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La Commissione Elettorale israeliana ha respinto mercoledì (con 16 voti contro 15) una petizione volta a bandire, in base alla legge anti-razzismo, la candidatura alla Knesset di Michel Ben-Ari e Itamar Ben Gvir, della lista di estrema destra kahanista Otzma Yehudit, nonostante l’opinione del procuratore di stato Shai Nitzan e del procuratore generale Avichai Mandelblit fosse favorevole ad accogliere la petizione limitatamente a Ben-Ari. Annunciati ricorsi all’Alta Corte di Giustizia da parte di laburisti e Meretz.

Secondo quanto riferito dal quotidiano libanese Al-Akhbar, alti funzionari egiziani hanno fatto pervenire a Hamas un messaggio da Israele che avverte il gruppo terrorista di “non giocare col fuoco” istigando una nuova ondata di attacchi al confine fra Gaza e Israele, in particolare durante la campagna elettorale israeliana. Stando al reportage, una delegazione egiziana si è recata martedì nella striscia di Gaza per esortare i capi di Hamas a far cessare gli attacchi, avvertendo che “provocare tensioni al confine potrebbe spingere l’esercito israeliano a lanciare un’ampia operazione militare” contro i terroristi. Gli egiziani hanno anche avvertito Hamas di non tentare di “interferire nelle elezioni in Israele né credere di poterne approfittare”.

Secondo un sondaggio pubblicato martedì dal Gutman Center for Research dell’Israel Democracy Institute, il 50,3% degli israeliani intervistati concorda sul fatto che è più difficile scegliere per chi votare in queste elezioni rispetto al passato, un’affermazione condivisa in modo particolare dagli elettori che si collocano nell’area che va dal centro-sinistra al centro-destra. Alla domanda su quale sia il criterio principale per decidere il voto, il 25,4% ha indicato le posizioni dei partiti sulle questioni socio-economiche, il 18,1% il leader del partito, il 16,6% gli affari esteri e la difesa, il 9,9% la qualità dei candidati in lista, l’8,5% le chance del partito di far parte del prossimo governo, il 6,5% le prestazioni del partito nella Knesset uscente, il 7,8% altri motivi. Curiosamente, interrogati non sul loro criterio ma su quello degli israeliani in generale, gli stessi intervistati hanno indicato come prevalente la questione della sicurezza rispetto al costo della vita e delle abitazioni, alle indagini a carico del primo ministro Netanyahu e alle questioni relative ai rapporti laici/religiosi e arabi/ebrei.

Sanaa Mahameed, 31 anni, la prima araba musulmana volontaria nei servizi di pronto soccorso United Hatzalah, ha stabilito un altro primato, lunedì, quando è diventata la prima musulmana cui è stata assegnata in dotazione una moto-ambulanza. Le moto-ambulanze del servizio israeliano United Hatzalah sono munite di attrezzature per il soccorso salva-vita e hanno la capacità di raggiungere il luogo di un incidente o la casa di un paziente mediamente in meno di due minuti. Vedi la foto sul Jerusalem Post

Nel quadro di nuove violenze al confine fra Gaza e Israele, altri ordigni esplosivi attaccati a palloni lanciati dalla striscia di Gaza verso Israele sono esplosi martedì nei campi agricoli della regione di Eshkol. Si tratta del quarto giorno consecutivo che vede lanci da Gaza di ordigni incendiari appesi ad aerostati palestinesi. A causa delle violenze, martedì Israele ha chiuso Kerem Shalom, il principale valico commerciale con Gaza, al transito di tutte le merci tranne il carburante necessario per la produzione di energia elettrica. Gli altri due valichi sono quello solo pedonale di Erez e quello di Rafah con l’Egitto che tuttavia non è attrezzato per la gestione di massicci afflussi di merci.

