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Il raid attribuito a Israele del 9 aprile scorso sulla base siriana T4 ha preso di mira un sofisticato sistema di difesa anti-aerea iraniano che stava per entrare in funzione, oltre a un hangar di droni del Corpo delle Guardie rivoluzionarie iraniane. Lo ha scritto mercoledì il Wall Street Journal spiegando che l’obiettivo principale era un sistema di difesa missilistica Tor di fabbricazione russa, progettato – secondo quanto afferma la ditta che lo produce – per “distruggere aerei, elicotteri, droni, missili guidati e altre armi di precisione che volano ad altitudini medie, basse ed estremamente basse”. Una volta attivato, il sistema avrebbe potuto rendere più difficile le operazioni aeree israeliane.

Le Forze di Difesa israeliane hanno individuato e colpito, martedì notte, un gruppo di cinque palestinesi, di cui almeno uno armato, che cercavano di attraversare la recinzione di confine fra Gaza e Israele, a est di Khan Younis. Secondo fonti palestinesi, tre di loro sono stati feriti. Il sito web di notizie Walla ha citato una fonte anonima dell’esercito secondo cui con questo intervento le forze di sicurezza hanno sventato un tentativo di piazzare un ordigno esplosivo lungo la recinzione di confine.

Secondo fonti e mass-media siriane, dopo aver preso il controllo Ghouta est il regime di Damasco sta ammassando truppe e veicoli blindati per prepararsi a strappare all’ISIS l’area di Yarmouk, sobborgo sud della capitale che ospitava un grande numero di palestinesi prima della guerra civile siriana per poi restare per anni sotto un duro assedio da parte delle forze del regime.

Colpi d’arma da fuoco sono stati esplosi, martedì sera, verso un’unità delle Forze di Difesa israeliane in servizio di pattuglia al confine con la parte meridionale della striscia di Gaza, vicino a un’area dove ogni venerdì si verificano scontri nell’ambito della “marcia del ritorno”. Le forze israeliane hanno reagito aprendo il fuoco contro un avamposto di Hamas.

Israele si aspetta un attacco diretto (con missili o droni) da parte del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, dopo il raid del 9 aprile contro una base aerea iraniana in Siria attribuito alle Forze di Difesa israeliane. La Difesa israeliana ritiene che l’attacco possa essere sferrato direttamente della Forza Quds, sotto il comando di Qassem Soleimani, anziché da milizie filo-iraniane tipo Hezbollah come avvenuto finora. “Israele reagirà con forza a qualsiasi azione iraniana dall’interno della Siria”, ha detto a Sky News in arabo una fonte delle Forze di Difesa israeliane. Foto satellitari e informazioni diffuse martedì mattina da Israele indicano l’incremento della presenza dell’aviazione delle Guardie Rivoluzionarie iraniane in Siria. In quella che potrebbe essere vista come una velata minaccia, fonti militari israeliane hanno distribuito ai mass-media una mappa che mostra cinque basi aeree controllate dall’Iran in Siria, potenziali obiettivi in caso l’Iran attaccasse. Vedi foto e mappe su Jerusalem Post e Times of Israel

“Non dimentichiamo nemmeno per un istante i nostri soldati dispersi, Hadar Goldin e Oron Shaul, e siamo impegnati a riportare a casa i nostri ragazzi, compreso Avera Mengistu”. Lo ha detto martedì il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante una cerimonia commemorativa dei soldati israeliani caduti nella difesa d’Israele. Goldin e Shaul sono morti combattendo i terroristi a Gaza nella guerra dell’estate 2014 e le loro salme vengono da allora trattenute in ostaggio da Hamas. Anche Mengistu, un civile con problemi mentali entrato di propria iniziativa nella striscia di Gaza, è trattenuto in ostaggio da Hamas.

L’ambasciatore d’Israele all’Onu Danny Danon sta facendo da guida a circa il 20% di tutti gli ambasciatori del mondo presso le Nazioni Unite, che stanno attualmente visitando Israele, e vi si fermeranno anche giovedì per la Giornata dell’Indipendenza. “Ho portato qui gruppi di ambasciatori prima d’ora – ha detto Danon – ma mai una delegazione così grande”. Scopo del viaggio è dare agli ambasciatori, spesso chiamati a votare su questioni relative a Israele, uno sguardo in prima persona sulle sfide che il paese deve affrontare e sottolineare, alla luce dei recenti voti dell’Unesco che hanno cercato di cancellare il legame fra ebrei e Gerusalemme, la storia del popolo ebraico nel paese e nella sua capitale. I partecipanti a questi viaggi sono passati dai nove ambasciatori nel 2016, ai 14 nel 2017 fino ai 40 del viaggio attuale. Tra i partecipanti di quest’anno, gli ambasciatori all’Onu di Serbia, Giamaica, Bosnia-Erzegovina, Ungheria, Liberia, Ucraina, Uganda, Slovenia, Malta, Mozambico ed Etiopia. L’Etiopia è attualmente membro del Consiglio di Sicurezza; Slovenia e Malta sono tra i paesi dell’Unione Europea che votano spesso contro Israele; il Mozambico vota sempre contro Israele. Danon non ha fornito l’elenco completo degli ambasciatori partecipanti, spiegando che alcuni hanno chiesto di non fare i loro fino al loro ritorno a New York. Non vi sarebbero comunque ambasciatori di paesi musulmani. Lunedì, l’ambasciatrice dell’Etiopia Tekeda Alemu ha detto al Jerusalem Post: “E’ un’esperienza davvero fantastica, e una lezione emerge molto chiaramente: che c’è una chiara connessione tra la Città Vecchia di Gerusalemme e il popolo ebraico, e questo non può essere ignorato”. Vedi la foto della visita a Masada sul Jerusalem Post

Terroristi palestinesi sono riusciti ad appiccare un incendio nei campi agricoli israeliani, presso il kibbutz Be’eri, vicino al confine con la striscia di Gaza, lanciando ordigni incendiari attaccati a un aquilone. Si tratta del quarto attacco di questo genere realizzato negli ultimi quattro giorni, hanno riferito i vigili del fuoco israeliani. Gli aquiloni incendiari non sono una assoluta novità, ma il loro utilizzo è sensibilmente aumentato nel quadro delle violenze della cosiddetta “marcia del ritorno” indetta da Hamas ai confini fra Gaza e Israele. Per via del vento che soffia normalmente da ovest a est, gli incendi causati in questo modo dai terroristi palestinesi tendono a propagarsi in territorio israeliano. Vedi foto e video su YnetNews e Times of Israel

L’Università di Tel Aviv ha annunciato domenica il lancio del primo fondo accademico di capitale di rischio in Israele. Analogamente ai fondi istituiti da alcune istituzioni della Ivy League, oltre a MIT e Stanford, l’innovativo fondo ospiterà programmi di incubazione in una varietà di settori tecnologici, compresa la sicurezza informatica, per incoraggiare gli investitori a investire in start-up fondate principalmente da studenti o ex-studenti. “Questo modello, impiantato per la prima volta in Israele, pone l’università in linea con le principali università del mondo – ha detto il presidente dell’Università di Tel Aviv, Josef Klafter – In questo modo l’università contribuirà, insieme ad altri, al futuro dello stato di Israele come Start-Up Nation”. Israele è il primo paese al mondo in termini di investimenti in capitale di rischio pro capite.

Un falso allarme ha innescato, lunedì notte, un lancio di missili di difesa anti-aerea siriani. Fonti siriane hanno attribuito il malfunzionamento a “un attacco elettronico congiunto” da parte di Israele e Stati Uniti contro il sistema radar siriano.