Brutti film e libertà d’espressione

Predicatori islamici fingono di non sapere che l’autore dei film di Hollywood non è il presidente Usa.

Di Hagai Segal

image_3558Settembre è un mese ad alto rischio per le relazioni fra America e islam. Nel settembre 2001 le Torri Gemelle a New York vennero distrutte da un commando terrorista islamico. Nel settembre 2012 milioni di manifestanti musulmani hanno distrutto la libertà d’espressione in America.
I violenti, sanguinosi tumulti di fedeli musulmani hanno impaurito la superpotenza democratica, al punto da spingerla a mandare i suoi agenti di polizia ad arrestare il dilettantesco autore di un ambiguo filmetto. Ufficialmente è stato arrestato per aver violato i termini della sua libertà vigilata, ma non c’è bambino, in California come a Bengasi, che si sia bevuto questa goffa scusa. Nakoula Basseley Nakoula è stato arrestato a causa del suo film, non perché ha navigato illegalmente su internet.
L’amministrazione Obama aveva il dovere di proteggere la libertà di esprimersi di Nakoula e di ripetere semplicemente la consueta massima sul diritto che ha la gente di dire (anche) sciocchezze. E invece i portavoce dell’amministrazione hanno condannato il film anti-islamico quasi con la stessa veemenza con cui condannavano i tumulti contro di esso. Persino dopo il brutale assassinio dell’ambasciatore americano in Libia e l’assalto all’ambasciata americana al Cairo, i collaboratori di Obama hanno continuato a chiedere scusa.
Il club dei film brutti, negli Stati Uniti e in occidente, è pieno di film assai più insultanti e ingiuriosi de “L’innocenza dei musulmani”. Il papa è rimasto profondamente offeso da innumerevoli film, a partire dal “Jesus Christ Superstar” del 1973 fino ai vari “L’ultima tentazione di Cristo” (1988) o “Paradise Faith” (2012). Ma non ha aizzato milioni di cristiani a bruciare le ambasciate e ammazzare ambasciatori in giro per il mondo cattolico. E non si è visto un solo ebreo protestare davanti alle ambasciate americane dopo l’uscita, nel 2004, della “Passione di Cristo”, un film che dipinge gli ebrei come un popolo traditore e violento. In Vaticano e nei Rabbinati sanno bene che l’autore dei film di Hollywood non è il presidente degli Stati Uniti. Cristiani ed ebrei protestano, come è loro diritto, ma lo fanno con gli editoriali sui giornali e nei talk-show radio-televisivi. Evidentemente rabbini e sacerdoti sanno bene che la libertà di espressione, in America, è un principio quasi religioso.
Lo sanno anche i predicatori islamici, ma preferiscono fare i finti tonti allo scopo di terrorizzare il mondo intero. Capi di moschee hanno istigato le masse a scatenare tumulti per intimidire l’occidente e costringerlo a smetterla di criticare i modi violenti di coloro che venerano il profeta Maometto. Loro si ritengono autorizzati a proclamare ogni venerdì che gli ebrei sono figli di scimmie e maiali e che i cristiani sono deprecabili infedeli. Agli altri, invece, non è permesso nemmeno uno scherzo o una vignetta sui santi dell’islam. Hanno scelto di recitare la parte dei pazzi furiosi affinché nessuno osi impicciarsi o anche solo cercare di discutere con loro. A quanto pare, per ogni singola caricatura danno fuori di matto.
“Sono orgoglioso di queste proteste”, ha dichiarato di recente alla radio il parlamentare arabo-israeliano Ibrahim Sarsur, del partito Ta’al-Lista Araba Unita. Certo che ne è orgoglioso: il comportamento dell’America e dell’occidente nell’affare del filmetto anti-islamico è motivo di grande orgoglio per questi arabi.

(Da: YnetNews, 3.10.12)

Nella vignetta in alto: “Hai la minima idea di quanto sia offensivo, quello?”

Si veda anche:

L’oltraggio, le violenze e la libertà d’espressione. Sbagliato (e inutile) scusarsi per le opinioni (belle o brutte) di privati cittadini

http://www.israele.net/articolo,3550.htm