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Maccabi, la maggiore cassa-mutua israeliana che copre oltre un quarto di tutti i cittadini, ha dichiarato mercoledì che il vaccino anti-coronavirus Pfizer è risultato efficace al 95% in uno studio su 602.000 persone, delle quali solo solo 608 sono risultate positive al covid-19 più di una settimana dopo aver ricevuto la seconda dose. Il confronto è stato effettuato con un gruppo di 528.000 israeliani con background analogo, ma che non avevano ancora ricevuto il vaccino: di questi, ben 20.621 sono risultati positivi. “Confrontando la percentuale di nuovi casi tra i gruppi vaccinati e quelli ancora da vaccinare, l’efficacia del vaccino in Israele è valutabile attualmente al 95% sette o più giorni dopo aver ricevuto la seconda dose”, ha spiegato Maccabi. Inoltre, la maggior parte dei 608 vaccinati infetti ha accusato sintomi lievi come mal di testa o tosse, e solo una ventina di loro ha richiesto il ricovero.

Un’israeliana viene vaccinata in un ambulatorio Maccabi a Tel Aviv (clicca per ingrandire)

Il ministero della Salute israeliano ha comunicato mercoledì che oltre il 50% degli israeliani dai 30 anni in su ha ricevuto almeno la prima dose del vaccino anti-coronavirus. Intanto continua a diminuire il numero di nuovi casi di covid-19. I dati diffusi mercoledì mattina mostrano che il 77,7% delle persone diagnosticate nelle 24 ore precedenti (cioè quasi 4 su 5) ha meno di 40 anni, mentre solo il 5,5% dei nuovi casi ha più di 60 anni: il che confermerebbe l’efficacia del vaccino, dal momento che è già stato immunizzato più dell’80% delle persone over-60.

Una giovane israeliana viene vaccinata a Haifa (clicca per ingrandire)

Attraverso la mediazione della Russia, Israele ha avviato trattative con la Siria per il rilascio, in cambio della scarcerazione di due detenuti drusi originari del Golan condannati per reati di terrorismo, di una cittadina israeliana che le forze di Damasco dicono d’aver arrestato dopo che era entrata per errore in territorio siriano nell’area di Quneitra (Golan). L’agenzia siriana SANA ha indicato i nomi di Diab Kahamuz (condannato nel 2018 a 14 anni di reclusione per aver partecipato alla pianificazione di un attentato contro centri commerciali del nord di Israele per conto di Hezbollah) e Nihal al-Makt (condannata a tre anni per istigazione al terrorismo, attualmente agli arresti domiciliari). Secondo notizie di stampa, la cittadina israeliana sarebbe una giovane originaria della città ortodossa di Modi’in Illit. La trattativa risulta complicata dal fatto che entrambi i detenuti avrebbero dichiarato di non voler essere rilasciati in Siria, ma nel loro villaggi nel Golan israeliano.

Una nuova calunnia del sangue è stata lanciata martedì sera dal capo di Hezbollah Hassan Nasrallah che, in un discorso in occasione dell’anniversario della morte del comandante terrorista Imad Mughniyeh, ha accusato Israele di “uccidere gli stessi ebrei pur di sostenere la propria impresa”. “Israele – ha affermato Nasrallah – ha ucciso molti ebrei in diversi paesi perché si rifiutavano di trasferirsi in Israele”.

Le compagnie aeree statunitensi Delta e United Airlines potrebbero riprendere i voli per Tel Aviv la prossima settimana quando verrà parzialmente riaperto l’aeroporto Ben-Gurion, chiuso dal 25 gennaio causa pandemia.

 

