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L’eliminazione di Abu Muhammad al-Masri, ha scritto domenica Seth J. Frantzman sul Jerusalem Post, ha importanti implicazioni per l’imminente amministrazione del neo eletto presidente Usa Joe Biden. In primo luogo, mostra la stretta relazione tra Israele e Stati Uniti nella lotta al terrorismo. In secondo luogo, potrebbe rendere la nuova amministrazione più cauta circa i piani di disgelo con un Iran che ospitava un agente di al-Qaeda ricercato per gravissimi attentati alle ambasciate statunitensi negli anni ’90. L’ex ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Michael Oren, ha osservato che la notizia dell’uccisione a Teheran pone importanti domande sul ruolo dell’Iran nell’accogliere terroristi globali: “Nessuno si chiede perché l’Iran ospita i capi di al-Qaeda e perché gli Stati Uniti dovrebbero rinnovare un accordo nucleare che consegnerebbe decine di miliardi di dollari a coloro che ospitano gli assassini di migliaia di americani?”.

Stati Uniti e Israele hanno cooperato per rintracciare ed eliminare Abdullah Ahmed Abdullah, alias Abu Muhammad al-Masri, il numero 2 di al-Qaeda, ucciso probabilmente da agenti israeliani lo scorso agosto un vicolo di Teheran, sulla base di informazioni di intelligence americane. La notizia,  inizialmente data venerdì dal New York Times, sarebbe stata confermata da almeno quattro alte fonti statunitensi. Al-Masri è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco il 7 agosto, anniversario degli attentati del 1998 contro le ambasciate statunitensi a Nairobi, in Kenya, e Dar es Salaam, in Tanzania (224 morti) alla cui pianificazione aveva partecipato e per questo era ricercato dall’FBI. Al-Masri aveva anche organizzato l’attentato suicida del 28 novembre 2002, vigilia di Hanukkah, all’hotel di proprietà israeliana Paradise a Mombasa, in Kenya (13 morti e 80 feriti). Più o meno nello stesso periodo, due missili vennero lanciati verso un aereo passeggeri israeliano Arkia in decollo dall’aeroporto di Mombassa con 271 persone a bordo (per fortuna senza conseguenze). Quando è stato ucciso, Al-Masri stava pianificando nuovi attentati sia contro Israele sia contro obiettivi ebraici all’estero. La sua morte, frutto di una grande operazione durata un anno, costituisce un duro colpo per al-Qaeda, la rete terroristica responsabile degli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti. L’uccisione di Al-Masri non è stata pubblicamente riconosciuta da Stati Uniti, Israele, Iran o al-Qaeda. Al-Masri è stato uno dei primi membri di al-Qaeda ed era il più probabile successore dell’attuale capo di al-Qaeda, Ayman al-Zawahri.

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Il gruppo islamista Isis ha rivendicato sul suo canale Telegram l’attentato esplosivo di mercoledì contro una commemorazione della prima guerra mondiale in corso in un cimitero non musulmano a Gedda, in Arabia Saudita, a cui presenziavano alcuni diplomatici europei, e che ha causato diversi feriti.

E’ precipitato giovedì vicino all’isola di Tiran, nel Sinai egiziano, apparentemente a causa di un guasto tecnico, un elicottero militare UH-60 Black Hawk in missione di ricognizione con a bordo nove osservatori della Forza multinazionale per il mantenimento della pace (istituita nel 1979 a seguito del Trattato di pace fra Egitto e Israele). Sono morte otto persone: sei americani, un francese e un ceco. Un altro osservatore americano è sopravvissuto ed è stato portato in elicottero al Soroka Medical Center di Beersheba, in Israele.

In un rapporto citato mercoledì dalla AFP, l’agenzia nucleare delle Nazioni Unite AIEA afferma che le spiegazioni date dall’Iran sulla presenza di materiale nucleare in un sito non dichiarato “non sono credibili”. Sebbene l’AIEA non abbia identificato il sito in questione, secondo fonti diplomatiche si troverebbe nel distretto Turquzabad di Teheran, precedentemente indicato da Israele come sito di attività atomica segreta.

27 settembre 2018: il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu mostra all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite un’immagine di un probabile magazzino nucleare iraniano segreto a Turquzabad (clicca per ingrandire)

L’ambasciatore d’Israele all’Onu Gilad Erdan si è incontrato mercoledì a New York con il suo omologo sudanese Omer Mohamed Ahmed Siddig. “Abbiamo deciso di avviare progetti su acqua, agricoltura e lotta congiunta contro il coronavirus” ha detto Erdan. Israele e Sudan hanno annunciato il mese scorso l’intenzione di normalizzare i rapporti.

L’ambasciatore d’Israele all’Onu Gilad Erdan (a sinistra) con il suo omologo sudanese Omer Mohamed Ahmed Siddig

Le scorte iraniane di uranio arricchito sono ora 12 volte di più del limite fissato nell’accordo del 2015. Lo afferma un documento riservato dell’agenzia nucleare delle Nazioni Unite AIEA citato mercoledì dalla Associated Press, dal quale risulta che al 2 novembre l’Iran aveva una scorta di 2.442,9 kg di uranio a basso arricchimento contro i 2.105,4 kg riportati il 25 agosto. L’accordo sul nucleare firmato nel 2015 con Stati Uniti, Germania, Francia, Gran Bretagna, Cina e Russia (JCPOA) consente all’Iran di mantenere solo una scorta di 202,8 kg. L’AIEA riferisce inoltre che l’Iran ha anche continuato ad arricchire l’uranio fino al 4,5%, al di sopra del 3,67% consentito dall’accordo.

