpito 865 volte bersagli terroristici nella striscia di Gaza. Da quando Hamas ha preso il controllo di Gaza nel 2007 non c’è stato un anno senza lanci di razzi, ma il 2018 è stato certamente il peggiore dopo la guerra anti-terroristi dell’estate 2014 (che aveva registrato 4.897 ordigni palestinesi lanciati contro Israele). Nel 2018 Israele ha completato 27 km di barriera sotterranea per impedire ai tunnel di penetrare da Gaza in territorio israeliano e ha neutralizzato 15 tunnel destinati a infiltrare terroristi da Gaza. Lungo il confine nord con il Libano, Israele ha completato 13 km di barriera di cemento alta 9 metri e lanciato l’operazione Scudo Settentrionale contro i tunnel di Hezbollah (5 quelli finora scoperti e neutralizzati). L’esercito non ha rilasciato cifre ufficiali circa i raid aerei contro forze ostili in Siria. In Cisgiordania, nel 2018 si sono registrati 2.057 aggressioni con lanci di pietre, 893 con bombe incendiarie, 33 con armi da fuoco e 17 con armi bianche. Complessivamente sono rimasti uccisi sette soldati e nove civili e sono rimasti feriti o mutilati 199 israeliani in 87 attacchi terroristici d’alto profilo (contro i 20 morti e 169 feriti nei 97 attentati dell’anno precedente).