10.000 fra universitari e premi Nobel di tutto il mondo contro il boicottaggio britannico anti-Israele

“Per il boicottaggio, siamo tutti accademici israeliani” dice la petizione lanciata da Scholars for Peace

image_1782“Siamo accademici, studiosi e ricercatori professionisti di diverse vedute religiose e politiche, e tutti concordiamo sul fatto che è sbagliato prendere di mira in modo selettivo gli israeliani con un boicottaggio accademico. A dimostrazione della nostra solidarietà con i colleghi dell’accademia israeliana, noi sottoscritti ci dichiariamo accademici israeliani ai fini di qualunque boicottaggio accademico. Considerandoci accademici israeliani, eviteremo di partecipare a qualunque attività dalla quale fossero esclusi gli accademici israeliani”.
È il testo di una petizione che denuncia il boicottaggio decretato lo scorso 30 maggio dalla University and College Union britannica contro il mondo accademico israeliano. In sette settimane la petizione, lanciata da Scholars for Peace in the Middle East, un’organizzazione indipendente di professori universitari americani, è stata firmata da più di diecimila accademici degli Stati Uniti e di numerosi altri paesi (Italia compresa). Lanciata dal professore di diritto di Harvard Alan Dershowitz e dal premio Nobel per la fisica Steven Weinberg, dell’Università del Texas, la petizione è stata sottoscritta fra l’altro da 32 premi Nobel e da almeno 53 rettori d’università, oltre a una quantità di presidi di facoltà, capi dipartimento e associazioni professionali, andando a coprire tutto lo spettro politico.
“Per quelli di noi che sono attivamente impegnati in programmi di costruzione della pace in Medio Oriente – dice Judea Pearl, professore di Computer Science alla University of California di Los Angeles e presidente della Fondazione Daniel Pearl – il boicottaggio decretato dal sindacato dei professori britannici è arrivato come una pugnalata alla schiena per tutti quegli sforzi in cui abbiamo investito tante energie e tante speranze. Faccio fatica a capire come i miei colleghi britannici possano stare con le mani in mano e lasciare che un gruppo di estremisti anti-coesistenza si impadronisca del loro sindacato e infanghi la loro reputazione professionale calpestando la libertà accademica, uno dei principi più sacri delle società libere”.
“La decisione del sindacato dei professori britannici di promuovere questo boicottaggio – afferma Edward Beck, presidente di Scholars for Peace in the Middle East e professore di psicologia alla Walden University di Minneapolis – costituisce un vergognoso atto anti-intellettuale, che ai discorsi oggettivi preferisce anteporre un’agenda politica faziosa stravolgendo i concetti di etica e di libertà”.
“Il boicottaggio ci dice di più sui suoi promotori che sulle sue vittime – continua Beck – Tutti coloro che credono nella libertà accademica devono prendere posizione per impedire che una minoranza di estremisti politicizzi, assuma il controllo e riesca a mettere fine al libero scambio di idee facendo in modo che ogni gruppo, sia su base religiosa che nazionale, possa essere preso di mira ed escluso. Nel promuovere questo boicottaggio, i membri del sindacato britannico di fatto separano se stessi dalla comunità accademica internazionale, e nel farlo minano profondamente la loro stessa credibilità”.
“Mai prima d’ora nella storia moderna così tanti accademici, dalle più diverse provenienze, si sono ritrovati così uniti nel condannare un’aggressione alla libertà accademica – dice Dershowitz – E poi, al di là del numero assoluto di accademici che hanno aderito al gesto di solidarietà verso i colleghi israeliani, i firmatari rappresentano la crema di molti fra i più stimati studiosi di tutto il mondo. Il loro messaggio è chiarissimo: se il sindacato britannico andrà avanti col boicottaggio contro accademici e istituti israeliani, finirà per auto-infliggere un duro colpo all’accademica britannica”.
Scholars for Peace in the Middle East spiega che intende consegnare la petizione, con la lista completa dei firmatari, alla University and College Union britannica “come espressione di sdegno per il boicottaggio”, e che continuerà a sollevare l’attenzione e la denuncia sul boicottaggio finché non verrà cancellato “ripristinando i fondamentali principi di libertà accademica nel mondo universitario britannico”.
Scholars for Peace aggiunge che monitorerà qualunque episodio di esclusione di accademici israeliani, nel caso il boicottaggio dovesse essere messo in atto, e si rifiuterà di cooperare con qualunque organismo che decidesse di metterlo in pratica.
Testo e firme della petizione sono visibili sul sito di Scholars for Peace: http://www.spme.net

(Da: Jerusalem Post, 30.07.07)

Si veda anche:
A proposito del boicottaggio britannico

http://www.israele.net/sections.php?id_article=1733&ion_cat=