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L’organizzazione terroristica Hamas e il movimento Fatah, che fa capo ad Abu Mazen, hanno deciso di unire le forze. Lo ha dichiarato lunedì il vice capo politico di Hamas, Saleh al-Arouri, in un’intervista alla tv Al Mayadeen, affiliata a Hezbollah. Arouri ha detto che il popolo palestinese è stato “pugnalato alla schiena” tre volte negli ultimi mesi (dal piano Trump, dai piani di allargamento della sovranità israeliana e dall’accordo di normalizzazione tra Israele ed Emirati Arabi Uniti). Alla luce di queste “minacce che soffocano la causa palestinese”, ha detto Arouri, il popolo palestinese non può più permettersi la frattura tra Fatah e Hamas e per questo Hamas ha avviato contatti con membri di Fatah e con il capo dell’Autorità Palestinese, Abu Mazen. Arouri ha aggiunto che Hamas e Fatah hanno concordato di perseguire in modo congiunto tre obiettivi: la “resistenza popolare” in Cisgiordania, riforme all’interno dell’Olp e la ricucitura della spaccatura tra Fatah e Hamas. Il vice capo di Hamas ha poi minacciato Israele dicendo che il prossimo conflitto tra lo stato ebraico e Gaza sarà “senza precedenti”.

 

Domenica scorsa una delegazione di Hamas guidata dal capo dell’ufficio politico, Ismail Haniyeh, ha incontrato a Beirut Hassan Nasrallah, capo della milizia islamista filo-iraniana Hezbollah, per discutere della emergente volontà dei paesi arabi di normalizzare le relazioni con Israele. Lo ha riferito il sito web di Hezbollah al-Manar, dicendo che i due hanno discusso gli sviluppi regionali e “i pericoli per la causa palestinese” e in particolare il piano Trump e i tentativi di normalizzazione dei regimi arabi con “l’entità sionista”.

6 settembre 2020: nella foto diffusa dall’ufficio-stampa di Hezbollah, l’incontro in una località segreta fra il capo dell’ufficio politico di Hamas Ismail Haniyeh (a sinistra) e il capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah (clicca per ingrandire)

“La Serbia non sposterà la sua ambasciata a Gerusalemme se Israele riconoscerà il Kosovo come paese indipendente”. Lo ha detto mercoledì al Jerusalem Post una fonte vicina al presidente serbo Aleksandar Vučić. “Relazioni diplomatiche con il Kosovo sono una cosa, il riconoscimento come paese indipendente è tutta un’altra cosa – ha detto la fonte serba – Ciò distruggerebbe i  rapporti Israele-Serbia”. Il Kosovo ha dichiarato l’indipendenza dalla Serbia nel 2008, ma Belgrado lo considera solo una regione autonoma. Israele non ha riconosciuto il Kosovo per oltre un decennio per non danneggiare i legami con la Serbia e per non avallare un precedente che poteva essere sfruttato dall’Autorità Palestinese. Venerdì scorso Serbia e Kosovo hanno firmato accordi separati con gli Stati Uniti per la normalizzazione delle relazioni economiche tra di loro. Contestualmente, Israele annunciava la normalizzazione dei rapporti con il Kosovo che, dal canto suo, avrebbe aperto un’ambasciata a Gerusalemme. Anche l’accordo della Serbia prevedeva lo spostamento dell’ambasciata a Gerusalemme. Già all’inizio di quest’anno la Serbia aveva annunciato che avrebbe aperto un ufficio commerciale nella capitale israeliana. Sia la Serbia che il Kosovo cercano di aderire all’Unione Europea, ma lunedì un portavoce dell’UE ha ammonito entrambi i paesi che l’apertura di ambasciate a Gerusalemme può compromettere la loro candidatura.

La cerimonia per la firma dell’accordo di pace tra Israele ed Emirati Arabi Uniti si terrà il 15 settembre a Washington. Lo ha annunciato martedì la Casa Bianca. Il primo ministro Benjamin Netanyahu rappresenterà Israele, mentre gli Emirati Arabi Uniti saranno rappresentanti dal ministro degli esteri Abdullah bin Zayed al-Nahyan, fratello del principe ereditario di Abu Dhabi. Netanyahu si è detto “orgoglioso di andare a Washington la prossima settimana, su invito del presidente Donald Trump, per partecipare alla storica cerimonia che celebra l’istituzione di un trattato di pace tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti “. L’ultima volta che venne firmato un accordo di pace tra Israele e un paese arabo fu con la Giordania nel 1994.

3M ha assegnato alla Shumnis School of Biomedicine and Cancer Research, dell’Università di Tel Aviv, una borsa di ricerca di 400.000 dollari come parte dell’iniziativa dell’azienda da 5 milioni di dollari da investire in programmi di ricerca anti-coronavirus. La nuova borsa imprimerò nuovo impulso al lavoro di Johnathan Gershoni, che guida nell’Università la ricerca per un vaccino contro il coronavirus.

La dirigenza palestinese ha formalmente ammorbidito le sue critiche all’accordo di normalizzazione tra Israele ed Emirati Arabi Uniti in vista dell’incontro della Lega Araba, mercoledì al Cairo. Una bozza di risoluzione presentata dall’inviato palestinese, e citata dalla Reuters, non includerebbe alcun invito a condannare o agire contro gli Emirati limitandosi ad affermare che l’accordo “non diminuisce il consenso arabo sulla causa palestinese, che è la causa dell’intera nazione araba” e “non cambia la visione araba che la soluzione a due stati basata sui confini del 1967 è l’unico modo per raggiungere la pace in Medio Oriente”: un tono nettamente diverso, nota la Reuters, da quello usato da Abu Mazen quando ha definito l’accordo “un tradimento” e “una pugnalata alle spalle dei palestinesi”. Martedì Abu Mazen ha anche diramato istruzioni per vietare dichiarazioni o azioni offensive nei confronti dei leader arabi, compresi i governanti degli Emirati Arabi Uniti.

