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Un’iscrizione in lingua ebraica appena scoperta, risalente alla seconda metà del IX secolo a.e.v o al più tardi all’inizio dell’VIII, potrebbe confermare che i confini dell’antico Regno d’Israele comprendevano aree su cui finora vari archeologi erano scettici, confermando invece il racconto biblico. L’iscrizione è stata scoperta nel sito di Abel Beth-Maacah dalle archeologhe Naama Yahalom-Mack e Nava Panitz-Cohen dell’Istituto di archeologia dell’Università di Gerusalemme. La località di Abel Beth-Maacah è menzionata più volte nella Bibbia (come in in I Re 15:20 e in II Re 15:29) fra le città d’Israele conquistate da re Asa di Giuda e dal re di Assiria. Il sito venne identificato già nel XIX secolo e si trova molto vicino agli attuali confini con Libano e Siria, ma fino a otto anni fa non era stato scavato forse proprio per la sua delicata posizione. Gli archeologi sottolineano che anche 3.000 anni fa la città sorgeva al crocevia tra diverse entità politiche, vale a dire il Regno d’Israele, il regno arameo e i fenici, che non erano parte di uno stato unico ma di diverse città indipendenti lungo. Finora nessun reperto trovato a Abel Beth-Maacah permetteva di ricostruire l’appartenenza politica della città nell’età del ferro, cioè in pratica a chi pagavano le tesse gli abitanti. Ora su un frammento di giara è stata individuata la scritta in ebraico lebenayau, cioè “appartenente a Benayau”. Solo un indizio, ma che apre nuove prospettive di ricerca.

Giare rinvenute ad Abel-Beth-Maacah (clicca per ingrandire)

Con 5 voti contro 4, l’Alta Corte di Giustizia israeliana ha approvato la candidatura alle elezioni del 2 marzo della parlamentare della Lista (araba) Congiunta Heba Yazbak, revocando una precedente decisione della Commissione Elettorale centrale che l’aveva esclusa dalle elezioni per presunto sostegno al terrorismo.

La regione israeliana di Arava, che si estende dal Mar Morto al Mar Rosso, entro quest’anno durante il giorno sarà alimentata al 100% dal sole: dire durante il giorno è un modo simpatico per dire che la fornitura totale, giorno e notte, sarà garantita al 50% da energie rinnovabili. E la cosa comprende anche la città di Eilat, sul mar Rosso, e tutti gli hotel, le fabbriche, le case, le aziende, i kibbutz e la loro aria condizionata. Ed entro il 2025 il sole alimenterà anche tutte le esigenze elettriche notturne. Lo ha annunciato sul Jerusalem Post Yosef Israel Abramowit, vincitore del Green Global Award della Knesset, co-fondatore delle industrie solari in Israele e Africa, CEO della piattaforma Energiya Global Capital, indicato dalla CNN come uno dei primi sei eco-pionieri del pianeta.

Il ministro della difesa israeliano Naftali Bennett ha avvertito Hamas che se il gruppo terroristico continua le aggressioni contro Israele con razzi e ordigni esplosivi, Gerusalemme risponderà con un’azione “molto diversa dalle precedenti”. “La condotta illegale dei capi di Hamas ci sta spingendo verso azioni fatali contro di loro – ha detto Bennett durante una visita domenica ai confini con Gaza – Non annunceremo né quando né dove, ma nessuno sarà considerato immune”. Aprendo domenica la seduta settimanale del governo, anche il primo ministro Benjamin Netanyahu ha avvertito: “Alcune settimane fa abbiamo preso di mira l’alto comandante della Jihad Islamica a Gaza. Suggerisco sia alla Jihad Islamica che a Hamas di tenerlo a mente. Non entrerò in dettagli davanti ai mass-media, ma se occorre siamo pronti ad agire in modo devastante contro le organizzazioni terroristiche di Gaza”.

