Un palestinese gay che viveva in una casa-rifugio in Israele è stato decapitato nella Hebron araba

Ma non aspettatevi la pioggia di pressioni, insinuazioni, sospetti e condanne riservate solo a Israele da chi si proclama “amico” dei palestinesi

Di Moshe-Mordechai van Zuiden

Moshe-Mordechai van Zuiden, autore di questo articolo

Un palestinese gay che viveva in una casa-rifugio in Israele è stato rapito e decapitato nelle Hebron araba (sotto Autorità Palestinese). Gli assassini hanno anche postato su internet un video della macabra esecuzione.

Ora ci aspettiamo di sentire il presidente degli Stati Uniti e il Dipartimento di Stato che invocano un’indagine “approfondita e trasparente”.

Ci aspettiamo di sentire la “squadra” di senatrici americane (Alexandria Ocasio-Cortez, Ilhan Omar, Ayanna Pressley e Rashida Tlaib ndr) che condanna con la massima fermezza l’efferato omicidio e invoca di infliggere sanzioni fino a quando libertà e diritti umani non saranno ripristinati e garantiti nella Cisgiordania sotto il dominio dell’Autorità Palestinese.

Ci aspettiamo di sentire il Forum per i diritti in Olanda e il Consiglio dei Diritti Umani di Ginevra che manifestano profonda preoccupazione per l’orrendo atto di aggressione immotivato e non provocato.

Ci aspettiamo di sentire il parlamento dell’Unione Europea che condanna lo spietato omicidio e reclama che l’Autorità Palestinese punisca gli assassini e impedisca che atti del genere abbiano a ripetersi.

Ci aspettiamo di sentire la stessa cosa da parte dai partner di pace di Israele in Medio Oriente: Turchia, Bahrain, Marocco, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Giordania.

La vittima: Ahmad Hacham Hamdi Abu Marakhia, 25 anni

Ci aspettiamo di sentire la più ferma condanna di questa barbarie da parte di tutti i parlamentari della Knesset (ebrei e arabi).

Ma è inutile restare col fiato sospeso.

Aspettiamoci piuttosto di vedere l’Occidente che in modo equanime esorta alla calma “entrambe le parti”.

Aspettiamoci di vedere i sedicenti amici e alleati del popolo palestinese che non dicono e non fanno proprio nulla. O meglio, che trovano il modo di incolpare del misfatto tutti insieme l’occupazione, il colonialismo, il capitalismo e il sionismo, oltre alla povertà e alla miseria imperanti sotto il regime dell’Autorità Palestinese “che collabora con Israele”.

Aspettiamoci di vedere i “portavoce” dell’Autorità Palestinese così spesso presenti sulla stampa israeliana che descrivono quell’atrocità come lo sventurato effetto di una comunità legata alle proprie tradizioni che si sente in conflitto con l’estremo liberalismo imposto dalla società israeliana.

E aspettiamoci che Russia, Iran, talebani e ISIS approvino pienamente l’esecuzione, aggiungendo che rappresenta un chiaro risultato delle “provocazioni israeliane”. E che altri odiatori di Israele si mostrino del tutto disinteressati alla cosa.

A volte il silenzio è d’oro, a volte è omicida.

Se invece non vedremo niente di tutto questo, allora significa che a tutti costoro non importa un bel niente del popolo palestinese e del fatto che viva per sempre sotto dittatori arabi, senza soldi né diritti umani né libertà democratiche. Ma il loro doppio standard dimostra anche quanto sono invece attivamente ostili agli ebrei, bersagliandoli di pressioni, insinuazioni, sospetti e condanne sempre e comunque, anche quando sono innocenti.

(Da: Times of Israel, 7.10.22)