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Dopo nuovi lanci palestinesi di aerostati incendiari, le forze aeree israeliane hanno attaccato sabato sera alcune posizioni di Hamas nella parte meridionale della striscia di Gaza.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha incontrato la scorsa settimana l’ex campione di calcio e attuale presidente della Libera George Weah, in visita a Gerusalemme. Netanyahu, che ha visitato la capitale liberiana Monrovia nel giugno 2017 per partecipare a una conferenza della Comunità Economica degli stati dell’Africa occidentale, ha detto che “Israele sta tornando in Africa in grande stile, e l’Africa sta tornando in Israele come il resto del mondo: stiamo trasformando Israele in una crescente potenza globale”. La Liberia ha ristabilito le relazioni diplomatiche con Israele nel 1983. Giovedì, Weah ha incontrato anche il presidente d’Israele Reuven Rivlin.

Secondo quanto riportato giovedì da mass-media arabi, Hamas ha arrestato Hisham Salam, il capo a Gaza di al-Sabrin, un’organizzazione terrorista sciita affiliata a Hezbollah che cerca di diffondere l’islam sciita nella enclave a maggioranza sunnita. Secondo i mass-media arabi, insieme a lui sono stati arrestati altri quattro attivisti.

Il procuratore generale d’Israele Avichai Mandelblit ha annunciato giovedì che raccomanda di incriminare il primo ministro Benjamin Netanyahu per le accuse nei casi 4000, 1000 e 2000. Giovedì sera Netanyahu ha reagito con un discorso molto politico trasmesso dalla sua residenza    ufficiale a Gerusalemme. “Solo gli elettori decideranno se resterò in carica, non i burocrati, i commentatori e i giornalisti – ha detto Netanyahu – Non lasciatevi confondere da questa caccia alle streghe”. Netanyahu ha additato il tempismo delle incriminazioni dicendo che non gli lascia il tempo di smentire le accuse prima delle le elezioni. “Ma le confuterò tutte – ha aggiunto – Questo intero castello di carte crollerà e continuerò a servire il popolo d’Israele per molti altri anni a venire”. Dal canto suo, il leader della lista Bianco e Blu, Benny Gantz, ha chiesto a Netanyahu di dimettersi dicendo che Israele non può permettersi “un primo ministro a metà tempo” occupato a difendersi in giudizio. “Non dimenticare che il paese appartiene a tutti noi – ha concluso Gantz – ma tu hai privilegiato i tuoi interessi rispetto a quelli del paese”.

Israele ha respinto con indignazione il rapporto del Consiglio Onu per i diritti umani che accusa le Forze di Difesa israeliane d’aver commesso crimini contro l’umanità nel rispondere alle violenze palestinesi in corso da quasi un anno ai confini fra Gaza e Israele. In una dichiarazione, giovedì, il ministro degli esteri Israel Katz definisce il rapporto “falso e pregiudizialmente ostile”, e aggiunge: “Nessuna istituzione può negare il diritto di Israele all’autodifesa e il suo dovere di difendere i propri residenti e le proprie frontiere da attacchi violenti”.

Un’abitazione civile israeliana nella zona di Eshkol è rimasta danneggiata, mercoledì sera, da ordigno esplosivo verosimilmente trasportato da palloni palestinesi lanciati dalla striscia di Gaza. Non si segnalano feriti. Le Forze di Difesa israeliane hanno reagito colpendo obiettivi terroristici nella striscia di Gaza.

Il procuratore generale d’Israele Avichai Mandelblit ha valutato che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu debba essere incriminato per il cosiddetto “caso 2000”. La notizia è stata anticipata dalle emittenti Canale 12 e Canale 13, aggiungendo che Mandelblit annuncerà probabilmente giovedì la sua decisione ufficiale. Il caso 2000 è incentrato sul sospetto che Netanyahu e il proprietario del quotidiano Yedioth Ahronoth, Arnon “Noni” Mozes, abbiano cercato di stringere un accordo illecito in base al quale il premier avrebbe ostacolato economicamente il quotidiano rivale Israel HaYom in cambio di una copertura più favorevole da parte di Yedioth. Nel caso, Mozes potrebbe essere accusato di tentata corruzione. Secondo Canale 12, Mandelblit intende raccomandare l’incriminazione di Netanyahu anche nel “caso 4000”, in cui il premier è sospettato d’aver promosso decisioni normative a vantaggio di Shaul Elovitch, azionista di controllo di Bezeq, la più grande società di telecomunicazioni del paese, in cambio di una copertura più favorevole su Walla, il sito di news di Elovitch, nonché nel “caso 1000”, in cui Netanyahu è sospettato d’aver ricevuto benefits per un valore di circa 1 milione di shekel (242.000 euro) da benefattori miliardari, in cambio di favori.

L’Autorità Palestinese ha respinto l’intera somma mensile da entrate fiscali e tariffarie riscosse per suo conto da Israele (mezzo miliardo di shekel, pari a ca. 121 milioni di euro), dopo che il governo israeliano ne ha detratto i 41 milioni di shekel (ca. 10 milioni di euro) che l’Autorità Palestinese averebbe versato ai terroristi detenuti e ai famigliari di terroristi morti compiendo attentati. “Abbiamo restituito il pagamento dopo che Israele ha detratto la somma” ha annunciato mercoledì il primo ministro dell’Autorità Palestinese, Rami Hamdallah, ribadendo la decisione presa lo scorso 20 febbraio di non accettare alcun pagamento se Israele detrae anche un solo centesimo. Hamdallah ha ribadito l’impegno dell’Autorità Palestinese a versare vitalizzi ai terroristi detenuti e ai famigliari dei “martiri”.

Secondo analisti ben informati citati mercoledì dal New York Times, il piano di pace per il Medio Oriente dell’amministrazione Trump mirerebbe a investire 25 miliardi di dollari nell’Autorità Palestinese e altri 40 miliardi in Egitto, Giordania ed eventualmente in Libano. Secondo le fonti, gli Stati Uniti sperano che i ricchi paesi del Golfo siano in grado di coprire il grosso dei fondi.

“La più grande minaccia alla stabilità e alla sicurezza in Medio Oriente proviene dall’Iran e dai suoi satelliti, e noi siamo determinati a continuare la nostra combattiva attività contro i tentativi dell’Iran di trincerarsi in Siria”. Lo ha detto mercoledì il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, in visita al Cremlino, mentre al suo fianco il presidente russo Vladimir Putin ascoltava la traduzione dall’ebraico senza commentare. Netanyahu ha invitato Putin a Gerusalemme per l’inaugurazione di un memoriale dedicato alle vittime dell’assedio di Leningrado spiegando che Israele non dimenticherà mai il ruolo svolto dalla Russia nella lotta contro i nazisti. Putin ha accettato l’invito, dicendo che per il suo paese è molto importante onorare la memoria delle vittime della seconda guerra mondiale. Netanyahu ha osservato che quello di mercoledì era l’undicesimo incontro fra i due da quando l’esercito russo si è impegnato in Siria, nel settembre 2015, e che questa relazione previene attriti tra i due eserciti e contribuisce alla sicurezza della regione. Netanyahu ha infine sottolineato la crescita del turismo dalla Russia verso Israele e viceversa, e ha reso omaggio agli oltre un milione di immigrati di lingua russa che oggi vivono in Israele.