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Violenti scontri a fuoco sono scoppiati venerdì mattina nel campo palestinese di Jenin quando Forze di Difesa israeliane, entrate per arrestare un terrorista di Hamas (secondo altre fonti, della Jihad islamica) ricercato per una serie di recenti attacchi con armi da fuoco, sono state affrontate da miliziani palestinesi con massicce raffiche di mitra e ordigni esplosivi. Nello scontro sono rimasti uccisi un membro della Jihad Islamica e un medico palestinese, Abdullah Abu Tin, membro delle Brigate Martiri di al-Aqsa (collegate a Fatah), che hanno diffuso un poster celebrativo in cui il medico compare pesantemente armato. Un account Telegram probabilmente legato al gruppo afferma che Abu Tin “è stato martirizzato mentre combatteva spalla a spalla con i combattenti della resistenza”. Le Forze di Difesa israeliane stanno verificando se Abu Tin possa essere stato eventualmente colpito da fuoco palestinese, e non dalle truppe israeliane, o se avesse lui stesso sparato verso i soldati che l’avrebbero poi colpito. Fra i vari filmati che circolano relativi agli scontri, uno mostra un palestinese che apre il fuoco da dietro un muro facendosi scudo di un’ambulanza (non è chiaro se l’episodio sia collegato a quello in cui è stato colpito Abu Tin). I militari hanno comunque portato a termine l’arresto del ricercato.

Il medico morto negli scontri a Jenin, nel poster delle Brigate martirio di al-Aqsa (clicca per ingrandire)

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Un’altra foto in cui compare (al centro) il medico palestinese armato di mitra (clicca per ingrandire)

Dopo lunga discussione, il governo israeliano ha approvato mercoledì a grande maggioranza la bozza di accordo con il Libano sullo sfruttamento del gas off-shore. In serata il testo passa all’esame della Knesset, per poi tornare al Consiglio dei ministri entro 14 giorni per l’approvazione finale.

Nelle scorse due settimane, un’indagine dei servizi di sicurezza israeliani ha portato all’arresto in Cisgiordania di quattro sospetti che stavano progettando attacchi con armi da fuoco per conto di Hamas contro civili e militari israeliani. I quattro erano in diretto contatto con Bilal Basharat, un agente terrorista di Hamas a Gaza, scarcerato nel 2011 nel quadro del ricatto per la liberazione dell’ostaggio israeliano Gilad Shalit.

Dei 14 nuovi paesi appena nominati membri di turno del Consiglio Onu per i diritti umani, tre non riconoscono lo stato d’Israele, e cioè: Algeria, Bangladesh e Maldive. Gli altri 11 paesi nominati a far parte dell’organismo di 47 membri sono Belgio, Cile, Costa Rica, Georgia, Germania, Kirghizistan, Marocco, Romania, Sud Africa, Sudan e Vietnam. In occasione del voto, la ong “UN Watch” ha sollevato preoccupazioni in particolare su Algeria, Sudan e Vietnam sottolineando che questi paesi sarebbero da ritenere “non qualificati” a causa delle loro stesse basse performance in fatto di diritti umani.

E’ deceduto nel pomeriggio il soldato israeliano che era stato gravemente ferito, martedì verso mezzogiorno, in un attacco a colpi di arma da fuoco da un’auto in corsa, presso la comunità ebraica di Shavai Shomron (Cisgiordania nord). Il gruppo terroristico “Fossa dei Leoni” ha rivendicato l’attentato, che ha preso di mira soldati schierati a difesa di un corteo di protesta di civili israeliani contro l’ondata di violenze palestinesi in corso nell’area. Sempre martedì, il membro del politburo di Hamas Hamas Suhail al-Hindi, citato dall’agenzia di stampa Safa affiliata a Hamas, ha minacciato che il movimento terroristico ha “il dito è sul grilletto” e “presto unirà le forze” con i terroristi attivi in Cisgiordania e a Gerusalemme.

