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Circa 300 leader locali iracheni hanno chiesto venerdì di normalizzare i legami con Israele e abrogare la legge che proibisce rapporti tra civili iracheni e israeliani. Intervenendo a una conferenza a Erbil, capitale della regione parzialmente autonoma del Kurdistan iracheno, personalità di spicco sia sunnite che sciite hanno chiesto che l’Iraq diventi il prossimo paese a maggioranza musulmana ad aderire agli Accordi di Abramo e a stabilire relazioni diplomatiche con Israele. “Dal giorno in cui questo governo è entrato in carica – ha commentato il ministro degli esteri israeliano Yair Lapid – il nostro obiettivo è stato quello di ampliare gli Accordi di Abramo. Questo evento in Iraq ispira speranza circa luoghi a cui prima non avevamo pensato. Noi e l’Iraq condividiamo una storia e radici comuni e ogni volta che qualcuno si apre a noi, facciamo di tutto per rispondere”. Sabato il primo ministro Naftali Bennett ha detto che Israele tende la mano in pace. “Questo è un appello che viene dal popolo e non dal governo – ha detto Bennett – ed è importante per il suo riconoscimento dei torti perpetrati contro gli ebrei iracheni e lo stato di Israele”. L’Iraq è ufficialmente in stato di guerra contro Israele sin da quando lo stato ebraico venne fondato nel 1948. Soldati iracheni hanno preso parte a tre guerre arabe contro Israele. Il programma segreto di armi nucleari di Saddam Hussein venne fermato da Israele con il bombardamento del reattore di Osirak nel 1981. Nel 1991 il dittatore iracheno lanciò decine di missili Scud sulle città israeliane nel tentativo di trascinare Israele nella Guerra del Golfo fra Iraq e coalizione internazionale. Ancora oggi, la legge irachena prevede il carcere fino all’ergastolo per i cittadini che intrattengano contatti con israeliani. Domenica le autorità irachene hanno annunciato d’aver emesso mandati di arresto a carico di due iracheni che hanno partecipato alla conferenza: Sahar al-Ta’i, alta funzionaria del Ministero della Cultura iracheno, e il leader tribale Wisam al-Hardan, che ha invocato la riconciliazione con Israele in un editoriale di venerdì sul Wall Street Journal nel quale faceva anche riferimento all'”esodo di massa e all’espropriazione a metà del XX secolo della maggior parte della popolazione ebraica irachena, una comunità con 2.600 anni di storia”. “Le cosiddette leggi anti-normalizzazione – aveva detto al-Hardan alla conferenza – sono moralmente ripugnanti e sono state ripetutamente denunciate dalla comunità internazionale come un attacco ai diritti umani e alla libertà di espressione”. Secondo sito di news iracheno Shafaq, al-Hardan ha successivamente ritrattato le sue dichiarazioni pro-normalizzazione. Le autorità irachene hanno detto che tutti i 300 partecipanti saranno arrestati “non appena le loro identità saranno individuate”.“Erbil deve impedire queste riunioni terroriste sioniste – ha dichiarato l’alto esponente religioso sciita iracheno Muqtada al-Sadr – Il governo deve arrestare tutti i partecipanti”.

L’intervento di Sahr al-Ta’i alla conferenza di Erbil venerdì scorso (clicca per ingrandire)

Con 420 voti a favore e 9 contrari, la Camera dei Rappresentanti Usa ha approvato giovedì la legge che stanzia un miliardo di dollari per aiutare a Israele a ripristinare le scorte di missili “Cupola di ferro” impiegate nell’intercettare i razzi lanciati da Hamas del maggio scorso. Hanno votato contro 8 democratici (Rashida Tlaib, Ilhan Omar, Ayanna Pressley, Cori Bush, Andre Carson, Marie Newman, Jesus Garcia, Raul Grivalva) e un repubblicano (Tom Massie). Alexandria Ocasio-Cortez e Hank Johnson si sono astenuti. Il primo ministro israeliano Naftali Bennett ha definito la votazione una “sonora risposta” al piccolo gruppo di congressisti anti-israeliani che aveva cercato di bloccare il finanziamento. Il leader della maggioranza, Steny Hoyer, ha affermato che il sostegno a Israele non è una questione di parte. “Noi sosteniamo vigorosamente, fermamente, incrollabilmente il diritto di Israele a difendersi dal terrorismo – ha detto Hoyer – Cupola di ferro ha salvato innumerevoli vite umane”. La presidente della Camera, Nancy Pelosi, ha sottolineato che Cupola di ferro è un sistema puramente difensivo. “Il passaggio di questa legge – ha detto Pelosi – riflette la grande unità del Congresso su base bipartisan e bicamerale per la sicurezza di Israele. L’assistenza a Israele è vitale, perché la sicurezza di Israele è un imperativo per la sicurezza dell’America. Oggi, e sempre, il Congresso sostiene una pace globale e duratura nella regione”. Il disegno di legge dovrà ora passare dall’approvazione del Senato.

