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In violazione dell’accordo sul nucleare del 2015, l’Iran ha iniziato ad alimentare di gas UF6 le sue centrifughe avanzate tipo IR-2m per l’arricchimento dell’uranio, presso l’impianto sotterraneo di Natanz. Lo afferma l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) in un rapporto citato mercoledì dalla Reuters.

Il ministro degli esteri dell’Arabia Saudita Adel al-Jubeir, citato martedì dall’agenzia di stampa tedesca DPA, ha detto che il Regno cercherà di procurarci armi nucleari se l’Iran dovesse riuscire a dotarsene. “L’Arabia Saudita ha affermato molto chiaramente che farà tutto il possibile per proteggere la sua popolazione e i suoi territori” ha detto Adel al-Jubeir, sottolineando che se Teheran dovesse sviluppare o acquisire armi nucleari, lo stesso faranno altri stati del Golfo. Il ministro degli esteri saudita ha esortato ad adottare una linea internazionale più severa contro Teheran. Dal canto suo, l’’ambasciatore saudita a Washington, Turki bin Faisal Al Saud, ha invitato il neo eletto presidente degli Stati Uniti Joe Biden a non ripetere gli “errori” del primo accordo nucleare con l’Iran del 2015.

Hezbollah vìola la risoluzione 1701 dell’Onu che vieta a milizie armate di operare all’interno del Libano. Lo ha dichiarato il Segretario Generale d elle Nazioni Unite, Antonio Guterres, in un rapporto al Consiglio di Sicurezza in cui esorta il governo libanese ad agire per correggere la situazione, sottolineando che il governo di Beirut è tenuto a garantire ai caschi blu dell’Unifil l’accesso ai tunnel terroristici transfrontalieri e la possibilità di agire per disarmare Hezbollah.

Le Forze di Difesa israeliane hanno colpito, nelle prime ore di mercoledì mattina, strutture militari iraniane e siriane vicino a Damasco in risposta agli esplosivi piazzati al confine tra Israele e Siria. Lo ha confermato l’esercito con un comunicato insolitamente esplicito, che afferma: “L’aviazione israeliana ha attaccato in Siria obiettivi militari appartenenti alla forza iraniana Quds e all’esercito siriano. L’attacco, che ha danneggiato magazzini, posti di comando, complessi militari e batterie di missili terra-aria, è stato effettuato in risposta al posizionamento di cariche esplosive presso la barriera di confine tra territorio siriano e israeliano ad opera di una squadra siriana che agisce sotto istruzione iraniana”. Il portavoce militare Hidai Zilberman ha specificato: “Abbiamo anche preso di mira una base iraniana usata come quartier generale delle forze iraniane a Damasco, vicino all’aeroporto, e un’installazione militare segreta a sud-est di Damasco utilizzata da alti ufficiali della Forza Quds”. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, nell’attacco sono rimasti uccisi dieci uomini tra ufficiali dell’esercito siriano e ufficiali della Forza iraniana Quds. In serata, le Forze di Difesa israeliane hanno diffuso alcune immagini degli attacchi, cosa che in genere non fanno per le loro operazioni in Siria. “Abbiamo capito che il messaggio che avevamo inviato all’altra parte in agosto (a seguito di un precedente tentativo siro-iraniano di minare il confine ndr) non è stato completamente compreso” ha detto il portavoce militare Zilberman, aggiungendo: “Non permetteremo all’Iran di continuare a trincerarsi in Siria, specie lungo il confine, e non lasceremo che i siriani continuino a permetterglielo”.

Un fermo-immagine del video diffuso dalle Forze di Difesa israeliane (clicca per ingrandire)

Gli ordigni esplosivi sul confine israelo-siriano scoperti in tempo martedì dalla forze israeliane erano mine antiuomo attivabili a distanza, progettate per causare il massimo danno possibile. Posizionati a poca distanza fra loro tra i cespugli sul lato israeliano di un’enclave che in precedenza ha ospitato l’ospedale umanitario allestito dalle Forze di Difesa israeliane per curare civili siriani feriti nella guerra civile, gli ordigni pesavano 5 kg l’uno e contenevano 2,5 kg di esplosivo, più 2.000 sfere di metallo come schegge. Se fossero esplosi, ognuno di essi avrebbe ucciso chiunque entro un raggio di 15 metri e ferito chiunque fosse in piedi fino a 50 metri di distanza.

Alcuni degli ordigni scoperti e disinnescati in tempo dalle forze israeliane (clicca per ingrandire)

 

Sia il presidente d’Israele Reuven Rivlin che il primo ministro Benjamin Netanyahu hanno parlato al telefono, martedì, con il neo eletto presidente Usa Joe Biden. Parlando con Netanyahu, Biden ha ribadito il proprio profondo impegno nei confronti di Israele e della sua sicurezza. I due leader hanno deciso di incontrarsi presto per discutere varie questioni e coltivare l’alleanza tra Stati Uniti e Israele. Dal canto suo, Rivlin si è congratulato con Biden per l’elezione dicendo di “non avere dubbi che sotto la sua guida gli Stati Uniti saranno impegnati per la sicurezza e il successo di Israele”, e ha ribadito che l’amicizia tra Stati Uniti e Israele “si basa su valori che vanno oltre i partiti politici”.

