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Almeno sette incendi dovuti a lanci di palloni incendiari palestinesi sono scoppiati, giovedì pomeriggio, nei campi e nei boschi delle comunità israeliane della regione di Eshkol, vicino al confine con la striscia di Gaza.

Incendio nei campi del kibbutz Be’eri (clicca per ingrandire)

Il quotidiano ufficiale dell’Autorità Palestinese Al-Hayat Al-Jadida ha pubblicato di recente un editoriale del suo opinionista Omar Hilmi Al-Ghoul (segnalato da palwatch) in cui si definisce “illegale” la cessione di proprietà immobiliari ad ebrei, tacciandola di “tradimento della patria”. L’editoriale suggerisce di approntare una lista nera dei “collaborazionisti” che vendono proprietà a ebrei e di distribuirla dappertutto, “anche negli asili”, per aizzare l’odio contro “i venditori di terreni”. L’autore afferma inoltre che le famiglie devono ripudiare e ostracizzare qualsiasi loro membro che venda terra ai “sionisti”, e cita la sentenza dell’autorità religiosa palestinese secondo cui i venditori di terre devono essere scomunicati e non più considerati membri della fede islamica.

Quattro numerose famiglie arabe a Sheikh Jarrah rischiano di essere sgomberate da terreni di proprietà ebraica in cui si insediarono ai tempi dell’occupazione giordana della parte est di Gerusalemme (1948-67). Le famiglie sostengono d’averli acquistati dalle autorità di Amman, mentre l’ente ebraico Nahalat Shimon afferma d’averli acquistati dai legittimi proprietari ebrei a cui erano stati illegalmente sottratti dai giordani. Il tribunale distrettuale di Gerusalemme ha stabilito che i terreni appartengono legalmente alla parte ebraica. La decisione ha scatenato una serie di furiose proteste e scontri violenti con le forze dell’ordine (durante i quali ha perso la vita un adolescente palestinese), mentre il capo militare di Hamas Mohammed Deif ha minacciato “pesanti” ritorsioni se dovesse avvenire lo sgombero. Anche Unione Europea e Onu hanno chiesto a Israele di non procedere con lo sgombero. Domenica, la giudice Daphne Barak-Erez della Corte Suprema israeliana ha esortato le parti a trovare un compromesso, ma le famiglie arabe rifiutano di accettare qualsiasi accordo che implichi il riconoscimento della rivendicazione ebraica, e la questione torna venerdì alla Corte Suprema.

Il Consiglio Europeo ha aggiunto Israele all’elenco dei paesi per i quali raccomanda agli stati membri dell’UE di revocare gradualmente le restrizioni sui viaggi anche non essenziali. La dichiarazione del Consiglio Europeo afferma che i criteri per includere Israele nell’elenco comprendono la “situazione epidemiologica e la risposta generale a covid-19, nonché l’affidabilità delle informazioni e delle fonti di dati disponibili”.

Il console generale d’Israele a New York ha ospitato una cena iftar (uscita dal digiuno quotidiano di Ramadan) per i suoi colleghi da Emirati Arabi Uniti, Marocco e Kosovo, tutti paesi che hanno normalizzato i rapporti con lo stato ebraico nell’ultimo anno.

Da sinistra: il Console Generale del Kosovo a New York, Frymëzim Isufaj; il Console Generale degli Emirati Arabi Uniti a New York, Abdalla Shaheen; il Console generale d’Israele a New York, Israel Nitzan; il Console Generale del Regno del Marocco a New York, Abdelkader Jamoussi (clicca per ingrandire)

Il ministro degli esteri iraniano Mohammed Javad Zarif ha definito Israele “un regime di apartheid” in un tweet in vista della Giornata Quds (Gerusalemme), che l’Iran khomeinista celebra ogni anno come una protesta contro l’esistenza dello stato ebraico. “La Palestina è un metro di paragone per la giustizia. Pochi sono all’altezza. Ma l’Iran è orgogliosamente al fianco del popolo palestinese, che resiste alla brutalità di un regime di apartheid” ha scritto Zarif su Twitter.