L’Autorità Palestinese ha chiesto al governo del Sudan di consegnare “allo stato di Palestina e al suo governo” i beni mobili e immobili recentemente sequestrati a Hamas.

Alti funzionari della polizia israeliana hanno ammesso di incontrare enormi difficoltà a controllare la violenza comune nelle comunità arabe del paese. Tra giovedì e domenica altre quattro persone sono state assassinate nelle comunità arabe, undici dall’inizio del mese. Quasi tutti i recenti omicidi hanno visto il coinvolgimento di noti criminali o faide famigliari. La polizia dice che è molto difficile ottenere per tempo notizie di intelligence e che c’è urgente bisogno non solo di impegnare maggiori risorse e personale, ma anche che i leader dei consigli locali arabi esortino a smettere di usare armi da fuoco. “Per fermare questa emorragia abbiamo bisogno della collaborazione di tutti”, dicono le fonti della polizia. Pochi giorni fa, la polizia ha condotto un ampio raid nelle località arabe di Deir al-Assad, Shfaram e Yirka contro criminali locali implicati in estorsioni e altri reati violenti, con l’arresto di 15 sospetti e il sequestro di armi e denaro.

L’Autorità Palestinese ha ordinato alle sue forze di sicurezza di adottare tutte le misure necessarie per fermare il dilagare di illegalità e criminalità comune a Hebron e dintorni. Lo ha detto domenica un alto funzionario dell’Autorità Palestinese citato dal Jerusalem Post. “Le istruzioni della dirigenza palestinese sono chiare e ferme – ha detto il funzionario – Ci sarà tolleranza zero per chiunque infranga la legge e intimidisca i residenti”. Le disposizioni giungono in risposta alle accuse di molti residenti, inclusi alti funzionari di Fatah e capi-clan locali, secondo cui l’Autorità Palestinese non starebbe facendo nulla per fermare l’ondata di crimini violenti nella città che – accusano– è ormai controllata da grandi clan con decine di uomini armati che spesso intimidiscono e ricattano i residenti.

Il ministro degli esteri israeliano Yair Lapid ha incontrato segretamente, il mese scorso, il re di Giordania Abdullah II nel suo palazzo ad Amman, secondo quanto riportato sabato da Canale 12. I due hanno discusso delle recenti tensioni al Monte del Tempio di Gerusalemme e degli scontri che la scorsa primavera servirono da pretesto a Hamas per lanciare razzi contro Israele. Lapid e Abdullah hanno anche parlato del rafforzamento dei rapporti tra i due paesi, che hanno stabilito relazioni diplomatiche nel 1994. A quanto risulta, anche il primo ministro Naftali Bennett quest’estate ha avuto un incontro segreto con il re hashemita, e questo mese anche il presidente d’Israele Isaac Herzog ha rivelato d’aver incontrato Abdullah su invito di quest’ultimo.

Sono stati 37 in totale i paesi che mercoledì hanno boicottato la conferenza Durban IV alle Nazioni Unite dopo che Svezia, Lettonia e Danimarca hanno annunciato il loro boicottaggio il giorno dopo l’evento. La decisione della Svezia è arrivata pochi giorni dopo che il ministro degli esteri israeliano Yair Lapid aveva parlato con la sua omologa svedese Ann Linde. Durante la conferenza, pochi oratori hanno menzionato Israele. Tuttavia Durban IV ha riaffermato l’originale Dichiarazione di Durban 2001 nella quale il conflitto israelo-palestinese è l’unico specificamente menzionato, e il ministro degli esteri palestinese Riyad al-Maliki nel suo intervento ha equiparato la situazione dei palestinesi a quella dei neri sudafricani sotto l’apartheid.

