Quella nave, simbolo del fallimento della libertà in Libano

Beirut fermi la nave di donne Mariam, messa al servizio degli interessi di Hezbollah, Siria e Hamas.

Editoriale del Jerusalem Post

image_2876Samar Alhaj, avvocato e donna attivista legata a Hezbollah, propone di trasformare le donne “nella nuova arma segreta” contro Israele. Ecco perché, dice Alhaj, la nave Mariam – così chiamata dal nome della Vergine Maria – che vorrebbe salpare dal Libano allo scopo di forzare il blocco anti-Hamas su Gaza, ospita a bordo soltanto donne. “Siamo tutte donne, per non dare al predatore nemico [Israele] il pretesto di usare le armi contro la nave – ha spiegato Alhaj ad un’emittente radio israeliana in lingua araba un paio di settimane fa – L’entità sionista [Israele] verrà sconfitta dalle donne giunte a bordo di questa nave”.
Unite dal loro comune odio per Israele, donne sunnite sciite e cristiane dal Libano, dagli Stati Uniti, dalla Francia, dalla Gran Bretagna, dal Giappone, dal Kuwait e dall’Egitto sperano di tradursi in una sfida particolarmente scabrosa per le marina militare israeliana, prevalentemente maschile, che dovrà fare i conti in mare aperto con una nave gremita solo di “gentil sesso”, determinata ad aprirsi la via verso la striscia di Gaza controllata dai terroristi golpisti di Hamas. Alhaj e le sue compagne sanno bene che anche un solo filmato di un qualunque brusco contatto fisico fra i soldati israeliani e queste donne anti-israeliane procurerebbe un’ulteriore, enorme danno d’immagine alla già malmessa immagine d’Israele.
Sebbene abbia in apparenza le stimmate di un impresa femminista, nulla potrebbe essere più lontano di questa iniziativa dagli ideali egualitari del femminismo. Secondo il Guardian, gli organizzatori – fra i quali Hezbollah – hanno rifiutato la richiesta di adesione da parte di Haifa Wehbe, una popolare cantante nonché ex concorrente a Miss Libano. La “nudità, la degradazione e l’abbigliamento indecente” della Wehbe, ha spiegato una fonte di Hezbollah, avrebbero “leso la reputazione di tutte le altre donne arabe ed europee a bordo” della Mariam. Per chi non ha familiarità con la cultura dei delitti d’onore e del velo che copre il volto della donna, non è immediatamente chiaro come la partecipazione della Wehbe avrebbe potuto danneggiare la reputazione delle sue compagne di crociera. Ma a quanto pare, per Hezbollah, persino il dare addosso a Israele deve cedere il passo a fronte della misoginia dell’estremismo religioso.
Forse il bando della Wehbe ha anche qualcosa a che fare con la principale canzone del suo album di successo Baddi Eesh (“Voglio vivere”), pubblicata dopo l’assassinio dell’ex primo ministro libanese Rafik Hariri nel 2005: una canzone che parla della “libertà come del più fondamentale dei diritti umani”, come si legge in una spiegazione diffusa on-line. La canzone della Wehbe dava voce alle speranze delle centinaia di migliaia (forse più di un milione) di libanesi che scesero allora nelle strade per protestare contro il cappio siriano stretto sul loro paese dalle forze di sicurezza di Damasco e dai miliziani Hezbollah, gli scagnozzi libanesi dell’Iran. Conosciuta in tutto il mondo come la Rivoluzione dei Cedri, quella spontanea rivolta di base portò alle dimissioni del governo filo-siriano di Omar Karami e all’effettivo ritiro dal Libano delle forze militari siriane nell’aprile 2005, appena due mesi dopo l’assassinio di Hariri, perpetrato – si diceva – proprio dalla Siria. Per un breve periodo sembrò che il Libano potesse essere il primo paese arabo in Medio Oriente ad abbracciare la democrazia liberale.
Ma la liberà dall’ingerenza siriana era destinata ad avere corta durata. Sulla scorta della seconda guerra in Libano (estate 2006), Hezbollah ha riaffermato il suo controllo. La Wehbe, nella migliore tradizione politica libanese del saper quando cambiare prontamente fronte, ha pubblicamente lodato Hezbollah (che aveva provocato quella guerra) per aver difeso il Libano dall’“aggressione” israeliana.
Certo non sorprende che Samar Alhaj, quella che vuole sfruttare cinicamente la “vulnerabilità” femminile per delegittimare Israele, abbia legami con Hezbollah. Suo marito era uno dei quattro personaggi di alto rango militari che vennero arrestati con l’accusa di coinvolgimento nell’assassinio di Hariri. Dopo quattro anni di detenzione, è stato scarcerato per mancanza di prove. Il 22 maggio scorso, i coniugi Alhajs hanno incontrato il capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah, quello che recentemente ha fatto appello ai libanesi perché forzino il blocco israeliano anti-Hamas inviando convogli di navi nella striscia di Gaza.
Il Libano può ancora impedire alla Mariam di tentare di forzare il blocco anti-Hamas. La speranza è che i dirigenti libanesi tornino in sé e fermino la nave, e che la sola idea di mettere una nave di donne al servizio degli interessi di Hezbollah, della Siria e di Hamas resti agli atti semplicemente come un ulteriore sintomo del fallimento della Rivoluzione dei Cedri.

(Da: Jerusalem Post, 20.6.10)

Nelle foto in alto: Samar Alhaj, attivista libanese legata a Hezbollah, e (sotto) la popolare cantante libanese Haifa Wehbe

Si veda anche:

Hamas: Usiamo donne e bambini come scudi umani

http://www.israele.net/articolo,2050.htm