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“L’Iran attacca Israele. E’ chiaro: lo fa dal Libano, da Gaza, dalla Siria. Tutto questo arriva dall’Iran. Punto”. Questa la lapidaria affermazione che un alto diplomatico israeliano ha fatto sabato ai giornalisti. Ed ha aggiunto: “L’Iran non gode di immunità”.

Nonostante le crescenti tensioni tra Israele e Siria a seguito dei recenti scontri aerei, le Forze di Difesa israeliane continuano a fornire assistenza medica a feriti e malati siriani che si presentano al confine: sette solo la scorsa settimana. Negli ultimi cinque anni Israele ha aperto le porte a 4.071 siriani che hanno cercato e ricevuto aiuto medico dal paese che è sempre stato indicato loro come uno spietato nemico da odiare. Lo riferisce sabato un reportage di YnetNews

Il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat vorrebbe che sugli immobili religiosi non adibiti a culto e su quelli delle Nazioni Unite fossero pagate le tasse comunali, da cui finora sono stati esentati. In un documento sottoscritto da una quindicina di religiosi, fra cui l’amministratore apostolico del Patriarcato Latino Pierbattista Pizzaballa e il Custode di Terra Santa Francesco Patton, oltre al Patriarca greco-ortodosso Teofilo III, si sostiene che la politica del sindaco “mina alla base il carattere sacro di Gerusalemme e minaccia la capacità della Chiesa di condurre il proprio ministero in questa terra a beneficio delle sue comunità”.

Qassem Soleimani, capo della iraniana Forza Quds, si è scagliato contro Israele durante la commemorazione del decimo anniversario della morte del capo terrorista Hezbollah, Imad Mughniyeh, ucciso da un’autobomba a Damasco. Attribuendo l’uccisione a Israele, Soleimani ha detto che la giusta vendetta “non è lanciare un missile o uccidere una persona, ma smantellare e sradicare il regime sionista”. Mughniyeh – la mente dietro agli attentati dinamitardi alla caserma dei marine statunitensi a Beirut (1983, 307 morti), all’ambasciata israeliana (1992, 30 morti) e al Centro comunitario ebraico (1994, 85 morti) a Buenos Aires – venne ucciso a Damasco il 12 febbraio 2008 subito dopo aver terminato un incontro con alcuni dei suoi protettori iraniani.

Una Corte d’appello israeliana ha stabilito che gli eritrei che hanno disertato il servizio militare nel loro paese d’origine devono essere considerati “richiedenti asilo”. La decisione potrebbe riguardare migliaia di eritrei giunti illegalmente in Israele tra il 2006 e il 2012 e che dovrebbero ripartire per un paese terzo se non riconosciuti come titolari di diritto d’asilo. “C’è un fondato rischio di persecuzione per via dell’opinione politica che viene loro attribuita dalle autorità del loro paese a causa della diserzione dal servizio militare”, ha spiegato la Corte.

Il ministro degli esteri dell’Oman, Yusuf bin Alawi, ha fatto una visita a sorpresa, giovedì, al Monte del Tempio, nella città vecchia di Gerusalemme, e ha pregato nella moschea Al-Aqsa. Alawi era arrivato martedì in Cisgiordania per una visita di tre giorni all’Autorità Palestinese, un soggiorno insolitamente lungo per un ministro degli esteri arabo, e da qui si è spostato a Gerusalemme. È anche la prima visita che un ministro degli esteri dell’Oman si reca in Cisgiordania, stando a quanto riportato dal sito di notizie del Golfo Al-Khaleej Online. Vedi le foto su Times of Israel Nel gennaio 1996, Israele e Oman avevano sottoscritto un accordo per la reciproca apertura di uffici di rappresentanza commerciale, ma l’accordo è stato sospeso dall’Oman allo scoppio della seconda Intifada nel 2000.

Nonostante la politica ufficiale di boicottaggio, quasi il 60% dei residenti arabo-palestinesi di Gerusalemme est vorrebbe partecipare alle elezioni municipali della città, contro solo il 14% di contrari. E’ quanto emerge da un sondaggio condotto lo scorso gennaio per conto dell’Università di Gerusalemme, citato giovedì da Ha’aretz. La maggior percentuale di favorevoli alla partecipazione al voto si registra fra i più giovani, i più istruiti e più benestanti.

“L’Iran ci ha dichiarato guerra già da tempo. I vertici di Teheran non fanno mistero del fatto che vogliono cancellare lo stato di Israele dalla faccia della Terra”. Lo ha sottolineato mercoledì il ministro della difesa israeliano Avigdor Liberman, intervenendo a un convegno nel centro congressi di Tel Aviv. “L’Iran – ha continuato Lieberman – ci combatte anche attraverso i suoi surrogati: Hezbollah, Jihad Islamica e ora Hamas, oltre ovviamente al regime siriano. E’ una guerra quotidiana, non solo sul piano militare ma anche nel campo del terrorismo internazionale, e noi facciamo di tutto per preservare la sicurezza di Israele. Le attività iraniane, è chiaro, devono preoccuparci. Non si tratta solo di minacce teoriche: loro investono miliardi di dollari in armi di distruzione di massa e cercano di trincerarsi in Siria. E noi faremo tutto ciò che è necessario fare”.

Ali Akbar Velayati, uno dei massimi collaboratori della Guida Suprema iraniana ayatollah Ali Khamenei, ha detto mercoledì, citato dall’agenzia ISNA, che la presenza militare iraniana in Siria è “legittima” perché “è stata invitata” dal regime di Damasco.

Per la terza volta solo questo mese, le forze di sicurezza israeliane hanno sventato, mercoledì, il tentativo di introdurre ordigni esplosivi in un tribunale militare in Samaria (nord Cisgiordania) individuando e arrestando in tempo tre palestinesi che si comportavano in modo sospetto fuori dal tribunale. Perquisendoli, gli agenti della polizia di frontiera hanno scoperto che nascondevano tre ordigni artigianali.