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Secondo dati del Ministero del Turismo israeliano, il mese scorso gli ingressi di turisti in Israele (34.500) sono stati il 128% in più rispetto al settembre 2020, ma comunque meno del 10% rispetto agli ingressi pre-pandemia del settembre 2019, che erano stati 405.000. Tra gennaio e settembre 2019 erano giunti in Israele quasi 3,3 milioni di visitatori.

Il film Let It Be Morning sarà il candidato ufficiale di Israele agli Academy Awards del prossimo anno dopo che martedì sera a Tel Aviv si è aggiudicato il premio come miglior film agli Ophir Awards. Il vincitore degli Ophir Awards viene automaticamente selezionato come candidato israeliano agli Oscar nella categoria dei lungometraggi internazionali. “Let it Be Morning”, diretto da Eran Kolirin e basato sull’omonimo romanzo dello scrittore palestinese Sayed Kashua, ha vinto sette premi tra cui miglior regia e migliore sceneggiatura. Anche il film di Kolirin del 2007 The Band’s Visit (La banda) aveva vinto agli Ophir Awards, ma non era stato qualificato agli Oscar di quell’anno perché più della metà dei dialoghi erano in inglese. La cerimonia di quest’anno ha segnato il 30esimo anniversario degli Ophir Awards, che prendono il nome dal compianto attore israeliano Shaike Ophir.

La cittadina arabo-drusa di Beit Jann, nel nord di Israele, si è qualificata al primo posto tra tutte le comunità israeliane per percentuale di studenti delle scuole superiori che hanno superato l’esame di maturità 2020. Già altre volte in passato Beit Jann si è piazzata in vetta alla classifica, sebbene abbia standard socio-economici inferiori rispetto ad altre comunità con alti tassi di promossi. Dopo Beit Jann, nella classifica del Ministero dell’Istruzione risultano Givatayim, Modiin, Efrat, Hod Hasharon, Gedera, Deir Hanna, Ramat Hasharon, Drom Hasharon e Lev Hasharon. Invece, in fondo alla lista vi sono per lo più comunità con significative popolazioni di ebrei ultra-ortodossi e altre cittadine arabe.

Migliaia di palestinesi di Gaza hanno inoltrato domanda, mercoledì, per ottenere permessi di lavoro in Israele. Una volta raggiunta una sorta di tregua dopo i combattimenti dello scorso maggio, Israele ha gradualmente allentato le restrizioni ai confini con Gaza, compreso un amento dei permessi d’ingresso per lavoro. Molti palestinesi vogliono lavorare in Israele dove salari e condizioni d’impiego sono molto migliori che a Gaza.

In coda nel campo palestinese di Jabaliya per richiedere permessi di lavoro in Israele (clicca per ingrandire)

Mercoledì mattina Israele registrava il tasso di contagi da coronavirus più basso dalla fine di luglio, con la quarta ondata di coronavirus che continua a recedere. Il bilancio ufficiale delle vittime nel Paese, dall’inizio della pandemia fino a mercoledì mattina, è di 7.855 deceduti. Nel frattempo, 3.634.984 israeliani hanno ricevuto anche la terza dose di vaccino (su una popolazione totale di quasi 9,4 milioni). Attualmente in Israele il 77% dei pazienti gravi è non vaccinato, contro il 7% che ha ricevuto tutte le dosi.

Sullo sfondo di un continuo aumento delle tensioni tra Iran e Azerbaigian per i legami di Baku con Israele, il ministro degli esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian ha detto ai giornalisti a Mosca che il suo Paese è “seriamente preoccupato” per quella che ha definito “la presenza di terroristi e sionisti nella regione del Caucaso”.

Per il secondo giorno consecutivo, il numero di casi gravi di covid-19 in Israele ha registrato martedì un drastico calo del 10%, secondo i dati del Ministero della Salute, toccando il numero minimo di casi gravi da due mesi. Dei casi gravi, circa l’82% non sono vaccinati benché i non vaccinati costituiscano solo il 15% della popolazione. L’indice R (numero di persone contagiate da un portatore) rimane basso: attualmente è pari a 0,74, ed è rimasto sotto l’1 da settembre, segno che la pandemia si sta contraendo.

