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Alla domanda se il regime siriano e i suoi alleati russi stiano deliberatamente prendendo di mira civili ed edifici protetti dalle leggi di guerra, il portavoce Onu per i diritti umani Rupert Colville ha dichiarato: “L’enorme quantità di attacchi contro ospedali, strutture mediche e scuole fa pensare che non possono essere tutti accidentali”. La rapida avanzata nella Siria nord-occidentale delle truppe del regime di Damasco sta causando il più grande esodo di civili dai tempi della seconda guerra mondiale. Secondo il portavoce delle Nazioni Unite, David Swanson, da dicembre a oggi circa 900.000 persone sono fuggite dalle zone di conflitto nella provincia di Idlib e Aleppo ovest, con oltre l’80% donne e bambini.

Domenica scorsa un bambino israeliano ha trovato un ordigno esplosivo attaccato a un pallone nel cortile della sua casa, nel moshav Shuva, nel sud di Israele. Si tratta di uno delle centinaia di ordigni lanciati dalla striscia di Gaza, spesso appesi a palloncini colorati e camuffati da giocattoli come esche per attirare bambini israeliani.

A proposito della lista di proscrizione del Consiglio Onu per i diritti umani contro le aziende che operano in Cisgiordania, e dei danni che potrebbe causare ai lavoratori palestinesi, Palestinian Media Watch ha pubblicato un rapporto in cui cita, fra l’altro, un articolo del quotidiano ufficiale dell’Autorità Palestinese Al-Hayat Al-Jadida secondo il quale i lavoratori palestinesi, ogni volta che hanno l’opportunità di lavorare per datori di lavoro israeliani, sono pronti a lasciare i datori di lavoro palestinesi. Palestinian Media Watch cita anche un avvocato del lavoro, l’arabo-israeliano Khaled Dukhi, che alla tv ufficiale dell’Autorità Palestinese ha affermato che le leggi israeliane sul lavoro sono “molto buone” perché non fanno distinzioni tra uomini e donne, israeliani e palestinesi, musulmani ed ebrei. Tuttavia, ha spiegato Dukhi, “i lavoratori palestinesi che lavorano per gli israeliani subiscono ancora gli intermediari palestinesi che si mettono in tasca il 50, 60 e persino il 70% dei loro stipendi, specialmente quelli delle donne”.

Un aereo di linea israeliano ha sorvolato per la prima volta il Sudan, lo scorso fine-settimana, grazie a un accordo tra Gerusalemme e Khartum. Lo ha annunciato il primo ministro Benjamin Netanyahu, che ai primi del mese aveva incontrato il leader del Sudan, Abdel Fattah al-Burhan, durante una visita in Uganda.

A due settimane dal voto del 2 marzo, un sondaggio mostra che il partito centrista israeliano Blu-Bianco di Benny Gantz sta aumentando il proprio vantaggio rispetto al Likud di Benjamin Netanyahu (36 seggi contro 33), mentre secondo un altro sondaggio il gap si starebbe chiudendo (34 seggi contro 33). Entrambi i sondaggi, in ogni caso, prevedono la riproposizione della situazione di stallo politico che ha portato Israele a votare tre volte nel giro di dodici mesi, con il partito Israel Beytenu di Avigdor Liberman sempre nella posizione di ago della bilancia.

In collaborazione con il Coordinatore governativo israeliano per le attività nei Territori, mercoledì scorso la società israeliana Watergen, che produce generatori di acqua potabile dall’umidità dell’aria, ha avviato un progetto pilota nel quartiere di Abasan al-Kabira di Gaza per contribuire a far fronte alle necessità della popolazione palestinese locale. In questa prima fase, il dispositivo GEN-M è stato installato nell’edificio municipale del quartiere.

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“Senza creare fiducia non si potrà porre fine alla tragedia che viviamo da 120 anni. Nessun accordo o intesa su un documento di carta ci porterà davvero a una soluzione: solo costruire fiducia ci porterà alla coesistenza”. Lo ha detto lunedì il presidente d’Israele Reuven Rivlin, parlando a una conferenza di leader ebrei americani riuniti a Gerusalemme. “Dobbiamo costruire un futuro comune basato sulla cooperazione e sul rispetto reciproco – ha aggiunto Rivlin – I boicottaggi non aiutano questo obiettivo. I boicottaggi non promuovono la pace”.

Le Forze di Difesa israeliane hanno sventato un piano di Hamas volto ad adescare soldati sui social network per scaricare sui loro telefoni malware capaci di assumerne il controllo. Si tratterebbe di uno dei tentativi più sofisticati di hackeraggio messi in atto di Hamas. Secondo il Jerusalem Post, benché i militari fossero a conoscenza dell’operazione di Hamas da diversi mesi si è deciso di lasciarla proseguire per consentire alle forze israeliane di predisporre i mezzi tecnologici più efficaci per bloccare i tentativi del gruppo terroristico.

Arrestato lunedì dalle forze israeliane, vicino alla Grotta dei Patriarchi a Hebron, un palestinese che aveva tentato di pugnalare un agente della polizia di frontiera in servizio a un posto di controllo. Un incidente analogo è accaduto domenica, sempre nei pressi della Grotta dei Patriarchi, quando gli agenti della polizia di frontiera israeliana hanno bloccato e arrestato un palestinese munito di coltello.

Un gruppo di palloni con appesi ordigni esplosivi è stato localizzato, lunedì, nell’area del kibbutz Be’eri, vicino al confine con la striscia di Gaza.