Sezione: News

Gli operatori dei giacimenti di gas naturale israeliano Tamar e Leviathan, le compagnie Delek Drilling e Noble Energy, hanno annunciato lunedì la firma di contratti decennali con la compagnia egiziana Dolphin Energy per la vendita di gas naturale all’Egitto per un valore stimato di 15 miliardi di dollari. Delek e Noble forniranno all’Egitto sette miliardi di metri cubi di gas all’anno, per metà proviene dal giacimento Tamar, già attivo e funzionante, e metà da Leviathan, attualmente in fase di sviluppo con l’obiettivo di essere operativo l’anno prossimo. Per trasferire il gas, le società stanno esaminando vari gasdotti, tra cui il gasdotto East Mediterranean, che corre parallelo alla costa di Gaza, e il gasdotto Pan Arabian che passa attraverso la Giordania. In totale potrebbero essere esportati circa 64 miliardi di metri cubi di gas, che vanno ad aggiungersi a quelli degli accordi firmati nel 2016 per rifornire la vicina Giordania di gas dal campo Leviathan, grazie a un contratto con l’utility giordana NEPCO. Secondo Yossi Abu, amministratore delegato di Delek Drilling, si tratta del più grande accordo d’esportazione della nascondete industria israeliana del gas naturale. In un messaggio video, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato lunedì di intesa “storica”. “Nelle casse dello stato – ha detto Netanyahu – entreranno miliardi che saranno investiti in istruzione, sanità e nel benessere sociale dei cittadini israeliani. Molti non credevano nella nostra politica del gas – ha aggiunto Netanyahu – ma noi l’abbiamo perseguita sapendo che avrebbe rafforzato la nostra sicurezza, l’economia, le nostre relazioni regionali e soprattutto che avrebbe rafforzato i cittadini d’Israele. Questo è un giorno di festa”.

“Abbiamo affermato molte volte che non accettiamo dichiarazioni secondo cui Israele, in quanto stato sionista, dovrebbe essere distrutto e cancellato dalla carta geografica. Credo che questo sia un modo assolutamente sbagliato di promuovere i propri interessi”. Lo ha detto lunedì il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov, rispondendo alla domanda di un giornalista arabo circa le dichiarazioni del generale iraniano Qasem Soleimani, che alcuni giorni fa ha nuovamente evocato la distruzione di Israele. Lavrov, seduto accanto al ministro negli esteri iraniano Javad Zarif, stava intervenendo alla conferenza su “Russia in Medio Oriente: gioco su tutti i campi”, organizzata dal Valdai International Discussion Club, un think tank sponsorizzato dal presidente russo Vladimir Putin. La conferenza di due giorni vede la partecipazione di esperti da tutto il Medio Oriente, dalla Libia all’Iran, compresi gli israeliani Dore Gold, presidente del Jerusalem Center of Public Affairs, e Amos Yadlin, direttore dell’Institute for National Security Studies di Tel Aviv. Gold, ex direttore generale del ministero degli esteri israeliano, era nel pubblico quando Lavrov ha pronunciato le sue parole, che egli ha definito “molto significative” perché costituiscono “una evidente critica da parte del ministro degli esteri russo al loro alleato iraniano”. Alla domanda su come ha reagito Zarif, Gold ha detto che il diplomatico iraniano ha solo sorriso, aggiungendo: “E’ molto bravo a sorridere”.

“Da oggi le Forze di Difesa israeliane risponderanno severamente ai disordini al confine”. Lo ha detto Yoav Mordechai, coordinatore delle attività governative israeliane nei territori, in un video-messaggio in arabo postato lunedì su Facebook rivolto ai protagonisti delle manifestazioni “spontanee” organizzate di recente da Hamas ai confini tra Gaza e Israele. “Gli eventi violenti al confine – ha detto Mordechai – vengono utilizzati come un fronte per il terrorismo, come è accaduto sabato scorso, e mettono a rischio coloro che vi partecipano. Non permetteremo che questo continui. I figli dei capi di Hamas – ha agiunto Mordechai – non vanno a manifestare alla barriera di confine. Fareste meglio a manifestare a Gaza città, davanti alle case dei capi di Hamas”.

Il Qatar donerà 9 milioni di dollari in aiuti alla striscia di Gaza. Lo ha detto lunedì Mohammed Al-Emadi, capo del Comitato del Qatar per la ricostruzione a Gaza, durante una visita all’ospedale Shifa di Gaza città. Gli addetti alle pulizie dell’ospedale, in sciopero da 10 giorni perché senza stipendi (bloccati da un diverbio fra Ministero della salute di Hamas e Autorità Palestinese su chi debba pagarli), hanno manifestato il loro sostegno con cartelli con la scritta “Grazie, Qatar”. D’altra parte, gruppi di civili palestinesi hanno invece aggredito il convoglio dell’inviato del Qatar, accusando il suo paese di esacerbare la spaccatura tra Fatah e Hamas con tutti quei soldi, e chiedendo che gli aiuti vengano piuttosto consegnati direttamente agli abitanti.

