Quell’odio velenoso che offusca la mente

Le paranoie antisemite distorcono il processo decisionale razionale e tornano comode per coprire illegalità e abusi di potere

Editoriale del Jerusalem Post

Incolpando di tutto ebrei e Israele, le teorie complottiste antisemite e antisioniste coprono

“Le teorie del complotto ricalcate sul modello dei Protocolli dei Savi di Sion impediscono di percepire il mondo in modo razionale”

Nelle ultime settimane hanno fatto nuovamente notizia alcune spudorate teorie complottiste di natura antisemita fatte circolare da personaggi pubblici e politici di alto profilo, compresi capi di stato. Vale la pena soffermarsi su queste eruzioni di odio anti-ebraico alla luce delle osservazioni fatte dal presidente Usa Barack Obama in una discussa intervista, rilasciata più di una settimana fa a Jeffrey Goldberg di The Atlantic. In quell’intervista Obama ha detto che il “velenoso antisemitismo” dei mullah iraniani non deve essere d’ostacolo a un razionale processo decisionale.

Ci permettiamo di dissentire. L’odio pregiudiziale verso ebrei e Israele, e in particolare le teorie del complotto ricalcate sul modello del noto falso antisemita I Protocolli dei Savi di Sion, impedisce a coloro che se ne nutrono di percepire il mondo in modo razionale.

Una delle teorie del complotto più stravaganti che ha goduto recentemente dell’attenzione dei mass-media è stata formulata dall’ex vice presidente della FIFA Jack Warner, arrestato la settimana scorsa con l’accusa di corruzione nell’ambito dei massicci arresti di alti funzionari del calcio mondiale. Warner ha incolpato “il sionismo” d’aver montato false accuse contro di lui quando venne accusato per la prima di corruzione nel 2011. La misura in cui le persone legate alla FIFA crederanno veramente che “il sionismo” sia da imputare per la corruzione può determinare quanto negativamente procederanno le indagini: perché darsi tanto da fare alla caccia di fuorilegge se i veri colpevoli sono i sionisti?

Il procuratore argentino xx, considerato l'86esima vittima dell'attentato anti-ebraico Iran-Hezbollah del 1994

Il procuratore argentino Alberto Nisman, considerato l’86esima vittima dell’attentato anti-ebraico a Buenos Aires del 1994. A destra, i capi libanesi e iraniani incriminati (e mai processati) per l’attentato

Lo scorso mese di maggio la presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner ha offerto la sua personale versione delle teorie complottiste antisemite riassumendo un articolo di Jorge Elbaum, ex direttore esecutivo della Delegazione delle Associazioni Israelite Argentine (DAIA) e attuale alleato della Kirchner, pubblicato sul quotidiano filo-governativo Pagina 12. Intitolato “Avvoltoi, Nisman, DAIA e la strada del denaro”, l’articolo afferma che manager “avvoltoi” ebrei di destra, che hanno fatto fortuna imponendo “interessi da usurai” e ai quali l’Argentina deve milioni di dollari, hanno corrotto i repubblicani del Congresso americano per fare pressione sull’Argentina perché ponga fine a tutti i suoi legami economici con l’Iran. L’invettiva di Cristina Kirchner appare anche, fra l’altro, come un tentativo di screditare Alberto Nisman, il procuratore speciale (ebreo) incaricato di indagare sull’attentato del 1994 contro il centro della comunità ebraica di Buenos Aires AMIA (85 morti), e che è stato trovato assassinato nel gennaio 2015 un giorno prima d’essere ascoltato su un presunto ruolo di Cristina Kirchner nell’insabbiamento delle indagini. Se un numero sufficientemente alto di argentini si convincerà che le teorie complottiste di Cristina Kirchner sono vere, ne risulterà screditata tutta l’indagine che ha portato a individuare Iran e Hezbollah dietro all’attentato contro AMIA, la verità non sarà mai portata a galla e in Argentina continueranno a prosperare imbrogli e corruzione.

Incolpando di tutto ebrei e Israele, le teorie complottiste antisemite e antisioniste coprono illegalità e abusi di potere

Incolpando di tutto ebrei e Israele, le teorie complottiste antisemite e antisioniste coprono vere illegalità e abusi di potere

La Turchia è un altro paese in cui vanno regolarmente in onda teorie cospirative rabbiosamente antisemite. Se migliaia di ebrei sefarditi sono alla ricerca di una via d’uscita dalla Turchia (ad esempio cogliendo la possibilità di chiedere la cittadinanza che la Spagna si appresterebbe a concedere ai discendenti degli ebrei espulsi nel 1492, come ha riferito la settimana scorsa il New York Times), in parte è perché sono seriamente allarmati dalle dichiarazioni antisemite fatte dai leader del partito islamista Giustizia e Sviluppo. Nel 2013, ad esempio, il presidente Recep Tayyip Erdogan ha accusato una “lobby del tasso di interesse” di sostenere le diffuse proteste anti-governative che a suo dire miravano ad abbattere l’economia del paese e a rovesciare il suo governo. Si è trattato di un malcelato attacco agli “interessi bancari ebraici”. Lo scorso maggio, dopo che Freedom House aveva declassato la Turchia, per quanto riguarda la libertà di stampa, da paese “parzialmente libero” a paese “non libero” mettendolo nella stessa categoria di stati come la Libia, il Sudan meridionale, l’Ucraina e lo Zambia, Erdogan ha detto esplicitamente che la mossa era motivata da interessi ebrei e americani. “Come ci si potrebbe aspettare – si è chiesto Erdogan – che la classifica mondiale di Freedom House assegni una posizione positiva alla Turchia se ai suoi vertici stanno David Cramer, che è ebreo, e James Woolsey, un capo della CIA, e Donald Rumsfeld, un barone della droga?”. Così, anziché ammettere che c’è stato un grave giro di vite contro la libertà di stampa nel suo paese, Erdogan ha eluso le critiche riproponendo teorie cospirative.

Da Ankara a Buenos Aires, dai corridoi della FIFA a Teheran, l’odio anti-ebraico acceca le persone impedendo loro di guardare ai fatti, compromette il ragionamento razionale basato sull’apprendere dagli errori commessi, ed è in ultima analisi autodistruttivo. Il veleno antisemita e antisionista non può che essere di ostacolo al processo decisionale razionale.

In particolare le potenze mondiali dovrebbero tenere ben presente questa verità nel momento in cui trattano con il regime iraniano, che non fa mistero del suo cieco odio per Israele, in vista della scadenza fissata alla fine di questo mese per arrivare a un accordo sul nucleare dei mullah.

(Da: Jerusalem Post, 1.6.15)