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I Ministeri della sanità di Israele ed Emirati Arabi Uniti hanno concordato mercoledì in video-chiamata di firmare un accordo di cooperazione su medicina d’urgenza, salute digitale, sicurezza informatica, tecnologia medica e altri temi. Allo scopo verranno formate équipe miste per ogni settore interessato dalla cooperazione.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha inviato le condoglianze al Bahrein per la morte del primo ministro Khalifa bin Salman Al Khalifa, 84 anni, deceduto mercoledì mattina. Al Khalifa era primo ministro del Bahrein dal 1970.

Una delegazione di israeliani residenti in Cisgiordania è in visita a Dubai per incontrare uomini d’affari degli Emirati e discutere di opportunità commerciali soprattutto nei settori dell’agricoltura, della disinfestazione e della plastica. La delegazione, guidata da Yossi Dagan, capo del Consiglio regionale della Samaria in rappresentanza delle comunità ebraiche del nord della Cisgiordania, è giunta domenica negli Emirati e prevede di rimanere fino a giovedì.

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L’imprenditore libanese Bahaa Hariri, fratello del primo ministro designato Saad Hariri, ha affermato che Libano e Israele “hanno bisogno di fare la pace”, in un’intervista con il giornalista israeliano Barak Ravid pubblicata martedì dall’agenzia di stampa americana Axios. L’intervista ha sollevato polemiche in Libano in quanto, ai sensi del codice penale libanese del 1943 e della legge sul boicottaggio anti-israeliano del 1955, ai cittadini libanesi è proibito avere a che fare in qualsiasi forma, diretta o indiretta, con persone o enti  israeliani, comprese i mass-media. Ravid è il corrispondente diplomatico di Walla! News ed è indicato come “autore da Tel Aviv” sul sito web di Axios. Nell’intervista, Hariri ha invocato negoziati sul confine terrestre con Israele, definendo la questione una “ferita aperta che offre a Hezbollah margini di manovra”. “Ci sono problemi tra noi e gli israeliani e li risolveremo, ma alla fine dobbiamo avere la pace – ha detto Hariri – Voglio che i miei figli vivano in pace, non voglio che vivano in guerra”. L’uomo d’affari libanese ha sottolineato che, una volta risolte le questioni con Israele, la normalizzazione sarebbe una buona cosa, aggiungendo di nutrire rispetto per i recenti accordi di normalizzazione raggiunti da Emirati Arabi Uniti e Bahrein. Hariri si è detto convinto che una “parte enorme” della società libanese apprezzerebbe la normalizzazione. Le dichiarazioni di Hariri sulla possibilità di fare la pace con Israele fanno seguito a quelle fatte di recente dalla figlia del presidente libanese Michel Aoun, Claudine Aoun Roukoz.

Israele e Libano hanno ripreso mercoledì i colloqui mediati dagli Stati Uniti sul controverso confine fra i due paesi delle aree di sfruttamento marittimo. I primi due round di negoziati si sono tenuti il 14 e il 28-29 ottobre, ospitati in una base Onu nel sud del Libano. Le trattative dovrebbero concentrarsi su un’area di mare contesa di 860 kmq, stando a una mappa depositata presso le Nazioni Unite nel 2011. Tuttavia, varie fonti hanno riferito che la distanza fra le due parti rimane ampia dopo che ciascuna si è presentata con mappe contrastanti che delineano di fatto un’area contesa più estesa. Le parti hanno deciso di incontrarsi di nuovo, per la quarta volta, il mese prossimo.

Dopo una maratona di cinque ore con più di 70 interventi, la Knesset ha approvato martedì a stragrande maggioranza l’accordo sull’instaurazione di relazioni diplomatiche con il Bahrein. Sessantadue parlamentari hanno votato a favore; 14 contro, tutti della Lista (araba) Congiunta. Nessun astenuto.

Un drone di Hezbollah è stato abbattuto dalle Forze di Difesa israeliane dopo che era entrato dal Libano nello spazio aereo israeliano. Per tutti il tempo dell’incidente il drone è stato tracciato dai militari e non ha mai rappresentato un pericolo per civili e soldati israeliani nell’area.

Un portavoce del Ministero degli esteri israeliano ha confermato martedì che il ministro degli esteri del Bahrein Abdullatif bin Rashid Al Zayani visiterà presto Israele. La data definitiva deve ancora essere fissata.

Israele avrebbe in programma di inviare domenica la sua prima delegazione in Sudan per consolidare la normalizzazione delle relazioni annunciata il 23 ottobre. Lo ha detto una fonte informata, citata martedì dalla Reuters.

Il noto esponente palestinese Saeb Erekat, 65 anni, è deceduto martedì per gravi complicazioni da coronavirus, all’ospedale Hadassah Ein Kerem di Gerusalemme dove era stato ricoverato il mese scorso dopo essere stato curato per diversi giorni dalla figlia medico nella sua casa a Gerico. Erekat, Segretario generale del Comitato esecutivo dell’Olp, era apparso subito in condizioni critiche a causa delle sue pregresse condizioni polmonari (aveva subito un trapianto di polmone nel 2017). “Gli sono state date tutte le cure possibili – ha detto Vernon van Heerden, capo dell’Unità di terapia intensiva generale dell’ospedale Hadassah – Abbiamo fatto di tutto per cercare di salvarlo”. Erekat, formatosi in America, era stato coinvolto praticamente in tutti i negoziati tra Israele e palestinesi fin dalla storica conferenza di Madrid del 1991. Membro del movimento Fatah, Erekat è stato un consigliere di Yasser Arafat e, dopo la morte di Arafat, uno stretto collaboratore del successore Abu Mazen. Figura dominante nella politica palestinese per decenni, Erekat era una presenza costante nei mass-media occidentali dove difendeva instancabilmente la dirigenza palestinese attribuendo a Israele la colpa per il mancato raggiungimento di un accordo di pace. Appassionato sostenitore dell’indipendenza palestinese, propugnava la soluzione a due stati. Ma è stato anche una figura controversa: spesso lanciava accuse senza prove, come nel 2002 quando fu uno dei più influenti divulgatori della falsa notizia secondo cui l’esercito israeliano aveva “massacrato 500 palestinesi” a Jenin. Nel 2014 paragonò Netanyahu ad Abu Bakr al-Baghdadi, l’autoproclamato “califfo” dell’Isis. Secondo molti osservatori, i palestinesi hanno perso uno dei loro negoziatori più esperti, ma è improbabile che la scomparsa di Erekat porti a un cambiamento nella politica palestinese verso Israele e il processo di pace. L’Autorità Palestinese ha dichiarato di tre giorni di lutto.

Saeb Erekat disse alla tv palestinese che nel 2008 il primo ministro israeliano Ehud Olmert aveva accettato le richieste dall’Autorità Palestinese e aveva persino offerto più territorio, ma Abu Mazen respinse l’offerta (clicca per l’articolo)