Riportare la Giordania nell’equazione della pace

I legami fra le due sponde del Giordano devono contribuire alla soluzione della questione palestinese.

Da un articolo di Guy Bechor

image_2896Di quanti stati palestinesi abbiamo bisogno? I palestinesi hanno davvero bisogno di tutti questi frammenti di stato palestinese? Uno stato indipendente esiste già nella striscia di Gaza; i palestinesi chiedono uno stato in Giudea e Samaria (Cisgiordania); nel profondo del loro cuore considerano Israele uno stato palestinese (sebbene per il momento a maggioranza ebraica); l’80% dei cittadini di Giordania è costituito da palestinesi, ed è esistito uno stato palestinese de facto anche nel Libano meridionale, finché nel 1982 le Forze di Difesa israeliane non lo sbaragliarono.
La cosa assurda è che, in questo momento, tutto intero questo fardello palestinese ricade sulle spalle del piccolo Israele. Curiosamente anche Israele lo ha accettato, sebbene proprio lì al suo fianco vi sia un vasto paese che è in gran parte vuoto, e che ha l’80% della popolazione palestinese, e che ha pure una regina palestinese i cui figli (ed eredi al trono) sono mezzo palestinesi. La Giordania invoca la creazione di uno stato palestinese a spese di Israele, ma non è disposta a contribuire in nessuna misura alla soluzione del problema palestinese. Questa assurdità deve finire al più presto, e il mondo arriverà a capirlo dal momento che il minuscolo frammento palestinese in Giudea e Samaria finirà con l’esplodere a spese anche della Giordania: quello staterello palestinese, infatti, non potrebbe realisticamente reggersi. La nascita di un frammento di stato palestinese in Giudea e Samaria (Cisgiordania) è certamente possibile, solo che tale stato si trasformerebbe subito in una fonte di guai, senza costituire affatto una soluzione a lungo termine.
Fino al 1967 la Giordania controllava sia la Cisgiordania che la Transgiordania, per cui Giudea e Samaria facevano parte del Regno Hashemita. La Giordania accordò carta d’identità e passaporto giordani ai palestinesi che vivevano sulla sponda ovest del Giordano esattamente come li aveva accordati ai palestinesi che vivevano sulla sponda est del Giordano, vale a dire alla stragrande maggioranza dei suoi cittadini: sia i palestinesi di Cisgiordania che quelli di Transgiordania erano cittadini giordani.
Dunque, come ha fatto la Giordania a scaricare tutto il problema palestinese su Israele? E come hanno fatto tutti quanti a dimenticare il carattere palestinese della Giordania, e il fatto che essa ha governato la Cisgiordania sotto ogni punto di vista fino alla guerra dei sei giorni del ’67? Non è un caso se Israele ha accettato di riconoscere alla Giordania un ruolo nella gestione dei Luoghi Santi di Gerusalemme, nel quadro del trattato di pace fra i due paesi (1994) alla luce del fatto che la Giordania ha effettivamente governato sulla Cisgiordania fino al 1967, e che quel governo è continuato in vari modi fino al 1988 (non si dimentichi che fino ad allora Amman aveva continuato a pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici nella Cisgiordania sotto controllo israeliano).
È giunta l’ora di rinverdire questo passato non poi così distante. Da adesso in avanti, in qualunque negoziato Israele dovrebbe chiedere che anche la Transgiorania – vale a dire, la Giordania – entri a far parte della soluzione: può prendere la forma di una confederazione, di accordi di cooperazione, di confini aperti, di amministrazioni congiunte, o di qualche altro genere di aggregazione. Ma è chiaro che il piccolo e sovrappopolato Israele non può più accettare che vengano previste soluzioni solo ed esclusivamente a sue spese. Persino gli egiziani, che non hanno connessioni dirette col problema palestinese, hanno accettato di dare una mano nel cercare di risolvere il problema di Gaza: dunque, com’è possibile che la Giordania si chiami completamente fuori e non sia disposta ad aiutare i suoi fratelli (in realtà, concittadini)?
L’assurdo è che, invece, la Giordania è tutta presa nell’istigare contro Israele e i suoi leader. In una recente intervista, il re di Giordania ha detto che lo status di Israele è simile a quello della Corea del Nord e che dovrebbe essere punito: come se avesse dimenticato il trattato di pace far i due paesi. In questo contesto, la Giordania non perde occasione per chiedere a gran voce uno stato palestinese, come se ciò avesse lo scopo di castigare Israele.
Ebbene, è giunta l’ora di ricordare alla Giordania, ai leader israeliani e in sostanza al mondo intero che anche la Giordania assolve un ruolo centrale nel problema palestinese: un ruolo che è assai più grande, più profondo e storicamente radicato di quello dello stato d’Israele. Sarebbe davvero ora di porre fine a questa situazione assurda.

(Da: YnetNews, 15.7.10)

DOCUMENTAZIONE

“La Palestina e la Giordania sono una cosa sola”.
re Abdullah di Giordania, 1948

“La Palestina è la Giordania e la Giordania è la Palestina: c’è una sola terra, con una sola storia e uno stesso destino”.
principe Hassan di Giordania, 1970

“Deve esserci un legame, giacché giordani e palestinesi sono considerati dall’Olp un solo popolo”.
Farouk Kaddoumi, capo del Dipartimento politico dell’Olp, 1977

“I palestinesi e i giordani non appartengono a nazionalità diverse: hanno lo stesso passaporto giordano, sono arabi e hanno la stessa cultura giordana”.
primo ministro giordano Abdul Hamid Sharif, 1980

“La verità è che Giordania è Palestina, e Palestina è Giordania”.
re Hussein di Giordania, 1981

Nell’immagine in alto: Come il Regno Hashemita di Giordania rappresentava se stesso su un francobollo celebrativo del 1964, quando Israele esisteva già da 16 anni, la Cisgiordania era sotto controllo giordano e la striscia di Gaza sotto controllo egiziano.

Si veda anche:

Responsabilizzare la Giordania

http://www.israele.net/articolo,2743.htm

Tornare all’opzione giordana

http://www.israele.net/articolo,2496.htm

La soluzione “due stati” non è un tabù indiscutibile

http://www.israele.net/articolo,2431.htm