Cosa ha insegnato la scuola palestinese al terrorista 13enne Muhammad Aliwat?

Mentre gli altri paesi della regione cercando di indirizzare i loro programmi scolastici verso l’insegnamento della convivenza e della tolleranza, Autorità Palestinese e Unrwa continuano a esaltare odio, violenza e martirio religioso

Di Marcus Sheff

Muhammad Aliwat, l'aggressore palestinese di 13 anni che venerdì sera ha teso un'imboscata e ferito gravemente un padre e figlio all'ingresso della Città di David (a Gerusalemme), ha usato il suo quaderno di scuola per lasciare un messaggio a sua madre

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Fatah esorta a compiere nuovi attentati: “e che i loro cadaveri vadano all’inferno”

Dopo la strage di fedeli ebrei davanti a una sinagoga di Gerusalemme, folle palestinesi entusiaste e un capo Fatah che si congratula e minaccia altri attentati

Ata Abu Rumeileh, segretario della sezione a Jenin di Fatah (il movimento che fa capo ad Abu Mazen), ha partecipato sabato scorso a una marcia per festeggiare l’attentato compiuto quel giorno a Gerusalemme

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Quel cliché che disumanizza (e colpevolizza) le vittime innocenti

Quando terroristi armati muoiono in uno scontro a fuoco coi militari giunti ad arrestarli e fedeli ebrei vengono assassinati davanti a una sinagoga, non c’è nessuna “spirale” di violenza: ci sono vittime e carnefici

Di Seth J. Frantzman

La strage di ebrei israeliani avvenuta venerdì sera ha suscitato la consueta ondata di condanne unita all’usuale tendenza a disumanizzare le vittime dipingendole come parte di una fantomatica "spirale di violenza"

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Il dittatore Abu Mazen e la pace che manca

"Com’è accaduto che milioni di palestinesi come me sono caduti sotto questo autocrate cleptocratico, e come potremmo riconquistare la nostra libertà?"

Di Bassem Eid

2023: un altro sconcertante diciannovesimo anno dell’interminabile mandato presidenziale di 4 anni di Abu Mazen, iniziato il 9 gennaio 2005. Sotto la sua sclerotica cleptocrazia, il governo della mia nativa Cisgiordania si è trasformato

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Solo un approccio “adulto” può disinnescare la spirale di accuse reciproche fra governo e opposizione

Riforma della giustizia: il Jerusalem Post prende posizione a favore della proposta Lapid di un comitato apolitico che elabori una soluzione equilibrata e ragionevole

Editoriale del Jerusalem Post

Sono in corso alcuni sviluppi incoraggianti riguardo alla frattura che si è aperta nella società israeliana di fronte alla precipitosa risolutezza con cui la coalizione di governo sta portando avanti una completa revisione del sistema giudiziario.

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La legge deve essere applicata allo stesso modo per ebrei e arabi

L’insediamento abusivo arabo beduino di Khan al-Ahmar deve essere demolito per ordine della Corte Suprema, e l’UE la smetta di interferire in violazione delle leggi israeliane e internazionali

Di Danny Danon

Non c'è alcun dubbio che l'insediamento beduino di Khan al-Ahmar, alla periferia est di Gerusalemme, è illegale. I suoi residenti hanno eretto abusivamente delle strutture abitative su un terreno demaniale israeliano senza permesso e nella piena consapevolezza di commettere una illegalità.

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La democrazia israeliana è in pericolo, ma non per i motivi che pensate

Il governo ha ottenuto la maggioranza con elezioni libere e corrette, ma avere la maggioranza non conferisce poteri illimitati. La vera minaccia è l’escalation dello scontro fra gli estremi e la perdita di fiducia nella capacità dello stato repubblicano di preservare unità sociale e nazionale

Di Benjamin Kerstein

Mentre scrivo queste righe, nella vicina piazza Habima di Tel Aviv si va spegnendo l’eco della manifestazione di migliaia di israeliani che si sono radunati per esprimere la loro opposizione all'attuale governo e in particolare al piano di riforma giudiziaria

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Unione Europea e Occidente stanno finalmente aprendo gli occhi sulla vera natura del regime iraniano

Solo pochi anni fa Israele appariva isolato nel denunciare le minacce di Teheran

Di Seth J. Frantzman

Fino a pochi anni fa i diplomatici iraniani venivano ricevuti coi tappeti rossi in varie località d'Europa. Javad Zarif, allora ministro degli esteri iraniano, si vantava che lui e altri rappresentanti iraniani erano "tutti Guardie Rivoluzionarie” (pasdaran).

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