Sezione: News

Il Consiglio di Cooperazione del Golfo chiede scuse formali per i commenti fatti dal capo di una fazione palestinese durante la videoconferenza dei gruppi palestinesi presieduta giovedì scorso dal presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen. “Sono stati i lavoratori palestinesi a prendersi carico dei paesi del Golfo – ha detto Maeen Hamid, capo delle Brigate As-Sa’iqa – Tutti concordano sul fatto che i lavoratori palestinesi sono i più produttivi nel Golfo. La gente del Golfo ha imparato da loro e sono i palestinesi che hanno insegnato loro a leggere, scrivere, guidare e tutto il resto”. Immediata la reazione non solo dagli Emirati Arabi Uniti, ma anche di altri paesi del Golfo. Il Segretario Generale del Consiglio di Cooperazione del Golfo, Nayef al-Hajraf, non solo ha condannato Hamid ma ha chiesto le scuse di Abu Mazen. “Gli atti dell’incontro sono stati trasmessi sui canali tv ufficiali palestinesi – ha spiegato al-Hajraf – quindi ci devono essere scuse ufficiali per le ingiurie, l’incitamento e le insinuazioni che sono state fatte”.

3 settembre 2020: le due immagini mostrano (da sinistra a destra) rappresentanti delle fazioni palestinesi riuniti presso l’ambasciata palestinese nella capitale del Libano, Beirut, che partecipano alla videoconferenza con il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen (sullo schermo) mentre i loro colleghi a Ramallah in Cisgiordania assistono al discorso del capo di Hamas, Ismail Haniyeh, che partecipa da Beirut allo stesso incontro (clicca per ingrandire)

 

L’Unione Europea ha ammonito Serbia e Kosovo che la decisione di aprire ambasciate a Gerusalemme può compromettere la loro candidatura di adesione all’UE. “Qualsiasi passo diplomatico che possa mettere in discussione la posizione comune dell’Unione Europea su Gerusalemme – ha detto lunedì ai giornalisti a Bruxelles il portavoce dell’UE per gli affari esteri, Peter Stano – è motivo di grave preoccupazione e rammarico”. Nel frattempo, il presidente del Kosovo, Hashim Thaci, al telefono con il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan ha cercato di placare la furibonda reazione del governo turco alla decisione di Pristina di stabilire rapporti con Israele. “Tale riconoscimento non violerà in nessun caso la partnership strategica, amichevole e fraterna con la Turchia” ha detto Thaci dopo la telefonata con Erdogan.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno in programma di inviare una delegazione ufficiale in Israele il prossimo 22 settembre, nel quadro del piano di normalizzazione dei rapporti annunciato il mese scorso. Lo ha riferito lunedì l’agenzia di stampa Reuters.

Entro la fine dell’anno Israele potrebbe firmare un accordo con Grecia e Cipro per la posa di un cavo sottomarino che lo collegherebbe alla rete elettrica europea. Lo ha scritto lunedì Israel HaYom spiegando che il progetto, che richiederebbe circa quattro anni per essere completato, è stato messo a punto in una conversazione tra il ministro dell’energia israeliano Yuval Steinitz con il suo omologo cipriota Natasa Pilides. Il finanziamento, stimato in 3,1 miliardi di shekel (circa 917 milioni di dollari) sarà coperto da tutti e tre i paesi, oltre che dall’Unione Europea. Il cavo correrà da Israele alla Grecia continentale attraverso Cipro, su una distanza di più di 1.000 miglia a una profondità di quasi 2 miglia. Una volta completato, sarà in grado di fornire inizialmente 1.000 megawatt, ma si prevede che successivamente la potenza raddoppierà, il che significa che potrebbe arrivare a fornire a Israele dal 20% al 40% del consumo energetico interno mensile.

La polizia e i servizi di sicurezza israeliani Shin Bet hanno sventato un piano di Hamas volto ad effettuare un attentato esplosivo in una frequentata stazione degli autobus presso il centro commerciale Bilu (vicino alla città di Rehovot, Israele centro). Lo Shin Bet ha comunicato lunedì d’aver arrestato in tempo, a metà agosto, Mahmoud Mekdad, 30 anni: un arabo israeliano residente nella città beduina di Segev Shalom, nel Negev, che era stato reclutato da Hamas alla fine del 2019. Sposato con una donna di Gaza, Mekdad approfittava della sua condizione famigliare per spostarsi con relativa facilità fra Israele e la striscia controllata da Hamas. Dapprima Mekdad è stato incaricato di raccogliere informazioni sulla posizione dei sistemi di difesa antimissilistica “Cupola di ferro”. Successivamente è stato addestrato da Hamas all’uso di esplosivi e incaricato di piazzare un ordigno nella stazione Bilu, dove passano ogni giorno decine di linee di autobus. Arrestati anche nove membri della sua famiglia, sospettati di complicità.

