“Niente negoziato se Israele non accetta le linee del ‘67”

Abu Mazen pone una nuova condizione tesa a precostituire il risultato del negoziato stesso

image_2694Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha chiesto martedì alla comunità internazionale di riconoscere le linee del 1967 come confini del futuro stato palestinese, dichiarando che questa è una precondizione per la ripresa dei colloqui di pace con Israele.
“Riprenderemo i negoziati – ha detto Abu Mazen parlando al Comitato centrale dell’Olp riunito martedì a Ramallah – solo se gli insediamenti verranno completamente bloccati e se i confini del 1967 verranno riconosciuti come confini dello stato palestinese”.
Tutti gli accordi di pace israelo-palestinesi, fino alla Road Map compresa, prevedono che il negoziato fra le parti stabilisca, tra l’altro, il futuro confine fra i due stati: il fatto che sia oggetto di negoziato implica che tale confine non sia già stabilito, e che possa anche non coincidere con le linee armistiziali provvisorie in vigore fra Israele e Giordania negli anni 1949-’67 (mai ufficialmente riconosciute come “frontiere”).
“L’annuncio del congelamento di dieci mesi negli insediamenti da parte di Netanyahu – ha aggiunto il presidente palestinese – non è da considerare un blocco delle attività negli insediamenti”. Abu Mazen ha anche elogiato l’Unione Europea per la proposta di dichiarare (unilateralmente) Gerusalemme est come capitale del futuro stato palestinese. Abu Mazen si è infine pronunciato contro il ricorso alla violenza mentre le parti si adoperano per un rilancio del processo politico.
Il Comitato centrale dell’Olp è stato convocato a Ramallah allo scopo di prendere una decisione finale sul nuovo assetto politico nell’Autorità Palestinese, e ci si attende che l’organismo chieda ad Abu Mazen di protrarre il suo mandato fino a quando saranno indette le elezioni. La presidenza di Abu Mazen, scaduta nel gennaio scorso, è già stata prorogata di un anno (decisione considerata illegittima da Hamas), ma le elezioni, inizialmente fissate per il 25 gennaio 2010, sono state rinviate sine die dopo che Hamas ha annunciato che, in assenza dell’accordo di riconciliazione per cui si sta adoperando l’Egitto, avrebbe impedito le operazioni di voto nella striscia di Gaza. Comunque Abu Mazen, che ha 74 anni, ha già annunciato che non intende candidarsi per un nuovo mandato.
Il Comitato centrale dell’Olp dovrebbe anche discutere una proposta riguardante il Consiglio Legislativo (parlamento) palestinese, anch’esso prossimo alla scadenza a quattro anni dalle elezioni. Secondo la proposta, il Comitato centrale, dominato da Fatah, dovrebbe rimpiazzare il parlamento dominato da Hamas. La manovra, secondo fonti sentite da YnetNwes, mira a scalzare i risultati delle elezioni del 2006, vinte da Hamas, senza smantellare l’Autorità Palestinese. Il piano, che dovrebbe essere attuato il prossimo mese, vedrebbe Abu Mazen restare a capo dell’Olp. Secondo questa idea, il parlamento di Hamas terminerebbe il suo mandato, ma il Comitato centrale gli subentrerebbe quando necessario.
Hamas ha già annunciato che non si ritiene vincolata da nessuna decisione presa dal Comitato centrale dell’Olp, di cui essa non fa parte. E lunedì ha dichiarato di considerare l’attuale parlamento palestinese come l’unico legittimo, e prive di valore le decisioni del Comitato centrale dell’Olp.
Il progetto è inteso a districare l’Autorità Palestinese dalla crisi politica in cui versa da qualche tempo. Se approvato, Hamas non avrebbe più il potere di prendere decisioni riguardanti la legislazione palestinese mentre l’Olp si attribuirebbe tutto il potere legale. Il piano indebolirebbe gli esponenti di Hamas che sostengono che l’unico legittimo sostituto del presidente eletto dell’Autorità Palestinese dovrebbe essere il presidente del parlamento Aziz Dweik (affiliato a Hamas).

(Da: YnetNews, israele.net, 15.12.09)

Si veda anche:

Perché i palestinesi si oppongono al negoziato?

http://www.israele.net/sezione,,2695.htm