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250.000 persone da tutto il mondo hanno partecipato, venerdì a Tel Aviv, alla più grande manifestazione Gay Pride di tutto il Medio Oriente, la 21esima nella metropoli israeliana già decretata “la città più amichevole al mondo verso i gay” da GayCities.com e da Wow Travell. La Pride Parade di Tel Aviv è ampiamente riconosciuta come uno degli eventi LGBTQ più importanti al mondo. A fare da testimonial internazionale, quest’anno, è stato chiamato l’attore, scrittore, produttore e cantante americano Neil Patrick Harris. “Tel Aviv è un faro di libertà, pluralismo e tolleranza ed è orgogliosa di ospitare una popolazione LGBTQ ampia e diversificata – ha detto il sindaco di Tel Aviv-Giaffa, Ron Huldai – La parata Pride di Tel Aviv non è solo una celebrazione, ma un’importante dichiarazione di sostegno e un’opportunità per promuovere la parità di diritti per tutti. Continueremo a sostenere e celebrare la cultura LGBTQ locale e ad agire come meta accogliente per la comunità gay internazionale”.

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Giovedì sera un razzo palestinese lanciato dalla striscia di Gaza verso Israele ha colpito un edificio a Sderot che ospita una scuola religiosa. Non si segnalano vittime.

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Secondo YnetNews, domenica il governo israeliano terrà una riunione speciale nel villaggio di Kela Alon, sul Golan, durante la quale approverà un disegno di legge per la creazione nelle vicinanze di una nuova comunità che si chiamerà Ramat Trump, “come espressione di gratitudine per il riconoscimento da parte dell’amministrazione americana di Gerusalemme come capitale d’Israele e della sovranità israeliana sulle alture del Golan”.

Veduta del villaggio di Kela Alon, sul Golan israeliano, nei pressi della quale sorgerà la comunità di Ramat Trump (clicca per ingrandire)

Secondo un alto ufficiale israeliano citato giovedì da Ha’aretz, le fazioni palestinesi di Gaza, compresa Hamas, vogliono il trasferimento di maggiori fondi dal Qatar e un allentamento dei limiti sulle importazioni di merci a doppio uso (civile e militare). “Hamas – ha scritto giovedì Avi Issacharoff su Times of Israel – ritiene che Netanyahu sia di nuovo sotto pressione (per le nuove elezioni e i problemi giudiziari, ndr) e potrebbe pensare che sia il momento giusto per strappare ulteriori concessioni, anche mediante un aumento pianificato delle violenze”.

Nuova ondata di aerostati incendiari palestinesi, giovedì, dopo gli otto incendi appiccati e i due ordigni esplosivi lanciati mercoledì dalla striscia di Gaza. Le Forze di Difesa israeliane hanno reagito adottando la misura eccezionale di vietare la pesca davanti alla costa di Gaza fino a nuovo ordine. Nelle ultime settimane il terrorismo incendiario palestinese ha conosciuto un graduale aggravamento non solo in quantità, ma anche nei metodi usati. L’ultima novità sono micce a combustione lenta imbevute di liquidi esplosivi, appese a palloni incendiari: durante il volo, il congegno sgocciola per tutto il percorso globi infuocati, appiccando diversi incendi a breve distanza l’uno dall’altro. “I palestinesi la considerano una trovata di successo – ha detto uno dei coordinatori della sicurezza delle comunità israeliane vicine alla striscia di Gaza – E in effetti è una minaccia che non deve essere presa alla leggera perché è certamente pericolosa e può costare vite umane”.

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Mercoledì notte un razzo palestinese lanciato dalla striscia di Gaza è stato intercettato in tempo dal sistema anti-missilistico “Cupola di ferro” sopra la comunità israeliana di Nirim. Si tratta del primo attacco di questo tipo a oltre un mese dal cessate il fuoco raggiunto dopo l’ondata di 700 razzi palestinesi che causarono la morte di 4 civili israeliani. Le Forze di Difesa israeliane hanno reagito attaccando un’infrastruttura terroristica sotterranea sopra un complesso militare appartenente al gruppo terroristico Hamas nella parte sud della striscia di Gaza. In un comunicato, l’esercito ribadisce che continuerà ad agire contro qualsiasi tentativo di colpire civili israeliani.

