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Il ministro della salute israeliano Nitzan Horowitz ha ventilato l’ipotesi che gli israeliani debbano ricevere una quarta dose di vaccino anti-coronavirus se i casi aumenteranno di nuovo. “Non è irragionevole pensare che avremo bisogno di una quarta somministrazione”, ha detto Horowitz mercoledì alla tv Canale 12. “Non siamo tra un’ondata e l’altra – ha detto alla tv Kan il responsabile anti-pandemia Salman Zarka  – siamo già all’inizio di una nuova ondata”. La preoccupazione maggiore riguarda i bambini che devono ancora essere vaccinati. Alcuni commentatori definiscono l’attuale aumento dei contagi “l’ondata dei bambini”. “Se stiamo davvero entrando in una quinta ondata – ha detto il ministro Horowitz – la nostra strategia è quella di vaccinare quante più persone possibile e convivere con il covid”. Attualmente circa 30.000 bambini fra 5 e 11 anni sono prenotati per il vaccino, ma Israele ha una popolazione molto giovane e sono più di un milione i bambini idonei a ricevere la dose. “Non c’è motivo di aspettare a vaccinare i bambini – ha detto Horowitz – Il virus non aspetta, e può essere pericoloso anche per loro”. Al momento su una popolazione totale di 9,2 milioni, oltre 5,7 milioni di israeliani hanno ricevuto due dosi di vaccino e oltre 4 milioni hanno ricevuto la terza dose. Tuttavia più di 600.000 adulti idonei rimangono non vaccinati. Zarka ha detto che si è diffusa in Israele l’errata impressione che il pericolo fosse passato: “La pandemia è ancora qui – ha avvertito – e la vaccinazione è lo strumento principale per contrastarla”. Intervistata da Ha’aretz, la massima esperta di salute pubblica israeliana Sharon Alroy-Preis ha detto che la campagna per il terzo richiamo si è rivelata un grande successo, e ha espresso ottimismo sul fatto che i vaccini col tempo porranno fine alla pandemia. “Abbiamo gli strumenti per vincere questa battaglia” ha detto Alroy-Preis, spiegando che l’introduzione del booster ha rallentato significativamente la diffusione del virus in Israele durante l’estate e ha invertito i trend circa casi gravi e mortalità. Alroy-Preis ha avvertito, tuttavia, che Israele non è ancora fuori dall’ondata, soprattutto perché il virus continua a diffondersi tra i non vaccinati, che siano adulti non vaccinati del tutto o che non hanno fatto il richiamo, o bambini che finora non potevano essere vaccinati.

Un bambino ebreo viene vaccinato da un’infermiera araba in un ambulatorio di Netivot, nel sud Israele, non lontano dalla striscia di Gaza (clicca per ingrandire)

Il primo ministro Naftali Bennett ha accompagnato martedì il figlio di 9 anni a farsi vaccinare (clicca per ingrandire)

Un’araba israeliana, Rasha Sitawi, di 32 anni, è stata trovata morta giovedì, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, nella casa dei suoi genitori, nella città a maggioranza drusa di Maghar. Lascia tre bambini di 5, 8 e 12 anni. La polizia sospetta si tratti di omicidio. Dall’inizio dell’anno sono state uccise in Israele 22 donne, 15 delle quali nel settore arabo. Il presidente Isaac Herzog e sua moglie Michal hanno visitato mercoledì un rifugio per donne in difficoltà di Bat Melech, una ong che offre rifugio fisico, supporto psicologico e assistenza legale a donne che subiscono abusi fisici ed emotivi in famiglia e si trovano in pericolo di vita. Giovedì, Herzog ha premiato tre donne arabe attive nella lotta contro i cosiddetti “delitti d’onore”. La più diffusa rivista israeliana femminile, La’Isha, ha pubblicato una copertina con sfondo nero e il numero di una hot-line per l’aiuto contro le violenze domestiche.

Il KKL ha illuminato di rosso la foresta di Ben Shemen in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (clicca per ingrandire)

La’Isha (clicca per ingrandire)

 

 

In occasione delle festività natalizie le autorità israeliane rilasceranno 500 permessi di ingresso a cristiani che vivono nella striscia di Gaza. Tradizionalmente, in passato, Israele ha premesso a cristiani di Gaza di entrare sul proprio territorio per Natale allo scopo di visitare parenti e luoghi santi a Gerusalemme, in Cisgiordania (dove si trova Betlemme) e in Giordania. Tuttavia l’anno scorso la pratica è stata sospesa causa pandemia. I movimenti in uscita da Gaza furono poi ulteriormente limitata a causa della guerra scatenata da Hamas nel maggio scorso, ma negli ultimi mesi Israele ha iniziato ad allentare le restrizioni rilasciando diverse migliaia di permessi d’ingresso per lavoro, a condizione che prevalga la quiete al confine con la striscia. A Gaza vivono attualmente tra 1.000 e 1.300 cristiani (su 2 milioni di abitanti), per la maggior parte greco-ortodossi e per un quarto cattolici.

