Luci e ombre in prospettiva

Tehran teme l’isolamento internazionale, ma continua a lavorare alla Bomba

di Ron Ben-Yishai 2/2

image_2704La situazione non è totalmente fosca nemmeno sul fronte Iran. È vero che, nel corso dell’ultimo anno, gli ayatollah di Tehran hanno continuato ad arricchire uranio e a sviluppare armi nucleari, mentre gli sforzi dell’occidente per avviare un dialogo sono andati a sbattere contro un muro, almeno per il momento. È anche vero, tuttavia, che si intravede qualche raggio di luce. La cosa più notevole è che la comunità internazionale, sotto la leadership dell’America, oggi riconosce il pericolo che l’Iran pone alla pace nel mondo, e se ne sta occupando con relativa energia e determinazione. Un altro raggio di speranza ha a che fare con la crescente frattura all’interno del regime degli ayatollah, e tra il regime e la gioventù iraniana. Questa tendenza potrebbe persino portare alla caduta del regime nel giro di qualche anno. Infine, si è avuta chiara dimostrazione che le pressioni internazionali hanno effetto. In effetti l’Iran potrebbe già produrre, nell’arco di pochi mesi, abbastanza materiale nucleare per una bomba; ma la dirigenza di Tehran rinvia la decisione per timore della reazione internazionale. A differenza della Corea del Nord, l’Iran è assai vulnerabile alle sanzioni economiche e teme un isolamento internazionale che potrebbe minare il regime dall’interno.
La situazione relativamente buona della sicurezza di cui Israele gode su tutti i fronti non è probabilmente destinata a durare per sempre: sarebbe già un grande successo riuscire a prolungarla per altri due o tre anni. Per sua natura la deterrenza, col tempo, si erode e tende a svanire. Sappiamo inoltre che gli intransigenti del cosiddetto “asse della resistenza” – Iran, Siria, Hezbollah, Hamas – stanno rapidamente espandendo la loro forza militare, raccogliendo anche informazioni di intelligence in preparazione del prossimo round.
Segnali inquietanti si possono intravedere anche in Cisgiordania. Lo stallo diplomatico e i conflitti interni palestinesi potrebbero innescare una nuova intifada. L’isolamento di Israele sulla scena internazionale e il rapporto Goldstone potrebbero invogliare anche i palestinesi moderati come Mahmoud Abbas (Abu Mazen) a tentare la sorte aizzando gli attivisti sul terreno. A prima vista l’inizio di questa nuova intifada potrebbe anche non essere violento, per far aumentare le pressioni su Israele. Più avanti, però, diventerebbe violenta e potrebbe anche andare fuori controllo.
Sulla distanza, infine, si vede crescere la minaccia della nuclearizzazione iraniana, una mossa che verrebbe imitata da altri stati della regione. E così alla fine Israele potrebbe trovarsi davvero costretto a bloccare questo processo, che metterebbe a repentaglio la sua stessa esistenza, attaccando direttamente gli impianti nucleari iraniani.
(fine seconda e ultima parte)

(Da: YnetNews, 21.12.09)

Nella foto in alto: un’immagine diffusa dall’agenzia iraniana ISNA del test di lancio, in dicembre, dell’ultima versione del missile iraniano a medio raggio Sejil 2

Parte 2/2. Per la prima parte di questo articolo vedi:
I frutti delle guerre contro Hezbollah e Hamas

http://www.israele.net/articolo,2702.htm

Si veda anche: