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A seguito di un’impennata negli ultimi giorni, Israele risulta al primo posto al mondo per numero di nuovi contagi da coronavirus pro capite (seguito da Bahrain, Brasile, Kuwait e Stati Uniti). Giovedì i ministri del cosiddetto gabinetto anti-coronavirus hanno decretato il lockdown nelle 30 località con i più alti tassi di infezione. Le restrizioni entreranno in vigore lunedì e resteranno in atto per una settimana salvo nuova valutazione. Giovedì il governo discuterà la possibilità di imporre un lockdown a livello nazionale. “Questo è un messaggio a tutto lo stato d’Israele – ha detto il responsabile anti-pandemia Ronni Gamzu in un accorato appello alla nazione – Niente matrimoni, niente raduni di massa, nessuna infrazione alle disposizioni in nessun ristorante o altrove! Mi dispiace essere emotivo, ma questo è un momento cruciale. Tutto Israele è in guerra. Un numero di malati che da un giorno all’altro schizza da 2.000 a 3.000 deve preoccuparci tutti. Chiunque non metta la mascherina o ignori le disposizioni sputa in faccia a medici e infermieri che lavorano 24 ore al giorno nei reparti covid-19”. Le 30 località indicate sono: Nazareth, Bnei Brak, Tiberiade, Abu Snan, Umm al-Fahm, Elad, Aabalin, Buqata, Beit Jann, Jaljulya, Jatt, Daliyat al-Karmel, Zemer, Taibe, Tira, Kasra-Samia, Ka’abiyye-Tabbash-Hajajre, Kafr Bara, Kafr Kanna, Kafr Qassem, Lakiya, Sheikh Danun, Maale Iron, Ein Mahil, Assafiya, Arara, Fureidis, Qalansawe, Rechasim e Kfar Aza. Molte sono comunità prevalentemente ultra-ortodosse o arabe, due segmenti della popolazione che fanno registrare alte percentuali di contagi: un dato che Gamzu ha attribuito a una “mancata interiorizzazione” della gravità della situazione.

“I piani per la normalizzazione con l’occupazione vengono usati come un pugnale avvelenato per accoltellare la nostra gente. L’accordo tripartito [Israele-Usa-Emirati Arabi Uniti] è l’ultimo pugnale avvelenato con cui ci hanno accoltellato. Oggi ci incontriamo per fronteggiare tutti questi complotti”. Lo ha detto giovedì il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen durante una riunione in videoconferenza con i capi di 14 fazioni palestinesi tra Ramallah e Beirut, tra i quali il capo di Hamas Ismail Haniyeh e il capo della Jihad Islamica palestinese Ziyad al-Nakhalah. Abu Mazen ha anche accusato gli Stati Uniti di far fallire i tentativi dell’Autorità Palestinese di ottenere soldi da diversi paesi. “Abbiamo chiesto prestiti a molti paesi – ha detto Abu Mazen – Ma l’amministrazione americana li ha avvertiti di non darci soldi. Ma noi non crolleremo. Dio è dalla nostra parte e questo è sufficiente per proteggerci”.

Israele e Italia hanno lanciato mercoledì, su un vettore Vega partito dalla base Kourou nella Guyana francese, il nano-satellite DIDO-3, prodotto dalla società israeliana SpacePharma: una collaborazione tra l’Agenzia Spaziale Israeliana del Ministero della scienza e della tecnologia e l’Agenzia Spaziale Italiana. DIDO-3 trasporta un minuscolo laboratorio in cui verranno condotti quattro esperimenti medico-scientifici per testare la resistenza ai farmaci in condizioni di microgravità mentre test identici verranno condotti da ricercatori sia in Israele che in Italia. Lo Sheba Medical Center diventa così uno dei primi ospedali al mondo a condurre un esperimento medico nello spazio, testando la sua teoria secondo cui la microgravità nello spazio riduce l’acquisizione di resistenza agli antibiotici, nella speranza che ciò possa aiutare a risolvere il problema globale della crescente resistenza batterica agli antibiotici.

L’Organizzazione Sionista Mondiale ha annunciato che invierà rappresentanti permanenti presso la piccola comunità ebraica degli Emirati Arabi Uniti (circa 3.000 persone): saranno i primi rappresentanti permanenti dell’Organizzazione Sionista Mondiale in uno stato arabo. Fra i loro compiti, gestire un asilo nido ebraico, offrire conferenze sulla tradizione ebraica, organizzare eventi per le feste ebraiche e inaugurare una scuola di ebraico.

Elli’s Kitchen è diventato il primo ristorante kasher ufficiale ad Abu Dhabi. Postando una foto del certificato del Rabbinato, l’account Twitter ufficiale in arabo dello stato d’Israele ha commentato: “Un piccolo passo ma con grandi implicazioni, dopo lo storico accordo di pace tra Emirati Arabi Uniti e Israele, in vista dell’accoglienza di turisti e uomini d’affari da Israele”.