Manifestanti palestinesi hanno issato, sabato, una bandiera nazista con il simbolo della svastica su cavi elettrici nel villaggio di Beit Ummar, vicino a Hebron, in Cisgiordania. La bandiera è stata abbattuta dai soldati israeliani di una postazione vicina.

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Le autorità sudanesi hanno preso il controllo dei lucrosi beni che per anni hanno fornito sostegno a Hamas, gettando nuova luce su come il paese sotto l’ex leader Omar al-Bashir fosse diventato una base sicura per il gruppo terrorista palestinese. L’acquisizione di almeno una dozzina di aziende che erano collegate a Hamas, ha scritto giovedì la Reuters, ha contribuito ad accelerare il riallineamento del Sudan con l’Occidente dopo il rovesciamento di Bashir nel 2019. Secondo analisti sudanesi e palestinesi, Hamas ha perso una base all’estero dove i suoi membri e complici potevano risiedere, raccogliere fondi e convogliare armi e fondi iraniani alla striscia di Gaza. Secondo i funzionari di una task force istituita per smantellare il regime di Bashir, i beni sequestrati a Hamas comprendono proprietà immobiliari, quote societarie, un hotel in posizione privilegiata a Khartoum, un ufficio di cambio, una stazione tv e oltre un milione di acri di terreni agricoli. Bashir sosteneva apertamente Hamas ed era amico dei suoi capi. “Godevano di un trattamento preferenziale nelle gare d’appalto, dell’esenzione fiscale ed erano autorizzati a trasferire quel che volevano a Hamas e a Gaza senza limiti”, spiega un membro (anonimo) della task force. Nel decennio successivo alla salita al potere di Bashir nel 1989, il paese divenne un centro per islamisti, ospitò Osama bin Laden per diversi anni e venne sanzionato dagli Stati Uniti per i suoi legami con i terroristi palestinesi. In seguito, Bashir cercò di prendere le distanze dall’islamismo più estremista e nel 2016 tagliò i legami con l’Iran. Ma fino alla caduta di Bashir la rete di sostegno a Hamas rimase in funzione. Oggi molti personaggi affiliati a Hamas si sono trasferiti in Turchia con alcuni beni, ma si sono lasciati alle spalle circa l’80% dei loro investimenti. I leader di transizione sudanesi “si considerano l’esatta antitesi di Bashir in termini regionali – spiega alla Reuters l’analista sudanese Magdi El Gazouli – Vogliono presentarsi come una componente del nuovo ordine di sicurezza nella regione”. “Il colpo di stato contro Bashir – afferma l’analista palestinese Adnan Abu Amer – ha causato problemi concreti a Hamas e Iran, che hanno dovuto cercare alternative che non erano pronte perché il colpo di stato contro Bashir è stato improvviso”.

Dicembre 2011: incontro a Khartoum fra il capo di Hamas a Gaza Ismail Haniyeh (a sinistra) e il presidente del Sudan Omar Hassan al-Bashir (clicca per ingrandire)

Gli israeliani non vaccinati stanno mettendo a dura prova gli ospedali, ha detto giovedì Nachman Ash, direttore generale per il coronavirus del Ministero della Salute israeliano. I dati ufficiali mostrano che il 17% di israeliani idonei ma che non hanno ricevuto il vaccino rappresentano il 60% dei decessi per coronavirus delle ultime due settimane. “Troviamo ancora spazio per tutti (negli ospedali) – ha dichiarato Ash – ma se i numeri aumenteranno dovranno essere prese decisioni difficili e non vogliamo arrivare a quel punto”. I dati del Ministero della Salute mostrano che questa settimana il 17% degli israeliani idonei che non si sono ancora vaccinati costituiscono il 65% dei casi gravi, il 70% dei nuovi casi gravi e il 63% dei decessi. Tra quelli sotto i 60 anni, i non vaccinati rappresentano l’85% dei casi gravi.