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Israele e Kosovo hanno deciso di stabilire rapporti diplomatici. Contestualmente, Kosovo e Serbia hanno annunciato che apriranno ambasciate a Gerusalemme. Lo ha annunciato venerdì il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, poco dopo un analogo annuncio fatto dal presidente Usa Donald Trump a Washington dove si è incontrato con il presidente serbo Aleksandar Vucic e il primo ministro kosovaro Avdullah Hoti, che hanno accettato di normalizzare i rapporti economici tra loro. Netanyahu ha ringraziato il presidente della Serbia per l’annunciato spostamento dell’ambasciata a Gerusalemme e ha confermato che Israele e Kosovo stabiliranno relazioni diplomatiche dicendo che anche Pristina aprirà la sua ambasciata a Gerusalemme. “Il Kosovo sarà il primo paese a maggioranza musulmana ad aprire un’ambasciata a Gerusalemme – ha sottolineato Netanyahu – Come ho detto nei giorni scorsi, la cerchia della pace e del riconoscimento d’Israele si sta allargando e si prevede che vi aderiranno altri paesi”. Il Kosovo è il secondo paese a maggioranza musulmana dopo gli Emirati Arabi Uniti che ha annunciato in queste settimane rapporti diplomatici con Israele. “Il riconoscimento reciproco tra Kosovo e Israele è un traguardo storico – ha detto il presidente del Kosovo Hashim Thaçi a Israel HaYom – I popoli del Kosovo e d’Israele hanno stretti legami che non possono essere spezzati, e questo non è che lo sviluppo di un’amicizia di lunga data”. Ad oggi, solo 97 nazioni hanno riconosciuto il Kosovo come stato sovrano (tra cui la maggior parte degli stati occidentali e dei paesi membri dell’Unione Europea).

 

Gaza dispone di missili in grado di “bombardare Tel Aviv e oltre Tel Aviv”. Lo ha detto domenica il capo di Hamas, Ismail Haniyeh, durante una visita al campo palestinese di Ain al-Hilweh, in Libano. “Non dimenticheremo mai il nostro diritto al ritorno, indipendentemente dai sacrifici che comporterà” ha detto Haniyeh, citato da mass-media arabi.

Le autorità hanno comunicato sabato sera che Israele è diventato il 49esimo paese al mondo a superare la soglia dei 1.000 morti da covid-19. Sulla falsariga di quanto già fatto dal New York Times negli Usa, il quotidiano israeliano Yediot Aharonot ha pubblicato in prima pagina un elenco (parziale) dei nomi delle vittime. Domenica il preposto Comitato ministeriale ha approvato l’istituzione di coprifuoco notturni, anziché completi lockdown, in una quarantina di località con tassi particolarmente elevati di contagi. Si tratta per lo più di comunità a maggioranza ultra-ortodossa o araba.

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Secondo i dati pubblicati domenica dal Tesoro israeliano relativi alla spesa in deficit da gennaio, il deficit del paese ha toccato il record storico di 87,5 miliardi di shekel, pari all’8,1% del Pil.

Nove organizzazioni israeliane hanno ottenuto finanziamenti nell’ambito del programma Horizon 2020 dell’Unione Europea per progetti relativi alla pandemia di coronavirus. Lo ha comunicato domenica l’ufficio stampa del governo israeliano. Il finanziamento ammonta a 4,5 milioni di euro e sosterrà progetti di collaborazione internazionale per la produzione di apparecchiature mediche e per la ricerca di soluzioni alle conseguenze sociali ed economici della pandemia.

Una delegazione di dirigenti di banca israeliani guidata dalla Bank HaPoalim partirà martedì alla volta di Abu Dhabi e Dubai, dove incontrerà funzionari del governo e del mondo degli affari, nonché i dirigenti delle maggiori banche degli Emirati Arabi Uniti. Si tratta della prima visita di questo tipo da quando i due paesi hanno concordato di normalizzare le relazioni. Nel frattempo, secondo quanto riportato dal quotidiano degli Emirati The Khaleej Times, gli hotel negli Emirati Arabi Uniti del gruppo alberghiero Habtoor Hospitality inizieranno ad offrire pasti kasher nelle loro strutture.

