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Fonti israeliane hanno confermato che fu l’agenzia Mossad a fornire le informazioni che permisero all’intelligence MI5 e alla polizia britannica di arrestare in tempo, nel settembre 2015, un terrorista di Hezbollah che aveva immagazzinato in quattro proprietà nel nord-ovest di Londra oltre tre tonnellate di nitrato di ammonio, un ingrediente comune nelle bombe artigianali. Il piano terroristico di Hezbollah, sventato in tempo ma finora mai divulgato, è stato riferito domenica dal Daily Telegraph. Sebbene il primo ministro David Cameron e il ministro degli interni Theresa May ne fossero informati, il piano di Hezbollah “venne tenuto nascosto al pubblico”, afferma il Daily Telegraph, probabilmente nel quadro dei tentativi dei paesi occidentali di assecondare il regime iraniano e minimizzare il suo livello di penetrazione nei paesi stranieri per non intralciare l’accordo sul nucleare iraniano firmato quello stesso anno.

Lunedì sono stati domati almeno quattro focolai d’incendio in terreni israeliani presso la striscia di Gaza causati dal lancio di ordigni incendiari palestinesi.

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Ufficiali dell’opposizione siriana hanno documentato diversi depositi di missili iraniani nel paese, anche in aree che Israele ha chiesto fossero sgombere da presenza militare iraniana. Secondo un reportage del quotidiano pan-arabo edito a Londra Asharq Al-Awsat, il Fronte di liberazione nazionale composto da 150 ufficiali dissidenti ha documentato la presenza di missili balistici iraniani Fateh-110 e Zulfiqar e missili Scud di produzione russa. Il Fateh-110 è un missile balistico a rampa mobile in grado di portare testate nucleari o biologiche con una gittata di 300-500 km. Zulfiqar  è una variante del Fateh-110 con gittata di 750 km e testata cluster. Il gruppo dissidente ha anche scoperto che missili anti-tank Toophan-1 vengono immagazzinati nell’aeroporto strategico T-4, nella provincia di Homs, e altri depositi di missili si trovano a Jubb el-Jarah, a est di Homs, ad al-Safira presso Aleppo e a sud di Damasco.

L’Iran ha dato seguito alla sua minaccia di accelerare la produzione di uranio arricchito. Lo ha confermato lunedì il direttore della Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), Yukiya Amano.

Il presidente iraniano Hassan Rouhani (a destra) e il suo ministro degli esteri Mohammed Javad Zarif in una centrale nucleare iraniana (clicca per ingrandire)

“Netanyahu minaccia di distruggere l’Iran e non esiste che qualcuno ci minacci impunemente”. Lo ha detto lunedì, citato dall’agenzia Tasnim, il ministro degli esteri iraniano Javad Zarif durante una conferenza stampa a Teheran con il ministro degli esteri tedesco Heiko Maas. Zarif ha anche detto che Usa e Israele sono la causa principale di tutti i problemi in Medio Oriente e ha definito “un crimine contro il Medio Oriente” il piano di pace di Washington (che deve essere ancora pubblicato). “Zarif mente ancora una volta – ha commentato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in un video – È l’Iran che ci minaccia apertamente di annientamento. I capi del regime minacciano quotidianamente la distruzione di Israele. L’Iran sta cercando di affermarsi militarmente in Siria, e oggi è stato riferito che sta accelerando il suo programma nucleare. Lo ripeto: non permetteremo all’Iran di sviluppare armi nucleari che mettano in pericolo noi e il mondo intero”.

E’ stato arrestato in tempo, lunedì, all’ingresso di un tribunale militare in Cisgiordania, un giovane palestinese con addosso un ordigno artigianale.

Dalla sera di sabato 8 alla sera di lunedì 10 si celebra la festa ebraica di Shavuot.

Almeno due incendi sono scoppiati, domenica mattina, presso la comunità israeliana di Be’eri, a seguito del lancio di ordigni incendiari palestinesi dalla striscia di Gaza.

Un funzionario Usa ha detto sabato sera che la posizione del governo di Washington riguardo allo status della Cisgiordania non è cambiata. Il funzionario è stato interpellato dal Jerusalem Post in riferimento a una precedente dichiarazione dell’ambasciatore Usa in Israele, David Friedman, secondo cui Israele potrebbe avere il diritto di annettere alcune parti della Cisgiordania. In un’intervista venerdì al New York Times Friedman ha detto: “In determinate circostanze, ritengo che Israele abbia il diritto di trattenere parte, ma probabilmente non tutta, la Cisgiordania. Certamente, Israele ha il diritto di tenerne una parte”. Il capo negoziatore palestinese Saeb Erekat ha reagito sabato alle parole di Friedman dicendo che una tale mossa sarebbe “un crimine di guerra”. Dal canto suo, il portavoce di Hamas Hazem Qassem ha caldeggiato nuovi attacchi terroristici in Cisgiordania in risposta alle dichiarazioni dell’ambasciatore Usa. La Cisgiordania, compresa la parte est di Gerusalemme, è stata occupata dalla Giordania dal 1948 al 1967. La ridefinizione dei confini futuri fra Israele e Cisgiordania è prevista dagli Accordi ad interim di Oslo, firmati da Israele e Olp nel 1993-95, e da tutte le proposte di futuro accordo definitivo. Nell’intervista, Friedman ha poi accusato l’Autorità Palestinese di esercitare “pesanti pressioni” per dissuadere gli uomini d’affari dal partecipare al workshop economico previsto per la fine del mese a Manama, nel Bahrein. Friedman ha anche chiarito che il cosiddetto “accordo del secolo” in preparazione da parte dell’amministrazione Usa è volto a migliorare la vita dei palestinesi senza una vera e propria “risoluzione permanente al conflitto”.

Le Forze di Difesa israeliane hanno individuato e arrestato in tempo, sabato, al posto di controllo di Qalandiya (entrata nord di Gerusalemme), una 20enne palestinese che portava un coltello nascosto nella borsa. Più tardi, sempre sabato, è stato arrestato alla periferia di Gerusalemme un palestinese di Hebron in possesso di un coltello.