Come appare il Medio Oriente, visto dal Medio Oriente

Israele stretto tra rivoluzione egiziana, atomica iraniana, guerra civile siriana.

Alcuni commenti dalla stampa israeliana

image_3447Scrive YOSSI SCHEIN su Yediot Aharonot: «Nel giorno in cui in Siria veniva perpetrato lo spaventoso massacro di Hula, a Londra veniva organizzata una manifestazione di protesta contro la compagnia teatrale di Tel Aviv Habima che metteva in scena “Il Mercante di Venezia” allo Shakespeare Festival. Contemporaneamente il Guardian pubblicava una lettera firmata da decine di registi, commediografi e attori britannici che accusavano Habima di “collaborazionismo con l’occupazione israeliana”». L’editoriale prosegue ricordando come il noto giornalista inglese Patrick Seale abbia cercato di giustificare le atrocità del presidente siriano Bashar Assad sostenendo che è stato “provocato” dall’aiuto dato dall’occidente ai ribelli siriani. «Israele – continua l’editoriale – si trova ad affrontare decisioni geopolitiche e morali molto difficili. Ma l’intollerabile divario fra gli standard morali che si chiedono a Israele e il modo in cui vengono trascurati crimini così atroci nel mondo arabo falsa ogni possibilità di condurre un pensiero e una discussione razionali». L’editoriale critica anche i leader della comunità araba d’Israele e afferma che «il loro assordante silenzio su ciò che sta accadendo in Siria riecheggia sette volte di più, dopo che per anni hanno appoggiato con entusiasmo quel feroce dittatore».
(Da: Yediot Aharonot, 31.5.12)

Scrive HANAN GREENBERG su Ma’ariv, a proposito delle relazioni Israele-Stati Uniti all’ombra della minaccia nucleare iraniana: «Quando gli americani hanno capito che molto probabilmente quelle di Israele non erano soltanto chiacchiere, e che Israele aveva anzi approntato piani dettagliati con tanto di mappe e liste di obiettivi, si sono convinti che era giunto il momento di agire». Secondo l’editoriale «a quel punto gli Stati Uniti hanno iniziato a dialogare con l’Iran per mezzo di avvertimenti e sanzioni», ed è questo che «ha fatto tornare il regime di Tehran al tavolo dei negoziati. A Washington hanno capito che solo in questo modo è possibile ritardare, e magari anche prevenire, un raid israeliano. Se vanno avanti così, vi sono buone probabilità che Israele resti in attesa per vedere come evolvono le cose. A Gerusalemme sanno che i missili in attesa sotto le ali degli F-15 sono ciò che sprona gli americani e il resto del mondo ad attivare la diplomazia più energica possibile».
(Da: Ma’ariv, 31.5.12)

Scrive AMNON SHAMOSH su YnetNews: «La tragedia del popolo siriano continua e continuerà per mesi e anni. La brutalità è terrificante, e non vi sono soluzioni all’orizzonte. Sia coloro che sono al potere, sia i ribelli sono assassini e corrotti. Barack Obama e Hillary Clinton non smuoveranno Bashar al-Assad dalla sua strada né dalla sua posizione. Non lo faranno la Lega Araba e le Nazioni Unite, e nemmeno la rabbia del mondo intero e il bagno di sangue». L’unica persona che potrebbe convincere Assad a cedere il potere e ritirarsi in un tranquillo esilio, continua Amnon Shamosh, sarebbe sua moglie Asma, la madre dei suoi figli. Ma non accadrà, perché Asma sa bene che «capitolare di fronte ai vendicativi ribelli significherebbe un massacro degli alawiti e dei loro alleati al cui confronto impallidirebbero le stragi oggi in corso: cedere davanti ai vendicatori di Hama e Homs equivarrebbe a un suicidio di massa. Assad potrebbe lasciare il suo posto soltanto a chi garantisse di perpetuare il suo regime: un regime laico, che combina varie etnie e religioni, creato dal partito Ba’ath. Un regime contro cui gli estremisti islamici, che vorrebbero imporre la shari’a in Siria, hanno iniziato a rivoltarsi già trent’anni fa. Assad padre ne trucidò diecimila, e li tenne sottomessi per una generazione. I discendenti di quei rivoltosi hanno dunque un ulteriore motivo per ribellarsi: la vendetta.» Secondo Amnon Shamosh, «se i siriani alawiti, laici sunniti, cristiani, drusi, armeni e curdi non fossero a favore del regime, avremmo visto crollare il regime di Assad già un anno fa.» E aggiunge: «Quella siriana è una società a molte facce etniche e religiose, esente dall’influenza sciita. L’Iran sciita sarà anche un alleato politico, ma sarà sempre un avversario religioso: non solo per gli alawiti, ma anche per i sunniti laici, che sono il secondo pilastro del regime».
(Da: YnetNews, 31.5.12)

