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In arrivo mercoledì a Damasco una delegazione ufficiale di Hamas, la prima dopo dieci anni di sospensione dei rapporti a causa dello scoppio della guerra civile siriana. Il mese scorso, Hamas ha salutato il recente disgelo nei suoi legami con il regime siriano di Bashar al-Assad definendolo “un servizio alla nazione palestinese”. Secondo gli analisti, lo sviluppo spinge Hamas sempre più nelle braccia dell’asse capeggiato dall’Iran contro Israele, che include il regime siriano, i terroristi sciiti libanesi Hezbollah e i ribelli Houthi dello Yemen.

Dura critica, martedì, del primo ministro israeliano Yair Lapid alla decisione dell’Australia di revocare il riconoscimento di Gerusalemme ovest come capitale di Israele. “Alla luce di come è stata presa questa decisione, come una affrettata risposta a notizie errate nei mass media – ha detto Lapid – possiamo solo sperare che il governo australiano gestisca altre questioni in modo più serio e professionale”. Nel dicembre 2018 l’allora primo ministro australiano Scott Morrison aveva affermato che l’Australia riconosceva Gerusalemme ovest come capitale di Israele (senza peraltro spostare l’ambasciata da Tel Aviv). Penny Wong, ministra degli esteri dell’attuale governo australiano guidato dal partito laburista, dopo alcune affermazioni contraddittorie (dopo che il Guardian aveva segnalato una modifica nel testo sul sito web del Ministero), ha confermato la revoca di quella scelta spiegando la mossa con il sostegno dell’Australia per una soluzione a due stati. Diversi osservatori in Israele fanno tuttavia notare che il riconoscimento del fatto che Gerusalemme ovest (dove hanno sede Presidenza, governo, parlamento e Corte suprema) è la capitale d’Israele non è in contraddizione con l’eventuale soluzione a due stati.

In una rara visita domenica sera al campo palestinese di Jenin, il primo ministro dell’Autorità Palestinese Mohammad Shtayyeh ha portato i suoi omaggi a Fatih Hazem, padre di Raed Hazem, il terrorista palestinese che lo scorso aprile ha trucidato a sangue freddo quattro civili israeliani in Via Dizengoff a Tel Aviv. Secondo fonti di Fatah, Shtayyeh si è anche recato in visita alla tenda di lutto per il terrorista mortalmente ferito il mese scorso quando aveva sparato a un autobus israeliano nella Valle del Giordano. In un breve comizio, Shtayyeh ha affermato che “Israele non vuole ordine né pace” e che “finanzia le campagne elettorali con il sangue palestinese”. Per poi concludere: “Siano benedetti i genitori dei martiri e dei prigionieri”. Secondo alti esponenti di Fatah citati da Ha’aretz, la decisione di visitare il campo di Jenin (dove la dirigenza palestinese ha completamente perso il controllo, secondo la valutazione delle Forze di Difesa israeliane) rientra nel tentativo di Fatah di riguadagnare credito rispetto a Hamas e Jihad Islamica Palestinese. Nelle immagini diffuse on-line si vede Shtayyeh che parla a fianco del padre del terrorista Hazem, attorniato da miliziani armati e mascherati con le insegne di diversi gruppi terroristici tra cui la Jihad Islamica. Shtayyeh è primo ministro dell’Autorità Palestinese dal 2019 ed è membro del Comitato Centrale di Fatah (il movimento che fa capo ad Abu Mazen). Israele accusa da tempo l’Autorità Palestinese di incoraggiare il terrorismo celebrando pubblicamente i terroristi e pagando vitalizi alle famiglie di quelli morti compiendo attentati.

Il primo ministro dell’Autorità Palestinese Mohammed Shtayyeh rende omaggio ai terroristi nel campo palestinese di Jenin (clicca per ingrandire)

Sheminì Atzeret è una festività ebraica che cade subito dopo la settimana di Sukkòt. In Israele dura un giorno, in Diaspora dura due giorni e il secondo giorno è noto come Simchat Torà, la festa che celebra la conclusione e il riavvio del ciclo annuale di lettura della Torà. Quest’anno la festività cade dalla sera di domenica 16 alla sera di martedì 18 ottobre.

