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Su iniziativa della parlamentare Mairav Ben Ari (di Yesh Atid), 90 parlamentari della Knesset (su 120), appartenenti a tutto lo spettro politico, hanno inviato mercoledì una lettera al presidente di Unilever International, società-madre di Ben & Jerry’s, in cui si chiede di revocare immediatamente la decisione della nota azienda di gelati di non vendere i suoi prodotti al di là della ex Linea Verde. “La decisione di boicottare città e paesi israeliani, così come il tentativo dell’azienda di imporre immediatamente questa pratica di boicottaggio al produttore israeliano – si legge nella lettera – costituisce una decisione immorale e deplorevole che colpisce tutti i residenti di Giudea e Samaria nonché centinaia di lavoratori israeliani, sia ebrei che arabi”. Ben & Jerry’s è stata acquisita da Unilever nel 2000 in base a un accordo che le consente di operare con maggiore autonomia rispetto ad altre sussidiarie.

Una settimana dopo l’annuncio della società Ben & Jerry’s che avrebbe smesso di vendere gelati nei “Territori palestinesi occupati”, la società-madre del marchio, Unilever, ha preso le distanze dal movimento BDS che propugna il boicottaggio ad ogni livello dello stato d’Israele. La presa di posizione giunge nel momento in cui Unilever rischia di essere finanziariamente penalizzata nei 35 stati Usa che hanno adottato leggi anti-boicottaggio. In un comunicato, Unilever sostiene che boicottare le vendite al di là della ex Linea Verde non equivale ad aderire alla campagna BDS, e ribadisce d’essere impegnata a continuare a fare affari con Israele, dove impiega 2.000 persone e ha investito quasi 296 milioni di dollari. Interpellato da JTA, il CEO della Conferenza dei Presidenti delle principali organizzazioni ebraiche americane, William Daroff, ha tuttavia sottolineato che il boicottaggio decretato da Ben & Jerry’s porterebbe di fatto alla chiusura dello stabilimento Ben & Jerry’s in Israele con grave danno per dipendenti ebrei e arabi, e che la Conferenza dei Presidenti “sente il dovere di prendere posizione quando vengono prese di mira imprese di proprietà ebraica”. Daroff ha aggiunto che Ben & Jerry’s “ha preso una decisione politica che prende di mira gli israeliani e un territorio conteso”. Anche la Anti-Defamation League, pur ringraziando Unilever per la sua presa di distanza dal movimento BDS, ha affermato: “Anche se siamo forti sostenitori di una soluzione a due stati, riteniamo che sia sbagliato prendere di mira solo Israele e rifiutarsi di vendere prodotti a israeliani e palestinesi che vivono in Cisgiordania”, un territorio conteso il cui destino deve essere determinato mediante un negoziato.

La presidente del Consiglio di amministrazione di Ben & Jerry’s, Anuradha Mittal, ha twittato martedì il suo primo commento da quando è stato annunciato il boicottaggio Ben & Jerry’s al di là della ex Linea Verde. Mittal ha difeso la decisione respingendo ogni accusa di pregiudizio antisemita. “Sono orgogliosa di Ben & Jerry’s per aver deciso di porre fine alla vendita del suo gelato nei Territori palestinesi occupati”, ha twittato Mittal. In realtà, la stessa Mittal e il Consiglio di amministrazione di Ben & Jerry’s hanno pubblicato una settimana fa la versione originale della loro decisione che non prevedeva alcuna distinzione fra Israele e Territori, e un reportage di NBC News confermava che il Consiglio non era per nulla soddisfatto del testo della dichiarazione pubblicata dalla casa-madre Unilever che “limitava” il boicottaggio ai Territori. In effetti, in passato Anuradha Mittal ha apertamente sostenuto il movimento BDS che propugna il boicottaggio dello stato d’Israele come tale. In un tweet del 2018 Mittal aveva scritto: “La catastrofe Nakba continua 70 anni dopo, la Palestina sanguina, boicottaggio disinvestimento e sanzioni contro Israele”.

