Documenti Usa diffusi da WikiLeaks: i missili Hezbollah possono raggiungere Tel Aviv

Washington ammonì direttamente la Siria per la fornitura di missili a lunga gittata ai terroristi libanesi.

image_3004La diplomazia americana si dà un gran daffare per cercare di impedire che armamenti sofisticati raggiungano i luoghi più caldi del mondo, ma i dispacci diffusi da WikiLeaks e ripresi dal New York Times rivelano quanto sia arduo tale obiettivo soprattutto riguardo a paesi come Iran, Siria e Corea del Nord. Da un dispaccio americano risulta addirittura che il presidente siriano Bashar al-Assad venne direttamente ammonito da Washington per le forniture ai terroristi libanesi filo-iraniani Hezbollah di “missili balistici d’avanguardia e altri armamenti” soltanto una settimana dopo che Assad aveva negato d’averlo mai fatto.
“Siamo preoccupati – scriveva il segretario di stato Usa Hillary Clinton in un dispaccio diplomatico del febbraio 2010 classificato come “segreto” – per la fornitura siriana a Hezbollah di armamenti sempre più sofisticati. Nei nostri incontri della scorsa settimana ci è stato detto che la Siria non sta trasferendo nessun ‘nuovo’ missile ai libanesi Hezbollah. Ma siamo al corrente – continuava la Clinton – degli attuali sforzi siriani volti a fornire missili balistici a Hezbollah”, fra cui missili del tipo Scud-D, basati su tecnologia nordcoreana. Aggiungeva il segretario di stato: “Devo sottolineare che tale attività suscita profonda preoccupazione nel mio governo e vi mettiamo in guardia con forza contro questa grave escalation”.
Nell’incontro precedente, gli Stati Uniti avevano espresso il timore che a Hezbollah fossero stati forniti missili del tipo Fateh-110, capaci di raggiungere gran parte di Israele, compresa Tel Aviv, a partire dal Libano. Pochi giorni fa un funzionario governativo americano ha confermato al New York Times che si tratta di missili molto precisi e particolarmente pericolosi. Un alto funzionario del ministero degli esteri siriano respinge l’accusa, ma a nove mesi di distanza, scrive il New York Times citando fonti del Pentagono, il flusso di armi è “incontrollato”.
Stando ai dispacci pubblicati dal New York Times, la diplomazia Usa ha anche ripetutamente espresso il timore che il gruppo terrorista palestinese Hamas ricevesse armamenti dall’Iran grazie a grandi aerei cargo gestiti dalla sudanese Badr Airlines, per poi seguire su convogli di camion via terra. Nonostante il Sudan insistesse che il carico era di macchinari agricoli, Washington chiese ad altri paesi della regione di negare i diritti di sorvolo, cosa che lo Yemen si rifiutò di fare, stando a un dispaccio Usa del febbraio 2009. Successivamente risulta che almeno due grandi convogli di camion carichi di armi siano stati bombardati in territorio sudanese da aerei non identificati.
In un altro dispaccio dell’aprile 2009 l’Egitto accusava l’Iran di fornire 25 milioni di dollari al mese a Hamas e collegava Tehran a una cellula Hezbollah dedicata al traffico di armi.
Ma la preoccupazione principale di Washington sembrano essere Siria e Hezbollah. “Il deciso sostegno siriano allo sviluppo militare di Hezbollah – dice un dispaccio inviato nel novembre 2009 dallo staff diplomatico Usa a Damasco – e in particolare la costante fornitura di razzi a lunga gittata e l’introduzione di missili guidati, può alterare l’equilibrio militare e produrre uno scenario significativamente più distruttivo di quello della guerra del luglio-agosto 2006”.
Altri dispacci del luglio 2009 rivelano che la Corea del Nord ha fornito tecnologia missilistica all’Iran e alla Siria, e ha sostenuto Hamas e Hezbollah utilizzando banche cinesi “come principale punto d’accesso al sistema finanziario internazionale”.
Il segretario di stato Hillary Clinton ha scritto anche al vice ministro degli esteri siriano Faisal al-Miqdad dicendosi “preoccupata del fatto che Hezbollah sta ancora progettando un’operazione per vendicare la morte di Imad Mughniyeh” (il capo terrorista ucciso in un attentato a Damasco nel febbraio 2008). Aggiungeva tuttavia che, mentre Hezbollah si prefigge “un rilancio del conflitto del 2006 (con Israele), ciò non sembra rispondere agli interessi della Siria”. La Clinton avvertiva che “sia Iran che Hezbollah hanno interessi che non corrispondono agli interessi strategici siriani”, e che “il supporto operativo a Hezbollah da parte della Siria costituisce un calcolo strategico sbagliato”.
Il giorno successivo il segretario di stato americano dava disposizione ai suoi diplomatici di sollevare la questione dei trasferimenti di armi siriane a Hezbollah nelle varie capitali arabe, a partire da Arabia Saudita, Giordania e Qatar. Discuteva inoltre di queste sue preoccupazioni con Gran Bretagna, Francia e Turchia, tutti paesi che, si legge, “si sono impegnati a sollevare queste preoccupazioni con i loro interlocutori siriani”.
“La dirigenza siriana – spiegava la Clinton nel suo dispaccio – vede il sostegno militare a Hezbollah come parte integrante del sistema di sicurezza siriano e come merce di scambio nelle trattative con Israele per la restituzione delle alture del Golan, oltre che un possibile ‘bastone’ per portare gli israeliani al tavolo negoziale”.
Secondo fonti del Pentagono citate dal New York Times, l’arsenale di Hezbollah comprenderebbe oggi circa 50.000 razzi e missili, compresa una quarantina o una cinquantina di missili Fateh-110, e una decina di missili Scud-D. “Un Hezbollah nuovamente rafforzato suscita il timore che un suo eventuale futuro conflitto con Israele possa erompere in una guerra aperta regionale”, concludono i dispacci americani.

(Da: Jerusalem Post, YnetNews, 7.11.10)

Nella foto in alto: un missile Fateh-110

Si veda anche:

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“Francop? Quale Francop?”

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