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Israele ha consegnato mercoledì all’Autorità Palestinese 3,768 miliardi di shekel (ca. 1,14 miliardi di dollari) di tasse arretrate, riscosse da Israele per conto dei palestinesi in base agli accordi degli anni ‘90. Lo ha confermato il Ministero delle finanze israeliano, specificando che dalla somma non è stato per ora detratto, come invece previsto dalla legge israeliana, l’importo di 600 milioni di shekel che l’Autorità Palestinese ha versato nel 2019 in vitalizi a terroristi detenuti e famigliari di terroristi morti compiendo attentati. Domenica, infatti, il governo israeliano ha approvato il versamento dell’intera cifra (dopo che l’Autorità Palestinese ha deciso di riavviare la cooperazione sulla sicurezza e di accettare i fondi fiscali rifiutati per mesi), rinviando al prossimo anno la detrazione, che verrà scaglionata in 50 milioni di shekel al mese.

Il presidente del Libano Michel Aoun ha detto mercoledì che desidera che i colloqui sul confine marittimo con Israele abbiano successo e che i disaccordi emersi fra le parti possono essere risolti.

Israele e Bahrein stanno lavorando per portare rapidamente a compimento la normalizzazione dei loro rapporti. Lo ha detto mercoledì a Gerusalemme il ministro dell’industria, del commercio e del turismo del Bahrein, Zayed bin Rashid Al Zayani, aggiungendo che “il mondo intero ci sta guardando e noi siamo decisi a fare di questa una storia di successo e un caso da manuale per gli altri”. Il ministro del Bahrein è arrivato in Israele martedì accompagnato da 40 funzionari governativi e uomini d’affari. “La pace tra il Bahrein e Israele – ha detto Al Zayani incontrando il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu – lascia alle generazioni future un mondo migliore di quello che abbiamo ereditato. La pace è stata firmata, le fondamenta sono state gettate. Ora tocca a noi andare avanti e plasmare la pace attraverso un’integrazione diretta e costante che arrivi fino ai comuni cittadini. Ci stiamo muovendo a un ritmo piuttosto veloce perché vogliamo recuperare il tempo perso”.

Gerusalemme, 2 dicembre 2020: il ministro degli esteri israeliano Gabi Ashkenazi riceve il ministro dell’industria, del commercio e del turismo del Bahrein Zayed Al Zayani (clicca per ingrandire)

La congressista palestinese-americana Rashida Tlaib ha postato e poi rimosso dal suo Twitter un messaggio che diceva “Dal fiume al mare, la Palestina sarà libera”, in occasione della Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese che viene celebrata il 29 novembre, cioè nell’anniversario dell’approvazione da parte dell’Assemblea Generale dell’Onu della risoluzione per la spartizione della Palestina Mandataria in due stati, uno arabo e uno ebraico. “Rashida Tlaib non è solo contraria al controllo israeliano della Cisgiordania – ha commentato in un tweet la Democratic Majority for Israel – Questo slogan [“dal fiume al mare”] significa che considera l’intero stato d’Israele come illegittimo e vuole che venga eliminato: una posizione immorale e vergognosa “.

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La normalizzazione tra Israele e Sudan sarebbe in forse perché Khartoum pone come condizione che il Congresso degli Stati Uniti approvi entro la fine dell’anno una legge che protegga il paese nordafricano da azioni legali legate all’anti-terrorismo. Il Sudan è stato il terzo stato arabo, dopo Emirati Arabi Uniti e Bahrein, ad annunciare pubblicamente negli ultimi tre mesi l’apertura di rapporti con Israele. Stando a quanto riferito, lo avrebbe fatto in cambio dell’allentamento delle sanzioni e di un accesso al credito internazionale. Dal 1993, il Sudan è inserito nell’elenco americano degli “stati che sponsorizzano il terrorismo”.

