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I servizi di sicurezza israeliani hanno annunciato lunedì d’aver bloccato il trasferimento di beni e denari per un valore di 121.000 dollari destinati a Hamas. L’operazione, eseguita insieme all’Ufficio contro il finanziamento del terrorismo del Ministero e all’Autorità doganale israeliana, ha impedito il trasferimento tramite società commerciali da membri di Hamas, con base in Turchia, a terroristi di Hamas in Cisgiordania. Il ministro della difesa Benny Gantz ha firmato gli ordini di sequestro delle merci e del denaro, specificando che l’origine dei fondi è il regime iraniano. A dicembre, Gantz aveva già firmato un ordine di sequestro di 4 milioni di dollari che l’Iran intendeva trasferire a Hamas nella striscia di Gaza per lo sviluppo di infrastrutture terroristiche, tra cui la produzione di armi e il pagamento di stipendi ai terroristi.

Secondo l’agenzia di stampa statale siriana, all’alba di lunedì diversi missili attribuiti a Israele sono stati lanciati su obiettivi militari presso la capitale siriana Damasco. L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha affermato che sono state colpite posizioni della Quarta Divisione dell’esercito siriano vicino all’autostrada che collega Damasco alla capitale libanese Beirut, mentre un altro attacco avrebbe preso di mira postazioni dell’esercito siriano a Kisweh, appena a sud di Damasco. Sarebbero rimasti uccisi sei membri di milizie sostenute dall’Iran.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno nominato domenica Mohammed Mahmoud al Khaja come loro primo ambasciatore in Israele. Il mese scorso il governo degli Emirati ha approvato l’istituzione di un’ambasciata a Tel Aviv, mentre Israele ha già annunciato l’apertura della sua ambasciata ad Abu Dhabi.

Domenica il ministro della salute Yuli Edelstein ha comunicato che quasi 2,5 milioni di israeliani sono stati vaccinati con entrambe le dosi, mentre 3.832.000 persone hanno ricevuto almeno la prima dose. Il consigliere israeliano per la sicurezza nazionale Meir Ben-Shabbat ha detto che il problema centrale di Israele, al momento, è il fatto che circa 570.000 persone over-50 non si sono ancora vaccinate. Ben-Shabbat ha aggiunto che alle autorità locali dovrebbero essere forniti dati su coloro che non si sono vaccinati in modo che possano cercare di convincerli, ma il procuratore generale afferma che una simile linea di condotta solleva problemi di privacy. Dal canto suo, il coordinatore azionale anti-coronavirus Nachman Ash ha affermato che i funzionari sanitari sono molto preoccupati per eventuali celebrazioni di massa durante la festa di Purim (il cosiddetto carnevale ebraico) che quest’anno ricorre dalla sera di giovedì 25 alla sera di venerdì 26 febbraio, per cui potrebbero rendersi necessarie misure drastiche “allo scopo di prevenire le esperienze traumatiche dell’anno scorso”.

Scolari delle scuole elementari di Tel Aviv tornati in classe giovedì scorso (clicca per ingrandire)

Venerdì scorso Times of Israel ha titolato: “Funziona: zero morti, solo 4 casi gravi su 523.000 israeliani completamente vaccinati”. E’ il dato che risulta da un’indagine sui vaccinati dalla cassa-mutua Maccabi che attesterebbe un’efficacia del 93% dopo la seconda dose, dimostrando “inequivocabilmente” il successo del vaccino senza lasciare “dubbi” sul fatto che sta salvando molte vite umane. Uno studio diffuso domenica da Clalit, la maggiore cassa-mutua israeliana, ha rilevato un calo del 94% delle infezioni sintomatiche nelle persone vaccinate contro il coronavirus, e un calo del 92% delle forme gravi tra coloro che si ammalano. La ricerca afferma inoltre che il vaccino risulta efficiente per tutti i gruppi di età, compresi quelli over-70.

Una suora francese che vive in Israele viene vaccinata contro il coronavirus presso il Sourasky Medical Center di Tel Aviv (clicca per ingrandire)

Funzionari israeliani sperano che Israele, essendo molto più avanti rispetto all’Europa nella campagna di vaccinazione anti-coronavirus, possa ospitare questa primavera alcune partite decisive di Champions League ed Euro 2021, comprese forse le finali. La Federcalcio israeliana ha contattato la UEFA la scorsa settimana con un’offerta in questo senso e la Lega europea ha detto che prenderà in considerazione l’offerta. I tassi di morbilità del coronavirus in Israele rimangono alti, ma la campagna di vaccinazione continua ad essere la più avanzata del mondo con oltre 3,8 milioni dei suoi 9 milioni di cittadini che hanno ricevuto almeno la prima dose.

