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Il partito neo-nazista tedesco Die Rechte (La Destra) ha preso lo slogan Die Juden sind unser Unglück (“Gli ebrei sono la nostra disgrazia”), originariamente coniato dall’antisemita Heinrich von Treitschke nel XIX secolo, poi adottato dal giornale nazista Der Stürmer, e lo ha trasformato in Israel ist unser Unglück (“Israele è la nostra disgrazia”), sperando di ottenere seggi nelle elezioni europea (dove peraltro ha scarse chance). “E’ vergognoso, sconvolgente e disgustoso, ma, a quanto pare questo, è legale in Germania – ha scritto giovedì su Twitter il portavoce del ministero degli esteri israeliano Emmanuel Nahshon – Ma come può essere consentito?! E proprio in Germania?”

Militanti del partito Die Rechte con lo slogan nazista (appena ritoccato) “Israele è la nostra disgrazia” (clicca per ingrandire)

Un centro culturale e religioso per gli ebrei che vivono nella capitale ugandese Kampala è stato inaugurato questa settimana dall’Organizzazione Sionista Mondiale e da Marom Olami, un movimento ebraico conservative per giovani adulti, ed è stato dedicato alla memoria dell’eroe nazionale israeliano Yoni Netanyahu, caduto nell’operazione di salvataggio degli ostaggi ebrei a Entebbe, in Uganda, nel 1976. Il centro, chiamato “Beit Ha’Am – Marom”, fungerà da sinagoga e centro comunitario per gli ebrei che vivono in città, principalmente nativi ugandesi dalla comunità Abayudaya che conta 2-3.000 membri.

Membri della comunità ebraica ugandese Abayudaya festeggiano l’inaugurazione del centro Beit Ha’Am-Marom (clicca per ingrandire)

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha convocato, giovedì sera, una riunione urgente dei capi partito, mentre i colloqui per la formazione della coalizione di governo sembrano a un punto morto a una settimana dalla scadenza dell’incarico.

Mentre i pompieri israeliani erano impegnati allo stremo, giovedì, in decine di località del paese per una serie di gravi incendi che hanno colpito anche strade e zone abitate in una giornata eccezionalmente calda secca e ventosa, non sono mancati alcuni incendi appiccati da ordigni incendiari palestinesi lanciati dalla striscia di Gaza. Gli stessi mass-media palestinesi hanno parlato di “centinaia di palloncini” incendiari lanciati per tutto il giorno da Gaza verso il sud di Israele proprio per approfittare delle eccezionali condizioni climatiche. L’ondata di caldo dovrebbe toccare il picco venerdì per poi attenuarsi durante la giornata di sabato.

Campo di grano del kibbutz Nahal Oz in fiamme giovedì a causa di ordigni lanciati da Gaza (clicca per ingrandire)

I rappresentanti palestinesi hanno ufficialmente annunciato che non parteciperanno al workshop economico indetto dagli Usa in Bahrain per la fine di giugno. In una dichiarazione diffusa giovedì dall’Autorità Palestinese, le fazioni palestinesi sia affiliate che non affiliate all’Olp hanno annunciato che non parteciperanno alla conferenza. L’Autorità Palestinese aveva già da tempo respinto in modo preventivo l’intero piano di pace degli Stati Uniti, ancora non pubblicato, dicendo che è comunque destinato al fallimento.

Dopo una battaglia legale durata un anno con la ong israeliana Im Tirtzu che faceva appello alla Legge sul diritto all’informazione, il Servizio Penitenziario israeliano ha diffuso dati relativi al decennio 2008-2018 dai quali risulta che i detenuti palestinesi per terrorismo usufruiscono, fra l’altro, di alcuni pasti speciali in occasioni delle festività musulmane (per un costo complessivo di 540.000 shekel all’anno), di un televisore da 480 shekel in ogni cella con 5-10 canali, di attrezzature da palestra con cyclette, tavoli da ping-pong, dama, scacchi e simili.

Studiando le colonie di lievito depositate nei nano-pori della terraglie usate nell’antichità per produrre birra, i microbiologi Ronen Hazan e Michael Klutstein, della School of Dental Medicine dell’Università di Gerusalemme, sono riusciti a rivitalizzare il lievito e a ricreare la birra di 5.000 anni fa. Innanzitutto, in collaborazione con i viticoltori della Kadma Winery, un’azienda vinicola che produce ancora vino in vasi d’argilla, gli scienziati hanno dimostrando che il lievito può essere recuperato dalla terracotta anche se vi è rimasto dormiente per anni sotto il sole. Dopodiché hanno ricevuto dagli archeologi Yitzhak Paz (della Israel Antiquities Authority), Aren Maeir (dell’Università Bar Ilan), Yuval Gadot e Oded Lipschits (dell’Università di Tel Aviv) una serie di frammenti di terracotta usati in tempi antichi come boccali di birra e idromele (vino del miele) dove si sono miracolosamente conservati esemplari di lievito. Si tratta di vasi che risalgono al regno del faraone egiziano Narmer (ca. 3000 a.e.v.), al re arameo Hazael (800 a.e.v) e al profeta Nehemia (400 a.e.v) che, secondo la Bibbia, governò la Giudea sotto il dominio persiano. I ricercatori, con l’aiuto dello studente dell’Università di Gerusalemme Tzemach Aouizerat, hanno sequenziato il genoma di ciascun campione di lievito, che è stato poi analizzato da Amir Szitenberg del Dead Sea-Arava Science Center, il quale ha scoperto che le colture di lievito di 5.000 anni fa sono simili a quelle usate nelle tradizionali miscele africane, come il tej etiope, e al moderno lievito di birra. A quel punto l’esperto di birra israeliana Itai Gutman ha aiutato gli scienziati a riprodurre l’antica birra, che è stata testata da Elyashiv Drori (dell’Università di Ariel) e da degustatori certificati dall’International Beer Judge Certification Program, sotto la direzione del maestro birraio Shmuel Nakai, proprietario di Biratenu, i quali hanno promosso a pieni voti la rinata birra “del tempo dei faraoni”. Vedi il video sul Jerusalem Post

Recipiente da birra filisteo, proveniente dagli scavi di Gat (clicca per ingrandire)

Degustazione della “birra del faraone” nei laboratori dell’Hadassah Medical Center e della School of Dental Medicine dell’Università di Gerusalemme (clicca per ingrandire)

 

Per la prima volta la Germania ha votato contro una risoluzione anti-israeliana he viene meccanicamente approvata ogni anno dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Negli anni scorsi la Germania aveva votato a favore del testo (che addossa a Israele ogni colpa per la situazione della sanità pubblica nei territori palestinesi). L’anno scorso si era invece astenuta. Comunque, grazie alla consueta maggioranza automatica anti-israeliana dei forum internazionali, nonostante il “no” della Germania la risoluzione è stata approvata, mercoledì sera a Ginevra, con 96 voti a favore, 11 contrari e 21 astenuti.

Sono una dozzina i focolai di incendio causati mercoledì da ordigni incendiari palestinesi lanciati dalla striscia di Gaza verso Israele. Le Forze di Difesa israeliane hanno reagito limitando nuovamente la zona di pesca davanti a Gaza da 15 a 10 miglia nautiche.

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“Voi giovani siate certi che sarete testimoni della fine dei nemici dell’umanità, cioè della degenerata civiltà americana e la fine di Israele”. Lo ha detto mercoledì, in un incontro con gli studenti, la Guida Suprema dell’Iran ayatollah Ali Khamenei, citato dal  suo sito web ufficiale.