Hamas e Jihad Islamica palestinese hanno chiesto giovedì al presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen di destituire il governatore palestinese di Jenin, Akram Rajoub, dopo che questi ha criticato la presenza di uomini armati e armi illegali nella città e nei dintorni, dove da tempo viene segnalato un numero crescente di incidenti dovuti a varie bande armate. Giovedì stesso, uomini armati hanno aperto il fuoco, come già altre volte in passato, contro la sede delle forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese a Jenin. All’inizio della settimana, poliziotti palestinesi entrati nel campo di Jenin su veicoli blindati per arrestare un latitante da diversi anni nell’elenco dei criminali ricercati, sono stati attaccati da decine di persone, compresi uomini armati mascherati. Tre i feriti. Secondo i mass-media palestinesi, il governatore Rajoub avrebbe negato che gli incidenti fossero attribuibili a gruppi della “resistenza armata”, lasciando intendere che gli uomini armati sono solo criminali comuni. Nonostante la sua successiva smentita, Hamas e Jihad Islamica chiedono le scuse formali dell’Autorità Palestinese e le dimissioni del governatore per aver “insultato il popolo di Jenin, i suoi martiri e la sua resistenza”.

In un editoriale pubblicato sulla rivista in lingua francese L’Observateur Du Maroc e sul quotidiano in arabo Ahdath Maghrebia, il ministro della difesa israeliano Benny Gantz, in visita in Marocco, palude ai processi di normalizzazione fra Israele e i vicini musulmani e mette in guardia dalla minaccia dell’Iran verso questi sviluppi. Gantz, che in precedenza è stato capo di stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane, scrive d’aver combattuto in decine di operazioni militari, ma di non aver mai dimenticato che la battaglia più importante di tutte è quella per conseguire la pace e la stabilità. E questo, spiega, si può ottenere solo se Israele si mantiene forte e rafforza i legami con i suoi alleati. “Guardando ai recenti sviluppi positivi – afferma Gantz – sono fiducioso che lavoreremo con i nostri amici marocchini e con la leadership del nostro grande alleato, gli Stati Uniti, per rafforzare le relazioni di Israele con la Giordania, l’Egitto, i paesi membri degli Accordi di Abramo, nuovi partner nella regione e con i nostri vicini palestinesi”.

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La Malaysia, paese del sud-est asiatico a maggioranza musulmana che non ha rapporti diplomatici con Israele, si rifiuta di concedere visti d’ingresso ai giocatori della nazionale israeliana di squash per partecipare al campionato mondiale maschile in programma a Kuala Lumpur dal 7 al 12 dicembre. La World Squash Federation (WSF) si è detta “impegnata per il principio di campionati mondiali aperti e inclusivi in cui tutte le nazioni che desiderano partecipare sono invitate a farlo” e di sperare che “si possa arrivare a una soluzione equa e pratica”. La Israel Squash Association ha detto che intende rivolgersi alla Corte d’arbitrato per lo sport in Svizzera se il problema non verrà risolto. “I paesi che chiudono gli occhi e partecipano lasciando che succeda una cosa del genere – ha detto il presidente dell’Associazione, Aviv Bushinsky – permettono che nello sport avvengano razzismo e discriminazione”. Nel 2019 la Malaysia venne privata del diritto di ospitare i campionati mondiali di nuoto paralimpico perché aveva minacciato di impedire l’ingresso agli atleti israeliani. Nel 2015 i windsurfisti israeliani dovettero ritirarsi da una competizione sull’isola di Langkawi dopo che era stato rifiutato loro il visto d’ingresso in Malaysia.

La nazionale maschile israeliana di squash (clicca per ingrandire)

I ministri della difesa israeliano, Benny Gantz, e del Marocco, Abdellatif Loudiyi, hanno firmato mercoledì a Rabat un memorandum di difesa, aprendo la strada alla cooperazione fra due paesi sulla sicurezza.

Il ministro della difesa israeliano Benny Gantz, a destra, e il suo omologo marocchino Abdellatif Loudiyi, alla firma del memorandum (clicca per ingrandire)

Il Belgio ha annunciato mercoledì l’intenzione di etichettare come “not made in Israel” i prodotti israeliani realizzati in Giudea e Samaria sostenendo di voler “assicurare i diritti umani in Cisgiordania”. Come parte dell’accordo di coalizione dell’attuale governo belga, i partiti di sinistra hanno voluto che il governo imponesse l’etichettatura discriminante. Il governo ha anche detto che prenderà in considerazione la possibilità di boicottare del tutto le merci prodotte nelle comunità ebraiche in Giudea, Samaria. Il viceministro degli esteri israeliano Idan Roll, attualmente a Bruxelles, ha immediatamente annullato tutti gli incontri programmati con i politici belgi dicendo che “la decisione del governo belga rafforza gli estremisti, non aiuta a promuovere la pace nella regione e fa del Belgio un soggetto che non contribuisce alla stabilità del Medio Oriente”. Il Ministero degli esteri israeliano ha condannato la decisione di Bruxelles affermando che essa “danneggia sia gli israeliani che i palestinesi e va contro la politica del governo israeliano che mira a migliorare la vita dei palestinesi, a rafforzare l’Autorità Palestinese e a migliorare i rapporti fra Israele ed Europa”.

Il direttore generale dell’Agenzia Onu per l’energia atomica, Rafael Grossi, ha dichiarato mercoledì al Consiglio dei Governatori dell’AIEA che i negoziati che ha tenuto a Teheran questa settimana sul programma nucleare iraniano si sono rivelati “inconcludenti”.

Sou’ad Abu Shkhaydam, moglie del terrorista di Hamas che domenica ha ucciso e ferito nella Città Vecchia di Gerusalemme, era fuggita in Giordania pochi giorni prima dell’attentato perché vittima di violenze da parte del marito. E’ quanto affermano fonti anonime palestinesi citate dalla tv Canale 12. La donna è stata fermata dalla polizia israeliana lunedì al suo rientro dalla Giordania, interrogata e rilasciata poco dopo.