“Il workshop economico che si svolgerà nel Bahrein alla fine del mese rappresenta un’opportunità unica per rappresentanti governativi, capi d’azienda e membri della società civile che potranno scambiare idee, discutere strategie e stimolare il sostegno a potenziali investimenti e iniziative che potrebbero essere rese possibili da un accordo di pace”. Lo ha detto giovedì al Jerusalem Post Jason Greenblatt, rappresentante speciale Usa per i negoziati internazionali. “Ci attendiamo una forte partecipazione internazionale – ha aggiunto Greenblatt – e speriamo che i dirigenti palestinesi comprendano che il loro rifiuto di partecipare alla conferenza è una scelta miope: l’Autorità Palestinese sta solo facendo del male a se stessa e sta tagliando fuori la sua gente da dibattiti cruciali su una cornice tesa a favorire un futuro prospero per i palestinesi stessi, gli israeliani e tutta la regione”.

Ha preso avvio mercoledì in Israele, e durerà fino al 22 giugno, la Settimana del libro ebraico, con centinaia di eventi che si terranno in tutto il paese: conferenze, dibattiti, firme degli autori ecc. A Tel Aviv la maggior parte degli eventi ha luogo in Piazza Rabin, a Gerusalemme presso la Prima Stazione, a Haifa nell’Auditorium Merkaz HaCarmel. Per l’occasione, la Biblioteca Nazionale d’Israele ha diffuso un rapporto da cui risulta un aumento del 35% nella pubblicazione di libri in Israele dal 2008 al 2018, anno in cui sono stati pubblicati 8.571 libri, circa 2.000 in più rispetto a dieci anni prima e 879 in più rispetto al 2017. Del totale di titoli pubblicati l’anno scorso, 1.045 sono per bambini (11 in meno rispetto al 2017). Raddoppiato nell’ultimo decennio il numero di libri destinati a bambini con disabilità e necessità speciali. Nonostante il boom di internet, è rimasto costante il numero di manuali, tra cui testi di cucina, guide escursionistiche e guide fitness. Nel 2018 la Biblioteca Nazionale ha ricevuto anche 430 nuovi e-book e 550 audio-libri. Più di 400 le biografie pubblicate nel 2018 (+20% rispetto al 2017), di cui 48 riguardanti sopravvissuti alla Shoà scritte da familiari di seconda o terza generazione. Il 91% dei libri catalogati dalla Biblioteca Nazionale d’Israele sono stati pubblicati in ebraico, il 3,9% in inglese, il 2,9% in arabo, l’1,1% in russo. Complessivamente nel 2018 in Israele sono stati pubblicati libri in 22 lingue diverse. La maggior parte delle traduzioni pubblicate in Israele erano originariamente in inglese, seguite da quelle dal tedesco (4,1%), dal francese (4%), dall’arabo (1,1 %), dallo svedese (1%). L’altro 27,2% delle traduzioni proviene da 30 lingue diverse, per la maggior parte europee.

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La Federazione internazionale del football FIFA ha avviato un’indagine sul presidente della Federcalcio palestinese Jibril Rajoub, sospettato d’aver violato il codice etico dell’organismo. L’indagine si basa su documenti presentati due anni fa al Comitato disciplinare della FIFA dalla ong Palestinian Media Watch che attestano come Rajoub e la sua Federazione glorificano il terrorismo, istigano all’odio e alla violenza, promuovono il razzismo e impediscono l’uso del gioco del calcio per costruire ponti di pace. Una lettera a Rajoub da parte del capo dell’indagine FIFA per il Comitato etico, Martin Nagoga (datata gennaio 2019 e trapelata all’inizio di questo mese da un sito media filo-palestinese) afferma che Rajoub deve rispondere “personalmente” per ciascuno dei punti contestati.

La prima pagina della lettera del Comitato Etico FIFA (clicca per vedere il testo intero su PMW)

Almeno tre focolai d’incendio sono stati causati, mercoledì, da ordigni incendiari palestinesi lanciati verso Israele dalla striscia di Gaza, il più vasto dei quali nei pressi del kibbutz Nachal Oz. Martedì erano stati otto gli incendi appiccati da palestinesi nelle aree israeliane vicine a Gaza. Sempre mercoledì, per la prima volta da oltre un mese è scoppiato sopra una comunità israeliana un ordigno esplosivo appeso a un aerostato palestinese lanciato da Gaza. Non si registrano vittime.