E’ stato recentemente scoperto sulle alture del Golan, durante scavi esplorativi prima della costruzione di un nuovo quartiere, quello che potrebbe essere il più antico insediamento fortificato risalente all’epoca di re Davide, 3.000 anni fa. All’interno del forte, datato all’XI-IX secolo a.e.v., sono state rinvenute le incisioni rupestri di due figure che tengono le braccia in alto, forse in preghiera verso quella che potrebbe essere la luna. Chi esattamente presidiasse il forte, costruito con grandi massi di basalto e muri larghi quasi un metro e mezzo, è ancora una questione aperta, ha spiegato a Times of Israel Ron Be’eri, consulente scientifico della Israel Antiquities Authority. “Nel momento in cui gli imperi egiziano e ittita vengono distrutti si crea un grande vuoto. Non abbiamo resoconti scritti di quell’epoca e torniamo a una sorta di ‘preistoria’ in cui possiamo fare affidamento solo su manufatti fisici. Quindi si entra nel campo delle supposizioni”. Il piccolo forte venne costruito su una collina che poteva servire come punto d’osservazione in una posizione strategica sopra il canyon del fiume El-Al. Secondo Be’eri, il forte stesso è testimonianza dell’era di conflitti e della lotta per il controllo iniziata dopo la caduta dell’impero ittita settentrionale intorno al 1180 a.e.v. Tra i popoli che si battevano c’erano i Gesuriti, un gruppo di aramei la cui capitale si trovava nell’odierna Betsaida, appena a nord del Mar di Galilea. È possibile, ha detto Be’eri, che il forte di Haspin (o Hispin) appartenesse al popolo gesurita o a un altro gruppo arameo. Ci sono scarse testimonianze fisiche di questi popoli in quell’epoca e nessuna documentazione testuale esterna a parte alcune citazioni nella Bibbia. Mentre i manufatti israeliti dell’epoca sono ben noti, vi sono molti meno resti lasciati dai popoli aramei. Gli esempi più vicini ai reperti del forte si trovano nel sito archeologico di Tel Bethsaida.

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In una mozione approvata martedì con 50 voti favorevoli e 25 contrari, il Senato olandese ha chiesto al proprio governo “di votare il più possibile contro le risoluzioni Onu che fanno riferimento al Monte del Tempio usando solo il nome arabo al-Haram al-Sharif e di incoraggiare altri paesi dell’Unione Europea a fare lo stesso”. La mozione giunge dopo che la scorsa settimana i Paesi Bassi hanno votato a favore di sei delle sette risoluzioni annuali Onu riguardanti Israele tra cui quella che fa riferimento al Monte del Tempio, il luogo più sacro dell’ebraismo, esclusivamente con il termine al-Haram al-Sharif. Non è la prima volta che i parlamentari dell’Aia esortano al loro governo a votare contro questo genere di rivoluzioni Onu.

La presenza di Hezbollah nel sud della Siria è molto più ampia di quanto precedentemente rivelato. E’ quanto emerge da un rapporto del Research and Education Center ALMA, che ha individuato circa 58 siti in cui sono schierate forze del Comando Meridionale e del Progetto Golan del gruppo terroristico libanese sponsorizzato dall’Iran. Il rapporto, che si basa su dati dell’opposizione siriana incrociati con le posizioni effettive dei siti danneggiati da Israele, rivela 58 località appartenenti al gruppo nelle province siriane meridionali di Quneitra e Dara’a. Le truppe siriane hanno riconquistato la Siria meridionale sette anni dopo averla persa per mano di gruppi ribelli, e sono tornate sulle loro postazioni insieme a operativi di Hezbollah e altre milizie sostenute dall’Iran. Sebbene l’esercito israeliano abbia rivelato lo scorso anno la rete di Hezbollah sulle alture siriane del Golan, il dispiegamento effettivo delle forze del gruppo non era pubblicamente noto. Nel rapporto appena diffuso, ALMA identifica 28 postazioni con forze di Hezbollah schierate nel quadro dell’unità del Comando Meridionale e altre 30 postazioni con la presenza di cellule che operano nell’ambito del Progetto Golan. Il Comando Meridionale, guidato da Munir Ali Na’im Shaiti, è l’unità di Hezbollah la cui funzione principale è creare un’infrastruttura di Hezbollah nel sud della Siria e conta migliaia di operativi fra libanesi e siriani. Il Progetto Golan è sotto il comando di Ali Mussa Daqduq e ha sede a Damasco e a Beirut. L’anno scorso disponeva di decine di operativi nelle città siriane di Hadar, Quinetra ed Erneh che raccoglievano informazioni su Israele e le sue forze militari. Secondo ALMA, gli operativi ricevono uno stipendio mensile di 200 dollari la truppa e 500 i comandanti, direttamente da Hezbollah (a sua volta finanziato dall’Iran).

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