Quel che conta è l’elettorato israeliano

Israele manda in scena lo spettacolo della democrazia.

Alcuni commenti dalla stampa israeliana

image_3561Scrive Sima Kadmon, su Yediot Aharonot: «Certamente c’è motivo di chiedersi a che pro tutto questo: perché tenere elezioni anticipate se il prossimo governo sarà del tutto simile a quello attuale? […] Ma non ci si inganni. Chiunque pensi che questa campagna elettorale sarà inutile e che il suo risultato è già noto in anticipo, farebbe meglio a ripensarci. Grandi sorprese ci attendono, dai possibili candidati che è probabile dichiarino la loro candidatura nei prossimi giorni o settimane, a strane e variegate coalizioni che potrebbero dare forma al prossimo governo».
(Da: Yediot Aharonot, 10.10.12)

Scrive Ben Caspit, su Ma’ariv. «Non si presti attenzione a trucchi retorici: non è la legge di bilancio, non è Romney vs. Obama, non è nemmeno l’Iran. È Ehud Olmert ciò che sta spingendo Netanyahu alle urne a velocità quasi frenetica. […] Il primo ministro sa bene che l’unico in grado di competere testa e testa con lui e di dargli battaglia veramente è l’ex primo ministro Olmert: per questo vuole anticipare l’eventuale ritorno di Olmert, cogliere impreparati gli avversari e appropriarsi di un altro mandato prima che sia troppo tardi».
(Da: Ma’ariv, 10.10.12)

Scrive Mati Tuchfeld, su Yisrael Hayom: «Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu vuole sottrarre al centro-sinistra, attualmente diviso, il tempo di organizzarsi. […] La campagna elettorale inizia senza un chiaro ordine del giorno. Dopo le proteste sociali, le lacerazioni laici-religiosi e la questione Iran, non è chiaro in quale direzione vada tutto questo, ma è chiarissimo da che parte cercheranno tutti di tirare: il Likud, Kadima, l’Ha’atzmaut di Ehud Barak e Yisrael Beiteinu di Avigdor Lieberman si faranno paladini delle questioni diplomatiche e di sicurezza; Laburisti, Yesh Atid di Yair Lapid e lo Shas daranno battaglia sulle questioni socio-economiche. La campagna elettorale è già iniziata: terminata la stagione delle festività ebraiche, lo spettacolo migliore in cartellone».
(Da: Yisrael Hayom, 10.10.12)

Scrive Herb Keinon, su Jerusalem Post: «La decisione di Netanyahu di indire elezioni anticipate dovrebbe indurre a rileggere la storia recente. E per storia recente non intendo gli ultimi quattro anni, ma le ultime quattro settimane. Bisogna rivedere tutto quel che si è detto sui suoi discorsi delle linee rosse all’Iran e sulle sue polemiche con gli Stati Uniti. La convinzione comune, tanto diffusa fra gli opinionisti sia in Israele che all’estero, era che Netanyahu stesse creando apposta una crisi diplomatica con amministrazione di Washington a due mesi dalle elezioni americane. Molti hanno sostenuto che Netanyahu, quando parlava di linee rosse e criticava Washington per non averle imposte all’Iran, cercava solo di interferire nelle elezioni americane e farle pendere a favore del candidato repubblicano Mitt Romney. Errore. Le dichiarazioni di Netanyahu non erano rivolte all’elettorato degli Stati Uniti, ma a quello di Israele. Non ci vuole una laurea in scienze politiche per capire che sarebbe un grosso rischio puntare tutto su Romney, che potrebbe anche perdere. Quel che stava facendo Netanyahu non era indebolire la posizione di Barack Obama, quanto piuttosto rafforzare la propria posizione come indiscusso leader d’Israele. […] Netanyahu ritiene che quello che il paese vuole, e rispetta, sia un leader capace di affrontare a testa alta il mondo e, sì, anche il presidente degli Stati Uniti. Mentre molti suoi critici lo prendevano in giro per il suo scenografico discorso alle Nazioni Unite di due settimane fa, in Israele quel discorso è piaciuto: ecco là il leader di Israele che, in inglese perfetto, fa lezione al mondo battendosi per l’inalienabile diritto di Israele a difendersi e traccia con chiarezza il punto oltre il quale vi sarebbe una reazione militare. La domanda, qui, non è se il discorso e la vignetta della bomba siano piaciuti a questo o quell’editorialista di Ha’artez o di Yediot Aharonot. La domanda è come sono stati presi dall’israeliano della strada. E a giudicare da riscontri aneddotici e conversazioni casuali, all’israeliano della strada sono piaciuti discorso e vignetta. Ovviamente i riscontri aneddotici e le conversazioni casuali non sono scientifici, ma i sondaggi lo sono, o si suppone che lo siano, e nei sondaggi Netanyahu non è stato danneggiato, anzi è stato avvantaggiato dai discorsi sull’Iran e dalla determinazione a battibeccare persino con gli Usa su tale questione. […] Vi sono poi coloro che vedono tutto attraverso il prisma dell’incombente raid sugli impianti iraniani, per cui adesso vedranno paralleli con l’attacco del 1981 sul reattore iracheno, nel senso che esso ebbe luogo giusto tre mesi prima delle elezioni che videro il Likud di Menachem Begin battere per la seconda volta i laburisti guidati dall’attuale presidente Shimon Peres. Certamente, diranno, Netanyahu lancerà l’attacco per migliorare le sue chance elettorali. Ma sono gli stessi che per mesi e mesi hanno detto che Ehud Barak avrebbe lanciato l’attacco per migliorare le sue prospettive politiche, eppure l’attacco non c’è stato. Gli stessi che lo scorso maggio – quando sembrava che si andasse ad elezioni anticipate – hanno detto che ciò avveniva per aprire la strada all’attacco e poi, quando Netanyahu ha creato la (effimera) coalizione con Kadima, hanno detto che lo faceva solo per rendere più facile il raid. E quando la coalizione con Kadima si è rotta, naturalmente hanno detto che era solo per spianare la strada all’attacco. Tutto dipende dal raid sull’Iran,secondo questo argomento che viene usato da mesi, se non da anni. Esattamente come tutte le chiacchiere su Netanyahu che interferisce o meno con la campagna elettorale americana presuppongono che tutto dipenda dalle elezioni negli Stati Uniti. Non è così. Quel che conta, e che conterà nelle prossime dodici settimane o giù di lì, è l’elettorato israeliano.
(Da: Jerusalem Post, 10.10.12)

Si veda:

La Bomba iraniana spiegata ai negati. Persino Le Monde ha riconosciuto la semplice efficacia del discorso di Netanyahu all’Onu

http://www.israele.net/articolo,3553.htm