Israele ha autorizzato il trasferimento di 1.000 dosi di vaccino russo Sputnik V dalla Cisgiordania alla striscia di Gaza attraverso il valico di frontiera di Erez. “Questa mattina, 1.000 vaccini Sputnik donati dalla Russia all’Autorità Palestinese sono stati trasferiti alla striscia di Gaza secondo quanto richiesto dall’Autorità Palestinese, previa approvazione a livello politico”, ha comunicato mercoledì un funzionario della Difesa israeliana. Il trasferimento è stato oggetto di dibattito in sede di Commissione esteri e difesa. Mercoledì la famiglia del soldato Goldin (la cui salma è trattenuta in ostaggio da Hamas a Gaza) ha inoltrato una petizione alla Corte Suprema per chiedere di bloccare il trasferimento dei vaccini fino a quando Hamas non rilascerà i civili israeliani e i corpi dei soldati caduti che trattiene a Gaza. La settimana scorsa, la Russia ha donato 10.000 dosi di vaccino all’Autorità Palestinese e l’Autorità Palestinese ha chiesto alla Difesa israeliana di autorizzare il trasferimento di 1.000 dosi per gli operatori sanitari di Gaza. I palestinesi aspettano anche vaccini da AstraZeneca e dal governo cinese. Prima di ricevere il vaccino russo, a Ramallah sono state inviate da Israele alcune migliaia di vaccini Pfizer destinati al personale sanitario, ma in seguito è emerso che diverse dosi sono state somministrate ad alti funzionari governativi palestinesi, suscitando vivaci polemiche.

Mercoledì mattina un tribunale di Hamas a Gaza ha condannato a morte per impiccagione il palestinese Shadi al-Sufi, 38 anni, accusato d’aver ucciso nel luglio 2020 il terrorista del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina Jaber al-Qeeq, che a sua volta aveva ucciso suo padre durante la prima intifada accusandolo di “collaborazionismo”. Al-Qeeq, che all’epoca faceva parte di una cellula incaricata di sequestrare e uccidere palestinesi sospettati di collaborare con Israele nella lotta al terrorismo, assassinò brutalmente Subhi al-Sufi a Rafah (nel sud della striscia di Gaza), davanti alla moglie e ai figli. Durante la prima intifada (1987-1993) furono più di mille i palestinesi assassinati con questa accusa in quella che venne talvolta definita “intrafada”. Al-Qeeq fu arrestato e condannato dalle autorità israeliane per l’omicidio di al-Sufi e altri palestinesi, ma venne scarcerato poco dopo la firma degli Accordi di Oslo tra Israele e Olp del 1993. Benché membro del FPLP che aveva respinto gli Accordi di Oslo, al-Qeeq venne arruolato nelle forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese con il grado di colonnello. Quando è stato ucciso lo scorso anno, Shadi al-Sufi ha scritto su Facebook: “Padre mio, ho pianto per 32 anni  la tua assenza. Oggi rido di cuore. Riposa in pace. Ho scannato il tuo nemico come una capra”. In quell’occasione il FPLP e altri gruppi palestinesi, incluso Fatah, hanno chiesto a Hamas di infliggere la condanna a morte a tutti coloro che sono implicati nell’uccisione di al-Qeeq.

Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità, Israele non fa parte del Medio Oriente mentre ne fanno parte Cisgiordania e striscia di Gaza. Lunedì l’OMS ha dichiarato che solo l’1% della “popolazione mediorientale” ha ricevuto il primo vaccino anti-coronavirus, evidentemente non contando Israele. “Finora – ha dichiarato alla France Press Ahmed al-Mandhari, capo regionale dell’OMS con sede al Cairo – sono state somministrate più di 6,3 milioni di dosi a persone in 12 paesi”. L’EMRO (Regional Office for the Eastern Mediterranean), l’organismo dell’OMS che ha diffuso il dato, comprende 21 stati membri e la Palestina (Cisgiordania e Striscia di Gaza).

I tassi di vaccinazione in Israele sono tornati ad aumentare e il paese ha superato, martedì, la soglia di 4 milioni di persone che hanno ricevuto almeno la prima dose (44% della popolazione totale). Rimangono ancora da vaccinare 1.996.000 israeliani abilitati. Altri 3 milioni circa non sono abilitati perché hanno meno di 16 anni, o perché sono guariti dalla malattia e non hanno attualmente la priorità, o per altri motivi sanitari specifici.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu (a sinistra) e il ministro della Salute Yuli Edelstein (a destra) posano insieme al 4 milionesimo israeliano che ha ricevuto il vaccino anti-coronavirus (clicca per ingrandire)

Secondo l’Ufficio Centrale di Statistica israeliano, nel 2020 il Prodotto interno lordo del paese è diminuito del 2,4%, un dato nettamente migliore delle previsioni che erano state fatte da diversi organismi, tra cui l’OCSE che prevedeva un calo del Pil israeliano del 4,15%. Il dato è anche migliore della contrazione media del 5,5% registrata nel 2020 nei paesi OCSE.