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Il primo ministro israeliano Naftali Naftali Bennett è volato sabato a Mosca per parlare con il presidente Vladimir Putin. Al termine del colloquio di tre ore, Bennett ha telefonato al presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Poi ha lasciato la capitale russa alla volta di Berlino per un confronto con il cancelliere Olaf Scholz. Domenica mattina Bennett ha parlato al telefono con Zelensky per la terza volta in meno di 24 ore. “Sono tornato da Mosca e Berlino poche ore fa – ha detto Bennett domenica, aprendo la riunione settimanale del governo – Ci sono andato per contribuire al dialogo tra tutte le parti, naturalmente con il consenso e l’incoraggiamento di tutti gli attori in causa. Come sapete, la situazione sul terreno non è buona. Le sofferenze umane sono grandi e rischiano di essere molto peggiori. Ci sono anche israeliani che hanno bisogno di tornare a casa e comunità ebraiche in difficoltà che hanno bisogno di aiuto. Naturalmente, non posso entrare in maggiori dettagli. Continueremo a dare il nostro contributo, se necessario. Anche se le possibilità non sono grandi, se c’è anche solo un piccolo spiraglio e abbiamo accesso a tutte le parti, considero un nostro obbligo morale fare ogni sforzo possibile”. Intanto, ha continuato Bennett, Israele si appresta a fronteggiare una forte ondata di immigrazione come conseguenza della situazione. “E’ una sfida per lo stato d’Israele – ha aggiunto – ma è una sfida che abbiamo già affrontato più e più volte in passato. In questi momenti, quando il mondo è in crisi e gli ebrei non sono più al sicuro là dove si trovano, viene ricordato a tutti quanto sia importante che esista una casa nazionale per gli ebrei, quanto sia importante che abbiamo lo stato d’Israele”.

Un giovane terrorista palestinese ha ferito a coltellate due agenti della polizia israeliana, domenica mattina, alla Porta dei Leoni della Città Vecchia di Gerusalemme, ed è stato mortalmente ferito dalla reazione di altri agenti presenti sul posto. Si è trattato del terzo attentato all’arma bianca nell’area di Gerusalemme in meno di una settimana. Il portavoce di Hamas, Hazem Kassem, ha celebrato l’attentato dicendo che “la città santa combatterà per espellere l’occupante e preservare la propria identità arabo-palestinese”.

Venerdì scorso l’Australia ha definito “terroristica” l’intera organizzazione islamista palestinese Hamas. Già da vent’anni l’Australia ha definito terroriste le Brigate Izz al-Din al-Qassam, ala paramilitare di Hamas. “Le ideologie di odio dei gruppi terroristici e di coloro che li supportano non hanno posto in Australia – ha affermato in una nota la ministra degli interni Karen Andrews – Le nostre leggi prendono di mira non solo gli atti terroristici e i terroristi, ma anche le organizzazioni che pianificano, finanziano e realizzano questi atti aberranti”.

Il ministro degli esteri libanese Abdallah Bou Habib ha affermato che sbarazzarsi di Hezbollah porterebbe a una guerra civile. In un’intervista del 21 febbraio alla tv LBC (Libano) citata da MEMRI, Habib ha dichiarato: “Hezbollah ha armi, giusto? Ci chiedono di mettere al bando Hezbollah, ma questo è fuori discussione perché porterebbe a una guerra civile. I libanesi non vogliono una guerra civile. A coloro che ci chiedono di finirla con Hezbollah, io dico: non possiamo. Non possiamo farlo militarmente né diplomaticamente. Abbiamo bisogno di aiuto. Abbiamo bisogno dell’aiuto delle Nazioni Unite e abbiamo bisogno dell’aiuto della regione. Dovrebbero aiutarci. Finora nessuno ci ha aiutato”.

Un centinaio di orfani ebrei sono potuti sfuggire martedì alla guerra in Ucraina grazie a una complessa operazione di salvataggio che, alla fine, li porterà al sicuro in Israele, e che ha visto impegnati diversi diplomatici e funzionari israeliani. L’operazione ha richiesto una difficile pianificazione poiché molti dei bambini, che hanno iniziato il viaggio dall’orfanotrofio Alumim della città ucraina di Zhytomyr, non avevano documenti adeguati. Inoltre, hanno dovuto percorrere lunghe distanze a piedi con temperature rigide, per poi restare bloccati nella zona di confine per sei giorni prima di poter passare ed essere portarti in autobus nella città rumena di Cluj-Napoca, in attesa dell’ultima tappa verso Israele dove dovrebbero arrivare domenica.