La Biblioteca Nazionale d’Israele (fondata a Gerusalemme nel 1892) e gli Archivi Nazionali degli Emirati Arabi Uniti (fondati ad Abu Dhabi nel 1968) hanno annunciato mercoledì la firma di un memorandum d’intesa che impegna le due istituzioni “a collaborare a sostegno di obiettivi reciproci e a beneficio del settore del patrimonio culturale e documentario internazionale”.

La firma on-line del direttore della Biblioteca Nazionale di Israele, Oren Weinberg, e del direttore dell’Archivio Nazionale degli Emirati Arabi Uniti, Abdulla M. Alraisi (clicca per ingrandire)

E’ deceduto mercoledì sera, al Rabin Medical Center di Petah Tikva, il 19enne Yehuda Guetta, rimasto gravemente ferito nell’attentato con armi da fuoco di domenica a Tapuach, nel nord della Cisgiordania. Poche ore dopo la sua morte, le Forze di Difesa israeliane hanno annunciato d’aver arrestato il palestinese accusato d’essere l’autore dell’attacco terroristico. Geutta, residente a Gerusalemme, era in attesa alla fermata dell’autobus quando l’aggressore ha aperto il fuoco, colpendo lui e due suoi amici della stessa età. Il terrorista è stato identificato in un palestinese 44enne di Turmus Aya (Cisgiordania), un uomo d’affari più che benestante non affiliato ad alcun gruppo benché notoriamente simpatizzante di Hamas: un profilo considerato atipico per un terrorista. Al termine di tre giorni di ricerche, le forze israeliane lo hanno localizzato nascosto in un edificio nella località palestinese di Silwad, a nord-est di Ramallah. Al momento dell’arresto presentava lievi ferite alla gamba dovute al fuoco di risposta di alcuni militari durante l’attentato.

Yehuda Guetta, lo studente 19enne ucciso nell’attentato (clicca per ingrandire)

Secondo l’agenzia di stampa siriana SANA, elicotteri israeliani avrebbero effettuato mercoledì notte degli attacchi contro avamposti di Hezbollah vicino alla città di Quneitra, non lontano dal confine con Israele. E’ la seconda notte consecutiva in cui mass-media siriani riferiscono di attacchi israeliani. No comment delle Forze di Difesa israeliane. Ma giovedì, forze israeliane hanno lanciato volantini sulle alture del Golan siriano nei quali si accusa l’esercito di Damasco di operare per conto del gruppo terroristico libanese filo-iraniano Hezbollah. I volantini, contrassegnati col simbolo della Divisione Golan, citano esplicitamente il generale siriano Hussein Hamoush, della 90esima brigata della prima divisione siriana, come uno che “ha svenduto la coscienza” mettendosi al servizio del capo Hezbollah sul Golan, al-Hajj Hashim, e mettendo in pericolo la propria gente.

“Il Ministero della Salute israeliano ha annunciato l’intenzione di estendere il Green Pass (certificato di immunità anti-coronavirus) fino a tutto il 2021, alla luce del declino degli indici di morbilità e del fatto che, a quanto risulta, dopo il richiamo il vaccino può proteggere fino alla fine dell’anno senza dover fare una terza iniezione prima di quella scadenza. Chezy Levy, direttore generale del Ministero, si è detto “felice che i vaccini ci proteggono e permettono di tornare alla routine”, ma ha anche ribadito l’esortazione a continuare a rispettare misure come le mascherine nei luoghi chiusi e il distanziamento sociale. Chezy Levy ha anche avvertito che non sono ancora sufficienti le informazioni circa il grado di protezione garantito dai vaccini contro le varianti del virus.

Il Green Pass israeliano (clicca per ingrandire)