La onlus israeliana Tsofen, che mira ad aumentare il coinvolgimento degli arabi nel settore tecnologico, ha avviato una collaborazione con i dirigenti delle autorità locali arabe per definire un piano quinquennale da 800 milioni di shekel (237 milioni di dollari) volto ad incrementare il numero di ingegneri arabi da 8.000 a 20.000 nell’arco di cinque anni. La strategia, definita insieme alla società di consulenza Deloitte, sarà presentata al governo nelle prossime settimane, ha dichiarato Sami Saadi, CEO di Tsofen. “Si tratta di una missione nazionale – ha spiegato Saadi a Times of Israel – che mira a promuovere l’industria tecnologica in Israele e creare aree di crescita intorno alle città arabe e spazi di lavoro congiunto arabo- ebraico”. Se il governo accetterà di finanziare il progetto (in collaborazione con autorità locali e università), l’investimento potrebbe aumentare il Pil di Israele di circa 5 miliardi di shekel, afferma Tsofen, poiché coinvolgerebbe cittadini arabi attualmente sotto-rappresentati nel settore tecnologico israeliano, incrementando in modo significativo il reddito medio delle relative famiglie.

In memoria degli oltre mille israeliani morti di covid-19, lunedì sono state collocate 1.019 sedie vuote in piazza Rabin, a Tel Aviv.In memoria degli oltre mille israeliani morti di covid-19, lunedì sono state collocate 1.019 sedie vuote in piazza Rabin, a Tel Aviv.

(clicca per ingrandire)

 

Lunedì 7 settembre ricorreva il sesto anniversario da quando è iniziato il sequestro per mano di Hamas dell’israeliano Avera Mengistu. Un anno dopo, il gruppo terroristico palestinese prese in ostaggio anche Hisham al-Sayed. Entrambi soffrono di malattie mentali ed erano entrati nella striscia di Gaza di loro volontà, ma da allora vengono tenuti in ostaggio da Hamas senza alcun accesso ai famigliari, alla Croce Rossa, alle cure mediche e a nessun altro diritto riconosciuto ai prigionieri dal diritto internazionale. Hamas si rifiuta anche di restituire a Israele i resti di due soldati caduti a Gaza durante la guerra del 2014. Il sequestro di civili innocenti è considerata una grave violazione dei diritti umani.

Famigliari di Avera Mengistu e Hisham Al-Sayed manifestano a Gerusalemme per il rilascio dei loro congiunti, trattenuti in ostaggio da Hamas a Gaza (clicca per ingrandire)

 

Un terrorista palestinese armato di coltello ha tentato senza successo di aggredire dei soldati israeliani in servizio presso Ariel (Cisgiordania) e ha poi cercato di fuggire. Dopo un breve inseguimento durante il quale i militari gli hanno ingiunto di fermarsi sparando in aria, l’aggressore è stato colpito a una gamba e arrestato. Poco dopo, sempre domenica, agenti della polizia di frontiera israeliana hanno individuato in tempo e arrestato un 16enne palestinese armato di coltello che si dirigeva verso la Tomba dei Patriarchi nella città di Hebron. Nel frattempo, la polizia di frontiera ha trovato e arrestato un altro minorenne palestinese accusato d’aver scagliato lo scorso 28 agosto una lastra di marmo verso un soldato israeliano nel quartiere di Isawiya (Gerusalemme est), mettendone a rischio la vita.

 

Il Malawi ha annunciato la prossima apertura di un’ambasciata a Gerusalemme. Lo ha detto sabato il presidente del Malawi, Lazarus Chakwera, 65 anni, un cristiano evangelico insediato lo scorso 6 luglio, titolare di un dottorato in teologia e da tempo sostenitore dello stato ebraico che ha visitato l’ultima volta l’anno scorso. Se dovesse dare seguito all’annuncio, il Malawi diventerebbe il primo paese africano con l’ambasciata a Gerusalemme. Il Malawi, un paese prevalentemente cristiano con 21 milioni di abitanti, intrattiene rapporti con Israele dal 1964, ma nessuno dei due paesi ha aperto un’ambasciata sul territorio dell’altro. L’ambasciatore israeliano non residente in Malawi, Oded Joseph, ha sede a Nairobi (in Kenya). Finora solo Stati Uniti e Guatemala hanno ambasciate a pieno titolo a Gerusalemme mentre alcuni altri paesi (come Brasile, Australia, Ungheria e Honduras) hanno aperto nella città missioni diplomatiche commerciali, di difesa o culturali. Venerdì scorso Serbia e Kosovo hanno annunciato l’intenzione di istituire ambasciate a Gerusalemme entro il prossimo luglio.

Lazarus Chakwera a Gerusalemme nel novembre 2019, prima di diventare presidente del Malawi (clicca per ingrandire)