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Le prime due vittime dell’attentato terroristico di giovedì sera a Tel Aviv sono state Tomer Morad ed Eytam Magini, due amici d’infanzia entrambi 27enni, originari di Kfar Saba. I due erano al bar Ilka in Via Dizengoff Street quando il terrorista palestinese ha aperto il fuoco sulla folla di avventori. Venerdì è deceduta all’Ichilov Medical Center una terza persona: Barak Lufan, 35enne padre di tre figli, originario del Kibbutz Ginosar e residente a Givat Shmuel. Era un allenatore della squadra paralimpica israeliana.

Eytam Magini (a sinistra) e Tomer Morad, le prime due vittime dell’attentato palestinese di giovedì sera a Tel Aviv (clicca per ingrandire)

Barak Lufan, deceduto venerdì a causa delle ferite riportate, terza vittima dell’attentato palestinese di giovedì sera a Tel Aviv (clicca per ingrandire)

Nelle prime ore di venerdì mattina le forze di sicurezza israeliane hanno localizzato, vicino a una moschea nel quartiere arabo di Giaffa, il terrorista armato che la sera prima aveva sparato sulla gente in una trafficata strada di Tel Aviv, uccidendo due persone e ferendone altre. Il terrorista è stato ucciso in uno scontro a fuoco, dopo che aveva rifiutato di arrendersi. Si tratta di un 28enne palestinese originario di Jenin che si trovava illegalmente in Israele dopo che gli era stato negato un permesso di ingresso per motivi di sicurezza a causa della sua affiliazione con le Brigate Martiri di al-Aqsa (Fatah). La tv israeliana Kan ha mostrato le immagini di un corteo tenuto venerdì mattina a Jenin in onore del terrorista.

 

Almeno due giovani uccisi, almeno altre 15 persone ferite (quattro in modo molto grave) per un attentato terroristico con armi da fuoco, giovedì sera, a Tel Aviv, in più punti di Via Dizengoff, una delle strade più centrali e affollate della città israeliana con numerosi locali molto frequentati. Tre ore dopo l’attacco, il terrorista era ancora ricercato da un vasto schieramento di forze di sicurezza, mentre le autorità di polizia esortavano la popolazione della zona a chiudersi in casa sbarrando porte e finestre. I trasporti pubblici del centro città sono stati sospesi, chiuse le attività commerciali. Hamas e Jihad Islamica Palestinese hanno immediatamente celebrato l’attentato. Il portavoce di Hamas, Abdelatif Al-Qanou, ha affermato che “l’eroico attacco nel cuore dell’entità [Israele] ha colpito il sistema di sicurezza sionista e ha dimostrato la capacità del nostro popolo di colpire l’occupazione [sic]”.

Con il voto favorevole anche di Israele, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato giovedì la sospensione della Russia dal Consiglio Onu per i diritti umani. Dei 193 membri dell’Assemblea, 93 hanno votato a favore, mentre 24 hanno votato contro e 58 si sono astenuti. Si tratta della seconda sospensione in assoluto di un paese dal Consiglio: la prima fu la Libia nel 2011. Il ministro degli esteri israeliano Yair Lapid ha dichiarato: “Il voto di oggi non cambia la nostra posizione nei confronti del Consiglio Onu per i diritti umani, un organismo che è nella sua essenza estremista, moralmente deficitario, fazioso e anti-israeliano, e che è stato utilizzato sin dalla sua fondazione da paesi che sono i principali violatori mondiali dei diritti umani come un strumento politico, tra l’altro, per attaccare Israele”.

