Se l’Egitto si tira la zappa sui piedi

Una volta aperto il valico di Rafah, la responsabilità per la striscia di Gaza ricade sul Cairo.

Di Alex Fishman

image_3146Paradossalmente molti funzionari della sicurezza, in Israele, non sono scontenti che l’Egitto abbia aperto in via definitiva il valico di frontiera di Rafah fra Sinai e striscia di Gaza. Nessuno di loro lo dice apertamente, ma nelle discussioni interne ai massimi livelli si può notare un senso si sollievo per la mossa unilaterale del Cairo. Molti ufficiali dicono che finalmente Israele può procedere verso il disimpegno completo dalla striscia di Gaza. L’agognato sogno d’Israele sta prendendo forma: ora è l’Egitto che si assume la responsabilità per gli abitanti della striscia di Gaza.
I mass-media arabi in generale, e la tv al-Jazeera in particolare, descrivono continuamente l’apertura del valico come un atto che umilia Israele. Facendolo, gli egiziani hanno sfoggiato disprezzo non solo verso Israele, ma anche verso le altre parti che avevano sottoscritto l’accordo su Rafah (del novembre 2005): gli Stati Uniti, in quanto membri del Quartetto internazionale sul Medio Oriente (con Ue, Russia e Onu), e la stessa Autorità Palestinese. Eppure, a quanto pare, nessuna delle parti contraenti di quell’accordo sembra aver fretta di mostrarsi indignata, e non è un caso.
Quell’accordo, che in ogni caso non era stato più rispettato negli ultimi quattro anni, è diventato del tutto irrilevante dopo i più recenti sviluppi in Medio Oriente. Nel 2010 più di 130.000 abitanti di Gaza sono transitati attraverso il valico, e altri 30.000 vi sono passati dall’inizio della sollevazione in Egitto. L’apertura ufficiale del valico non cambierà in modo sostanziale la realtà già esistente sul terreno: la gente continuerà ad attraversarlo senza alcuna supervisione da parte di Israele, del Quartetto né dell’Autorità Palestinese. Gli egiziani hanno semplicemente istituzionalizzato una situazione che già esisteva di fatto. Finora, quando l’Egitto voleva lasciare entrare membri della Jihad Islamica, semplicemente lo faceva. E se vorrà farlo in futuro, continuerà a non chiedere il premesso a nessuno.
Pertanto la nuova violazione dell’intesa a suo tempo sottoscritta non avrà immediate implicazioni per la sicurezza di Israele. Coloro che temono che l’ostaggio Gilad Shalit possa essere clandestinamente trafugato nella penisola del Sinai attraverso il valico devono tener presente che potrebbe essere già stato trasportato attraverso la rete di tunnel sotterranei. Il divieto di far passare merci attraverso il valico di Rafah, che in questo momento resta in vigore, veniva già aggirato dagli abitanti di Gaza per mezzo di piccoli container o grandi bauli fatti passare per “bagaglio personale”. Se qualcuno è preoccupato per l’eventuale traffico di armi via Rafah, di nuovo deve rendersi conto che l’apertura del valico non fa grande differenza: già prima erano regolarmente operativi circa settanta tunnel sotterranei.
D’altra parte, il fatto che l’Egitto abbia aperto il valico in modo ordinato implica una dichiarazione di fatto di assunzione di responsabilità rispetto alla popolazione della striscia di Gaza. Israele, che attualmente subisce una campagna di delegittimazione globale sulla questione del “blocco” di Gaza, potrà ora dire alle nazioni del resto del mondo che in pratica non è in vigore più alcun “blocco”. La famosa sensazione di soffocamento degli abitanti di Gaza non ha più alcuna ragion d’essere, dal momento che possono andare e venire a piacimento dall’Egitto, anche ufficialmente. Il destinatario delle rimostranze non è più Israele, ma l’Egitto. Con il valico di Rafah aperto, gli ospedali di el-Arish (nel Sinai egiziano) diventeranno la destinazione naturale delle esigenze di assistenza umanitaria degli abitanti di Gaza.
La decisione egiziana dovrebbe anche neutralizzare la prossima “flottiglia umanitaria”. Israele deve iniziare a relazionarsi con la striscia di Gaza in modo diverso. Vi sono navi che vogliono raggiungere Gaza con la grande flottiglia programmata per la fine di giugno? Si accomodino. Le navi dovrebbero soltanto essere controllate in mare per accertarsi che non abbiano a bordo armi che potrebbero raggiungere Gaza. E se una nave si oppone con la forza al controllo, che venga indirizzata verso el-Arish.
Gli egiziani, essendo in questo momento deboli, si sono tirati la zappa sui piedi. Il regime di Mubarak non aveva nessuna intenzione di cadere in questa trappola assumendosi la responsabilità per gli abitanti della striscia di Gaza. Invece il nuovo regime guidato dai militari lo ha fatto, con l’intento di condiscendere i Fratelli Musulmani. Hamas, dal canto suo, ha ottenuto un successo diplomatico, psicologico e politico a breve termine. Il che costituisce anche un brutto segnale per le relazioni fra Israele ed Egitto, dal momento che gli egiziani hanno apertamente violato un accordo sottoscritto con Israele. Tuttavia, nel lungo periodo, Israele avrà solo da guadagnarci.

(Da: YnetNews, 30.5.1)

Si veda anche:

Quella curiosa crisi umanitaria – seconda parte

http://www.israele.net/articolo,2911.htm