Se Israele scompare dalle mappe del centro studi sul MO della London School of Economics

La prestigiosa università britannica costretta a scusarsi per la “svista”.

image_3030Una prestigiosa università britannica ha dovuto scusarsi, lo scorso 23 dicembre, per aver utilizzato una mappa del Medio Oriente in cui non compare Israele per illustrare un articolo su una sua pubblicazione.
La rivista degli ex alunni della London School of Economics, “LSE Connect”, ha pubblicato un pezzo relativo al nuovo Centro di ricerche sul Medio Oriente accompagnandolo con una mappa della regione su cui compaiono Beirut e la striscia di Gaza, ma non lo stato di Israele.
L’articolo dice che la creazione del centro è stata resa possibile grazie al sostegno di due organizzazioni basate negli Emirati Arabi Uniti – la Emirates Foundation for Philanthropy e l’Aman Trust – che hanno contribuito per 9,2 milioni di sterline (più di 11 milioni di euro).
“Sono indignato per il fatto che un istituto universitario di punta possa contraffare in questo modo – afferma un ex studente dell’università in una lettera al direttore della pubblicazione – È davvero necessario ricorrere a questo genere di raggiri per rabbonire i donatori arabi? La London School of Economics non ha dunque più alcuna integrità accademica? Mi vergogno di definirmi un laureato in questa università”.
In un comunicato, la London School of Economics si scusa per l’errore sostenendo che si è trattato di un mancato controllo editoriale, e che la mappa non sarebbe attribuibile al nuovo centro studi sul Medio Oriente. “Per illustrare l’articolo – dice il comunicato – abbiamo usato una piccola immagine d’archivio di una mappa della regione senza renderci conto che Israele non era esplicitamente indicato. Sfortunatamente la svista non è stata individuata in fase di controllo. Ci scusiamo per ogni offesa arrecata, abbiamo rimosso la mappa dalla versione on-line e pubblicheremo delle scuse per l’errore nel prossimo numero a stampa”.
Il nuovo Centro di ricerche sul Medio Oriente, sotto la guida del suo direttore inaugurale Fawaz Gerges e di altri eminenti studiosi della London School of Economics, dichiara di voler “ingaggiare intellettuali ed esperti professionisti per analizzare e riferire in fatto di cultura, economia e politica del Medio Oriente”. “Il Centro – afferma il suo mandato – contribuirà a formare una nuova generazione di specialisti provenienti dall’interno della regione e dal resto del mondo. Nel corso della loro carriera, essi provvederanno analisi equilibrate e documentate sulle nazioni del Medio Oriente, e sul posto occupato dal Medio Oriente nella comunità internazionale”.
Uno dei quattro membri della équipe di gestione del nuovo centro è Martha Mundy, del dipartimento di antropologia della London School of Economics. All’inizio dello scorso dicembre, la professoressa Mundy ha presieduto una manifestazione studentesca insieme ad Abdel Bari Atwan, direttore del quotidiano pan-arabo edito a Londra Al-Quds Al-Arabi, il quale ha affermato che ballerebbe dalla gioia in Trafalgar Square se l’Iran bombardasse Israele. Durante l’evento, sul quale la polizia britannica sta indagando per accuse di antisemitismo, Atwan ha insinuato l’esistenza di una potente “lobby ebraica” e ha sostenuto le attività dei gruppi terroristici Hamas e Hizbullah.
Un altro membro dello staff di gestione del nuovo centro, John Chalcraft, del dipartimento di governo della London School of Economics, è noto per essere un acceso sostenitore delle sanzioni contro Israele e di un boicottaggio totale contro lo stato ebraico. Chalcraft descrive Israele come “uno stato da apartheid, pesantemente militarizzato, equipaggiato di armi nucleari ed espansionista, caratterizzato da estesi insediamenti illegali, confische di terre e costruzione di muri”.
“Ringraziamo la London School of Economics per aver ricollocato Israele sulla loro mappa del Medio Oriente – ha dichiarato un portavoce dell’ambasciata israeliana a Londra – e attendiamo con ansia che agisca altrettanto celermente contro coloro che creano un’atmosfera di intimidazione e di paura nel campus, al punto che accade che studenti ebrei abbiano paura di studiare alla London School of Economics”.

(Da: Jerusalem Post, 26.12.10)

Si veda anche:

Due palestinesi su tre vogliono un unico stato dal Giordano al mare

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http://www.israele.net/articolo,2987.htm

Il diritto d’Israele ad esistere non è negoziabile

http://www.israele.net/articolo,2974.htm

“Ci è stato offerto il 100% del territorio, ma abbiamo rifiutato”

http://www.israele.net/articolo,2942.htm

Il messaggio è chiaro: “Tutta la Palestina”

http://www.israele.net/articolo,2699.htm

La Palestina unica e araba dei piani di Fatah

http://www.israele.net/articolo,2597.htm

“Fatah non ha mai riconosciuto Israele”

http://www.israele.net/articolo,2561.htm