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Le Forze di Difesa israeliane hanno sventato un’infiltrazione terroristica, mercoledì notte, quando hanno individuato e arrestato in tempo un palestinese armato di pugnale e ordigno esplosivo, penetrato dalla striscia di Gaza nei pressi del kibbutz Ein Hashlosha. L’infiltrazione è avvenuta poco dopo che era stato annunciato un accordo di cessate il fuoco fra Israele e Hamas mediato dall’inviato del Qatar.

Mass-media arabi hanno riferito che la difesa aerea siriana ha aperto il fuoco mercoledì notte per contrastare un attacco missilistico, attribuito a Israele, contro la base aerea T-4 nella provincia siriana di Homs. L’Osservatorio Siriano per i diritti umani ha confermato l’attacco dicendo che Israele ne è “probabilmente” responsabile e che le difese aeree del regime di Damasco hanno “cercato” di intercettare i missili. No comment delle Forze di Difesa israeliane. Secondo l’Osservatorio Siriano per i diritti umani vi sarebbero diversi morti fra membri di milizie irachene fedeli all’Iran. La base, chiamata anche Tiyas, si trova nel deserto non lontano dall’antica città di Palmyra e fa parte della rete iraniana in Siria che collega la base iraniana Albukamal Imam Ali, al confine iracheno, con i siti T-2 e T-3 sulla strada per Homs e Damasco.

Il principe ereditario degli Emirati Arabi Uniti Mohammed bin Zayed desidera visitare Gerusalemme di persona mentre persegue una “pace globale” con Israele. La ha detto martedì all’israeliana All Arab News Ali Rashid al Nuaimi, presidente della Commissione difesa, interni ed esteri del Consiglio nazionale federale degli Emirati. “Il nostro principe ereditario è un visionario – ha detto al Nuaimi – e ha il coraggio di prendere decisioni difficili. Crede che noi come Emirati Arabi Uniti dobbiamo portare avanti una missione contro l’estremismo in questa regione e nel mondo. Per raggiungere questo obiettivo dobbiamo promuovere la pace e cercare partner che credono nella pace. E se vuoi avere la pace in questa regione, devi fare la pace con Israele. Questo è il primo passo. Questo è il messaggio forte: un messaggio di inclusione, riconoscendo che il Medio Oriente ospita molti gruppi che hanno tutti legittimità ad esistere qui: le radici di ebrei e cristiani sono in questa regione, qui sono a casa loro”. Al Nuaimi ha aggiunto che il perpetuo stato di belligeranza tra i gruppi nella regione non porta altro che sofferenze a tutte le parti. Il coronamento dell’accordo di normalizzazione tra Emirati Arabi Uniti e Israele significa promuovere all’interno della regione quella coesistenza, tolleranza e accettazione delle diversità che finora è mancata nella narrativa. “Il nostro è un messaggio di pace – ha detto al Nuaimi – È un trattato di coesistenza, un trattato tra due nazioni, non un trattato solo tra governi. Crediamo che il popolo degli Emirati Arabi Uniti e il popolo israeliano siano pronti a unirsi nel tentativo di creare un futuro migliore per entrambe le nazioni e per l’intera regione. E per portare un messaggio di pace al mondo”.

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Dai dati del Ministero della sanità israeliano emerge che tra martedì sera e mercoledì sera sono stati diagnosticati quasi tremila (2.901) nuovi casi di coronavirus, un nuovo record negativo che porta il totale dei casi nel paese a 121.023, di cui 22.836 casi attivi (422 gravi). Otto le persone decedute per covid-19 nello stesso arco di tempo, portando il bilancio nazionale a 969.

“La regione sta cambiando e abbiamo visto questo cambiamento con i nostri occhi durante la nostra storica visita negli Emirati”. Lo ha detto a Israel HaYom Ofir Gendelman, portavoce in arabo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, una persona che ha al suo attivo 20 anni di esperienza con i mass-media arabi e centinaia di migliaia di follower on-line dal mondo arabo. “Senza i social network probabilmente non sarebbe successo – ha aggiunto Gendelman – Non c’è dubbio che i siti social nel mondo arabo sono molto più liberi dei mass-media tradizionali, che devono attenersi a determinate posizioni governative. Sui social network si possono vedere opinioni più autentiche e identificare i cambiamenti d’atmosfera. Nel mondo arabo c’è un enorme interesse per Israele: moltissimi vogliono sapere come siamo e cosa facciamo e pensiamo”.

Ofir Gendelman intervistato questa settimana da un’emittente locale negli Emirati Arabi Uniti (clicca per ingrandire)