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Un comandante della Jihad Islamica Palestinese e un altro capo terrorista sono rimasti uccisi in scontri a fuoco con le Forze di Difesa israeliane nelle prime ore di giovedì mattina a Wadi Burqin, presso Jenin (Cisgiordania nord). Gli scontri sono scoppiati quando palestinesi armati hanno aperto il fuoco contro i soldati entrati nel villaggio per condurre arresti. L’operazione ha condotto a cinque arresti, tra cui l’operativo della Jihad Islamica Wassam Faiz che progettava di far esplodere un’autobomba contro obiettivi israeliani. La Jihad Islamica ha confermato la morte del comandante della “Brigata Jenin” Muhammad Ayman al-Saadi, e di un secondo terrorista di nome Naeem Jamal Zubaidi (membro delle Brigate Martiri di al-Aqsa affiliata a Fatah, il movimento che fa capo ad Abu Mazun), entrambi implicati di recente in numerosi attacchi armati contro israeliani. Il portavoce della Jihad Islamica ha dichiarato: “Con grande orgoglio celebriamo la morte di due dei nostri comandanti più importanti”. Il ramo di Fatah a Jenin ha proclamato uno sciopero generale nella città in segno di lutto per la morte dei due capi terroristi e di un altro palestinese morto il giorno precedente durante scontri a fuoco con i militari israeliani giunti a Ya’abad, presso Jenin, per arrestare un operativo di Hamas.

Tel Aviv non detiene più il dubbio primato di città con il costo della vita più alto del mondo. La classifica Worldwide Cost of Living Index di quest’anno pubblicata dall’Economist la vede scendere al terzo posto dietro le primatiste New York e Singapore. La ragione del calo di Tel Aviv non è una diminuzione del costo della vita della città, ma un aumento significativo dei prezzi nelle città che l’hanno superata.

L’agenzia Onu per i profughi palestinesi Unrwa ha comunicato martedì d’aver scoperto un tunnel terroristico scavato sotto una sua scuola nella striscia di Gaza. Negli anni scorsi sono stati trovati più volte tunnel terroristici e depositi di armi ed esplosivi sotto o a ridosso di strutture scolastiche dell’Onu a Gaza.

Un’israeliana sui 20 anni è stata deliberatamente investita e gravemente ferita da un’auto, martedì mattina, all’incrocio Migron-Kochav Yaakov della statale 60 (in Cisgiordania, poco a nord di Gerusalemme). L’aggressore palestinese è stato colpito e ucciso da agenti di polizia che erano sul posto, dopo un breve inseguimento.

Lunedì notte, palestinesi armati hanno attaccato con ordigni esplosivi e armi da fuoco i soldati israeliani giunti nel villaggio di Beit Ummar, vicino a Hebron, per disimpegnare due jeep che vi erano rimaste intrappolate. Nello scontro che è seguito sarebbero rimasti uccisi due palestinesi.

E’  deceduto sabato Tadese Tashume Ben Ma’ada, 50 anni, quattro giorni dopo essere stato gravemente ferito nell’attentato palestinese a una fermata d’autobus all’ingresso principale di Gerusalemme. Immigrato dall’Etiopia 21 anni fa, Ben Ma’ada si adoperava per cercare di portare in Israele fratelli e sorelle rimasti in Etiopia. Lascia moglie e sei figli. Sale così a due il bilancio delle vittime del duplice attentato di mercoledì scorso.

Tadese Tashume Ben Ma’ada, seconda vittima del duplice attentato palestinese di mercoledì scorso a Gerusalemme (clicca per ingrandire)

I servizi di sicurezza israeliani hanno comunicato giovedì d’aver sventato un attentato con ordigno esplosivo, arrestando in tempo alla fine di ottobre un 31enne palestinese di Gaza, titolare di un permesso di ingresso in Israele per lavoro, arruolato da suoi parenti affiliati alla Jihad Islamica palestinese per mettere una bomba su un autobus nel sud del paese. Come misura precauzionale, Israele ha sospeso 200 permessi d’ingresso (su 15.500) di lavoratori di Gaza imparentati con militanti attivi nelle organizzazioni armate. Sempre giovedì un 18enne israeliano è stato deliberatamente investito e ferito da un’auto nella città meridionale di Beer Sheva in quello che le forze dell’ordine sospettano sia un attacco di matrice terroristica. Arrestato il conducente, un 39enne arabo beduino di Rahat.

È troppo presto per sapere chi ha compiuto il duplice attentato di mercoledì mattina a Gerusalemme. Tuttavia Yaakov Lappin su jns.org fa notare che negli ultimi anni il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (Fplp) si è dedicato in modo particolare ad attacchi con espulsivi a distanza. La scorsa settimana un’autobomba, probabilmente gestita con un telecomando, è stata scoperta dalle Forze di Difesa israeliane in Samaria (Cisgiordania nord) dopo che aveva preso fuoco prematuramente. Nell’agosto 2019, una cellula Fplp ha fatto esplodere una bomba telecomandata a Dolev, a nord-ovest di Gerusalemme, uccidendo una ragazza israeliana di 17 anni e ferendo gravemente il padre e il fratello. I membri di quella cellula terroristica sono stati successivamente arrestati.

Aryeh Shchupak, il 16enne israeliano-canadese ucciso nel duplice attentato palestinese di mercoledì mattina a due fermate d’autobus di Gerusalemme. Una trentina i feriti, tra cui alcuni in condizioni critiche (clicca per ingrandire)

Due esplosioni si sono verificate stamane all’ingresso di Gerusalemme. Lo ha reso noto la polizia israeliana. La prima deflagrazione, nella porta occidentale della città,  è avvenuta nei pressi di una fermata di autobus, in quel momento molto affollata. Secondo i servizi di emergenza ci sono una decina di feriti, due dei quali versano in condizioni gravi. In città, ha aggiornato la radio militare, è stato elevato lo stato di allerta nel timore che ci siano altri ordigni in procinto di esplodere. La seconda esplosione si è verificata ad uno degli ingressi settentrionali, in prossimità del rione Ramot. Secondo le prime informazioni questa deflagrazione – avvenuta in un’ora di punta durante la quale il traffico stradale era intenso – non ha provocato vittime. (Da: Ansa, 23.11.22)

Israele ha porto le condoglianze e offerto immediata assistenza umanitaria alla dirigenza palestinese a seguito dell’incendio scoppiato giovedì sera in uno stabile del campo palestinese di Jabalya, nella striscia di Gaza, che ha causato almeno 21 morti (tra cui sette bambini). Secondo i primi rapporti, nell’edificio che ha preso fuoco erano immagazzinate grandi quantità di benzina che potrebbero essere all’origine dell’incendio.