Taiwan invierà una delegazione militare in Israele per conoscere i suoi sistemi di mobilitazione dei riservisti. La visita di una settimana, tra luglio e settembre 2021, si concentrerà su organizzazione, mobilitazione, dispiegamento, richiami periodici e paghe dei riservisti delle Forze di Difesa israeliane, ha riferito il Liberty Times di Taiwan. Taiwan non arruola le donne, mentre gli uomini sono tenuti a completare solo quattro mesi di servizio militare. Dopo la sua rielezione a gennaio, la presidente di Taiwan Tsai Ing-wen ha detto che intende riformare le forze militari e di riserva del paese. Secondo Taiwan News, dal 2015 Taipei ha inviato delegazioni in vari paesi come Giappone, Singapore, Regno Unito e Stati Uniti per studiare i loro meccanismi di mobilitazione. Israele e Taiwan non hanno rapporti diplomatici ufficiali, ma negli ultimi anni i due paesi hanno fatto affari per miliardi di dollari.

Il governo israeliano ha decretato martedì mattina un coprifuoco notturno anti-pandemia per almeno una settimana (dalle 19.00 alle 5.00 ora locale) in 40 località del paese ad alto tasso di contagi (tra le quali Bnei Brak, Beitar Ilit, Umm al-Fahm, Nazareth e alcuni quartieri di Gerusalemme, Ashdod ed Eilat). Dopo un ritardo di oltre 24 ore, il preposto Comitato ministeriale ha pubblicato l’elenco delle 40 comunità (per la maggior parte a popolazione araba o ultra-ortodossa), mentre il paese registrava un nuovo record di più di 3.400 contagi in un solo giorno. Nelle 40 località le scuole resteranno chiuse e durante il giorno, quando non è in vigore il coprifuoco, gli assembramenti saranno limitati a 10 persone negli spazi chiusi e 20 all’aperto. L’approvazione del provvedimento era prevista per domenica con entrata in vigore lunedì, ma le pressioni del settore ultra-ortodosso hanno determinato lo slittamento e la modifica del provvedimento (da lockdown a coprifuoco), che è stato poi approvato da tutti i ministri ad eccezione di quello dell’interno Arye Deri (del partito ortodosso sefardita Shas). Funzionari governativi hanno ribadito che un blocco a livello nazionale non è ancora escluso, specialmente in vista della imminente stagione delle grandi feste ebraiche. Alcune municipalità ultra-ortodosse hanno minacciato di non collaborare alla chiusura a meno che non vengano fornite spiegazioni “completamente trasparenti” circa la lista adottata. Invece i sindaci arabi israeliani hanno accolto generalmente con favore le nuove disposizioni volte a contrastare la diffusione del coronavirus nelle loro comunità.

I bambini con la mascherina anti-coronavirus lungo una strada di Bnei Brak, poco a est di Tel Aviv (clicca per ingrandire)

Il Ciad ha fatto sapere a Israele che prevede di aprire una missione diplomatica ufficiale a Gerusalemme entro un anno. Lo ha detto martedì la tv Canale 12, riferendo dell’incontro tra il consigliere per la sicurezza nazionale israeliano, Meir Ben-Shabbat, e la sua controparte del Ciad, attualmente in visita in Israele per incontri sulla sicurezza tra lo stato ebraico e il paese africano musulmano. Il ministro israeliano dell’intelligence, Eli Cohen, ha confermato che il presidente del gabinetto del Ciad, Abdelkarim Déby, ha detto che il paese aprirà una missione diplomatica a Gerusalemme. In una dichiarazione, Cohen ha comunicato d’aver incontrato Déby che “ha espresso la volontà” di aprire una tale missione. I due hanno inoltre deciso di “approfondire la cooperazione in materia di sicurezza” e hanno convenuto che una delegazione imprenditoriale israeliana si recherà in Ciad per promuovere progetti economici nell’agricoltura e nei minerali. Secondo la nota dell’ufficio di Cohen, hanno anche elogiato la normalizzazione dei rapporti fra Israele ed Emirati Arabi Uniti. La delegazione ciadiana ha incontrato anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro degli esteri, Gabi Askenazi. Il Ciad interruppe le relazioni con Israele nel 1973 a seguito delle pressioni dei paesi arabi dopo la guerra dello Yom Kippur. Israele e Ciad hanno rinnovato i rapporti diplomatici nel 2018 e il presidente del Ciad ha visitato Israele quello stesso anno. Netanyahu si è recato in Ciad l’anno successivo.

Il ministro israeliano dell’intelligence Eli Cohen (a sinistra) e il vicedirettore del gabinetto civile del Ciad, Abdelkarim Déby, martedì durante il loro incontro a Gerusalemme (clicca per ingrandire)

La modella israeliana May Tager si trova attualmente a Dubai per girare un servizio pubblicitario per conto dell’azienda israeliana di indumenti intimi e pigiami Fix. E’ affiancata dalla modella degli Emirati Anastasia Bandarenka. Secondo Fix, la campagna sarà “modesta e appropriata al luogo” in cui viene girata. Fix ha scelto di includere Anastasia perché ritiene che “la pace progredirà attraverso le persone della società civile e il lavoro comune”. “Sono molto onorata di essere la prima modella israeliana a girare qui – ha detto Tager all’Associated Press – Sono molto fiera di rappresentare il mio paese e di essere qui”.

Le modelle May Tager (a sinistra) e Anastasia Bandarenka con le bandiere di Israele ed Emirati durante il servizio fotografico a Dubai (clicca per ingrandire)