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La coalizione di governo guidata dal primo ministro israeliano Naftali Bennett ha perso mercoledì la sua risicata maggioranza all’annuncio delle dimissioni dal partito Yamina della parlamentare e capogruppo Idit Silman, che passerà all’opposizione. Silman spiega la sua decisione con la preoccupazione che, con questo governo, Israele stia perdendo la sua identità ebraica. Tuttavia alcune fonti ipotizzano che le sia stato promesso un posto nel Likud di Benjamin Netanyahu e in un suo eventuale futuro governo. Di recente Silman si era opposta con forza al ministro della salute Nitzan Horowitz (del partito di sinistra Meretz) che all’inizio della settimana ha dato disposizione agli ospedali di astenersi dall’applicare le regole alimentari ebraiche previste per la settimana di Pesach (Pasqua ebraica). Sia Bennett che il primo ministro vicario Yair Lapid non erano a conoscenza della decisione di Silman e hanno appreso delle sue dimissioni dai mass-media. Allo stato attuale, coalizione di governo e opposizione contano 60 seggi ciascuna alla Knesset.

Almeno cinque persone sono state uccise, martedì sera, da un terrorista palestinese che ha aperto il fuoco con un mitra contro passanti in auto e sui marciapiedi in un paio di vie di Bnei Brak (sobborgo est di Tel Aviv). Un poliziotto, che è riuscito a sparare all’aggressore prima di essere colpito, è deceduto poco dopo il ricovero al Rabin Medical Center a causa delle ferite riportate. Il terrorista, un 27enne originario del villaggio di Ya’bad, nel nord della Cisgiordania, è stato colpito e ucciso dall’intervento delle forze di sicurezza. Nel 2015 aveva scontato sei mesi di carcere per traffico illegale di armi e appartenenza a un gruppo terroristico. Lavorava come clandestino in un cantiere edile. Si tratta del terzo attentato in una settimana, il decimo nel mese di marzo, e porta a undici il bilancio degli israeliani uccisi da terroristi. Sia Hamas che Jihad Islamica Palestinese hanno celebrato l’attentato come una “eroica operazione contro i soldati [sic] di occupazione sionisti nella cosiddetta [sic] area di Tel Aviv“. Le vittime dell’attentato terrorista palestinese di martedì sera a Bnei Brak sono: due ucraini di 23 e 32 anni, due padri di famiglia israeliani di 30 e 36 anni, un agente di polizia di 32 anni.

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Lo Stato Islamico (Isis) ha rivendicato su Telegram l’attentato di domenica sera a Hadera. Le vittime sono due agenti della polizia di frontiera, Yezen Falah e Shirel Abukarat, entrambi di 19 anni. Falah, originario del villaggio arabo-druso di Kisra-Sumei, in Galilea, era entrato nella polizia di frontiera un anno fa. Abukarat, originaria di Netanya, si era arruolata 6 mesi fa. L’Hillel Yaffe Medical Center di Hadera ha comunicato lunedì che dei 12 feriti nell’attentato, cinque sono tutt’ora ricoverati in ospedale, uno in gravi condizioni. I terroristi erano due cugini originari della città arabo-israeliana di Umm al Fahm. Uno di loro era già stato condannato nel 2016 per aver cercato di affiliarsi all’Isis. Dopo Hamas e Jihad Islamica, anche Hezbollah, la milizia libanese sponsorizzata dall’Iran, ha celebrato l’attentato di domenica.

Due israeliani (un uomo e una donna) uccisi e sei feriti, tra cui due agenti di polizia, in un attentato con armi da fuoco automatiche, domenica sera a Hadera (città costiera a metà strada fra Tel Aviv e Haifa). Gli aggressori, due arabi israeliani della vicina Umm el-Fahm, sono stati uccisi dalla reazione di forze di sicurezza che si trovavano nelle vicinanze. Secondo quanto riferito, gli aggressori hanno aspettato il passaggio di un autobus prima di aprire il fuoco contro i civili. Il ministro degli esteri Yair Lapid ha aggiornato i suoi omologhi di Bahrain, Marocco, Egitto ed Emirati Arabi Uniti riuniti a Sde Boker per il Vertice del Negev. “Hanno tutti condannato l’attacco terroristico ed espresso le loro condoglianze alle famiglie” ha riferito Lapid. Hamas ha “lodato il valore e il coraggio degli autori di questa operazione eroica”. Anche Khalid al-Batsh, esponente della Jihad Islamica, ha celebrato l’attentato dicendo a Palestine Today che “l’operazione di martirio” è una risposta “al vertice dell’umiliazione e della vergogna nel Negev occupato”.

