Definire il nemico comune

Con una legge sul terrorismo sarebbe difficile per l'Europa incolpare Israele di tutti i mali del M.O.

Di Yoaz Hendel

image_3664Stati uniti e Israele hanno valori comuni. Questo perlomeno è quello che viene detto davanti alle telecamere durante le visite di stato ufficiali. Poi, dopo le parole garbate, inizia la fase degli incontri a porte chiuse. E iniziano le richieste. Nel caso di Obama e Netanyahu, fanno molto presto la loro comparsa anche i ben noti visi scuri. Gli interessi degli americani sono diversi da quelli di Israele: un accordo di pace con i palestinesi, Israele che chini la testa davanti alla Turchia e che prometta che non esiste alcuna intenzione di attaccare il nucleare iraniano. Gli americani sono sostenuti da tutto il peso dei paesi europei, Israele è sostenuto soltanto dalle sue rivendicazioni.
Ma le cose stanno in modo diverso quando si tratta di guerra al terrorismo. Qui gli israeliani sono sostenuti dall’America contro la posizione europea, una circostanza è tornata evidente di recente, quando la Bulgaria ha diffuso i risultati dell’indagine sull’attentato terroristico del luglio 2012 a Burgas. Sofia ha dichiarato che responsabile della strage (6 morti, 32 feriti) è Hezbollah, e l’Unione Europea (di cui la Bulgaria fa parte) ha reagito borbottando con evidente disagio.
Sin dalla fine della seconda guerra mondiale il mondo occidentale ha avuto difficoltà a definire cosa sia il terrorismo, quasi si trattasse di una questione accademica buona soltanto per gli studiosi di scienze politiche. In realtà, queste definizioni incidono sui comportamenti. Quando non si riesce a individuare un nemico comune, diventa difficile cooperare nella lotta contro quel nemico.
Il luogo comune è che “il terrorista degli uni è il combattente per la libertà degli altri”. In Europa certi luoghi comuni hanno la forza di scelte politiche, e quando il terrorismo palestinese prosperava alla grande questi luoghi comuni hanno permesso alla gente di nascondere la testa nella sabbia. Agli europei conveniva molto considerare le attività dei palestinesi come espressione di una lotta legittima: da una parte c’era l’esercito israeliano occupante, dall’altra un’organizzazione militante. Il fatto che le organizzazioni palestinesi operassero deliberatamente e sistematicamente contro civili non cambiava nulla: i capi dei gruppi terroristi viaggiavano liberamente per l’Europa raccogliendo fondi e promuovendo attentati terroristici. Alcuni di quegli attenti, fra l’altro, vennero perpetrati sul suolo europeo. Dietro le quinte, la cooperazione fra servizi di intelligence israeliani ed europei andava aumentando, ma i leader europei trovavano sempre difficile riconoscere il terrorismo per quello che è.
Gli americani, per contro, classificarono Hezbollah come un’organizzazione terrorista sin dagli anni ’90. La loro prima dura lezione sul terrorismo l’appresero con il micidiale attentato suicida del 23 ottobre 1983 che costò la vita a 241 marines (che erano in Libano con la Forza Multinazionale di pace). I luoghi erano difficili, il trauma lo fu ancora di più. Da allora vi furono altre, dure lezioni. Israele, il primo a subirle, è riuscito a mobilitare gli Stati Uniti, ma non l’Europa.
Chi è alla ricerca di una linea che divida i due continenti, ne può trovare una qui: nelle definizioni di terrorismo. Non nell’approccio alla politica israeliana verso i palestinesi, ma nell’attitudine verso le milizie armate del mondo arabo. Gli europei, quando guardano al Medio Oriente, vedono una regione con tante culture diverse. Gli americani vedono tanti pericoli. Dal punto di vista di Israele, la dichiarazione della Bulgaria che c’è Hezbollah dietro all’attentato di Burgas mette gli europei di fronte a un sano dilemma. Ora devono decidere che cosa fare del risultato della loro stessa indagine. Possono accusare Hezbollah d’aver organizzato e realizzato un attentato terroristico senza classificare Hezbollah come un’organizzazione terroristica? E lo stesso vale per l’approccio degli europei a Hamas.
L’imbarazzante posizione in cui si trovano gli europei rappresenta un’importante occasione per Israele. È attualmente in corso il tentativo di introdurre una legislazione che definisca il terrorismo nell’Unione Europea. Se questo sforzo darà risultati, la definizione entrerà in conflitto con i fatti: sarà difficile per gli europei ignorare il coinvolgimento dell’Iran, quando le organizzazioni terroristiche saranno finalmente indicate come tali. Nonostante la sua tradizione, con una legge come questa sarebbe difficile per l’Europa continuare a puntare automaticamente il dito accusatore contro Israele ogni volta che qualcosa va storto in Medio Oriente.

(Da: YnetNews, 15.2.13)

Nella foto in alto: Yoaz Hendel, autore di questo articolo

Si veda anche:

Quando l’Italia “vendette” ebrei e israeliani ai terroristi. Dalle rivelazioni di Cossiga, la conferma che la resa ai terroristi è sempre legata al pregiudizio anti-ebraico

http://www.israele.net/articolo,2279.htm