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L’ultimo rapporto annuale del Dipartimento di stato americano sulla lotta al terrorismo afferma che il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) non riesce a mantenere una posizione coerente contro la violenza terroristica.  “Il presidente Mahmoud Abbas ha dichiarato in passato il suo impegno verso il metodo non violento, una soluzione a due stati e i precedenti obblighi dell’Olp, ma ha anche fatto dichiarazioni incoerenti che sembrano contraddire e indebolire i suoi precedenti impegni” afferma il rapporto, che cita fra l’altro un discorso dello scorso agosto in cui Abu Mazen ha affermato: “Gerusalemme è nostra, che gli piaccia o no. Irromperemo a Gerusalemme, milioni di combattenti! Vi entreremo, tutti noi, l’intero popolo palestinese, l’intera nazione araba, la nazione islamica e la nazione cristiana”.

Israele non continuerà ad aspettare i palestinesi se questi continueranno a rifiutarsi di sedere al tavolo negoziale. Lo ha detto martedì il ministro della difesa e primo ministro vicario israeliano, Benny Gantz, parlando in una conferenza stampa a Tel Aviv dei piani per l’estensione della giurisdizione israeliana su porzioni della Cisgiordania nel quadro del piano per il Medio Oriente dell’amministrazione americana. “Non affonderemo nella m**** dei palestinesi – ha detto Gantz – I palestinesi continuano a rifiutare il dialogo e a restare nella loro m****, ma se preferiscono non intrattenere colloqui con Israele sull’annessione, allora dovremo andare avanti senza di loro”. Gantz ha aggiunto che intende adoperarsi al contempo per ridurre al minimo la prospettiva che Israele cessi di essere un paese a maggioranza ebraica e per salvaguardare la sicurezza di Israele, il tutto in stretto contatto con gli Stati Uniti e altri paesi, nonché coi palestinesi “nella misura in cui loro decideranno di partecipare alle trattative”. Secondo Gantz, l’eventuale annessione non cambierebbe nulla sul campo e nella routine quotidiana di palestinesi e israeliani che vivono in Cisgiordania. Il vantaggio della cosiddetta annessione, secondo Gantz, consiste principalmente nella prospettiva di poter sbloccare la situazione di totale stallo diplomatico tra Israele e l’Autorità Palestinese. Il piano Trump, ha detto Gantz, “è il primo che guarda in modo realistico a quello che avviene sul terreno. Ciò che faremo avrà delle conseguenze, così come avrà delle conseguenze ciò che non faremo”. Si ritiene che Gantz sia favorevole ad “annettere” solo una piccola area, preferibilmente alcuni dei principali blocchi di insediamenti. L’annessione “avrà un effetto a lungo termine sulla sicurezza di Israele – ha spiegato Gantz – e quindi i complicati piani devono essere attuati in modo responsabile. E’ necessario che lo stato di Israele sia sicuro, ebraico e democratico, oltre che economicamente prospero, e questi piani devono tradursi in concetti pratici su cosa fare e cosa non fare. Non porteremo palestinesi dentro il nostro territorio. Non violeremo i diritti umani né la libertà di movimento. Opereremo in coordinamento con tutti i paesi della regione con cui siamo in contatto. Non metteremo a rischio i trattati di pace che già esistono [con Giordania ed Egitto] ed effettueremo un processo ordinato per quanto riguarda le Forze di Difesa e in termini di politica del gabinetto di sicurezza”.

I paesi donatori hanno promesso, martedì, oltre 130 milioni di dollari all’Unrwa (l’agenzia Onu per i “profughi” palestinesi), un importo che il Direttore generale dell’agenzia Philippe Lazzarini considera incoraggiante ma ancora insufficiente per finanziare le attività in corso fino alla fine dell’anno.

Un attacco aereo in Siria, attribuito dalla stampa araba a Israele, avrebbe causato la morte, martedì notte, di due soldati siriani e cinque membri di una milizia filo-iraniana. Secondo l’emittente Al-Arabiya, sul sito era appena arrivata una fornitura di armi iraniane. Anche secondo l’agenzia di stampa Step, l’attacco ha distrutto una fornitura di armi iraniane nella base iraniana Imam Ali, nella regione di Deir Ezzor, nella Siria orientale. No comment delle Forze di difesa israeliane.