Il vice primo ministro israeliano Benny Gantz ha annunciato martedì sera che la sua formazione Blu-Bianco sosterrà la mozione per lo scioglimento della Knesset che viene presentata mercoledì dal leader dell’opposizione Yair Lapid. Gantz ha accusato il primo ministro Benjamin Netanyahu d’aver “promesso unità e che non ci sarebbero stati scherzi” e d’aver poi “infranto le promesse, e la gente ne sta pagando il prezzo”. Secondo Gantz, Netanyahu cerca solo di salvarsi dai suoi problemi legali e vuole andare alle elezioni impedendo l’approvazione della legge di bilancio entro dicembre. Gantz ha comunque offerto una via d’uscita: “Le elezione possono ancora essere evitate dalla persona che le causa – ha detto, riferendosi a Netanyahu – Se agisce correttamente, senza manovre politiche, il popolo di Israele non dovrà andare alle urne ad agosto”. Gantz ha concluso esortando Netanyahu a evitare lo scioglimento del parlamento agendo immediatamente per approvare il bilancio del biennio 2020/21 come previsto dall’accordo di coalizione. Netanyahu aveva anticipato la conferenza stampa di Gantz con un video in cui lo esortava a tenere unito l’attuale governo. “Purtroppo – è la tesi di Netanyahu – Blu-Bianco si fa trascinare da Lapid e Naftali Bennett [i leader dell’opposizione], che non si preoccupano se andiamo alle elezioni nel mezzo della pandemia. Blu-Bianco si è comportato come un governo dentro al governo, agendo contro di esso e rompendo gli accordi di coalizione – ha detto Netanyahu – Chiedo loro di mettere tutto questo da parte e imprimere un’inversione a U della politica per il bene dei cittadini d’Israele”. Secondo la maggior parte degli osservatori, scrive il Jerusalem Post, Netanyahu vuole le elezioni anticipate, ma preferisce che si tengano più avanti nel corso dell’anno. Ed entrambe le parti vogliono che l’altra venga vista come la causa dell’eventuale ritorno alle urne per la quarta volta in due anni.

L’israeliana Odelia Fitoussi, 43 anni, affetta da distrofia muscolare, è stata eletta lunedì nel Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Fitoussi, la prima israeliana a far parte del Comitato, è stata eletta a uno dei nove posti disponibili ricevendo il sostegno di 109 paesi, secondo quanto comunicato dalla missione d’Israele all’Onu. Il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CRPD) è un organismo di esperti indipendenti incaricato di monitorare l’attuazione della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, firmata da quasi tutti i paesi del mondo. Terapista artistica per bambini con sede a Bat Yam, Fitoussi si adopera da tempo per i diritti delle persone con disabilità e per una maggiore inclusione degli insegnanti con disabilità nel sistema educativo. Secondo il comunicato dalla missione israeliana a New York e del Ministero degli esteri a Gerusalemme, la nomina di Fitoussi è stata il risultato di un grosso sforzo diplomatico. “Lei stessa ha incontrato più di 100 diplomatici di tutto il mondo, mentre l’ambasciatore d’Israele all’Onu Gilad Erdan sosteneva la sua candidatura negli incontri con altri ambasciatori riuscendo a ottenere il sostegno anche dei rappresentanti di alcuni paesi arabi”, si legge nel comunicato.

Odelia Fitoussi nelle sede dell’Onu a New York (clicca per ingrandire)

