Habimah a Milano

Al Piccolo Teatro e all'Università

image_470Dal 10 al 12 dicembre 2004, nel quadro di una
rassegna sul teatro del Mediterraneo, il celebre Teatro Nazionale israeliano Habimah porta al Piccolo Teatro (Teatro Studio) di Milano un lavoro di Shlomi Moskowitz, “Sette Giorni (Shavuah)”, che racconta la vita di una coppia durante sette giorni, come metafora dei sette giorni della creazione del mondo. Si tratta, secondo J. Levy (su Timeout) di “una intelligente, amara e perspicace descrizione dell’eterno triangolo amoroso, un viaggio nel profondo dell’anima”.

Prima delle rappresentazioni, giovedì 9 dicembre 2004, per iniziativa dei Corsi di laurea in Mediazione Linguistica e Culturale e in Scienze dei Beni Culturali, avrà luogo presso l’Università degli Studi di Milano un incontro con il regista, gli attori della compagnia e l’autore del testo.

Domenica 12, alle 18.00 (dopo lo spettacolo), avrà luogo un incontro aperto al pubblico con il regista Dedi Baron e l’autore Shlomi Moshkovitz al Cafè Dionys (all’interno del Piccolo Teatro Studio).

IL TEATRO HABIMAH
Fondato a Mosca nel 1917 da Nahum Zemach, Habimah (“Il Palcoscenico”) fu una delle prime compagnie professionali in ebraico della storia. Tra i suoi artisti più noti, Hanna Rovina (1892-1980), destinata a diventare la “first lady” del teatro ebraico.
Nel 1926 Habimah lasciò l’Unione Sovietica per stabilirsi definitivamente, dopo varie vicissitudini e peregrinazioni, a Tel Aviv nel 1931.
Teatro Nazionale d’Israele dal 1958, oggi Habimah ha sede nel centro di Tel Aviv, in un prestigioso teatro da più di 1.500 posti, e conta più di 30.000 abbonati.
Il suo repertorio comprende testi tradizionali di tema ebraico, traduzioni di classici internazionali, autori ebraici contemporanei. Tra le sue più celebri produzioni, il Dybbuk, il Golem, Edipo Re.

SETTE GIORNI – SHAVUA
di Shlomi Moshkovitz
Regia Dedi Baron, Teatro Nazionale Habimah
Durata: 1h 35′. In ebraico con sovratitoli in italiano.

LA STORIA
Una famiglia – un padre, una madre, una figlia adolescente -un antico amore della madre che ritorna dal passato a intaccare gli equilibri nevrotici che la reggono, giustificandone i rapporti. Sette giorni trascorrono dall’arrivo dell’uomo che con la sua presenza riesce a far uscire dalla disgregazione e dal caos affettivo la donna che ha amato. Un percorso interiore che, con le cadenze che echeggiano il mito della creazione, fa emergere nuove e sorprendenti dinamiche.

L’AUTORE
Nato nel 1961, Shlomi Moshkovitz accosta all’attività di autore
teatrale quella di autore televisivo, con programmi di grande ssuccesso. L’attività teatrale di Moshkovitz prende avvio nel 1990, quando inizia la collaborazione con il regista Dedi Baron. E’ di quell’anno “A brief trip abroad”, una produzione indipendente che ha registrato più di 500 repliche. Shlomi Moshkovitz è anche regista e traduttore.

IL REGISTA
Formatosi a Tel Aviv e al Royal Court Theatre di Londra, Dedi Baron è attivo dalla fine degli anni ’80, con spettacoli prodotti dai principali teatri israeliani, tra cui l’Habima. Ha diretto soprattutto testi contemporanei: recentemente, il discusso “Vagina’s monologues” di Eve Hensler per il Teatro Nazionale Habima, e una versione teatrale di “Non si uccidono così anche i cavalli?” per il Teatro di Haifa.

LO SPETTACOLO
“Tra inferno e paradiso”, così titola una delle maggiori testate israeliane. L’inferno è quello delle relazioni sclerotizzate, il paradiso quello della rinascita cui va incontro la protagonista. Sulla scena nuda, pochi oggetti a tradurre un interno borghese dove percorsi di infelicità e speranza si animano di bagliori mitici, grazie all’intervento della figlia adolescente della protagonista che legge gli eventi che scuotono la famiglia, interpretandoli alla luce del primo capitolo della Bibbia. Attraverso di lei, l’autore presenta lo sbocciare di un nuovo-vecchio amore, non come un processo distruttivo, ma come la progressione dal caos della solitudine ad un nuovo ordine e armonia. Come nei sei giorni della Creazione.

www.habima.org.il (in ebraico)

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