Bambini ebrei ucraini in viaggio dal confine verso la città rumena di Cluj-Napoca, prima di essere portati al sicuro in Israele (clicca per ingrandire)

L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica ritiene che l’Iran abbia ulteriormente aumentato le sue scorte di uranio altamente arricchito, in violazione dell’accordo del 2015 con le potenze mondiali. Nel rapporto trimestrale, citato da Reuters, l’AIEA afferma che l’Iran ha uno stock stimato di 33,2 kg di uranio arricchito al 60%, pari a un raddoppio rispetto a novembre. Per realizzare una bomba atomica occorrono circa 25 kg di uranio arricchito al 90%, e il passaggio da 60 a 90% è considerato tecnicamente semplice. L’agenzia afferma tuttavia di non poter verificare l’esatta riserva di uranio arricchito dell’Iran a causa delle limitazioni che Teheran ha imposto lo scorso anno agli ispettori Onu.

Potrebbe essere di matrice terroristica il ferimento a colpi di coltello di un israeliano sulla quarantina avvenuto giovedì mattina in un negozio nella città palestinese di Hizme. Si tratta del secondo episodio del genere a Hizme nelle ultime 24 ore, dopo il ferimento mercoledì di un altro israeliano. Giovedì pomeriggio le forze di sicurezza israeliane hanno arrestato un 20enne palestinese di Shuafat sospettato d’aver compiuto entrambe le aggressioni.

Dopo gli aerei decollati martedì, è partito giovedì da Israele un altro aereo carico di aiuti umanitari per i profughi dall’Ucraina. Le 15 tonnellate di attrezzature mediche, cibo, indumenti caldi, coperte, pannolini, latte in polvere ecc., dirette in Moldavia attraverso la Romania, sono state accompagnate da una squadra di 40 membri del personale medico e paramedico organizzato da United Hatzalah, che vanno ad affiancare un gruppo di volontari già partito all’inizio della settimana per operare in ospedali da campo che l’organizzazione di soccorso sta allestendo vicino ai confini con l’Ucraina. Israele si appresta a montare un ospedale da campo anche in Ucraina. Lo ha detto a radio Reshet Bet il ministro della salute Nitzan Horowitz, specificando che l’ospedale sarà gestito esclusivamente da civili e non dal personale medico delle Forze di Difesa israeliane: “Non abbiamo intenzione di inviare militari in Ucraina”, ha chiarito Horowitz. E ha aggiunto: “Il nostro aiuto è coordinato con il governo ucraino, lo stiamo inviando attraverso la Polonia ed è espressione della nostra solidarietà verso l’Ucraina”.

La squadra di soccorso israeliana in partenza giovedì per la Moldavia (clicca per ingrandire)

Israele è uno dei 141 paesi che hanno approvato, mercoledì, la risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che condanna l'”aggressione” della Russia all’Ucraina. Cinque paesi hanno votato contro la risoluzione (Russia, Siria, Corea del Nord, Eritrea, Bielorussia), 35 si sono astenuti (tra cui Cina, Cuba, India e Iran), mentre altri 12 erano assenti. Secondo il sito di notizie Walla, che cita funzionari americani e israeliani, su richiesta degli Stati Uniti Israele avrebbe contribuito a convincere gli Emirati Arabi Uniti a sostenere la risoluzione.

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Il primo ministro Naftali Bennett ha nuovamente parlato al telefono, mercoledì, sia con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sia con il presidente russo Vladimir Putin. “In questo momento le cose stanno andando male sul terreno – ha poi dichiarato Bennett – ma è importante capire che se i leader mondiali non agiscono rapidamente, può andare molto peggio: sto parlando di perdite indicibili di vite umane, distruzione totale dell’Ucraina, milioni di rifugiati. Ma non è troppo tardi. E’ responsabilità dei principali attori del mondo portare le due parti fuori dal campo di battaglia e al tavolo dei negoziati”.