Soldati israeliani di pattuglia vicino alla città di Ramallah hanno aperto il fuoco, martedì notte, verso un gruppo di palestinesi che lanciavano ordigni Molotov contro i veicoli in transito. Un palestinese è stato ferito e ricoverato, un secondo è stato arrestato dopo un breve inseguimento, mentre altri sono riusciti a dileguarsi.

La Municipalità di Tel Aviv-Giaffa ha dichiarato domenica che consentirà alle coppie dello stesso sesso e ad altre unioni non tradizionali di registrare la propria unione all’anagrafe municipale per poter beneficiare dei diritti matrimoniali. Il sindaco della città, Ron Huldai, ha voluto annunciare la decisione in coincidenza con la Settimana Pride. In Israele il matrimonio gay non è illegale ma il Rabbinato, che ha giurisdizione sui matrimoni dei cittadini ebrei, rifiuta di riconoscerlo. Da sempre le coppie israeliane che non possono o non vogliono far consacrare la loro unione dal Rabbinato celebrano all’estero le unioni civili, inter-religiose e omosessuali (di solito nella vicina Cipro). Successivamente lo stato riconosce legalmente il matrimonio dopo che le coppie l’hanno registrato presso il Ministero degli interni. Il cambiamento nella politica matrimoniale annunciato da Tel Aviv, e auspicato dal sindaco per il resto del paese, sebbene progettato principalmente per le coppie LGBT consentirà anche alle coppie laiche e a quelle contrarie al matrimonio religioso di essere riconosciute come sposate senza doversi recare all’estero.

Il Municipio di Tel Aviv illuminato coi colori del Gay Pride (clicca per ingrandire)

I moderni umani preistorici lasciarono l’Africa per migrare verso nord durante l’era glaciale e seppero adattarsi al clima freddo che allora caratterizzava la terra d’Israele e il Medio Oriente. E’ quanto emerge da nuove ricerche condotte da studiosi della Israel Antiquities Authority e dell’Università di Haifa. Lo studio, pubblicato domenica sul Journal of Human Evolution, ha analizzato i fossili rinvenuti nella caverna Misliya del Monte Carmelo (presso Haifa), risalenti a circa 200.000 anni fa. Vicino a una mascella umana, prima testimonianza nota della presenza di homo sapiens fuori dall’Africa, sono stati identificati i resti di particolari specie di roditori tipici delle regioni settentrionali più fredde. Il che offre nuove informazioni sui tempi del viaggio e della presenza degli umani moderni nella regione. Prima che fosse trovata la mascella del Carmelo si pensava che gli umani moderni avessero lasciato l’Africa circa 100.000 anni fa, e si riteneva che prima di allora il clima rigido dell’Era Glaciale li avesse frenati. La nuova ricerca suggerisce che non fu così, portando a una rivalutazione delle capacità di adattamento dell’umanità sin dai suoi albori. “Le scoperte preistoriche in Israele e in altre regioni del Nord Africa e dell’Europa sud-orientale – ha spiegato Mina Weinstein-Evron, dello Zinman Institute of Archaeology dell’Università di Haifa – stanno cambiando le nostre concezioni sull’evoluzione umana”.

I primi fossili umani moderni in Africa e Medio Oriente (clicca per ingrandire)

 

La caverna di Misliya del Monte Carmelo dove due anni fa è stata scoperta una mascella umana con denti risalente a 177.000-194.000 anni fa (clicca per ingrandire)

 

Secondo Ohad Hemo, corrispondente per gli affari palestinesi della tv Canale 12, la maggior parte delle migliaia di persone riunite da Fatah per una manifestazione anti-annessione lunedì a Gerico erano membri delle forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese vestiti in abiti civili. “L’Autorità Palestinese fa fatica a mobilitare manifestanti per un’autentica protesta popolare contro l’annessione”, ha spiegato Hemo.

Da quando il mese scorso il governo israeliano ha iniziato ad allentare le restrizioni anti-pandemia,  353.616 cittadini sono tornati al posto di lavoro che avevano perso con la chiusura.

Soldati delle Forze di Difesa israeliane in servizio presso il villaggio di Deir Abu Masha’al, poco a nord della città israeliana di Modi’in, hanno aperto il fuoco verso due palestinesi che lanciavo ordigni Molotov contro veicoli civili in transito. Lo ha detto l’esercito, aggiungendo che uno dei due è stato colpito mentre il secondo è riuscito a fuggire.