Il Ministero della difesa israeliano e l’Agenzia di difesa missilistica degli Stati Uniti hanno condotto con successo, nelle prime ore di lunedì mattina, un test del sistema di difesa antimissile israeliano Arrow-3, progettato per intercettare missili balistici a lungo raggio al di fuori dell’atmosfera terrestre. Il test è stato condotto in un sito  nel centro di Israele sotto la guida delle Israel Aerospace Industries, in collaborazione con l’Aviazione israeliana. Il prossimo test dovrebbe tenersi in Alaska.

Un razzo palestinese lanciato domenica notte dalla striscia di Gaza si è abbattuto su un terreno non edificato nella regione israeliana di Sha’ar HaNegev. L’aviazione israeliana ha reagito attaccando un tunnel per infiltrazioni terroristiche nella parte nel sud della striscia di Gaza, non lontano dal valico di frontiera di Kerem Shalom.

“Ecco un pezzo del drone iraniano, o di quello che ne è rimasto dopo che lo abbiamo abbattuto – ha detto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu mostrando domenica, alla Conferenza sulla Sicurezza in corso a Monaco di Baviera, una parte del velivolo telecomandato intercettato il 10 febbraio nei cieli del nord di Israele. “L’ho portato – ha continuato Netnayhau – perché lo vediate voi stessi. Signor Zarif (ministro degli esteri iraniano), lo riconosce? Dovrebbe. È vostro. Porti un messaggio ai dittatori di Teheran: non mettere alla prova la determinazione di Israele. Israele – ha continuato Netanyahu – non permetterà al regime iraniano di mettere un cappio di terrorismo intorno al nostro collo. Se necessario, agiremo non solo contro i surrogati dell’Iran, ma contro l’Iran stesso. Israele continuerà a impedire all’Iran di stabilire una presenza militare permanente in Siria e continuerà a impedirgli di superare le nostre linee rosse. Purtroppo, mentre l’ISIS si riduce, sopraggiunge l’Iran che sta cercando di istituire un impero che abbraccia il Medio Oriente e di creare un ponte dall’Iran all’Iraq, alla Siria, al Libano, a Gaza”. Circa la possibilità di arrivare a una soluzione a due stati, Netanyahu ha ribadito la sua posizione secondo cui “i palestinesi devono avere tutti i poteri per governarsi, ma nessun potere di minacciarci”. Vedi il video su YnetNews

Un 19enne palestinese munito di arma automatica è stato individuato e arrestato in tempo, domenica, nei pressi di un tribunale militare in Cisgiordania. Si tratta del sesto arresto di palestinesi armati nell’area del tribunale dall’inizio dell’anno. Sempre domenica, è stato arrestato in tempo un arabo di Gerusalemme est che ha tentato di entrare in un tribunale della città munito di coltello.

Le forze di sicurezza israeliane hanno arrestato i membri di una cellula terrorista della Jihad Islamica palestinese che stava progettando di piazzare una bomba su una strada lungo la quale sarebbe transitato il convoglio del ministro della difesa israeliano Avigdor Lieberman. Un’altra cellula terroristica è stata sgominata a Betlemme in un’operazione condotta da polizia, servizi di sicurezza e Forze di Difesa israeliane.

Quattro soldati israeliani in servizio di pattuglia ai confini con la striscia di Gaza meridionale sono rimasti feriti, sabato, da una trappola esplosiva piazzata dai Comitati di Resistenza Popolare palestinesi. Pur non rivendicando l’attacco, Hamas lo ha celebrato come “eroico” dicendo che rappresenta la reazione “all’invasione israeliana della terra e dei luoghi santi”. Anche le Brigate Martiri di al-Aqsa, affiliate al Fatah di Abu Mazen, hanno salutato con favore l’attentato. Le Forze di Difesa israeliane hanno reagito colpendo un posto d’osservazione della Jihad Islamica palestinese vicino al confine e sei obiettivi di Hamas tra cui un tunnel per infiltrazioni terroristiche dal quartiere Zaytun di Gaza, un complesso militare nelle vicinanze di Netzarim e un altro complesso attorno a Khan Yunis. Poco dopo che un razzo sparato dalla striscia di Gaza si è abbattuto su un’abitazione israeliana nella zona di Sha’ar HaNegev, fortunatamente senza esplodere, le forze israeliane hanno colpito sabato notte altri 18 obiettivi terroristici nella striscia di Gaza. Si sospetta che i terroristi avessero piantato la trappola esplosiva durante una protesta “spontanea” vicino al confine. L’esercito ha dichiarato che considera con estrema severità il tentativo da parte di Hamas di organizzare dimostrazioni “popolari spontanee” per trasformare l’area di confine in una zona di scontri. Sempre sabato, un gruppo di almeno quattro palestinesi ha tentato di infiltrarsi nelle comunità israeliane a sud di Gaza all’altezza di Rafah. Le forze israeliane hanno aperto il fuoco causando, secondo fonti palestinesi, due morti.