Archeologi israeliani hanno trovato a Gerusalemme una rara toilette che risale a più di 2.700 anni, quando i bagni privati erano un lusso raro. L’Authority israeliana per le Antichità ha detto martedì che il bagno in pietra calcarea è stato trovato in una cabina rettangolare che faceva parte di un vasto palazzo affacciato su quella che oggi è la Città Vecchia. Il sedile del water, con un foro al centro, presenta al di sotto un serbatoio dove sono stati rinvenuti resti di vasellame, ossa di animali e rifiuti umani che potrebbero contribuire a far luce sullo stile di vita e sulla dieta delle persone che vivevano in quel momento, così come sulle loro malattie. Si ritiene che il reperto risalga al periodo dei re di Giudea intorno al VII secolo a.e.v. “Un bagno privato era molto raro nell’antichità e finora ne sono stati trovati solo pochi – ha spiegato Yaakov Billig, il direttore dello scavo – Solo i ricchi potevano permettersi servizi igienici”. Altri reperti trovarti nell’area, come capitelli e colonne in pietra e i resti di un vicino giardino con frutteto e piante acquatiche, confermano che gli abitanti della dimora risalente ai tempi del Primo Tempio erano molto ricchi. I dettagli della scoperta vengono illustrati in una conferenza “Innovazioni nell’archeologia di Gerusalemme e dintorni” in programma per mercoledì e giovedì a Gerusalemme e on-line.

Yaakov Billig e la toilette di 2700 anni fa (clicca per ingrandire)

“Il rapporto tra noi si basa su passato, presente e futuro”. Lo ha detto martedì il presidente d’Israele Isaac Herzog, in visita in Ucraina per celebrare gli 80 anni dal massacro di Babi Yar che vide oltre 33.000 persone, quasi tutti ebrei, uccisi in soli due giorni presso Kiev, occupata dai nazisti. “Il popolo ebraico – ha continuato Herzog – ha un passato glorioso in questa terra: alcuni dei più grandi personaggi ebrei e israeliani sono nati e cresciuti qui, leader religiosi e spirituali, statisti, pensatori sionisti e figure culturali di spicco. Il popolo ebraico ha anche una storia tragica e dolorosa qui in Ucraina: dai pogrom dei secoli precedenti all’orrendo massacro di Babi Yar. Questo passato ci conduce al presente: un presente in cui l’Ucraina ha l’importante responsabilità della memoria e della storia dello spazio e della cultura della comunità ebraica che visse qui nel corso dei secoli”. Herzog ha ringraziato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky per l’approvazione il mese scorso al parlamento ucraino di una legge che mette al bando l’antisemitismo. “Dobbiamo imparare dalla storia – ha aggiunto Herzog – L’intera umanità, e l’Europa in particolare, non possono tollerare nessuna forma di antisemitismo: nelle manifestazioni, nella cancellazione e negazione della storia, nella glorificazione di assassini del passato”.

Il presidente d’Israele Isaac Herzog (a sinistra) e il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky (clicca per ingrandire)

Per la prima volta, una delegazione ufficiale composta esclusivamente da cittadini del Bahrein ha visitato martedì Yad Vashem, l’istituto israeliano per la memoria della Shoà a Gerusalemme. Secondo un portavoce di Yad Vashem il gruppo, che includeva influencer del Bahrain nonché un rappresentante del Ministero dell’Istruzione del paese del Golfo, ha seguito una visita guidata del museo in arabo. La visita è stata organizzata da Sharaka, una partnership Golfo-Israele per l’imprenditoria sociale. Il presidente di Yad Vashem, Dani Dayan, ha twittato che questa è stata la prima visita di un’intera delegazione del Bahrein, anche se singoli cittadini del Bahrein avevano visitato il centro in precedenza insieme a cittadini degli Emirati Arabi Uniti. Alla fine del 2020, il King Hamad Global Center for Peaceful Coexistence del Bahrain ha firmato un Memorandum d’intesa con gli Stati Uniti in cui si è impegnato a “operare congiuntamente per condividere e promuovere le migliori pratiche volte a combattere tutte le forme di antisemitismo, compreso l’anti-sionismo e la delegittimazione dello stato di Israele”.

La delegazione del Bahrain martedì a Yad Vashem (clicca per ingrandire)