1 settembre: l’aereo EL AL con a bordo la delegazione israeliana e Usa in arrivo all’aeroporto internazionale di Abu Dhabi (clicca per ingrandire)

 

 

Secondo anonimi funzionari israeliani e americani citati dal sito di news Walla, l’accordo di normalizzazione tra Israele ed Emirati Arabi Uniti sarà definito come un “trattato di pace” ufficiale e avrà lo stesso status degli accordi già in vigore fra lo stato ebraico, l’Egitto e la Giordania. L’accordo potrebbe essere firmato nel corso di una cerimonia alla Casa Bianca nelle prossime settimane.

Israeliani in piazza Rabin, davanti al municipio di Tel Aviv illuminato con la bandiera degli Emirati Arabi Uniti, lo scorso 13 agosto dopo l’annuncio dello storico accordo fra i due paesi (clicca per ingrandire)

 

L’agenzia di stampa ufficiale del Bahrein ha annunciato giovedì che l’Autorità per l’aviazione civile del paese ha approvato la richiesta degli Emirati Arabi Uniti di consentire di attraversare lo spazio aereo del piccolo regno del Golfo ai voli “di tutti i paesi” (dunque anche Israele) in arrivo e in partenza dagli Emirati. Mercoledì scorso l’Arabia Saudita aveva comunicato un’analoga decisione. Il Bahrain, come l’Arabia Saudita, non ha rapporti diplomatici ufficiali con Israele, ma la decisione di consentire i sorvoli viene letto un passo avanti verso la cooperazione con lo stato ebraico.

L’AIEA ha affermato venerdì che le scorte di uranio arricchito dell’Iran hanno superato di oltre 10 volte il limite fissato dall’accordo del 2015 sul nucleare di Teheran.

Sulla promenade Armon Hanatziv di Gerusalemme gli archeologi hanno portato alla luce tre capitelli perfettamente conservati, appartenenti alle colonne di un palazzo dell’era del Primo Tempio. Vedi il video sul Jerusalem Post. Gli esperti ritengono che la residenza sia stata costruita tra i regni dei re Ezechia e Giosia, dopo il fallito assedio assiro della città. Rimane un mistero chi fosse il proprietario della sontuosa villa, che godeva di una maestosa vista sulla Città Vecchia e sul Tempio, ma da una serie di elementi gli archeologi hanno potuto datare i reperti all’epoca dei re di Giuda (2.700 anni fa). Questo ritrovamento, insieme al palazzo trovato a Ramat Rachel e al centro amministrativo rinvenuto sulle pendici di Arnona, attesta la rinascita della città anche fuori dalla cerchia delle mura nell’era del Primo Tempio, dopo l’assedio assiro terminato nel 701 a.e.v., ha spiegato Yaakov Billig, l’archeologo autore del ritrovamento. Il design dei capitelli corrisponde allo stile della dinastia davidica che si ritrova negli edifici reali e ufficiali dei Regni di Israele e Giuda, e apparirà sorprendentemente familiare agli israeliani giacché compare anche sulla moneta da cinque shekel del moderno stato d’Israele. Per un motivo ancora non chiaro i tre capitelli erano stati accuratamente sepolti, mentre il resto del palazzo sembra sia stato distrutto durante il saccheggio babilonese di Gerusalemme del 586 a.e.v., e i suoi materiali riutilizzati. Altri manufatti trovati nel sito, e ancora allo studio, indicano il carattere nobile o reale dell’edificio. I risultati della ricerca sono stati presentati in una conferenza stampa a cui hanno partecipato l’archeologo Billig, il ministro della cultura Hili Tropper e il presidente della City of David Foundation, David Be’eri.

I capitelli trovati sulla promenade Armon HaNatziv di Gerusalemme (clicca per ingrandire)

Il simbolo davidico sulla moneta da 5 shekel in uso oggi in Israele (clicca per ingrandire)

Una possibile ricostruzione del palazzo dell’epoca del Primo Tempio sull’attuale promenade Armon Hanatziv (clicca per ingrandire)