Reuven Rivlin e Joe Biden in una foto d’archivio (clicca per ingrandire)

L’Autorità Palestinese ha annunciato martedì che intende riprendere il coordinamento con Israele sulla sicurezza e altri temi che aveva interrotto a maggio quando si parlava di un piano israeliano per l’annessione unilaterale di parti della Cisgiordania. Il piano è stato congelato nel quadro dell’accordo di normalizzazione con gli Emirati Arabi Uniti. Israele ha accolto con soddisfazione la decisione dell’Autorità Palestinese, che è stata invece duramente condannata da Hamas e Jihad Islamica. “Con questo passo l’Autorità Palestinese ha accantonato tutti i suoi valori e principi nazionali, e i risultati dello storico incontro tra Hamas e la dirigenza di Fatah”, ha affermato il gruppo che controlla Gaza. La Jihad Islamica ha detto che la scelta di Ramallah porrà fine agli sforzi in corso per la riconciliazione nazionale tra le fazioni palestinesi rivali.

Il presidente d’Israele Reuven Rivlin ha inviato martedì una lettera al principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed bin Zayed Al Nahyan, invitandolo in Israele per parlare delle relazioni tra i due paesi. Bin Zayed ha espresso la gratitudine degli Emirati Arabi Uniti per la cooperazione di Israele e ha invitato a sua volta Rivlin a recarsi in visita nella nazione del Golfo.

Nonostante l’ampia approvazione suscitata da Donald Trump in Israele, la stragrande maggioranza degli israeliani ritiene che il neo eletto presidente Joe Biden continuerà a sostenere lo stato ebraico. E’ quanto risulta da un sondaggio commissionato dalla Ruderman Family Foundation e condotto sotto la supervisione di Camille Fuchs dell’Università di Tel Aviv. Secondo il sondaggio, il 91% degli israeliani intervistati ritiene che Biden mantenerà il sostegno degli Stati Uniti a Israele. Inoltre, il 71% ha espresso soddisfazione per l’esito delle elezioni negli Stati Uniti contro il 20% che si è dichiarato totalmente insoddisfatto. “I risultati del sondaggio mostrano che la popolazione israeliana confida tuttora in modo schiacciante nella forza duratura delle relazioni Usa-Israele indipendentemente da chi sieda alla Casa Bianca” ha commentato il presidente della Ruderman Family Foundation, Jay Ruderman.

I fedeli degli Emirati Arabi Uniti non si fanno impressionare dalla fatwa palestinese che vieta loro di pregare nella moschea di al-Aqsa e ribadiscono che farlo è un loro diritto religioso. Lo ha riferito martedì Melanie Swan sul Jerusalem Post ricordando che la fatwa, emessa dal Gran Mufti di Gerusalemme dopo l’annuncio della normalizzazione dei rapporti tra Emirati e Israele, è già stata criticata da vari esponenti religiosi della regione come Abbas Shuman, membro del Comitato di studiosi anziani di Al-Azhar, in Egitto, che l’ha definita non islamica. “Per quanto mi risulta – ha detto Abbas Shuman all’agenzia di stampa degli Emirati Arabi Uniti WAM – la nostra storia islamica non ha mai visto una fatwa dei saggi che vieta a qualsiasi musulmano di pregare in nessuna moschea del mondo”. Una recente delegazione dagli Emirati è stata verbalmente insultata e minacciata mentre visitava la moschea, ma l’emiratina Lubna Khawaja, uno dei fondatori del Forum giovanile Emirati-Israele, non si fa intimorire: “Non ho paura. E’ nostro diritto come musulmani”. “Bandire gli Emirati dalla moschea di al-Aqsa è totalmente irresponsabile – ha detto il ministro degli esteri degli Emirati Arabi Uniti Abdulla Bin Zayed – Nessuno può emettere una simile fatwa. Consideriamo le moschee le case di Dio, quindi nessuno è bandito da un posto simile”. Dal canto suo Thani al-Shirawi, uomo d’affari degli Emirati, afferma che la Gerusalemme araba trarrà grandi benefici dal turismo religioso derivante dalla normalizzazione con Emirati e Bahrein. E dice di non avere problemi: “Ad essere sincero, non mi importa subire insulti se posso pregare alla al-Aqsa. I palestinesi dovranno abituarsi, e come vi pregano i musulmani turchi così anche noi potremo farlo”. La fatwa, aggiunge al-Shirawi, è più politica che religiosa, il che la rende priva di fondamento per i tanti musulmani desiderosi di recarsi a Gerusalemme.