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Quest’anno la settimana di Sukkot (Festa delle capanne) ricorre dalla sera di domenica 9 ottobre alla sera di domenica 16 ottobre.

Noa Lazar, soldatessa israeliana di 18 anni in servizio a un posto di controllo presso il campo palestinese di Shuafat (Gerusalemme nord-est), è stata uccisa da un terrorista che ha aperto il fuoco sabato sera da un’auto, per poi dileguarsi verso Shuafat dove è ora attivamente ricercato dalle forze di sicurezza israeliane. Altri due israeliani sono rimasti feriti, di cui uno versa in gravi condizioni. Palestinesi a Shuafat, Jenin e altre aree della Cisgiordania hanno festeggiato l’attentato con lanci di fuochi d’artificio. Hamas e Jihad Islamica Palestinese hanno celebrato l’attacco, senza rivendicarlo direttamente.
In precedenza, nella giornata di sabato, Forze di Difesa israeliane entrare nel campo palestinese di Jenin per arrestare un terrorista ricercato della Jihad Islamica sono state affrontate con armi da fuoco e ordigni esplosivi da decine di miliziani armati. Nello scontro che è seguito sono rimasti uccisi due palestinesi armati.

Noa Lazar, 18 anni (clicca per ingrandire)

Mercoledì scorso un 25enne palestinese di Cisgiordania, accolto due anni fa in Israele da Al-Bait al-Mokhtalef (“Una casa diversa”), ong israeliana che offre protezione a membri della comunità araba LGBT, è stato rapito, assassinato e decapitato da ignoti che hanno abbandonato il suo corpo a Hebron (in zona sotto Autorità Palestinese, dove risiede la famiglia della vittima). Gli assassino hanno anche postato un raccapricciante video della feroce esecuzione. La ong israeliana aveva provveduto a garantire al giovane un permesso temporaneo di residenza e ne stava programmando il trasferimento in Canada. Al momento sono circa 90 i gay palestinesi accolti in Israele perché nei territori controllati dall’Autorità Palestinese subiscono discriminazioni, violenze e rischiano la vita.

La scorsa settimana il Consiglio Onu per i Diritti Umani, con sede a Ginevra, ha approvato per la prima volta in assoluto una risoluzione proposta da Israele. La mozione è incentrata sulla lotta al cyber-bullismo e chiede sforzi per fermare le molestie on-line nei confronti di minorenni e persone con disabilità.

Il ministro della difesa Benny Gantz ha messo in allerta le Forze di Difesa israeliane nel nord del paese mentre sembra naufragare l’accordo sul confine marittimo con il Libano mediato dagli Stati Uniti. Il primo ministro Yair Lapid ha respinto giovedì le ulteriori pretese avanzate da Beirut dopo che Israele aveva accettato il testo presentato alle parti la scorsa settimana dell’inviato statunitense per l’energia Amos Hochstein. In ogni caso, ha detto un’alta fonte diplomatica, Israele “estrarrà gas dalla piattaforma Karish appena sarà possibile”. Il giacimento di gas israeliano Karish (70 km al largo di Haifa) è adiacente a quello di Kana, che si trova a cavallo delle acque libanesi e israeliane in discussione. Il gruppo terroristico libanese Hezbollah sponsorizzato dall’Iran ha più volte minacciato di attaccare Karish se diventasse operativo. “Se Hezbollah o chiunque altro cercherà di colpire Karish o di minacciarci – ha detto la fonte israeliana citata dal Jerusalem Post – i negoziati sul confine marittimo si fermeranno immediatamente e sarà il capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah, che dovrà spiegare ai libanesi perché resteranno privi di un impianto di estrazione e di un futuro economico”. La bozza Hochstein prevedeva che Israele concedesse l’intero triangolo delle acque economiche in discussione con il Libano nel 2012-2021, consentendo al Libano di sviluppare l’intero giacimento di Kana in cambio di royalties per la percentuale che si trova nelle acque israeliane grazie a un accordo con la francese Total, licenziataria del Libano per estrazione. Gantz ha affermato che Israele difenderà le sue infrastrutture indipendentemente dall’esito dei negoziati: “Se Hezbollah cercherà di colpire l’infrastruttura o la sovranità israeliana – ha detto il ministro – il costo militare per Libano e Hezbollah sarà molto alto”.

