Impossibile un governo con Hamas

Lo afferma Nabil Amr, il vecchio/nuovo consigliere di Abu Mazen

Da un articolo di David Horovitz

image_1388Due anni dopo il fallimento del vertice ospitato dal presidente Usa Bill Clinton a Camp David per un accordo di pace definitivo israelo-palestinese, l’allora ministro di Yasser Arafat per i rapporti col parlamento Nabil Amr pubblicò una severa critica al suo presidente sul quotidiano della stessa Olp. La “lettera aperta” di Nabil Amr ad Arafat lamentava l’occasione perduta a Camp David e attaccava il leader presidente per essersi orgogliosamente opposto alle concessioni quando le conseguenze di quel rifiuto sarebbero state maggiori sofferenze e ulteriore frustrazione delle speranze d’indipendenza della sua gente. Nabil Amr venne subito etichettato come traditore e colpi d’arma da fuoco vennero esplosi contro la sua abitazione, probabilmente ad opera di terroristi delle Brigate Martiri di al-Aqsa, leali ad Arafat.
Due anni più tardi, in un’intervista alla televisione, Nabil Amr criticò di nuovo Arafat per non aver saputo sradicare la corruzione dall’Autorità Palestinese. Appena rincasato, uomini armati aprirono il fuoco attraverso le finestre della sua abitazione colpendolo due volte alla gamba destra, che gli dovette essere parzialmente amputata. I responsabili dell’aggressione non sono mai stati arrestati.
“Per favore, sia prudente nel riferire quanto le dico” mi ha detto Nabil Amr mercoledì scorso, alla fine dell’intervista nel suo ufficio di Ramallah.
Aperto sostenitore della soluzione “due popoli-due stati”, Nabil Amr è sempre stato un critico convinto delle politiche di Israele, dall’occupazione agli insediamenti, alla barriera difensiva chiamata “muro dell’Apartheid”, al governo Sharon del 2003. Un complesso di cose che ha “ucciso” il governo dell’Autorità Palestinese di cui Mahmoud Abbas (Abu Mazen) era allora primo ministro, dice Nabil Amr.
Già parlamentare del Consiglio Legislativo palestinese, all’inizio di quest’anno Nabil Amr ha mancato per pochi voti la rielezione a causa – dice – del “caos” all’interno di Fatah. Ma nei giorni scorsi questo veterano della politica e del giornalismo è tornato alla ribalta della politica palestinese come nuovo consigliere del suo “socio” Abu Mazen.
Fedele alla propria immagine di persona che dice ad alta voce ciò che altri a mala pena si permettono di ammettere in privato, Nabil Amr afferma apertamente che Abu Mazen “sta sprecando il suo tempo” nel cercare di varare un governo di unità nazionale con Hamas. “Ero completamente contrario sin dall’inizio – dice – Non è possibile trovare un compromesso con Hamas sulle condizioni del Quartetto” (cioè la richiesta di Usa, Ue, Russia e Onu che il governo palestinese guidato da Hamas riconosca Israele, gli accordi già firmati e rinunci alla violenza). “E’ impossibile – spiega senza reticenze – Hamas non potrà mai accettare quelle condizioni. Se lo facesse, non sarebbe più Hamas”.
Quello che Nabil Amr si aspetta è che Abu Mazen andrà fino in fondo con l’attuale round di contatti con la dirigenza locale di Hamas sulla ricerca di unità, fino a quando quei colloqui falliranno e allora – dice – Abu Mazen “dovrà prendere una decisione: non può colloquiare all’infinito”.
Ma che tipo di decisione? Sottolineando di parlare solo titolo personale, Nabil Amr risponde: “Dovrà indire nuove elezioni”.
Ma Hamas, il grande vincitore delle elezioni dello scorso gennaio, acconsentirebbe? Probabilmente no, ammette Nabil Amr, ricordando che solo pochi giorni fa il ministro degli esteri dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Zahar (di Hamas), ha sostenuto che quello attuale è il migliore governo che i palestinesi abbiano mai avuto. Ma il presidente ha l’autorità legale per farlo, e alle elezioni si dovrà arrivare, ribadisce Nabil Amr, o attraverso un accordo con Hamas “o in qualche altro modo”.
Le nuove elezioni, sostiene, che porterebbero a un rilancio dei negoziati, sarebbero una cosa positiva anche per Israele, dopo che l’approccio unilaterale si è rivelato controproducente sia a Gaza che in Libano.
Ma perché un nuovo tentativo di negoziati dovrebbe avere successo dove Camp David ha fallito? Quale soluzione, ad esempio, immagina per la richiesta palestinese del cosiddetto “diritto al ritorno”, ostacolo notoriamente insormontabile nei negoziati israelo-palestinesi?
La proposta araba del 2002 (il cosiddetto piano saudita), risponde Nabil Amr, parla di “una soluzione concordata” per il problema dei profughi. Questa “soluzione concordata”, dice, è la strada da seguire, e aggiunge: “Vi aspettate di sentir dire dai palestinesi che lasceranno cadere la questione dei profughi? Impossibile. Nessun palestinese dirà mai nulla del genere”.

(Da. Jerusalem Post, 28.09.06)

Nella foto in alto: Nabil Amr

Vedi anche:

Hamas e il piano saudita

http://www.israele.net/sections.php?id_article=1204&ion_cat=18