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Il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen ha dato ordine alle sue forze di sicurezza di non impedire ai palestinesi di scontrarsi con i soldati delle Forze di Difesa israeliane, dando luce verde a scontri violenti in occasione della “Giornata della rabbia” indetta dalle fazioni palestinesi per mercoledì come forma di rifiuto dell’annunciato piano di pace dell’amministrazione Trump. Ne ha dato notizia lunedì sera YnetNews.

In un audio diffuso lunedì dal suo media al-Furqan con la voce probabilmente del portavoce Abu Hamzah Al-Quraishi, il gruppo terrorista jihadista ISIS ha esortato i suoi combattenti, e i musulmani in generale, ad attaccare ebrei e insediamenti ebraici allo scopo di far fallire l’atteso piano di pace dell’amministrazione Trump. “Fate di Israele il terreno per saggiare i vostri missili e le vostre armi chimiche” dice la voce registrata. E aggiunge: “I musulmani che vivono in Palestina saranno la prima linea nella lotta contro gli ebrei e i loro complotti. Oggi iniziamo una nuova fase della nostra lotta. Gli occhi dei soldati del Califfato, ovunque si trovino, sono puntati su Gerusalemme, e nei prossimi giorni, a Dio piacendo, vedrete cose che vi faranno dimenticare gli orrori che avete vissuto”.

Polizia e servizi di sicurezza israeliani hanno comunicato lunedì d’aver sventato, all’inizio di questo mese, una rete di spionaggio di Hamas che operava all’interno di Israele. Sono stati arrestati due cittadini arabo-israeliani incaricati da Gaza di filmare installazioni di sicurezza nel centro del paese, comprese le postazioni delle batterie anti-missile “Cupola di ferro” e i luoghi in cui si abbattono i razzi palestinesi. Entrambi gli arrestati sono originari della striscia di Gaza, ma si sono potuti stabilire in Israele approfittando dei programmi di riunificazione famigliare perché entrambi di madre con cittadinanza israeliana.

Negli ultimi due giorni il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen si è rifiutato di rispondere a telefonate del presidente Usa Donald Trump. Lo ha riferito lunedì l’agenzia turca Anadolu citando “un alto funzionario palestinese” secondo il quale “ci sono stati tentativi di Trump di avere una telefonata con Abu Mazen, ma questi ha rifiutato”. La notizia è stata poi confermata dal ministro palestinese degli affari sociali, Ahmad Majdalani, che ha detto al sito di notizie con sede a Gaza Dunia al-Watan che Abu Mazen ha recentemente “rifiutato una telefonata da Trump”. Lunedì il primo ministro dell’Autorità Palestinese, Mohammad Shtayyeh, ha fatto appello alla comunità internazionali perché boicotti il piano dell’amministrazione Usa che deve Trump ancora presentare.

I servizi di sicurezza israeliani hanno sventato almeno 800 attacchi informatici diretti contro l’aeroporto Ben Gurion e gli aerei che portavano in Israele leader mondiali, la scorsa settimana, per il Quinto Forum Mondiale sulla Shoà.

L’ex viceministro e ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Michael Oren ha parlato domenica a Fox News degli imminenti incontri fra il presidente Usa Donald Trump, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il leader dell’opposizione Benny Gantz. “Siamo a una svolta – ha detto Oren – Questo piano di pace si rivolge in un certo senso a due clienti: al pubblico israeliano e al mondo arabo sunnita moderato, in particolare agli stati del Golfo. Nelle piazze del mondo arabo l’amministrazione Trump si sta guadagnando grande credito per la sua forte posizione nei confronti dell’Iran”. Circa la risposta palestinese all’accordo, Oren ha commentato: “I palestinesi detengono il record mondiale di un popolo a cui è stata ripetutamente offerta la pace sulla base di una soluzione a due stati, e ogni volta hanno detto no. Di fatto, il sì non figura nel loro vocabolario”.

Martedì il presidente Usa Donald Trump dovrebbe rilasciare dalla Casa Bianca delle dichiarazioni, insieme al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, durante le quali potrebbe rivelare i particolari dell’attesa proposta di pace elaborata dalla sua amministrazione.

Ordigni incendiari ed esplosivi sono stati avvistati, domenica sera a Nahal Oz, appesi a palloni palestinesi lanciati dalla striscia di Gaza. Lo ha riferito radio Galei Tzahal dicendo che sul posto sono stati inviati gli artificieri della polizia israeliana. Sempre domenica sera, un razzo palestinese lanciato da Gaza si è abbattuto su un’area non edificata nel sud di Israele. Le Forze di Difesa israeliane hanno reagito colpendo un posto d’osservazione militare di Hamas nel sud della striscia di Gaza

Benjamin Netanyahu e Benny Gantz sono in viaggio alla volta di Washington, dove il presidente Usa Donald Trump intende annunciare questa settimana l’atteso piano per la pace in Medio Oriente. Lunedì Gantz e Netanyahu hanno in programma incontro separati con Trump. Gantz ha specificato che tornerà immediatamente in Israele, in tempo per il dibattito di martedì alla Knesset sulla richiesta di immunità da parte di Netanyahu (un voto che potrebbe essere rinviato oppure tenersi nonostante il boicottaggio annunciato dai partiti della destra). Secondo indiscrezioni non confermante, riprese domenica dai mass-media israeliani, il cosiddetto “accordo del secolo” elaborato dall’amministrazione Trump prevedrebbe, entro 4 anni, uno stato palestinese smilitarizzato con Gerusalemme sotto sovranità israeliana. Lo stato sarebbe subordinato al riconoscimento da parte palestinese di Israele come stato nazionale del popolo ebraico e al disarmo di Hamas. Non è chiaro cosa prevedrebbe il piano per la striscia di Gaza. Secondo indiscrezioni citate dalla tv Canale 12, includerebbe un tunnel di collegamento da scavare tra Gaza e Cisgiordania.

L’Autorità Palestinese ha ribadito domenica che non accetterà alcuna proposta dell’amministrazione Trump e la CNN ha riferito che Ramallah ha respinto un’ulteriore tentativo di apertura da parte della Casa Bianca. Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha minacciato di smantellare la stessa Autorità Palestinese come risposta alla pubblicazione del piano Trump, dicendo che la dirigenza palestinese “considererà tutte le opzioni, compreso il destino dell’Autorità Palestinese”. Abu Mazen aggiunto: “Mettiamo in guardia dalle gravi conseguenze per l’intera regione se verrà annunciata l’attuazione del piano. La dirigenza palestinese, con il sostegno del popolo, frenerà tutti i tentativi di porre fine alla questione palestinese”. Il segretario generale Olp, Saeb Erekat, citato da AFP, ha definito il piano dell’amministrazione Trump “la bufala del secolo”, aggiungendo che l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina si riserva il diritto di “ritirarsi dall’accordo ad interim”, che è la parte applicativa degli Accordi di Oslo. Intanto le varie e fazioni palestinesi hanno proclamato una “giornata della rabbia” per il giorno in cui il presidente Trump pubblicherà il piano.

Manifestazione contro il piano Trump. Coerentemente con la storica posizione palestinese, la grafica del poster indica il rifiuto di qualunque spartizione del paese in due stati (clicca per ingrandire)