Un razzo palestinese è stato lanciato sabato notte dalla striscia di Gaza verso il sud di Israele. Carri armati delle Forze di Difesa israeliane hanno risposto al fuoco colpendo due postazioni di Hamas nella striscia di Gaza settentrionale. Sempre sabato, un gruppo di lavoratori stranieri ha trovato in un campo di Merhavim un ordigno esplosivo attaccato a un gruppo di palloni lanciati da Gaza. Nella giornata di venerdì almeno sei ordigni analoghi erano stati lanciati da Gaza verso Israele. In un caso, la statale 3 è stata temporaneamente chiusa al traffico mentre gli artificieri intervenivano per disinnescare l’esplosivo.

Un ordigno esplosivo palestinese camuffato da pallone per attirare i bambini israeliani (clicca per ingrandire)

Un aerostato incendiario palestinese lanciato dalla striscia di Gaza ha appiccato un incendio, giovedì, in un campo vicino a Netiv Ha’asara. In serata, un altro aerostato incendiario è stato trovato in una strada di Beit Shemesh.

 

Parlando con la stampa giovedì a un posto di controllo a sud di Gerusalemme, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è rivolto direttamente al presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen, dicendogli: “Non vi serviranno a nulla accoltellamenti, sparatorie, attacchi con le auto e con armi da fuoco. Noi faremo tutto ciò che è necessario per difenderci, per determinare i nostri confini e per garantire il nostro futuro. Lo faremo con o senza di voi”.

La società israeliana di sicurezza informatica Forescout sarà acquisita da Advent International per 1,9 miliardi di dollari.

In una dichiarazione diffusa giovedì, l’ufficio del presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen ha incolpato il piano Trump per l’escalation di violenze in corso in questi giorni. “Avevamo avvertito che qualsiasi piano che non realizzasse i diritti del popolo palestinese avrebbe portato all’escalation – afferma la nota – Il popolo palestinese e la sua dirigenza combatteranno a qualunque prezzo contro tutti i complotti, e li bloccheranno come abbiamo fatto in passato”. Dal canto suo, Hamas ha elogiato la recente serie di attacchi contro israeliani con una nota in cui afferma che “la rivoluzione infuria nelle città della Cisgiordania e a Gerusalemme in attuazione della decisione del popolo palestinese di espellere l’occupante dal territorio”. Anche il portavoce dell’ala militare della Jihad Islamica palestinese ha celebrato l’ondata di attacchi terroristici dei “puri martiri” esortando “tutti i membri della resistenza” a compiere ulteriori violenze.

Un agente delle forze di sicurezza palestinesi è rimasto mortalmente ferito, giovedì, da un proiettile vagante durante violenti scontri nella città di Jenin, in Cisgiordania. Non è chiara l’origine del fuoco e le Forze di Difesa israeliane hanno avviato un’indagine per determinare se l’uomo è stato colpito dai soldati o da cecchini palestinesi schierati contro i militari che erano impegnati in quel momento nella demolizione della casa di un terrorista responsabile dell’assassinio di Raziel Shevah, presso Nablus, nel settembre 2018. Violenti scontri giovedì anche a Betlemme, quando le truppe sono entrate nella città alla ricerca del terrorista che nelle prime ore del mattino aveva deliberatamente investito con l’auto un gruppo di soldati in tour didattico a Gerusalemme ferendone 12, di cui uno in modo grave. Il terrorista è riuscito a fuggire, ma la sua auto è stata trovata abbandonata a Beit Jala, nella zona di Betlemme. Poche ore dopo, un agente della polizia israeliana è stato ferito a colpi di pistola nella Città Vecchia di Gerusalemme da un terrorista, rimasto ucciso dalla reazione dei militari. L’aggressore è stato identificato come un 45enne arabo israeliano di Haifa, di recente convertito dal cristianesimo all’islam. Successivamente, sempre giovedì, un soldato è stato ferito dagli spari esplosi da un’auto in corsa nei pressi di Dolev, a nord-ovest di Ramallah. In serata, le forze di sicurezza israeliane hanno arrestato il terrorista che aveva investito i soldati: un commerciate 24enne di A-Tur (Gerusalemme est).

L’attentato a colpi di pistola di giovedì nella Città Vecchia di Gerusalemme (clicca per ingrandire)