Vengo dall’Afghanistan in Israele e vengo in pace

Non fosse per l’odio religioso di cui sono imbevuti i nostri programmi d’insegnamento, non riesco a immaginare nessuna ragione perché i nostri paesi non debbano avere relazioni diplomatiche

Di Waris Sabah

Waris Sabah, autore di questo articolo

Crescendo in uno dei paesi più conservatori del mondo, l’Afghanistan, i miei sentimenti di bambino nei confronti di Israele erano gli stessi dei miei connazionali afghani. In tutto il paese vigeva un odio totale verso Israele. I nostri insegnanti, maestri religiosi, colleghi e amici accomunavano sistematicamente termini come “sionisti” e “lobby ebraica”, il cui significato molti di noi nemmeno capivano, con Israele e popolo ebraico. Praticamente ogni attentato terroristico in un paese musulmano in qualsiasi parte del mondo veniva collegato direttamente al Mossad, l’agenzia di intelligence israeliana, come se il Mossad fosse l’unico e solo soggetto a cospirare contro musulmani.

La curiosità che mi ha suscitato l’intensa ostilità nei confronti degli ebrei e di Israele mi ha portato a recarmi proprio in Israele e Palestina. Lo scorso 3 marzo, nonostante fossi perfettamente consapevole che i viaggi di qualsiasi tipo verso Israele sono tabù in molti paesi musulmani, mi sono messo in viaggio alla volta di Tel Aviv, partendo da Stoccolma con il mio passaporto afghano e un visto israeliano rilasciato dall’ambasciata israeliana in Svezia. All’arrivo all’aeroporto Ben-Gurion, per via delle preoccupazioni sulla sicurezza anche a me è stato chiesto di accomodarmi in una “sala d’aspetto” piena di viaggiatori provenienti da paesi sia musulmani che non musulmani, compresi Francia, Germania e persino Stati Uniti. Viaggiando con il mio passaporto afghano e provenendo da un paese che non ha mai avuto rapporti diplomatici con Israele, mi pareva ovvio che dovevo mettere in conto ore di interrogatorio e pesanti controlli. I miei amici mi hanno avvertito che gli israeliani avrebbero potuto impedirmi di entrare nel paese e persino espellermi direttamente dall’aeroporto.

Waris Sabah davanti al Muro Occidentale (“del pianto”), a Gerusalemme

Non è accaduto nulla di tutto questo. Dopo un quarto d’ora d’attesa, una donna è venuta nella sala d’aspetto e mi ha chiesto di seguirla in un’altra stanza. Mi ha fatto una sola domanda: “Qual è lo scopo del suo viaggio in Israele, signore?”. Ho risposto che ero venuto a condurre ricerche nel quadro del mio programma di Minor Field Study presso l’Università di Stoccolma, in Svezia. Poi mi ha chiesto di aspettare fuori dalla stanza. Poco dopo, un uomo con un sorriso stampato in volto è venuto a restituirmi il passaporto dicendo: “Benvenuto in Israele, si goda il suo soggiorno”, e sono passato tranquillamente e decorosamente con il mio visto attraverso la sicurezza dell’aeroporto.

Ultimamente mi sono chiesto perché l’Afghanistan non abbia rapporti diplomatici con Israele. Non riesco a immaginare una sola ragione razionale per non avere relazioni diplomatiche. I passaporti di molti paesi musulmani vietano ai cittadini, spesso esplicitamente, qualsiasi tipo di viaggio in Israele e Palestina, che sia per scopi accademici, di ricerca, di commercio, di turismo o per visitare venerati siti religiosi.

Credo che le ragioni dell’odio per Israele in molti paesi musulmani, incluso l’Afghanistan, siano profondamente radicate nella pesante influenza religiosa sui programmi scolastici insegnati nel tipo di scuole e università che ho frequentato crescendo. I sermoni del venerdì in quasi tutte le mosche che frequentavo contenevano maledizioni contro Israele e tutti gli ebrei. A mio modo di vedere, invocare nelle preghiere la morte di milioni di persone innocenti è ignobile e insensato.

Immagine postata su Pinterest da un anonimo cittadino afghano: “Sto con Israele”

Certo che ci sono state grandi tensioni tra Israele e alcuni stati arabi, perlopiù legate a interessi geopolitici e alla religione. Ma in che modo ciò giustificherebbe i paesi non arabi come l’Afghanistan, il Bangladesh, il Pakistan e altri, che si rifiutano di avere qualunque relazione con Israele?

Abbiamo percorso un lungo cammino e nel mondo civile del XXI secolo tutti devono cooperare per garantire non solo un mondo pacifico per se stessi, ma anche per le generazioni future, affinché anch’esse possano vivere e coesistere in pace. Gli stati devono mettere da parte le loro differenze e cooperare fra loro, e io non vedo alcuna ragione per cui l’Afghanistan non dovrebbe avere rapporti bilaterali con Israele. Vale la pena ricordare che alcuni paesi musulmani come la Turchia e l’Egitto, paesi che noi in Afghanistan definiamo nostri fratelli, hanno riconosciuto lo stato di Israele e hanno mantenuto con esso relazioni talvolta persino amichevoli.

Senza entrare nel merito del dibattito sulle questioni israelo-palestinesi, se davvero desideriamo vedere un Medio Oriente in pace, allora tutti gli stati musulmani dovrebbero darsi una mossa e mediare il dialogo tra palestinesi e israeliani. Ma per farlo, è importante rigettare e lasciarsi alle spalle i programmi di studio e insegnamento imbevuti di odio e avviare legami formali a tutti i possibili livelli diplomatici, a partire dal riconoscimento di Israele.

Finora, durante il mio soggiorno in Israele, ho incontrato molti israeliani eccezionali, sia ebrei che arabi, e se noi esseri umani possiamo essere amici nonostante veniamo da contesti così diversi, perché non possono esserlo i nostri paesi? Dovremmo avviare relazioni con le persone che vivono qui e, almeno in questa prima fase, iniziare con le persone se non con il governo. E spero che un giorno i rapporti tra le persone possano aprire la strada ai rapporti diplomatici tra Israele e Afghanistan e altri paesi musulmani, così che potremo tutti vivere in pace e lasciare alla generazione futura un mondo migliore.

(Da: Times of Israel, 1.4.19)