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Le Forze di Difesa israeliane hanno annunciato martedì che circa tre mesi fa, in collaborazione coi servizi di sicurezza, hanno sventato un tentativo di contrabbandare armi per Hamas via mare dalla costa del Sinai. Dopo un inseguimento, l’imbarcazione con le armi è stata intercettata da unità della Marina israeliana. I due uomini a bordo, arrestati, hanno rivelato che le armi erano destinate a unità del comando navale mdi Hamas.

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“Questo incontro è una pugnalata alle spalle del popolo palestinese, in un momento in cui Trump e Netanyahu cercano di liquidare la causa palestinese”. Lo ha detto Saeb Erekat, segretario generale dell’Olp e capo negoziatore dell’Autorità Palestinese, in una dichiarazione rilasciata all’agenzia di stampa palestinese WAFA a commento dell’incontro in Uganda fra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il leader del Sudan, Abdel Fattah al-Burhan. Il Sudan, non solo non ha rapporti diplomatici con Gerusalemme, ma tecnicamente è in stato di guerra con Israele. Tuttavia, dal rovesciamento lo scorso anno del dittatore Omar Bashir, il Sudan si è allontanato dall’influenza iraniana e sta cercando di emergere da anni di isolamento internazionale.

In visita lunedì in Uganda, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha deposto una corona al terminal dell’aeroporto di Entebbe dove suo fratello Yoni rimase ucciso, 43 anni fa, mentre era alla guida della celeberrima operazione antiterrorismo che portò alla liberazione di ostaggi ebrei e israeliani sequestrati da terroristi palestinesi e tedeschi. L’ufficio del primo ministro ha poi confermato che Netanyahu ha incontrato il leader del Sudan Abdel Fattah al-Burhan, anch’egli in visita in Uganda. I due hanno concordato di avviare un processo per normalizzare i rapporti tra i loro paesi che attualmente non hanno relazioni ufficiali.

Aerostati palestinesi con appesi ordigni esplosivi hanno continuato ad arrivare lunedì sul sud di Israele. Almeno tre sono stati segnalati nella zona di Eshkol, uno dei quali è esploso a mezz’aria mentre gli altri sono stati disinnescati dagli artificieri della polizia. Un ordigno è stato trovato e disinnescato in un campo nella zona di Merhavim. Altri sono stati segnalati a Sderot e Kiryat Gat. Domenica un aerostato partito da Gaza con appesa una granata è atterrato nel villaggio palestinese di Majd che si trova nella parte meridionale di Har Hebron, a 45 chilometri dalla striscia di Gaza. In serata, il nono ordigno della giornata proveniente da Gaza è esploso vicino a un’abitazione del kibbutz Kfar Aza. Non si segnalano vittime.

L’esplosione di un ordigno palestinese atterrato in Israele lunedì, appeso a palloni lanciati da Gaza (clicca per ingrandire)

Alti funzionari dell’ufficio del primo ministro israeliano, citati domenica dalla tv Canale 12, hanno affermato che, anche nel caso venisse istituito uno stato palestinese secondo le linee del piano Trump, non verranno spostate le linee di confine di Israele in modo da includere nel futuro stato di Palestina le città arabe nella cosiddetta area del Triangolo. Il Triangolo è un’area a sud-est di Haifa, a ridosso della ex Linea Verde e alla città cisgiordana palestinese di Jenin, che comprende una dozzina di città e villaggi in cui vivono più di 260.000 arabi israeliani, la stragrande maggioranza dei quali afferma di voler restare all’interno di Israele dicendo d’essere assolutamente contrari alla prospettiva che le loro comunità possano un giorno ritrovarsi parte del nuovo stato palestinese.

Le principali località arabo-israeliane del cosiddetto Triangolo, vicino alla ex linea armistiziale fra Israele e Giordania (clicca per ingrandire)

Esmail Ghaani, il nuovo comandante della Forza Quds del Corpo delle Guardie Rivoluzionare Islamiche iraniane che ha preso il posto di Qassem Soleimani, ha telefonato a Ismail Haniyeh, di Hamas, e a Ziad Nakhaleh, della Jihad Islamica palestinese, per ribadire il “fermo sostegno” dell’Iran all’opposizione al piano di pace proposto dall’amministrazione Trump. Hamas ha risposto affermando che il pieno sostegno dell’Iran rafforzerà la sua determinazione a battersi “per liberare tutta la Palestina”.

Nella zona di Bir al-Abd (penisola del Sinai settentrionale) un commando di almeno sei terroristi a volto coperto ha provocato un’esplosione, domenica, presso il gasdotto che trasporta gas naturale israeliano in Egitto. In una dichiarazione pubblicata sui suoi gruppi Telegram, l’Isis ha dichiarato che “i soldati del Califfato hanno preso di mira la linea di gas naturale che va dagli ebrei al governo apostata egiziano”. Le autorità israeliane hanno comunicato che il gasdotto non è stato danneggiato e che il flusso di gas non si è interrotto.

Esposta per la prima volta all’Israel Museum di Gerusalemme, nel quadro della mostra “Emoglyphs (emoglifici): scrittura per immagini dai geroglifici agli emoji”, un’àncora egizia risalente a 3.400 anni fa, scoperta per caso un anno fa da Rafi Bahalul, un veterinario israeliano che nuotava al largo delle coste di Atlit, a sud di Haifa. Il manufatto, dalla tipica forma trapezoidale con un foro nella parte superiore e angoli arrotondati che era comune per le àncore dell’età del bronzo, presenta immagini (tra cui un ritratto di Seshat, la dea della scrittura) e geroglifici. Secondo gli archeologi, il reperto faceva parte originariamente di un rilievo decorativo di un importante edificio in Egitto, probabilmente un tempio o un palazzo reale. Ma poiché la pietra era un materiale prezioso, era assai comune il cosiddetto uso secondario (in questo caso come àncora).

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Come previsto, il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen ha fatto intendere che i collegamenti sulla sicurezza con Stati Uniti e Israele sono ancora in atto nonostante la precedente minaccia di interromperli. Durante una riunione di gabinetto, lunedì Abu Mazen ha detto: “Se gli americani vanno avanti con questo progetto (il piano Trump ndr), resta l’opzione di un boicottaggio completo: è rimasto un canale e questo canale potrebbe essere interrotto”.

Sono almeno 550 i manifestanti iracheni uccisi da quando sono iniziate le proteste anti-governative lo scorso ottobre, e gran parte di queste uccisioni sono state impunemente compiute da milizie locali sostenute e sponsorizzate dall’Iran. E’ quanto è emerso lunedì da un rapporto della Commissione irachena per i diritti umani. Ma la cifra totale è probabilmente più elevata perché i dati partono solo dal 30 ottobre, mentre numerosi manifestanti erano già stati uccisi nei giorni precedenti.