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L’Autorità Palestinese ha annullato un incontro con il presidente della FIFA Gianni Infantino, secondo quanto riportato lunedì da radio Galei Tzahal. La cancellazione sarebbe dovuta alla presenza di Infantino all’inaugurazione del “Friedman Center” presso il Museo della Tolleranza di Gerusalemme. Mentre l’ufficio di Infantino ha parlato di “difficoltà di agenda”, secondo Galei Tzahal il suo intervento alla cerimonia è stato considerato dall’Autorità Palestinese una “violazione della religione islamica”. Il Friedman Center for Peace through Strength è un ente non-profit fondato a settembre dall’ex ambasciatore degli Usa in Israele David Friedman con l’obiettivo di promuovere i successi degli Accordi di Abramo e la pace e la prosperità in Medio Oriente. Lunedì Infantino ha incontrato il presidente della Federcalcio israeliana, Ori Sasson, e avrebbe dovuto incontrare anche il presidente della Federcalcio palestinese, Jibril Rajoub, ma da alcuni anni i rapporti tra FIFA e Autorità Palestinese sono tempestosi. Nel 2017 la Federcalcio palestinese ha tentato (invano) di premere sulla FIFA perché boicottasse Israele, mentre nel 2018 la FIFA ha sospeso Jibril Rajoub per un anno per istigazione all’odio contro Lionel Messi: Rajoub aveva infatti esortato i fan palestinesi a bruciare foto e magliette di Messi se la nazionale argentina avesse giocato un’amichevole in Israele. La partita venne alla fine annullata. Martedì il primo ministro israeliano Naftali Bennett ha ricevuto Infantino nel suo ufficio a Gerusalemme. Nell’occasione Infantino ha parlato della possibilità che Israele ospiti alcune partite della Coppa del Mondo 2030 insieme ad altri paesi della regione come gli Emirati Arabi Uniti.

Il primo ministro israeliano Naftali Bennett (a sinistra) con il presidente della FIFA Gianni Infantino, martedì a Gerusalemme (clicca per ingrandire)

Israele ha accettato di raddoppiare (fino a 100 milioni di metri cubi all’anno) la quantità di acqua che fornisce alla vicina Giordania. “L’accordo – ha detto Karine Elharrar, ministra israeliana di infrastrutture, energia e risorse idriche – è la prova che desideriamo relazioni di buon vicinato”. Elharrar si è recata in Giordania per presenziare alla firma tra i rappresentanti del Comitato Congiunto israelo-giordano che gestisce le relazioni bilaterali sull’acqua. L’accordo fa seguito a un’intesa annunciata a luglio. Anche Israele è un paese caldo e secco, ma le tecnologie di risparmio, riciclo e desalinizzazione lo hanno messo in condizione di esportare acqua dolce.

Uno dei sistemi di tubazioni a sud del Kinneret (Lago di Tiberiade) utilizzato dalla compagnia idrica nazionale israeliana Mekorot per trasferire acqua alla Giordania (clicca per ingranddire)

Inaugurando il nuovo Friedman Center for Peace through Strength presso il Museo della Tolleranza di Gerusalemme, l’ex ambasciatore Usa in Israele David Friedman ha detto che la neonata organizzazione si adopererà per portare i musulmani in visita a Gerusalemme in modo che vedano con i propri occhi come Israele tutela tutti i luoghi santi, compresa la moschea di al-Aqsa. “Siamo sul punto di porre fine al conflitto arabo-israeliano e di cambiare il Medio Oriente”, ha aggiunto Friedman.

I dati pubblicati martedì dal Ministero della Salute mostrano che in Israele il numero di nuovi casi gravi di covid-19 al giorno è diminuito di circa il 60% nelle ultime tre settimane. Il numero totale di casi gravi ha toccato il minimo da due mesi. Almeno il 75% dei pazienti attualmente in gravi condizioni risulta non vaccinato. I non vaccinati, che sono solo il 15% dei vaccinabili over 12 anni, rappresentato il 70% dei decessi dell’ultima settimana. L’indice R (numero medio di persone contagiate da ciascun portatore) è al di sotto di 1 da oltre un mese (R minore di 1 significa che la pandemia si sta riducendo). Tuttavia, avverte il coordinatore anti-coronavirus israeliano Salman Zarka, l’attuale ondata, la quarta in Israele, non è finita e il pubblico deve continuare a rispettare le restrizioni e farsi vaccinare. “Abbiamo visto che senza una terza dose le persone non sono protette sei mesi dopo il secondo vaccino – ha spiegato Zarka – Dobbiamo stare attenti per prevenire o ritardare una quinta ondata”.

