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Il primo ministro Benjamin Netanyahu si recherà in Ciad, sabato sera, per una visita ufficiale di un giorno durante la quale dovrebbe essere annunciato il rinnovo delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Nella capitale N’Djamena, Netanyahu incontrerà Idriss Déby il presidente del Ciad che lo scorso novembre ha fatto una visita a sorpresa di tre giorni in Israele durante la quale ha detto d’essere interessato a ripristinare completi rapporti diplomatici. La Repubblica del Ciad tagliò i legami diplomatici con Gerusalemme nel 1972. Oggi conta circa 15 milioni di abitanti, per il 55% musulmani e per il 40% cristiani. Negli ultimi due anni Netanyahu, che è anche ministro degli esteri, si è recato tre volte in Africa visitando paesi come Kenya, Ruanda, Etiopia, Uganda e Liberia.

Issam Akel, il cittadino palestinese-americano di Gerusalemme est detenuto per mesi dall’Autorità Palestinese con l’accusa d’aver venduto terreni a ebrei, è stato trasferito negli Stati Uniti in base a un accordo segreto fra le parti. Lo ha riferito giovedì sera la tv israeliana Kan. Sia gli Usa che Israele avevano reclamato il suo rilascio.

Israele consentirà il trasferimento a Gaza di ulteriori fondi dal Qatar a condizione che prevalga la calma nelle manifestazioni della “marcia del ritorno”. Lo ha riferito giovedì sera la tv israeliana Kan.

Il Ministero degli esteri israeliano ha condannato con forza la decisione della Malesia di non ospitare nessun evento che veda la partecipazione di israeliani a cominciare dal torneo di nuoto paralimpico di fine luglio, definendola “chiaramente ispirato dall’antisemitismo viscerale del premier malese Mahathir Mohamad”. Il comunicato di Gerusalemme chiede al Comitato Paralimpico Internazionale di “modificare questa decisione sbagliata o cambiare la sede dell’evento”.

Ha suscitato vivaci reazioni polemiche, nel mondo arabo, l’affermazione del Segretario Generale della Lega Araba, Ahmed Aboul Gheit, secondo cui l’importanza della causa palestinese si è in qualche misura “ridimensionata”. “Ci sono questioni più urgenti con le quali noi paesi arabi dobbiamo fare i conti dal momento che il mondo arabo è drammaticamente cambiato – ha detto Aboul Gheit un’intervista tv in Egitto – Le nazioni arabe hanno vissuto di recente tempi fra i più difficili. Non dobbiamo dimenticare gli errori commessi da governanti arabi, che hanno inflitto tragedie alla regione”.

La Temporary International Presence in Hebron (TIPH) “crea deliberatamente attriti per giustificare i propri stipendi”. Lo afferma un rapporto della polizia distrettuale di Giudea e Samaria redatto su richiesta del ministro della pubblica sicurezza israeliano Gilad Erdan. La TIPH è una missione di osservatori civili incaricata di monitorare la situazione nella città di Hebron, e in particolare il rispetto dell’accordo che dal 1997 regola la divisione della città fra la parte assegnata all’Autorità Palestinese (80%) e quella sotto controllo israeliano (20%). La TIPH è composta da 13 dipendenti locali e 64 membri provenienti da paesi come Italia, Norvegia, Svezia, Svizzera e Turchia che pattugliano la città e redigono rendiconti. Edran ha consegnato giovedì al primo ministro Benjamin Netanyahu il rapporto della polizia, mantenuto riservato, che conterebbe le prove a sostegno dell’accusa alla TIPH di non comportarsi da forza neutrale e di essere anzi dannosa sia per i soldati in servizio a Hebron sia per per la piccola comunità ebraica che vi abita. “Non c’è da meravigliarsi – ha detto Erdan – se una forza composta da poliziotti di uno stato islamico ostile come la Turchia, e di paesi che sponsorizzano boicottaggi contro Israele come Svezia e Norvegia, interferisce con l’attività di polizia e soldati israeliani, crea attriti con gli abitanti ebrei e collabora con organizzazioni estremiste promuovendo la delegittimazione di Israele”. Erdan ha chiesto che il governo israeliano cessi di autorizzare la presenza della forza “temporanea”.