Ido Baruch, 21 anni, ucciso martedì da terroristi palestinesi (clicca per ingrandire)

Israele ha annunciato martedì mattina d’aver raggiunto un accordo “storico” con il Libano sul confine marittimo tra i due paesi nelle acque del Mediterraneo e relativi giacimenti di gas. Il primo ministro Yair Lapid ha detto che l’accordo “rafforzerà la sicurezza di Israele, inietterà miliardi nell’economia israeliana e assicurerà la stabilità del nostro confine settentrionale”. Prevista per mercoledì la ratifica dell’accordo del governo e della Knesset. L’annuncio israeliano è arrivato pochi minuti dopo che il presidente libanese Michel Aoun aveva twittato che “la versione finale dell’offerta soddisfa il Libano, soddisfa le sue richieste e preserva i suoi diritti sulle sue ricchezze naturali”. La scorsa settimana Israele aveva respinto una serie di rivendicazioni libanesi che si allontanavano dalla bozza proposta dal mediatore americano. “Tutte le nostre richieste sono state soddisfatte – ha affermato Eyal Hulata, consigliere israeliano per la sicurezza nazionale e negoziatore capo ai colloqui – I cambiamenti che abbiamo chiesto sono stati corretti. Abbiamo protetto gli interessi di sicurezza di Israele e siamo sulla buona strada per un accordo storico”. L’accordo metterebbe fine a una disputa di lunga data su circa 860 kmq nel mar Mediterraneo, che coprono i giacimenti di gas di Karish e Qana. La bozza è contestata dal leader dell’opposizione Benjamin Netanyahu che l’ha definita “una resa alle minacce di Hezbollah”.

Mappa delle rivendicazioni sul confine marittimo tra Israele e Libano (clicca per ingrandire)

Lo stato d’Israele verserà un risarcimento di mezzo milione di shekel alla famiglia dell’80enne palestinese Omar Abdalmajeed As’ad, deceduto per attacco cardiaco lo scorso gennaio poco dopo essere stato trattenuto da soldati israeliani nel villaggio di Jiljilyya, in Cisgiordania. Ne ha dato notizia venerdì il Ministero della difesa, precisando che di conseguenza la famiglia ritirerà la causa intentata contro lo stato. Un’autopsia ha rilevato che l’uomo soffriva di condizioni di salute preesistenti, ma ha collegato l’infarto allo “stress psicologico” dovuto al fermo di sicurezza di mezz’ora cui era stato sottoposto. I soldati coinvolti hanno detto d’averlo ammanettato e imbavagliato dopo che aveva opposto resistenza a controlli anti-terrorismo e perché sembrava intenzionato a rivelare le attività di controllo che stavano compiendo. I comandanti dell’unità e della compagnia coinvolti nel temporaneo arresto sono stati destituiti e congedati.

Il gruppo palestinese “Fossa dei leoni” (composto da miliziani armati affiliati a Fatah, Hamas e e Jihad Islamica Palestinese) ha respinto l’offerta dell’Autorità Palestinese di deporre le armi e unirsi alle forze di sicurezza palestinesi. Il leader con sede a Nablus Wadee Alhouh ha scritto su Facebook che il suo gruppo è determinato a perseguire il “sentiero della gloria fino alla vittoria o al martirio”. La “Fossa dei leoni” è il gruppo che ha rivendicato molti degli attacchi con armi da fuoco contro civili e soldati ebrei che stanno incendiando la situazione nell’area di Nablus (nord Cisgiordania). La scorsa settimana, il governatore dell’Autorità Palestinese di Nablus, Ibrahim Ramadan, aveva rivelato d’aver offerto ai membri del gruppo di deporre le armi promettendo loro la protezione delle forze di sicurezza palestinesi.

Il primo ministro israeliano Yair Lapid ha condannato lunedì l’attacco missilistico russo contro civili in Ucraina. “Condanno fermamente gli attacchi russi alla popolazione civile a Kiev e in altre città dell’Ucraina – ha affermato Lapid – e invio le nostre più sincere condoglianze alle famiglie delle vittime e al popolo ucraino”.

Nonostante le forti preoccupazione circa la sicurezza, Israele ha risposto affermativamente alla proposta più volte avanzata dall’Egitto in colloqui riservati di consentire all’Autorità Palestinese di produrre gas naturale da un giacimento scoperto anni fa dalla British Gas (oggi BG Group) circa 19 miglia a ovest della costa di Gaza. Lo ha riferito domenica il sito web di Al-Monitor.