E’ stato portato alla luce, a Yavne, quello che si presenta come il più grande e sofisticato impianto per la produzione di vino mai trovato del periodo bizantino. Lo ha annunciato lunedì l’Authority israeliana per le Antichità spiegando che la fabbrica, comprendente cinque imponenti torchi per il vino, grandi piani per pigiare l’uva, due enormi tini ottagonali per raccogliere il liquido e fornaci per produrre giare, veniva utilizzata per produrre il leggendario vino della regione noto come vino di Gaza o di Ashkelon dal nome dei porti da cui veniva esportato in tutto il Mediterraneo. Gli esperti stimano che l’impianto producesse fino a due milioni di litri di vino all’anno. Situata nella parte centrale del paese, 1.500 anni fa Yavne era una città importante, ricorda Jon Seligman, co-direttore degli scavi insieme a Elie Haddad e Liat Nadav-Ziv. “Era innanzitutto una città cristiana – dice Seligman – ma sappiamo che nello stesso periodo vi abitavano anche ebrei e samaritani. Si trovava su quella che all’epoca era un’importante via commerciale che andava da nord a sud, chiamata strada del mare”. Dopo la distruzione di Gerusalemme per mano dei Romani nel 70 e.v., il rabbino Yochanan Ben Zakkay trasferì il Sinedrio a Yavne, dove sono stati scoperti anche i resti di un altro torchio risalente a circa 2.300 anni fa a riprova della lunga tradizione della città nella produzione di vino, attestata anche nella Mishnà. “Abbiamo trovato anche i resti di altre industrie – aggiunge Seligman – come la produzione di vetro e metallo, e resti di altri periodi come una casa del IX secolo e alcuni altri edifici del periodo intermedio tra periodo bizantino e periodo islamico”.

Vista aerea dell’impianto bizantino scoperto a Yavne (clicca per ingrandire)

Vista aerea dell’impianto bizantino scoperto a Yavne (clicca per ingrandire)

L’economista israelo-americano Joshua Angrist è stato insignito del premio Nobel per l’economia 2021 insieme a David Card e Guido Imbens. L’Università di Gerusalemme si è particolarmente congratulata con Angrist, che vi ha trascorso diversi anni prestando servizio come Senior Lecturer in Economics dal 1991 al 1995 e come professore associato presso il Dipartimento di economia dal 1995 al 1996, prima di tornarvi come “Lady Davis” Fellow nel 2004-2005. Ha dichiarato Victor Lavy, del Dipartimento di economia dell’Università di Gerusalemme: “Joshua Angrist è un leale amico dello stato d’Israele e dell’Università di Gerusalemme. Da decenni ormai è mio partner di ricerca e un caro amico personale. Sono felice per lui e fiero del suo fantastico traguardo”.

Parlando all’inaugurazione lunedì dell’inter-gruppo parlamentare a sostegno degli Accordi di Abramo, il ministro degli esteri israeliano Yair Lapid ha detto: “Mi rivolgo ai palestinesi e a ogni paese arabo che sta ascoltando: noi cerchiamo la pace. Coloro che vivono in Medio Oriente non devono far altro che guardarsi attorno e vedere quali paesi sono in una posizione migliore: quelli che cercano la pace o quelli che cercano la guerra? Uno dei temi del mio viaggio a Washington sarà ampliare il numero di nazioni che sottoscrivono questi Accordi”. Lapid ha ringraziato l’ex presidente Usa Donald Trump e l’ex primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per il loro ruolo nell’aprire la strada agli Accordi di Abramo tra Israele e paesi arabi. Dal canto suo, il ministro della difesa Benny Gantz ha sottolineato che la decisione, propugnata dal suo partito, di non annettere unilateralmente la Valle del Giordano ha consentito di arrivare agli Accordi di Abramo. Ed ha aggiunto: “Sono molto felice che questi accordi di pace siano stati firmati e sono sicuro che verranno ampliati e saranno motore di cambiamento in Medio Oriente”.

Celebrato domenica in Bahrain il primo matrimonio ebraico dopo più di mezzo secolo (clicca per ingrandire)

Il Consiglio Onu per i diritti umani (composto da 47 stati) ha approvato, lunedì a Ginevra, una risoluzione pro-Durban IV con 32 voti a favore e  10 contrari, dopo che il Regno Unito ha chiesto la votazione per appello nominale. “Il razzismo deve essere affrontato in tutte le sue forme e, purtroppo, per troppo tempo le Nazioni Unite hanno minimizzato la piaga dell’antisemitismo, cosa che deve cessare”, ha detto l’inviato britannico Simon Manley. Inizialmente sembrava che tutti i quasi 40 stati che hanno boicottato a New York la celebrazione Durban IV fossero inclini ad approvarla a Ginevra. Alla fine, invece, 10 paesi hanno confermato la loro opposizione (Austria, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Ucraina e Regno Unito) e altri 5 si sono astenuti (Bulgaria, Giappone, Isole Marshall, Repubblica di Corea e Uruguay). Manley ha spiegato che il suo paese è impegnato per gli obiettivi della risoluzione e della conferenza Durban IV quando si tratta di combattere il razzismo, la discriminazione razziale, la xenofobia e l’intolleranza, ma si oppone quando Durban IV continua a fare riferimento e confermare l’originale Conferenza di Durban del 2001 pesantemente segnata da antisemitismo.

Allentate in Israele, da lunedì, una serie di restrizioni anti-pandemia (corsi accademici in presenza per 350.000 studenti in 59 università e college, maggior numero di persone sedute nei ristoranti ecc.), mentre il Ministero della Salute conferma la “tendenza al ribasso” dei contagi e dei casi gravi (in grande parte non vaccinati).

Studenti ebrei e arabi domenica scorsa all’Università di Haifa (clicca per ingrandire)