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Rifiutarsi di gareggiare con atleti israeliani per il fatto che sono israeliani, come ha esortato a fare il presidente del Comitato olimpico palestinese Jibril Rajoub, è da razzisti. Lo ha affermato mercoledì Ofir Gendelman, portavoce del primo ministro israeliano per i mass-media arabi. “I Giochi Olimpici celebrano l’amicizia e il rispetto – ha scritto Gendelman su Twitter – Rifiutarsi di competere con qualcuno a causa della sua nazionalità non è solo anti-olimpico, è anche razzista”.

Saranno sfrattati i residenti israeliani di due case che risultano costruite al di fuori dei limiti del terreno di proprietà dell’insediamento di Eli, in Cisgiordania (Samaria). Lo ha riferito Israel HaYom citando un aggiornamento del governo presentato martedì alla Corte Suprema. Martedì scorso le Forze di Difesa israeliane hanno sgomberato sette famiglie israeliane da case modulari posizionate illegalmente nell’avamposto di Beit Dror. Nel frattempo, una fonte vicina al primo ministro Naftali Bennett ha riferito che il primo ministro israeliano, per cercare di raffreddare le tensioni a Gerusalemme, non intende procedere con lo sfratto dei residenti arabi di alcune case contese nel quartiere Sheikh Jarrah indipendentemente da quella che sarà la decisione finale del tribunale sulla annosa questione.

Durante violenti scontri scoppiati vicino al villaggio di Beita nel quadro di manifestazioni palestinesi contro l’insediamento di Eviatar (già sgomberato), è rimasto ucciso dalla reazione dei militari israeliani un palestinese che si era scagliato verso i soldati armato di spranga senza fermarsi all’alt né ai colpi in aria d’avvertimento.

Israele inizia a vaccinare contro il coronavirus bambini tra i 5 e gli 11 anni che sono ad alto rischio di sviluppare forme molto gravi di covid-19 a causa di preesistenti condizioni (come malattia polmonare cronica, immunosoppressione grave, cancro, insufficienza cardiaca, ipertensione polmonare, anemia falciforme ecc.). Lo ha annunciato martedì il Ministero della Salute, specificando che in questa fascia d’età verrà tuttavia somministrata una dose di vaccino più leggera.

Un bambino israeliano ad alto rischio riceve il vaccino Pfizer (clicca per ingrandire)

Aida Touma-Sliman, parlamentare israeliana della Lista (araba) Congiunta (all’opposizione), è stata eletta martedì presidente della Commissione della Knesset per lo status delle donne e l’eguaglianza di genere.

Saeid Mollaei, il judoka iraniano che ora rappresenta la Mongolia, ha dedicato a Israele la medaglia d’argento vinta a Tokyo. Nei mondiali 2019 (sempre a Tokyo) Mollaei disertò la nazionale iraniana non volendo ubbidire all’ordine dei suoi allenatori che gli ingiungevano di perdere nelle semifinali per evitare di dover affrontare in finale l’israeliano Sagi Muki. Mollaei riparò in Germania e successivamente acquisì la cittadinanza mongola. “Grazie a Israele per l’energia positiva – ha detto Mollaei – Questa medaglia è dedicata anche a Israele”. E ha aggiunto in ebraico: “Todah” (grazie). Il judoka israeliano Muki si è congratulato con l’amico per il suo successo (nonostante la conclusione per lui deludente del torneo). “Sono strafelice per Saeid – ha detto Muki in conferenza stampa – So cosa ha passato e quanto lo desiderava. È un mio caro amico e sono veramente felice che sia riuscito a realizzare il suo sogno. Se lo merita: il suo percorso è di enorme ispirazione”.

Saeid Mollaei (clicca per ingrandire)

Il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen ha licenziato il direttore della Biblioteca Nazionale palestinese Ehab Bessaiso, dopo che questi ha criticato il governo per la morte dell’attivista Nizar Banat, deceduto era nelle mani delle forze di sicurezza palestinesi. In una lettera datata 27 giugno e firmata da Abu Mazen, citata dall’Associated Press, Bessaiso viene rimosso dall’incarico e dal Consiglio di amministrazione della biblioteca senza che venga fornita una motivazione. Tre giorni fa Bessaiso aveva scritto un lungo post su Facebook in cui criticava la morte di Banat. “Niente giustifica un crimine – ha scritto Bessaiso, già ministro e portavoce del governo palestinese – La differenza di opinioni non è un’epidemia né un’emergenza né una giustificazione per spargimenti di sangue”.