 

Quattro persone uccise, altre ferite (tra cui due donne in gravi condizioni), martedì pomeriggio, in un attentato con auto e pugnale nel centro commerciale BIG di Beersheba (sud Israele). Il terrorista ha dapprima accoltellato a morte una donna a una stazione di servizio. Poi è salito in macchina e ha investito un ciclista, quindi è sceso di nuovo dall’auto per aggredire a colpi di coltello diverse persone. Un video mostra il terrorista che affronta un autista di autobus armato, che gli grida ripetutamente di lasciar cadere il coltello. Quando il terrorista si avventa verso l’autista, questi spara ferendolo mortalmente. In quel momento anche un secondo civile armato ha esploso dei colpi verso l’aggressore. Il ciclista e due delle vittime accoltellate nel centro commerciale sono decedute poco dopo il ricovero al Soroka Medical Center. L’aggressore è stato identificato come Muhammad Abu Alkiyan, 34 anni, un insegnante arabo israeliano originario della città beduina di Hura, nel Negev. Già detenuto in passato per affiliazione al gruppo terroristico Stato Islamico (Isis), era stato scarcerato nel 2019. L’attentato di martedì (il terzo attacco all’arma bianca in una settimana dopo il ferimento di due agenti di polizia nel quartiere Ras al-Amud di Gerusalemme est e il ferimento di un uomo di 35 anni vicino alla stazione vecchia di Gerusalemme) è il più letale attentato contro civili israeliani dal giugno 2016, quando due terroristi aprirono il fuoco nel mercato Sarona di Tel Aviv uccidendo quattro persone e ferendone 16. Hamas ha elogiato l’attentato di martedì definendolo “l’eroica operazione nella Beersheba occupata” (sic). “L’occupazione deve essere combattuta con eroiche operazioni di accoltellamento, investimento con veicoli e con armi da fuoco” ha detto alla radio ufficiale di Hamas il portavoce di Hamas, Abd al-Latif al-Qanou. Anche la Jihad Islamica Palestinese ha celebrato la strage terroristica di civili israeliani.

L’aggressore (a destra) nel momento in cui si avventa col coltello verso l’autista di autobus, che reagisce sparando. Sulla destra, l’altro passante intervenuto contro il terrorista (clicca per ingrandire)

 

Arthur Haimov, l’autista d’autobus che ha affrontato il terrorista, alla tv Kan: “Gli ho detto più volte di lasciare il coltello e che non gli avrei sparato, ma rispondeva: no. Era una persona. Siamo esseri umani, non animali. Non sono abituato a una situazione del genere, a sparare a una persona. Mi dispiace per lui, ma non mi ha lasciato altra scelta” (clicca per ingrandire)

Al suono dell’Hatikvà, l’inno nazionale israeliano, il presidente d’Israele Isaac Herzog è stato ricevuto mercoledì al palazzo presidenziale di Ankara dal presidente turco Recept Tayyip Erdogan. “Buone relazioni con la Turchia sono importanti per Israele e per l’intero Medio Oriente” ha dichiarato Herzog, specie adesso che “l’ordine mondiale è stato sconvolto” a causa dell’invasione russa dell’Ucraina. “Non saremo d’accordo su tutto” ha poi aggiunto Herzog, ricordando che le relazioni tra Israele e Turchia nel corso degli anni hanno conosciuto “momenti difficili”. Nonostante ciò, Herzog ha ribadito di essere impegnato, in pieno coordinamento con il governo israeliano, a riparare i rapporti di Israele con il vicino mediorientale attraverso “azioni e rispetto reciproco”.

Il presidente d’Israele Isaac Herzog (a sinistra) con il presidente turco Recept Tayyip Erdogan mercoledì ad Ankara (clicca per ingrandire)