Il governatore palestinese di Nablus, Ibrahim Ramadan, ha affermato giovedì che le madri dei palestinesi morti negli scontri con le forze israeliane non dovrebbero glorificare i loro figli come “martiri”. “Alcune madri deviate – ha detto Ibrahim Ramadan in un’intervista a una radio locale – mandano i loro figli a commettere attacchi suicidi. C’è chi pensa che una madre del genere sia una combattente, ma non lo è. Sta solo mandando suo figlio a morire”. Ramadan, che è un ex membro di Fatah delle forze di sicurezza palestinesi, ha aggiunto d’aver spesso approcciato i militanti di Nablus con la richiesta di consegnare le armi e mettersi sotto la protezione dell’Autorità Palestinese e che intende continuare questi tentativi. La dichiarazione del governatore ha scatenato indignazione e condanna da parte di Hamas, che ne ha chiesto le dimissioni immediate. Il nuovo gruppo terroristico chiamato “Fossa dei Leoni” (composto da miliziani di Fatah, Hamas e indipendenti) ha dichiarato: “Le madri dei martiri sono le perle della corona, sono la ragione per cui vediamo la luce alla fine del tunnel e non tollereremo alcun insulto di questo tipo”.

Un’indagine delle Forze di Difesa israeliane non ha rilevato alcun collegamento tra le operazioni dei soldati e la morte di Rayan Yasser Suleiman, bambino palestinese di sette anni di Teqoa deceduto la scorsa settimana dopo che, con altri, era stato visto lanciare pietre contro veicoli civili israeliani in transito nei pressi del suo villaggio. L’indagine ha confermato che un comandante israeliano ha parlato con il padre del bambino. La conversazione, che si è svolta sulla porta dall’abitazione, viene descritta come “breve, condotta in modo rispettoso, senza alcun contatto fisico fra i due e sicuramente senza nessuna violenza verbale o fisica”. I militari hanno riferito che, successivamente, mentre lasciavano il villaggio, è passato davanti a loro un veicolo con a bordo il padre di famiglia e un bambino in grembo. Dopo qualche tempo il comandante della forza ha visto un’ambulanza entrare nel villaggio e l’ha lasciata passare senza alcun disturbo. L’esercito sottolinea che durante tutto il tempo in cui la forza è stata nel villaggio non sono state utilizzate armi né strumenti antisommossa di alcun tipo. L’indagine inoltre non ha rilevato alcuna prova che il bambino fosse caduto o che si fosse fisicamente ferito in presenza dei militari (che non avevano inseguito nessuno), concludendo che non c’è alcun nesso tra il suo decesso e le azioni dei soldati, che hanno agito in conformità con regolamenti e procedure. Il giorno dell’incidente, il Ministero della sanità dell’Autorità Palestinese aveva immediatamente incolpato Israele per la morte del bambino, cambiando più volte la versione dei fatti: inizialmente aveva sostenuto che fosse morto per la caduta da un’altezza imprecisata mentre “era inseguito”; in seguito, che la caduta aveva causato un arresto cardiaco; infine, che aveva subìto un attacco di cuore a causa di presunte “minacce” alla sua famiglia.

Il piccolo Rayan Suleiman immediatamente trasformato in “martire” palestinese, indipendentemente dai fatti accertati dalle indagini (clicca per ingrandire)

Il leader del Likud Benjamin Netanyahu, 72 anni, è stato dimesso giovedì mattina dallo Shaare Zedek Medical Center di Gerusalemme dove era stato trattenuto una notte in osservazione dopo che aveva accusato un malore, in una sinagoga di Gerusalemme, durante il digiuno di Yom Kuppur.

Durante le operazioni per l’arresto, mercoledì, di un terrorista di Hamas residente a Deir al-Hatab accusato d’aver compiuto di recente un attacco con armi da fuoco in Cisgiordania contro un taxi e uno scuolabus per alunni ebrei con bisogni speciali, le Forze di Difesa israeliane sono state bersagliate da spari e lanci di ordigni da varie direzioni e hanno risposto al fuoco, uccidendo uno degli assalitori e ferendone altri fra cui il fratello del ricercato. L’arresto è stato comunque portato a termine.

Yom Kippur, il giorno considerato come il più sacro e solenne del calendario ebraico, detto anche “il Sabato dei Sabati”, totalmente dedicato al digiuno, alla preghiera, al raccoglimento e alla richiesta di perdono, quest’anno ricorre dalla sera di martedì 4 ottobre alla sera di mercoledì 5 ottobre.

Yom Kippur in Israele (clicca per ingrandire)