Il ministro degli esteri della Malesia Saifuddin Abdullah ha ribadito mercoledì, in una conferenza stampa, che il suo governo non intende ritirare il divieto di ingresso agli atleti israeliani per il campionato di nuoto del 29 luglio-4 agosto valevole per le qualificazioni alle Paralimpiadi di Tokyo del 2020, e che anzi ha deciso che nessun rappresentante israeliano può entrare in Malesia per eventi sportivi o di altro tipo quand’anche fossero già programmati. Il governo della Malesia ha inoltre deciso che in futuro non ospiterà nessun evento che implichi la presenza di israeliani. La Malesia è uno dei paesi a maggioranza musulmana che si rifiutano di avere relazioni diplomatiche con Israele. In serata il membro del politburo di Hamas Ezzat al-Rishq, citato dal Centro di informazione palestinese (un sito di notizie collegato al gruppo terroristico), ha elogiato la posizione della Malesia definendola “autentica e lodevole”.

Watergen, la start-up israeliana con sede a Rishon Lezion famosa per la sua esclusiva tecnologia che estrae acqua potabile direttamente dall’umidità dell’aria, si è associata con la Croce Rossa per sviluppare un nuovo veicolo equipaggiato con il generatore di acqua brevettato dalla ditta, in grado di produrre fino a 900 litri di acqua al giorno, allo scopo di garantire acqua dolce alle zone disastrate in caso emergenze. Il veicolo, sviluppato secondo le linee guida della Croce Rossa americana e della Federal Emergency Management Agency, include funzionalità di comunicazione satellitare, attacchi per la ricarica delle batterie dei dispositivi di comunicazione, accumulatori d’emergenza e alloggi per apparecchiature mediche. Al veicolo possono essere aggiunti un serbatoio esterno per l’acqua della capacità di 1.500 litri, un serbatoio di carburante da 500 litri per le operazioni prolungate, luci d’emergenza e WiFi. Ad oggi, la tecnologia Watergen è stata usata per soccorrere comunità in Vietnam, India e Russia, oltre che negli Stati Uniti in occasione degli uragani Harvey e Irma e dei devastanti incendi dello scorso novembre in California.

“La Repubblica Islamica d’Iran manterrà in Siria i suoi consiglieri militari, le sue forze rivoluzionarie e le sue armi”. Lo ha dichiarato mercoledì il comandante del potente corpo delle Guardie Rivoluzionarie, Mohammad Ali Jafari, citato dall’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana ISNA. Jafari ha aggiunto che Israele deve “temere il giorno in cui i missili di precisione iraniani lo colpiranno per vendicare il sangue versato dai musulmani oppressi”, e ha definito “ridicole” le minacce di Israele. Martedì, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva ribadito che Israele proseguirà con la massima determinazione la campagna contro il trinceramento militare iraniano nel paese devastato dalla guerra intestina. “Ve lo dico chiaro – aveva affermato Netanyahu – Andatavene in fretta dalla Siria, noi non smetteremo di attaccare”.

Hamas ha lasciato partire, mercoledì mattina, i tre carabinieri italiani con passaporto diplomatico che si erano rifugiati nella sede Unrwa di Gaza dopo che i miliziani di Hamas li avevamo accusati di essere militari israeliani sotto copertura. Gli italiani erano arrivati a Gaza per una normale missione di ricognizione delle condizioni di sicurezza in previsione di una visita consolare al monastero di Sant’llarione, l’eremo di epoca bizantina attorno a cui si raccoglie la comunità cristiana di Gaza passata, nel decennio di dominio di Hamas, da 4.000 fedeli a soli 700. Lunedì i tre militari non si sarebbero fermati a un posto di blocco di Hamas dove i miliziani volevano sequestrare le loro armi, ed erano poi rimasti assediati da Hamas per circa 24 ore nella sede dell’agenzia Onu nonostante la conferma da parte dell’Unrwa della loro identità.