Ricercatori dell’Università Bar-Ilan University e dello Ziv Medical Center hanno presentato dati preliminari secondo cui le persone precedentemente contagiate dal coronavirus presentano una risposta molto forte già alla prima dose del vaccino Pfizer indipendentemente da quando sono state infettate e se avevano o meno anticorpi rilevabili al momento di essere vaccinate. Lo studio è stato condotto su un gruppo di 514 membri dello staff dello Ziv Medical Center di Safed, 17 dei quali erano stati affetti da covid-19 tra uno e 10 mesi prima di ricevere la prima dose del vaccino. La risposta tra le persone precedentemente contagiate è stata così efficace da far pensare che nel loro caso una sola dose possa essere sufficiente. I ricercatori hanno detto che questi dati possono essere utili per orientare le campagne di vaccinazione di altri paesi, pur sottolineando che i loro risultati devono essere confermati su una coorte più ampia prima di giungere a conclusioni definitive.

Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià di Persia, ha detto al quotidiano Israel HaYom di non avere “dubbi” sul fatto che il regime iraniano si stia avvicinando alla fine. “Negli ultimi anni il cambiamento è stato così drastico che solo pochi in Iran credono ancora che la giovane generazione tollererà a lungo questo regime oppressivo da secoli oscuri”. Pahlavi ha poi criticato l’accordo sul nucleare del 2015, dicendo che ha dato a Teheran i fondi che le servivano per intimidire i regimi arabi e impegnarsi in “azioni distruttive e destabilizzanti”. “Attraverso i suoi gregari armati – ha detto Pahlavi, che vive in esilio – la Repubblica Islamica gode di una netta superiorità nella regione per quanto riguarda la guerra a bassa intensità. Ma teme un’escalation verso un impegno militare ad alta intensità, dove soffre di inferiorità tecnologica. Questo è il motivo per cui vuole un ombrello nucleare: per esercitare deterrenza verso un’escalation. Grazie all’accordo del 2015 il regime ottiene ciò che vuole e può continuare a portare avanti il suo espansionismo regionale attraverso operazioni a bassa intensità”.

Reza Pahlavi (clicca per ingrandire)

La maggior parte dei nuovi contagi di coronavirus in Israele si registra tra persone di età inferiore ai 40 anni. Lo ha comunicato domenica la speciale task force anti-coronavirus delle Forze di Difesa israeliane. Secondo il rapporto, il 75% (3 su 4) delle persone diagnosticate sabato avevano al massimo 39 anni, mentre solo il 6% aveva 60 anni o più. Bisogna tuttavia tenere presente che il 90% degli israeliani over-60 anni è stato completamente vaccinato e quelli tra i 40 e i 60 anni sono stati vaccinati al 73%,  mentre solo il 50% risulta vaccinato nella fascia di età 16-40. Il rapporto esorta la popolazione a continuare ad aderire responsabilmente alle restrizioni sanitarie dicendo che “nelle prossime settimane potrebbe esserci un aumento dei contagi a causa dell’allentamento del lockdown e della diffusione della variante britannica, da tempo quella dominante in Israele”. Approfittando della fine delle restrizioni agli spostamenti e del clima primaverile, sabato circa 150.000 israeliani si sono recati nei parchi nazionali in tutto il paese, secondo dati dell’Authority israeliana delle riserve naturali. Per l’occasione, il Magen David Adom (Stella Rossa di David) ha allestito nel bosco di Shokeda, nel sud di Israele, un’unità mobile di vaccinazione che ha vaccinato decine di escursionisti.

L’unità mobile di vaccinazione del Magen David Adom, sabato scorso nel bosco di Shokeda (clicca per ingrandire)

 

Israele ha accettato, domenica, un accordo teso a esportare il suo gas naturale nella striscia di Gaza per alimentarvi la centrale elettrica. L’accordo, mediato da Qatar, Onu e Unione Europea, mira a migliorare la situazione della fornitura elettrica nell’enclave palestinese. Attualmente Israele vende 120 megawatt di elettricità al giorno alla striscia di Gaza. L’unica centrale elettrica della striscia produce altri 90 megawatt, mentre vari impianti solari ne garantiscono altri 30: il totale risulta tuttavia al di sotto delle necessità. Mohammed al-Emadi, inviato di Doha a Gaza, ha detto che l’accordo consiste in due parti. La prima parte è tra la conglomerata energetica israeliana Delek e l’Autorità Palestinese, verso la quale Israele esporterà il gas. La seconda prevede la costruzione di un gasdotto da Israele alla striscia di Gaza finanziato da Unione Europea e Qatar.