Dove il fanatico squilibrato è la regola (e dipende dai governi)

Purtroppo nei paesi del Medio Oriente le manifestazioni di odio razzista sono sistematiche e spesso istituzionali.

Di Barry Rubin

image_2933La notizia che uno squilibrato ministro di culto di una chiesa incredibilmente piccola in Florida intendeva bruciare delle copie del Corano è diventata un evento globale. Il progetto del tizio è stato condannato praticamente da tutti, anche se qualcuno ha tenuto a precisare che, sul piano strettamente costituzionale, ne avrebbe avuto il diritto. Diverse le ragioni – tutte evidenti – per queste critiche universali, che in sostanza si riconducono a due: si trattava di un insulto a una religione, totalmente fuori luogo in una società che si vuole tollerante; e poi un tale gesto avrebbe messo in pericolo cittadini americani e gli obiettivi di politica estera degli Stati Uniti, spingendo altri musulmani alla violenza.
Un sacco di americani giudiziosi e di buon cuore si sono sentiti personalmente in colpa. Del tutto a sproposito, bisognerebbe aggiungere. Ho sentito un giovane dire: “Com’è che sento l’impulso di avvicinare i musulmani per la strada e salutarli in pace, mostrando loro che gli americani non sono tutti fanatici razzisti? Che ne è stato del mio bel paese? Il giorno in cui degli americani iniziano a bruciare il Corano è il giorno della vittoria di Osama bin Laden”. Sì, è questo il frutto di anni di persuasione al senso di colpa: la più piccola macchia sulla società occidentale, o su Israele, è la dimostrazione che essi sono il male, mentre bubboni grandi come elefanti in altri paesi vengono tranquillamente ignorati.
Eppure, non si dovrebbe definire un paese in base ai suoi individui più estremisti ed isolati. I musulmani si convincono che tutti gli americani sono fanatici razzisti solo se gli vengono raccontate un sacco di bugie sul conto dell’America. E per gli americani sarebbe da sciocchi credere ad un’assurdità così fuori misura. In realtà al giorno d’oggi, in fatto di tolleranza, la società americana può vincere con facilità qualunque confronto con il resto del mondo. D’altro canto, un sacco di americani fanno a gara col resto del mondo su chi è più anti-americano.
Ciò che non viene mai fatto notare è che l’equivalente del gesto minacciato dal reverendo in Florida avviene praticamente ogni giorno in decine di luoghi un po’ in tutto il Medio Oriente e nel mondo a maggioranza islamica, e non per mano di singoli svitati senza alcun seguito, bensì ad opera di personaggi influenti della politica e della religione, o di mass-media che godono di enorme seguito. Ogni giorno vengono riversate dosi massicce di menzogne, allo scopo di fomentare la gente a odiare l’occidente. Ogni giorno vi sono buddisti, cristiani, indù ed ebrei che subiscono persecuzioni e a volte vengono fisicamente cacciati da paesi a maggioranza musulmana, senza che nessuno nel potente establishment occidentale se ne accorga, e men che meno protesti.
Purtroppo è vero che le regioni del mondo a maggioranza musulmana stanno al fanatismo razzista come l’Arabia Saudita sta al petrolio, e Hollywood sta al cinema. Avevo pensato di inserire qui qualche esempio specifico, ma i casi sono talmente tanti che preferisco rinviare il lettore alla consultazione di siti [in inglese] come MEMRI, Palestinian Media Watch, Foreign Broadcast Information Service, Survey of World Broadcasts, o all’edizione in inglese dei giornali arabi.
A proposito, secondo dati dell’FBI relativi al 2008, negli Stati Uniti si sono registrati dieci volte più manifestazioni di antisemitismo (per l’esattezza 1.013) che di pregiudizio anti-islamico (105). E quante sono state le manifestazioni di odio anti-cristiano, nel 2008, negli Stati Uniti? Solo quattro meno di quelle anti-musulmane (101). Ma non si dimentichi che negli Stati Uniti, in Europa e in Israele i comportamenti fanatici sono opera di soggetti privati: trasmissioni radio, pastori cristiani o singoli cittadini che agiscono in nome e per conto proprio, a fronte – su questi temi – di una disapprovazione politica e sociale del 99%. Quando invece calunnia, istigazione e odio religioso, nazionale, etnico o di altro genere si verificano in Medio Oriente, sono quasi sempre il frutto di atti dei governi, o approvati dai governi. Coloro che lo fanno sono spesso sul libro paga dei governi, hanno accesso a istituzioni controllate dallo stato e vengono ricompensati per ciò che fanno e dicono. A differenza della disapprovazione al 99% che impera in occidente per azioni e parole “di odio”, nel Medio Oriente a maggioranza islamica praticamente nessuno osa levare la voce contro questi comportamenti, ad eccezione di un minuscolo gruppo di moderati (spesso perseguitati).
Non è tutto. Per quante condanne, atti di contrizione e atti di tolleranza abbiano luogo in occidente, per quante moschee vengano costruite o restaurate con i soldi dei contribuenti americani (spesso in paesi dove sarebbe impossibile costruire una chiesa), per quante volte il segretario di stato Usa dica “il santo Corano” anziché semplicemente “il Corano”, e per quanto le parole “islam” e “islamismo” restino tenacemente bandite dai documenti governativi americani, tutti questi sforzi non avranno praticamente alcun impatto sull’opinione pubblica in Medio Oriente. Perché? Perché, da un lato, l’attitudine della gente è stata accuratamente preparata a rifiutarsi di credere e ad essere ostile; e dall’altro perché ben pochi di loro sentiranno mai parlare di questi sforzi, giacché i loro mass-media semplicemente non li riportano.
Tutto questo giustifica la presenza in occidente di estremisti fanatici o del rogo del Corano? Naturalmente no. Ma c’è qualcos’altro che tutto questo non giustifica: rifiutarsi di riportare, analizzare e condannare ciò che avviene quotidianamente nei paesi a maggioranza islamica, per di più con il sostegno del pubblico e l’approvazione ufficiale.
Quali sono i motivi di tale rifiuto? In breve: la paura che dire la verità scateni “l’ira dei musulmani”; la convinzione che si abbia il diritto di criticare solo il proprio paese (o i propri alleati) e la propria religione, ma che esercitare un razionale spirito critico nel discutere i paesi o le religioni altrui sia in qualche modo “razzista”; il panico all’idea che dare informazioni sul fanatismo e l’estremismo di milioni di altri incoraggi qualche oscuro pastore in Florida con solo cinquanta seguaci a bruciare una copia del Corano. Ma questa paralisi non è come le democrazie dovrebbero funzionare: non è così che la gente può proteggere le propria libertà e il proprio modello di società e di vita.

(Da: Jerusalem Post, 13.9.10)

Nelle foto in alto: altri “roghi” sempre all’ordine del giorno nei paesi mediorientali a maggioranza islamica. Nessuna offesa, nessuno sdegno?

Si veda anche:

“Sì, sono antisemita”

http://www.israele.net/articolo,2382.htm

Rapporto sull’antisemitismo nel mondo arabo-islamico

http://www.israele.net/articolo,2087.htm