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Dopo una pausa di mesi, Libano e Israele hanno ripreso martedì i negoziati mediati dagli Stati Uniti sul loro confine marittimo. Il quinto round di colloqui tra i due paesi (tuttora tecnicamente in stato di guerra) è iniziato presso la base delle Nazioni Unite nella città di Naqura, nel sud del Libano. Lo scorso anno, Libano e Israele hanno avviato colloqui indiretti mediati dagli Usa per concordare la linea di demarcazione dei diritti di sfruttamento economico, ma i colloqui si sono bloccati dopo che il Libano ha rivendicato un’area più ampia, passando dalla richiesta di 860 kmq a una di 1.430 kmq.

Il capo di Hamas all’estero, Khaled Mashaal, ha affermato in una intervista andata in onda il 26 aprile sulla tv di Hamas Al Aqsa che coloro che normalizzano i rapporti con Israele sono “feccia senza valore” e non sono più considerati parte della nazione islamica. Meshaal è stato a capo dell’ufficio politico di Hamas fino al 2017, quando è stato sostituito da Ismail Haniyeh. Attualmente risiede in Qatar.

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Il Ministero degli esteri israeliano ha comunicato che sta inviando in India aerei carichi di attrezzature mediche tra cui respiratori, generatori di ossigeno e medicinali. Martedì sono in partenza le prime spedizioni, cui ne seguiranno altre per tutta la settimana.

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Due palloni palestinesi con appesi ordigni esplosivi sono stati localizzati in tempo, lunedì, nei campi agricoli vicino a Kfar Aza, poco a est del confine con la striscia di Gaza. Sul posto sono intervenuti gli artificieri della polizia israeliana. Le forze di sicurezza israeliane sono all’erta per una possibile ondata di violenze durante le prossime due settimane a causa della vicinanza di una serie di ricorrenze come Laylat al-Qadr, verso la fine del Ramadan, la giornata palestinese della Nakba, la Giornata israeliana per la riunificazione di Gerusalemme e la festa ebraica di Shavuot, a cui si aggiunge il recente annuncio da parte del presidente Abu Mazen del rinvio delle elezioni nell’Autorità Palestinese. Secondo osservatori come Amos Harel (Ha’aretz), Hamas ha ora un chiaro interesse a esacerbare le tensioni in Cisgiordania con lo scopo di far saltare i rapporti tra Autorità Palestinese e Israele, mentre preferirebbe non infiammare Gaza, sotto il suo controllo, tanto più che questa settimana è attesa la visita dell’inviato del Qatar, Mohammed Al-Emadi, con il suo aiuto finanziario mensile.

L’Ufficio Centrale di Statistica israeliano ha comunicato, lunedì, che nella prima metà di aprile il tasso di disoccupazione del paese è sceso all’8%, il dato più basso da quando è scoppiata la pandemia di coronavirus più di un anno fa, nel marzo 2020.

Il controllore di stato israeliano Matanyahu Engleman ha annunciato lunedì, in una conferenza stampa, che avvierà un’indagine speciale sul disastro di Lag BaOmer sul Monte Meron, costato la vita a 45 persone. “Un disastro che si sarebbe potuto evitare – ha detto Engleman – Ora tocca a noi indagare e capire come prevenire un altro incidente come questo”. Engleman ha spiegato che la sua indagine si svolgerà a tre livelli. Innanzitutto, sulla conduzione di tutti i processi decisionali e i preparativi attuati dalle autorità civili e religiose in vista della celebrazione, comprese le azioni della polizia. In secondo luogo, la manutenzione del sito nel corso degli anni e le misure adottate o ignorate dopo che i rapporti del controllore di stato del 2008 e del 2011 avevano segnalato il sito sul Monte Meron come pericoloso, rilevando che vi erano strutture costruite senza permesso e senza rispetto delle norme e che non vi era alcuna autorità governativa che avesse la responsabilità ultima sul sito o sull’organizzazione delle festività religiose. In terzo luogo, l’indagine riguarderà le misure necessarie da adottare per garantire che le feste religiose in Israele in futuro si svolgano in modo sicuro e che un simile disastro non si verifichi mai più. Engleman ha detto che non esiterà a fare i nomi dei responsabili, se verranno accertate responsabilità penali. Dal canto suo, il Dipartimento investigativo della polizia sta già indagando sull’incidente sia in termini di condotta civile che della polizia.