Due alti ufficiali delle Forze di Difesa israeliane in visita in Giappone la scorsa settimana hanno cercato supporto finanziario per progetti umanitari a vantaggio dei palestinesi di Cisgiordania e Gaza. Il Coordinatore delle attività governative israeliane nei territori, generale Kamil Abu Rukun, e il capo del Dipartimento Civile, colonnello Sharon Biton, hanno incontrato il ministro degli esteri giapponese Taro Kono col quale hanno parlato delle modalità per promuovere la stabilità in Cisgiordania e nella striscia di Gaza con particolare attenzione a progetti nei settori industriale, hi-tech e medico, ha riferito lunedì un loro portavoce. Vedi la foto sul Jerusalem Post Allo stesso scopo, Abu Rukun ha incontrato anche Junichi Yamada, vicepresidente dell’Agenzia giapponese per la cooperazione internazionale, attraverso la quale Tokyo ha già investito in Cisgiordania 60 milioni di dollari in progetti per servizi igienico-sanitari e di riciclaggio.

Il ministro degli esteri iraniano Mohammad Javad Zarif non era stato minimamente informato della visita del presidente siriano Bashar Assad a Teheran la scorsa settimana e questo è uno dei motivi per cui ha rassegnato le dimissioni. Lo ha riferito martedì l’agenzia di stampa ufficiosa iraniana ISNA citando il portavoce del Ministero degli esteri, Bahram Qassemi. Mercoledì scorso il presidente iraniano Hassan Rouhani ha respinto le dimissioni di Zarif. All’incontro ristretto della scorsa settimana tra Assad e la Guida Suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, era presente Qassem Soleimani, il comandante della Forza Quds, l’unità delle Guardie Rivoluzionarie responsabile per le operazioni all’estero.

Militari israeliani hanno individuato e arrestato in tempo, lunedì presso Nablus, quattro palestinesi che avevano nascosti addosso ordigni esplosivi.

“Il confine davanti a noi non è solo tra paesi, è anche tra civiltà”. Lo ha detto Moshe Ya’alon, ex capo di stato maggiore israeliano e attuale candidato della lista centrista Blu e Bianco, durante una visita lunedì al confine con la Siria. “Qui corre il confine fra la speranza e il male” ha aggiunto Ya’alon, contrapponendo il fiorente paesaggio sul versante israeliano al paesaggio “riarso e insanguinato” su quello siriano.

Papa Francesco ha annunciato lunedì la decisione di aprire completamente, a partire dal 2 marzo 2020, gli archivi segreti vaticani relativi agli anni del pontificato di Papa Pio XII durante la seconda guerra mondiale, una mossa da anni attesa e sollecitata da organizzazioni ebraiche e da studiosi di tutto il mondo per chiarire una volta per tutte il ruolo svolto da papa Pacelli, che regnò dal 1939 al 1958. “Da oltre 30 anni – ha dichiarato alla Reuters David Rosen, dell’American Jewish Committee – chiediamo la piena apertura degli archivi segreti della Santa Sede nel periodo della seconda guerra mondiale affinché gli esperti dei principali istituti sulla Shoà valutino nel modo più oggettivo e fedele possibile i documenti storici di quella che fu la più terribile delle epoche”. Anche Yad Vashem, il museo della Shoà di Gerusalemme, ha accolto con favore l’annuncio del Vaticano: “Per anni abbiamo chiesto l’apertura di questi archivi che consentiranno una ricerca obiettiva e aperta e un discorso esauriente su questioni relative alla condotta del Vaticano, e della Chiesa Cattolica in generale, durante la Shoà” si legge in una dichiarazione. Dal canto suo, il portavoce del ministero degli esteri israeliano, Emmanuel Nahshon, ha affermato: “Siamo lieti della decisione e ci auguriamo che renderà possibile il libero accesso a tutti gli archivi pertinenti”. Il presidente d’Israele Reuven Rivlin ha definito la decisione di papa Bergoglio “benvenuta e coraggiosa”.