Scrive ALEXANDER BLIGH su Yisrael Hayom, a proposito della situazione in Egitto: «E’ improbabile che i capi islamisti egiziani si precipitino ad abrogare il trattato di pace con Israele». Piuttosto «faranno pressione sugli Stati Uniti affinché “garantiscano la stabilità nella regione” accettando modifiche sostanziali al trattato tali da svuotarlo a poco a poco di ogni contenuto». L’editoriale ricorda ai lettori che quasi tutte le rivoluzioni portano allo scoppio di guerre verso l’esterno giacché la guerra con un nemico esterno serve a unificare una nazione attorno al nuovo regime. E conclude: «Lo stato d’Israele farà bene a tener presente questa lezione già a partire dal giorno in cui si concluderà il secondo turno delle elezioni presidenziali in Egitto».
(Da: Yisrael Hayom, 31.5.12)

Si veda anche:

Ehud Barak sull’Iran: «Come nel ’67, Israele è con un coltello alla gola». «E se il negoziato coi palestinesi fallisce, dovremo considerare mosse unilaterali»

http://www.israele.net/articolo,3446.htm

Netanyahu: «La guerra con l’Iran non è inevitabile». Purché le sanzioni siano accompagnate da una credibile minaccia militare

http://www.israele.net/articolo,3380.htm

Pro-palestinesi? No, anti-israeliani (viscerali). Quando l’intransigenza degli estremisti si ritorce contro di loro

http://www.israele.net/articolo,3431.htm

Quei sottomarini che preservano la pace. I nemici d’Israele sanno che, se attaccassero, la risposta giungerebbe inesorabile dal mare

http://www.israele.net/articolo,3426.htm

Il razzismo degli attivisti ben poco “filo-arabi” (e molto anti-israeliani). Per loro, i paesi arabi appartengono a un universo culturale dove i codici morali non si applicano

http://www.israele.net/articolo,3412.htm

Fidarsi del mondo? «Cosa farete se ci fidiamo e poi le cose vanno male? Direte: ohibò, ci siamo sbagliati?»

http://www.israele.net/articolo,3359.htm

Iran e Siria: dittatura, minacce, massacri. «Bisognerebbe bombardarli con cibo, medicine e acqua potabile»

http://www.israele.net/articolo,3352.htm

Perché bisogna preoccuparsi per la Fratellanza Musulmana in Egitto. Una tradizione di antiebraismo, negazione della Shoà, ostilità verso la pace

http://www.israele.net/articolo,3343.htm

Cadono i dittatori, non cade l’odio anti-ebraico. L’antisemitismo riemerge nel mondo arabo, tra una rivolta e l’altra

http://www.israele.net/articolo,3312.htm

Se Israele diventa l’unica cosa su cui gli egiziani si trovano d’accordo. L’ostilità per Israele ed ebrei è radicata nella coscienza egiziana nonostante trent’anni di pace (fredda).

http://www.israele.net/articolo,3067.htm

Lettera aperta a un intellettuale egiziano. «L’odio è la consolazione patetica e pericolosa di coloro che non stimano se stessi»

http://www.israele.net/articolo,3060.htm