La scalinata dove la calca ha provocato la tragedia (clicca per ingrandire)

 

In una veduta dall’alto del 2018, in evidenza i luoghi teatro della tragedia (clicca per ingrandire)

Mentre la maggior parte delle fazioni palestinesi ha criticato il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen per la decisione, annunciata giovedì scorso, di rinviare le elezioni parlamentari, il pubblico palestinese ha accolto la notizia, ampiamente prevista, in modo piuttosto apatico. Lo ha scritto Jack Khoury su Ha’aretz spiegando che vi sono state proteste a Gaza e a Ramallah, ma finora nulla che possa seriamente impensierire Abu Mazen. I capi delle varie fazioni e i candidati che intendevano presentarsi alle elezioni del 22 maggio, continua Khoury, hanno attaccato la dirigenza dell’Autorità Palestinese accusando Abu Mazen d’essersi piegato a Israele (che non si è espresso sul voto a Gerusalemme est, il motivo ufficiale del rinvio). Ma per lo più, le fonti politiche palestinesi ribadiscono che le elezioni sono state rinviate a causa della paura di Abu Mazen che la sua fazione Fatah ne uscisse sconfitta. Nel tentativo di attenuare le critiche, fonti vicine ad Abu Mazen hanno affermato che il presidente cercherà di creare un governo di unità nazionale con la presenza di tutte le fazioni, compresa Hamas se la fazione rivale sarà d’accordo. Comunque, secondo mass-media palestinesi, Abu Mazen ha emesso lunedì un decreto che istituisce lo stato d’emergenza per 30 giorni.

Tre studenti ebrei 19enni della yeshiva (scuola talmudica) di Itamar sono stati feriti, due dei quali in modo grave, da colpi sparati a sangue freddo, domenica sera, da un’auto che si soffermata davanti alla fermata d’autobus presso Tapuah (a sud di Nablus) dove i tre civili erano in attesa. Soldati presenti sul posto hanno risposto al fuoco contro il veicolo, che tuttavia è riuscito ad allontanarsi dalla scena ed è attivamente ricercato dalle forze di sicurezza israeliane. “Le Forze di Difesa e le forze di sicurezza israeliane non si fermeranno finché non metteranno le mani sui terroristi che hanno compiuto l’attentato”, ha detto il ministro della difesa Benny Gantz. Il portavoce di Hamas, Abd al-Latif Qanou, ha celebrato l’attentato, mentre la Jihad Islamica palestinese lo salutava come una “operazione coraggiosa”.

La scena dell’attentato (clicca per ingrandire)

Le Forze di Difesa israeliane hanno comunicato, domenica, che per la prima volta dall’inizio della pandemia, più di un anno fa, non si registra neanche un malato di covid-19 fra tutto il personale in servizio attivo nell’esercito. Nell’ambito della campagna di vaccinazione, i militari hanno vaccinato oltre l’80% di coloro che prestavano servizio.

Una 60enne palestinese del villaggio di Husan si è avvicinata domenica ad alcuni soldati israeliani allo svincolo di Gush Etzion, poco a sud di Gerusalemme, brandendo un coltello con il chiaro intento di compiere un attentato all’arma bianca. Un filmato dell’incidente mostra la donna che continua a procedere anche dopo che i militari le hanno intimato ripetutamente l’alt, sparando anche colpi in aria d’avvertimento. A quel punto un soldato le ha sparato alle gambe, ferendola. L’attentatrice è stata subito portata al centro medico Shaare Zedek di Gerusalemme, dove tuttavia non è sopravvissuta alle ferite riportate.