E se la pace in Medio Oriente fosse una pia illusione?

Potenti elementi estremisti sono votati a combattere Israele anche dopo un accordo coi palestinesi.

Di Avi Yesawich

image_3256Si è tenuta ai primi del mese, in Iran, una problematica conferenza pubblica che è stata scarsamente riportata dai mass-media occidentali, e che invece dovrebbe suonare come un inequivocabile segnale d’allarme per coloro che propongono la soluzione “a due stati” nella speranza di garantire una pace durevole in Medio Oriente.
La “Quinta conferenza internazionale a sostegno dell’intifada palestinese” – questo il titolo – si è conclusa domenica 2 ottobre e, come le precedenti conferenze di Tehran sulla Shoà, ha potuto fregiarsi della presenza di un numero relativamente importante di politici d’alto rango e di studiosi provenienti da molte parti del mondo. Lo slogan della conferenza di quest’anno? “Palestina, la madrepatria dei palestinesi”.
Il capo del politburo di Hamas, Khaled Mashaal, ha messo subito in chiaro che la soluzione “a due stati” non è praticabile. “I palestinesi devono fare ricorso alla resistenza armata, per quanto costosa possa essere – ha detto – finché la Palestina non sarà liberata e Israele distrutto”. Gli ha fatto eco il segretario generale della Jihad Islamica palestinese, Ramadan Abdullah Mohammad Shallah: “Noi consideriamo il regime sionista un occupante che non ha alcuna legittimità, e che sta perdendo peso”. “Bisogna fare ogni sforzo – ha proclamato dal canto suo il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad – per liberare fino all’ultimo palmo la terra di questo paese dal regime [Israele] che occupa Gerusalemme”. La sua “soluzione” del problema palestinese? Rispedire “gli occupanti sionisti della Palestina nei loro paesi d’origine”.
Sebbene siano molti gli slogan inquietanti emersi alla conferenza, i proclami di cui sopra rispecchiano una più minacciosa realtà sovrastante: esiste un potente e bellicoso agglomerato di forze che insiste ad opporsi all’esistenza stessa di Israele indipendentemente da qualunque sistemazione Israele possa aver raggiunto coi suoi vicini.
Sarebbe sensato che si tenesse conto dei potenziali effetti che tali forze possono avere sul futuro a lungo termine della regione, e sulla situazione politica e di sicurezza di Israele. I sostenitori della soluzione “a due stati” devono rendersi conto del grave ostacolo che questa bellicosa “minoranza” pone al raggiungimento di una giusta soluzione del conflitto israelo-palestinese. Può darsi che questi elementi costituiscano una “minoranza” sulla scena mondiale, ma si tratta di una minoranza molto consistente e abbastanza potente da impedire il conseguimento di una soluzione pacifica ed equa.
L’Iran ha pubblicamente dichiarato in svariate occasioni che, quand’anche si arrivasse a un accordo globale fra Israele e palestinesi, Tehran non riconoscerà mai Israele. La Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Khamenei, ha rigettato la domanda di indipendenza unilaterale di Mahmoud Abbas (Abu Mazen) all’Onu perché significherebbe riconoscere come un’entità legittima “il tumore canceroso” [Israele], e ha rifiutato senza mezzi termini la soluzione “a due stati” come un’opzione totalmente inaccettabile anche nel caso i palestinesi stessi appoggiassero l’iniziativa per arrivare a un compromesso con Israele.
Il riconoscimento di Israele e la normalizzazione dei rapporti con esso era uno dei punti cruciali di interesse apparentemente offerti da molti stati arabi con l’iniziativa di pace sponsorizzata dall’Arabia Saudita nel 2002. Purtroppo quel piano ha ricevuto ben scarso o nessun sostegno da parte dei governi e delle organizzazioni che pongono la maggiore minaccia militare per Israele nella regione. Elementi potenti e personaggi di spicco di Hamas, Hezbollah, Siria e Iran – i quattro soggetti considerati più ostili verso l’esistenza dello stato ebraico – hanno espresso e più volte ribadito la posizione secondo cui, indipendentemente da qualunque futuro compromesso fra israeliani e palestinesi, il loro atteggiamento di totale ostilità non è destinato a dissolversi. Ciascuno di questi soggetti è votato a continuare la “resistenza armata” finché “l’entità sionista non sarà sradicata”.
Stando a recenti sondaggi, come il Democracy Index 2011, vi sono forti indicatori in base ai quali la pace fra israeliani e arabi appare una possibilità realistica. Ad esempio, la maggioranza dei palestinesi dice di accettare una soluzione “a due stati”. Ma per quanto tali dati possano essere incoraggianti, sarebbe folle che Israele e comunità internazionale non tenessero conto della consistente minoranza estremamente ostile, che continuerà ad opporsi violentemente all’esistenza di Israele per ideologia politica e religiosa.
Purtroppo, quand’anche adesso venisse raggiunto un accordo con le migliori intenzioni di tutte le parti coinvolte, le probabilità di arrivare a una pace vera e duratura sono ancora molto scarse, semplicemente perché la “minoranza” che si oppone al processo di pace e al riconoscimento di Israele comprende sfortunatamente un gruppo di elementi e di paesi dotati di ottime risorse finanziarie, ben armati e politicamente capaci, la cui formidabile ideologia e influenza non è passibile di sanzioni, pressioni internazionale o processi democratici. Non basta. Mentre in Egitto e in Giordania si assiste a una crescita dei sentimenti anti-israeliani sull’onda dei moti della “primavera araba”, gli appelli per riforme democratiche offriranno molto probabilmente alle organizzazioni islamiste una piattaforma per scalare il potere, complicando i rapporti del Medio Oriente con Israele e destabilizzando ancor di più l’intera regione.
Questa consapevolezza deve essere sottolineata nei termini più energici possibili in ogni ambito pubblico e politico, soprattutto a quei soggetti che vogliono imporre la loro volontà sul Medio Oriente e forzarci la mano nel conflitto arabo-israeliano. È vero che è possibile arrivare alla pace con la maggioranza dei nostri vicini arabi, ma bisogna sapere che elementi estremisti come quelli che hanno preso parte alla conferenza di Tehran continueranno a scagliarsi contro Israele con tutta la violenza possibile.

(Da: YnetNews, 11.10.11)

Nella foto in alto: Avi Yesawich, autore di questo articolo

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