Sezione: News

Times of Israel ha segnalato martedì un video del dicembre 2018 in cui Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, parlando coi giornalisti davanti a Montecitorio affermava: “Se in Siria è ancora possibile fare i presepi, se ancora è possibile difendere la comunità cristiana è anche grazie a un fronte nel quale ci sono la Russia, l’Iran e le milizie libanesi di Hezbollah”. La frase venne detta in polemica con l’allora ministro dell’interno italiano Matteo Salvini il quale, durante una visita in Israele, aveva definito Hezbollah “terroristi islamici”. Ricordando anche un tweet del 2014 in cui Giorgia Meloni, durante la guerra anti-Hamas di quell’estate, denunciava “un altro massacro di bambini a Gaza” (secondo Israele dovuto a missili fuori  bersaglio lanciati dalla Jihad Islamica Palestinese), Times of Israel sottolinea che queste prese di posizione del passato sembrano in contrasto con le recenti professioni di sostegno a Israele fatte da Giorgia Meoloni alla stampa israeliana, e segnatamente in un’intervista a Israel HaYom dello scorso 16 settembre.

Il Ministero degli esteri israeliano ha dichiarato martedì che Israele “riconosce la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina” e che “non accetterà i risultati del referendum nei distretti orientali dell’Ucraina” sull’annessione alla Russia.

Nel mese di agosto Israele ha registrato il tasso di occupazione lavorativa più alto degli ultimi quattro anni, mostrando che il paese è uscito dalla crisi economica causata dalla pandemia di covid-19. Tuttavia, scrive YnetNews, gli economisti israeliani raccomandano cautela a causa dell’aumento dei tassi di inflazione in tutto il mondo e della guerra in corso in Ucraina, che potrebbero causare una recessione a livello globale che non potrebbe non interessare anche Israele.

Il ministro della difesa israeliano Benny Gantz e il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen hanno parlato lunedì sera della situazione della sicurezza in Cisgiordania e della cooperazione tra Israele e Autorità Palestinese. Nella telefonata, Gantz ha sottolineato che l’Autorità Palestinese ha il dovere di contrastare l’escalation di terrorismo e violenze in Cisgiordania.

Due persone sono rimaste ferite giovedì sera in un attentato all’arma bianca allo svincolo ovest di Modi’in (fra Tel Aviv e Gerusalemme). Il terrorista, sceso da un’auto, ha iniziato ad aprire le portiere dei veicoli per pugnalare i conducenti ed è stato colpito a morte da un agente di polizia presente sul posto.

Il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha cancellato un’intervista alla CNN, a New York, perché l’intervistatrice Christiane Amanpour si è rifiutata di indossare l’hijab. “Sarebbe stata la prima intervista in assoluto del presidente Raisi su suolo statunitense, durante la sua visita a New York per l’Assemblea Generale dell’Onu – ha twittato giovedì Amanpour – Dopo settimane di pianificazione e otto ore di lavoro per installare apparecchi di traduzione, luci e telecamere, eravamo pronti. Ma nessun segno del presidente Raisi”. Dopo 40 minuti di attesa, un assistente ha chiesto alla giornalista di coprirsi il capo con un velo. “Ho cortesemente rifiutato – ha riferito Amanpour – Siamo a New York, dove non c’è legge o tradizione in merito al velo. Ho fatto notare che nessun precedente presidente iraniano lo aveva richiesto quando li ho intervistati fuori dall’Iran. L’aiutante ha chiarito che l’intervista non sarebbe avvenuta se non avessi indossato il velo. Ho ripetuto che non potevo accettare questa condizione senza precedenti e inaspettata”. Dopodiché Amanpour se n’è andata e l’intervista non ha avuto luogo. La scorsa settimana, a Teheran, Raisi ha rilasciato un’intervista alla CBS, la cui giornalista Leslie Stahl ha raccontato che le è stato prescritto “come vestirsi, di non sedersi prima di lui e di non interromperlo”. In questi giorni sono in corso in tutto l’Iran intense proteste, sanguinosamente represse dal regime, scatenate dalla morte della giovane Mahsa Amini mentre era nelle mani della “polizia morale”, che l’aveva arrestata perché avrebbe avuto il capo non completamente coperto dal velo.

Hamas minaccia una “guerra religiosa” in vista delle imminenti festività ebraiche, che iniziano domenica sera con Rosh Hashanah (capodanno ebraico). Nelle settimane successive si prevede che migliaia di pellegrini ebrei visiteranno Gerusalemme. Parlando mercoledì ai giornalisti a Gaza, l’alto esponente di Hamas, Mahmoud al-Zahar, ha denunciato i pellegrinaggi come “un palese attacco allo status religioso e islamico della città e della moschea” che “potrebbe trascinare l’intera regione in una guerra di religione”. Hamas si è detta pronta a “difendere la santità del nostro popolo con tutti i mezzi possibili”.