Una delegazione israeliana di 21 medici ed esperti sanitari dello Sheba Medical Center di Ramat Gan è arrivata martedì in Italia per aiutare a contrastare la diffusione del coronavirus nella regione Piemonte, grazie all’interessamento dell’ambasciatore d’Israele a Roma Dror Eydar. In una lettera inviata a Chezy Levy, direttore generale del Ministero della sanità israeliano, Alon Ushpiz, direttore generale del ministero degli esteri, ha spiegato che “il presidente del Piemonte Alberto Cirio ha contattato l’ambasciatore con un’urgente richiesta di assistenza a causa del drammatico aumento dei nuovi contagi e della carenza di medici e attrezzature”. L’ambasciata israeliana in Italia ha messo in contatto i Ministeri della sanità israeliano e italiano per coordinare l’invio di una delegazione medica israeliana. Si è convenuto che ne sarebbe stato responsabile lo Sheba Medical Center, il più grande ospedale d’Israele. La delegazione guidata da Elhanan Bar On comprende medici di diversi settori di competenza. In particolare, la delegazione lavorerà a fianco dei medici dell’ospedale Michele e Pietro Ferrero di Verduno (provincia di Cuneo), specializzato nella cura e nella ricerca contro il covid-19. Nella sua lettera, Ushpiz sottolinea che “Israele e Italia sono paesi alleati con un profondo legame e collaborano su molte questioni, per cui è naturale che Israele cerchi di aiutare l’Italia in un momento di bisogno”. “Il Centro Sheba per gli aiuti umanitari, i disastri e le emergenze – ha detto Bar On – ha compiuto molte missioni in tutto il mondo contribuendo a salvare la vita di migliaia di persone. Ora opereremo a fianco delle équipe mediche locali in Italia per salveremo altre vite umane”.

Il prof. Elhanan BarOn (in giubbetto rosso) con alcuni degli esperti sanitari dello Sheba Medical Center in partenza per l’Italia (clicca per ingrandire)

Il governo della Slovenia ha stabilito che Hezbollah nella sua interezza è “un’organizzazione criminale e terroristica che rappresenta una minaccia per la pace e la sicurezza”, e che “le attività di Hezbollah sono intrecciate con la criminalità organizzata e la conduzione di attività terroristiche o paramilitari su scala globale”. Fino a poco tempo fa la maggior parte dei paesi europei considerava terroristica solo la cosiddetta “ala militare” di Hezbollah, sostenendo che l’ala politica è parte integrante del panorama politico libanese. Nell’ultimo anno e mezzo, 16 paesi d’Europa e America Latina (nove di loro negli ultimi sei mesi) hanno annunciato di considerare terroristico il gruppo libanese nella sua interezza. Con la sua decisione, la Slovenia diventa il sesto membro dell’Unione Europea (dopo Paesi Bassi, Germania, Lituania, Estonia e Lettonia) a riconoscere come terroristica l’organizzazione sponsorizzata dall’Iran.

L’ambasciatore d’Israele presso le Nazioni Unite Gilad Erdan ha informato il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, che intende presentare un progetto di risoluzione che richieda all’organismo internazionale di tenere una commemorazione annuale per le centinaia di migliaia di ebrei esiliati dai paesi arabi durante e dopo la creazione dello stato d’Israele. Mentre Israele commemora ufficialmente il 30 novembre di ogni anno l’espulsione degli ebrei dagli stati musulmani, Erdan afferma che l’Onu non ricorda in alcun modo l’evento, pur investendo enormi risorse nel commemorare i profughi palestinesi. “L’istituzione dello stato ebraico è stata una delle decisioni più importanti delle Nazioni Unite – ha scritto Erden in una lettera a Guterres – I capi arabi scelsero di respingere la decisione e di lanciare un attacco generalizzato contro Israele e le fiorenti comunità ebraiche che vivevano al loro interno. Le Nazioni Unite si occupano ampiamente dei ‘profughi palestinesi’, ma ignorano completamente i profughi ebrei dai paesi arabi. È esasperante vedere l’Onu che celebra ogni anno una giornata speciale dedicando molte risorse alla questione dei ‘profughi palestinesi’, mentre abbandona e ignora centinaia di migliaia di famiglie ebree deportate dai paesi arabi e dall’Iran”. Erdan ha anche chiesto all’Onu di avviare un progetto di ricerca globale sulla deportazione degli ebrei dal mondo arabo e di sostenere lo studio dell’argomento in vari forum delle Nazioni Unite.

Profughi ebrei in fuga da paesi arabi, nella celebre foto scattata intorno al 1949 da Robert Capa (della Magnum) nel campo di transito di Sha’ar Ha’aliya, presso Haifa (clicca per ingrandire)