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Il ministro israeliano della salute Yuli Edelstein ha dichiarato lunedì che finora, in Israele, sono state vaccinate contro il coronavirus più di 3,7 milioni di persone, di cui oltre 200.000 nella sola giornata di domenica. Più di 2,5 milioni hanno ricevuto la prima dose di vaccino, mentre più di un milione ha ricevuto anche la seconda dose.

Uno studente israeliano riceve il vaccino anti-coronavirus in un ambulatorio a Tel Aviv (clicca per ingrandire)

Il rabbino capo d’Israele Yitzhak Yosef ha condannato le violente proteste di gruppi di ultra-ortodossi contro le forze di polizia chiamate a far rispettare le regole anti-contagio. Yosef di ha definiti “giovani rivoltosi delinquenti che dissacrano il nome del Signore”. Il rabbino capo sefardita ha poi esortato le comunità ultra-ortodosse a sconfessarli, dicendo: “Non c’è giustificazione per atti violenti, che devono cessare immediatamente”. E ha aggiunto che i violenti appartengono “a una minoranza che ovviamente non ci rappresenta” e che “getta un’onta sul nome dell’intera comunità haredi (ultra-ortodossa), la cui stragrande maggioranza è molto lontana da tali comportamenti”.

Un autobus incendiato domenica sera da manifestanti ultra-ortodossi nella città di Bnei Brak durante una protesta contro l’applicazione del lockdown anti-coronavirus. In relazione a questo incidente la polizia ha operato una decina di arresti (clicca per ingrandire)

I ministri dell’istruzione d’Israele, Yoav Gallant, e degli Emirati Arabi Uniti, Hussein Ibrahim al-Hamadi, hanno concordato domenica di avviare un programma di scambio di studenti. Secondo un comunicato stampa del Ministero dell’istruzione israeliano, il ministro Gallant ha parlato via Zoom con il suo omologo degli Emirati scambiando opinioni sui nessi tra istruzione, sostenibilità ambientale, ricerca astrofisica e marina e sul funzionamento del sistema educativo durante la pandemia. “Sono lieto – ha poi aggiunto Gallant – che il ministro al-Hamadi abbia accettato la mia proposta di promuovere un programma di scambio studentesco tra Israele ed Emirati Arabi Uniti”.

 

Nelle prossime settimane il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu invierà a Washington il direttore del Mossad, Yossi Cohen, per discutere i termini di un’eventuale rientro degli Stati Uniti nell’accordo sul nucleare iraniano. Donald Trump ha ritirato gli Stati Uniti dall’accordo, che non affronta il programma missilistico iraniano né la crescente aggressività di Teheran nella regione. La scorsa settimana, nella sua audizione di conferma davanti al Senato, Antony Blinken, designato alla Segreteria di Stato dell’amministrazione Biden, ha detto che Washington si consulterà con Israele e altri alleati prima di decidere di rientrare nell’accordo. Secondo quanto riferito da mass-media israeliani, nella sua missione Cohen presenterà alcune richieste che secondo Gerusalemme dovrebbe essere incorporate in una eventuale nuova versione dell’accordo, e cioè: che l’Iran smetta di arricchire l’uranio, che fermi la produzione di centrifughe avanzate, che cessi di sostenere i gruppi terroristici (innanzitutto Hezbollah), che ponga fine alla sua presenza militare in Iraq, Siria e Yemen e alle attività terroristiche contro obiettivi israeliani all’estero e che garantisca il pieno accesso degli ispettori dell’Agenzia atomica delle Nazioni Unite agli impianti nucleari della Repubblica Islamica.

Secondo dati diffusi domenica mattina dal Ministero della salute, dall’inizio di gennaio 2021 in Israele si sono registrati quasi mille decessi da coronavirus, il peggiore dato mensile dall’inizio della pandemia (a ottobre 2020 erano stati registrati 961 decessi). Dall’inizio della pandemia in Israele sono morte di covid-19 più di 4.390 persone. Il ministro della salute Yuli Edelstein ha detto che il tasso di morbilità sta diminuendo molto lentamente e la cosa probabilmente ha a che fare con le mutazioni del virus, ma anche con il fatto che alcuni settori della popolazione non rispettano le regole anti-contagio. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha affermato domenica che Israele avrebbe “chiuso ermeticamente” gli arrivi dall’estero per una settimana allo scopo di contrastare l’arrivo di versioni mutate del coronavirus. In serata, il governo ha approvato la chiusura dell’aeroporto internazionale Ben Gurion a partire da lunedì sera fino alla fine dell’attuale lockdown, previsto per domenica prossima.

L’area check-in dell’aeroporto Ben-Gurion durante il lockdown (clicca per ingrandire)

In coordinamento con il Ministero della salute, a partire da sabato sera le quattro casse-mutua israeliane hanno iniziato a vaccinare contro il coronavirus gli studenti delle scuole superiori.

Vaccinazione di una teenager a Givatayim, vicino a Tel Aviv (clicca per ingrandire)

Si fanno sempre più aspre, in Israele, le tensioni fra le forze di polizia, chiamate a far rispettare le norme anti-contagio, e le proteste a tratti violente di alcune comunità ultra-ortodosse dove le violazioni nelle ultime settimane si sono fatte dilaganti. Il presidente d’Israele Reuven Rivlin ha chiesto alla polizia di essere “compassionevole” sottolineando, tuttavia, che non può esserci nessuna tolleranza per la violenza di piazza. “Siate paziente, tolleranti e compassionevoli – ha detto Rivlin rivolto alle forze dell’ordine – Ma non ci sarà tolleranza per la violenza di nessuno, da nessuna parte della società israeliana. Il diritto di protestare è fondamentale, ma non deve essere violato con la violenza. La polizia deve far rispettare le decisioni del governo, pur comprendendo che la gente ha i nervi tesi e che è necessaria un’azione ferma, da una parte, e tolleranza e pazienza dall’altra. Non sono tempi facili e la polizia si trova nel mezzo”.

 

Il governo degli Emirati Arabi Uniti ha approvato, domenica pomeriggio, l’apertura di una sua ambasciata a Tel Aviv, in Israele. Sempre domenica, Israele ha inaugurato la propria ambasciata ad Abu Dhabi, in una sede provvisoria. Nel frattempo, il governo israeliano ha approvato l’accordo di normalizzazione dei rapporti con il Marocco, che verrà ora sottoposto all’approvazione della Knesset.

Una ragazza israeliana di 15 anni è rimasta ferita da lanci di pietre contro l’auto in cui transitava, nei pressi del villaggio palestinese di Deir Abu Mashal, vicino a Ramallah.

L’esplosione che sabato mattina ha distrutto una casa a Gaza, causando una trentina di feriti, è avvenuta mentre terroristi locali stavano approntando esplosivi da usare contro Israele. Lo ha affermato in un tweet in arabo Avichay Adraee, portavoce delle Forze di Difesa israeliane per i mass-media arabi. “La vicenda di questa casa – ha aggiunto Adraee – è la stessa di molte case nella striscia di Gaza. Le hanno trasformate in depositi di armi e razzi per le organizzazioni terroristiche, e quelli che alla fine ne pagano il prezzo sono i civili innocenti”.