No al Quartetto, no alla Road Map

Molti passi indietro nella piattaforma del nuovo governo Hamas-Fatah

image_1624La lotta armata contro l’occupazione è un legittimo diritto del popolo palestinese e potrà essere esercitata fino al conseguimento non solo dell’indipendenza, ma anche del diritto al ritorno (dei profughi e loro discendenti all’interno di Israele). Sono i punti più controversi contenuti nella piattaforma del nuovo governo di unità nazionale palestinese Hamas-Fatah che è stata inviata giovedì a tutte le fazioni palestinesi dall’ufficio del primo ministro Ismail Haniyeh prima che venga sottoposta, sabato, all’approvazione del Consiglio Legislativo dell’Autorità Palestinese.
La prima clausola del documento afferma che “la base per la stabilità e la sicurezza nella regione è la fine dell’occupazione israeliana della terra palestinese [non meglio specificata] e il riconoscimento del diritto palestinese all’autodeterminazione”.
Un’altra clausola del testo si occupa specificamente del soldato israeliano Gilad Shalit (preso in ostaggio su suolo israeliano nel giugno scorso e da allora trattenuto da terroristi Hamas nella striscia di Gaza). Vi si legge che “il governo opererà per porre fine e risolvere l’affare del soldato israeliano sequestrato, nel quadro di un onorevole scambio di prigionieri” (In pratica la piattaforma del nuovo governo si fa portavoce delle richieste dei sequestratori).
Il documento afferma che “la resistenza armata si fermerà soltanto dopo che sarà finita l’occupazione, sarà ottenuta l’indipendenza e sarà attuato il diritto al ritorno” (La Road Map prevede invece la cessazione di ogni violenza e il ripudio del terrorismo come condizione indispensabile per il rilancio dei negoziati).
Il nuovo governo palestinese dichiara, comunque, che “opererà per rafforzare, allargare e rendere reciproca la tregua, in cambio dell’impegno da parte di Israele di fermare tutte le uccisioni, gli arresti, le demolizioni, le incursioni e gli scavi a Gerusalemme”.
Il nuovo governo sottolinea che “l’Olp e il presidente dell’Autorità Palestinese sono autorizzati a negoziare e qualunque accordo diplomatico raggiunto verrà sottoposto all’approvazione del Consiglio Nazionale Palestinese [il “parlamento in esilio” di tutte le fazioni palestinesi] o di un referendum”.
Un’altra clausola della piattaforma si oppone all’idea di uno stato palestinese entro confini provvisori (previsto invece dalla Fase Due della Road Map).
Circa gli accordi diplomatici, si legge che “il governo è impegnato a preservare gli interessi palestinesi sulla base del documento di unità palestinese (“documento dei detenuti”), delle decisioni delle istituzioni dell’Olp, delle decisioni dei vertici arabi e delle risoluzioni internazionali”.
Il governo di unità nazionale dichiara inoltre d’essere “impegnato per il diritto al ritorno dei profughi palestinesi nelle loro terre e nelle loro proprietà”.
Inoltre il governo “opererà per il rilascio dei prigionieri e combatterà le politiche israeliane di assassinio, arresto e distruzione, e considererà particolarmente importante la lotta contro la politica di Israele a Gerusalemme e nei luoghi santi”.
Il governo “opererà per porre fine all’anarchia della sicurezza nell’Autorità Palestinese creando un consiglio di sicurezza nazionale, attuando un programma di riforme e riedificando gli apparti della sicurezza sulla base della lealtà verso lo stato e con l’adozione di un piano complessivo per la sicurezza che ponga fine all’anarchia della sicurezza nell’Autorità Palestinese”.
Il governo si impegna a porre fine ai combattimenti interni, a migliorare la situazione economica della popolazione e a rafforzare i sistemi interni, a compinciare dal sistema legale.
I tre principi indicati dal Quartetto Usa, Ue, Russia e Onu – riconoscimento di Israele, ripudio di violenza e terrorismo, rispetto e applicazione degli accordi già firmati – non compaiono nella piattaforma del nuovo governo Hamas-Fatah.
“Chiunque guardi con attenzione a questo documento – è stato il primo commento di un alto rappresentante del governo israeliano – vede bene che presenta gravi passi indietro su tutta una serie di questioni importanti, in particolare sul cosiddetto diritto al ritorno e sulla lotta armata”.
“Confidiamo – ha dichiarato giovedì Mark Regev, portavoce del ministero degli esteri israeliano – che la comunità internazionale si atterrà ai principi da essa stessa enunciati, e si rifiuti di collaborare con un governo che dice no alla pace e alla riconciliazione”.

(Da: YnetNews, Ha’aretz, 15.03.07)

Vedi anche:

Braccio di ferro fra palestinesi sul ”documento dei detenuti”

http://www.israele.net/sections.php?id_article=1267&ion_cat=18

Una road map a fondo chiuso?

http://www.israele.net/prec_website/nesarret/053rmap.html

I due articoli di cui sopra ora in: M. Paganoni, “Ad rivum eundem: cronache da Israele”, Proedi, Milano

http://www.israele.net/sections.php?id_article=1584&ion_cat=7