L’Iran venderà alla Russia missili balistici terra-terra da utilizzare nella guerra contro l’Ucraina, oltre alle forniture già accertate di droni kamikaze. Lo afferma domenica mattina un reportage del Washington Post che cita rapporti di intelligence secondo i quali l’Iran sta già preparando la prima spedizione di missili di fabbricazione iraniana Fateh-110 e Zolfaghar (dalla gittata di 300 – 700 km) in base a un accordo finalizzato lo scorso 18 settembre. Sarebbe la prima volta che l’Iran vende missili alla Russia da quando è iniziata l’aggressione all’Ucraina. L’Iran possiede uno dei più vasti e diversificati arsenali di missili a corto e medio raggio in Medio Oriente e li ha già forniti ai ribelli Houthi nello Yemen, che li hanno usati lo scorso marzo contro raffinerie di petrolio saudite. Notoriamente, molti missili iraniani recano la scritta “Israele deve essere cancellato dalla faccia della terra”.

Missile iraniano Zolfaghar con la scritta in ebraico “Israele deve essere cancellato dalla faccia della terra” (clicca per ingrandire)

Miliziani libanesi di Hezbollah e iracheni di Has’d al-Shaabi sono stati visti affiancare le forze iraniane Basiji, le Guardie Rivoluzionarie e la polizia del regime nella repressione dei manifestanti in Iran. Secondo varie fonti, uomini in borghese con accento arabo libanese sono stati visti all’opera nel reprimere le proteste in varie città iraniane, inclusa la capitale Teheran. Secondo un reportage della BBC in persiano, già durante la repressione delle proteste del 2009 contro i brogli elettorali, agenti in borghese con accento arabo avevano affiancato la polizia antisommossa. Stando al reportage della BBC, nel 2009 si riteneva che i miliziani arabi appartenessero a Hezbollah e a gruppi terroristi palestinesi come Hamas, entrambi pesantemente dipendenti da Teheran per finanziamenti e armi.

Israele è il quinto paese più istruito al mondo, con la metà dei cittadini (50,12%) che ha completato un ciclo di studi di terzo livello. Lo afferma un rapporto Erudera che ai primi 10 posti elenca, oltre a Israele, Canada, Giappone, Lussemburgo, Corea del Sud, Stati Uniti, Irlanda, Regno Unito, Australia e Finlandia.

Secondo un ufficiale palestinese di Ramallah citato sabato da Khaled Abu Toameh sul Jerusalem Post, l’Autorità Palestinese starebbe facendo grandi sforzi per prevenire una vasta operazione delle Forze di Difesa israeliane contro i terroristi del gruppo “Fossa dei Leoni” a Nablus. Stando alla fonte, l’Autorità Palestinese ha informato Israele e altre parti d’aver intensificato le pressioni sul nuovo gruppo (composto da miliziani più o meno collegati a Fatah, Hamas e Jihad Islamica) affinché depongano le armi e si consegnino alle forze di sicurezza palestinesi, nel timore che le Forze di Difesa israeliane si trovino costrette a intervenire in modo massiccio. La “Fossa dei Leoni” ha rivendicato una serie di recenti attacchi con armi da fuoco contro israeliani, compreso il nuovo attacco di giovedì scorso contro pellegrini ebrei alla Tomba di Giuseppe a Nablus, respinto dalla scorta militare israeliana. “Riteniamo che non sia troppo tardi per trovare una soluzione al problema della Fossa dei leoni – ha detto l’ufficiale palestinese – E’ nostro dovere risparmiare alla nostra gente altri spargimenti di sangue”. Nonostante gli sforzi, venerdì scorso il gruppo ha esortato tutti i palestinesi armati in Cisgiordania a continuare gli attacchi contro israeliani. “Diciamo al nemico che i giorni dell’ira che abbiamo proclamato non sono ancora iniziati – afferma il gruppo in una nota – Vi colpiremo in ogni luogo, in ogni strada e in ogni vicolo”.

Terroristi palestinesi si muovono per le strade di Jenin con una bambina nel loro veicolo (clicca per ingrandire)

Il primo ministro israeliano Yair Lapid e il ministro della difesa Benny Gantz hanno offerto assistenza alla Turchia, sabato, in seguito all’esplosione in una miniera di carbone che ha provocato almeno 41 morti.

Il gas naturale proveniente dai giacimenti sottomarini nel Mediterraneo orientale può aiutare a sostituire la ridotta fornitura russa di combustibili fossili all’Europa, mentre il continente cerca di operare una rapida transizione verso le energie rinnovabili. Lo ha affermato venerdì la commissaria per l’energia dell’Unione Europea, Kadri Simson, alla conferenza del Forum sul gas del Mediterraneo orientale a Nicosia (Cipro), ricordando in particolare l’accordo di giugno che prevede gas israeliano inviato ai paesi dell’UE attraverso l’Egitto, che dispone di strutture per la liquefazione e l’esportazione via mare.