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Israele ha espresso condoglianze e piena solidarietà alla Svezia per le vittime dell’attentato di venerdì nel cuore di Stoccolma. “Il terrorismo – si legge in un comunicato di Gerusalemme – rappresenta una minaccia per i valori democratici, per la cultura e il nostro stile di vita e va combattuto tutti insieme con la massima determinazione”.

“E’ meglio non picchiare la moglie, ma se proprio dovete farlo, fatelo secondo le regole del Corano”. Lo ha detto una presentatrice della tv ufficiale dell’Autorità Palestinese in una trasmissione andata in onda lo scorso primo aprile. Purtroppo non si trattava di un pesce d’aprile, tant’è che già in altre occasione la tv palestinese ha dato spazio a imam che raccomandavano le botte alle moglie come metodo religiosamente corretto per “risolvere” i conflitti coniugali. La presentatrice palestinese ha ricordato agli spettatori che “ci sono altre soluzioni prima di dare bastonate”, per poi ricordare “a coloro che usano percosse e violenza per risolvere i loro problemi coniugali” che “se proprio si deve, ci sono regole religiose da rispettare per le percosse”, le quali “non devono causare lesioni”. Vedi il video con sottotitoli in inglese su Palestinian Media Watch

Secondo il quotidiano israeliano Ha’aretz, dopo il recente attacco con armi chimiche in Siria c’è stato un tentativo di diramare una condanna a nome della Lista Araba Congiunta israeliana, ma l’opposizione dal partito Hadash, uno dei suoi membri, ha impedito di arrivare alla pubblicazione di un testo condiviso.

“Riaffermiamo il nostro impegno per una composizione israelo-palestinese secondo i principi approvati dalle Nazioni Unite che comprenda lo status di Gerusalemme est come capitale del futuro stato palestinese. Allo stesso tempo, dobbiamo affermare che, in questo contesto, consideriamo Gerusalemme ovest come capitale di Israele”. Lo si legge in una dichiarazione pubblicata in inglese sul suo sito web del Ministero degli esteri russo. Benché molti paesi parlino di Gerusalemme est come capitale palestinese, nessun paese aveva finora ufficialmente riconosciuto Gerusalemme ovest come capitale di Israele. Anche Mosca finora si era formalmente attenuta alla posizione (risalente al 1947) secondo cui Gerusalemme dovrebbe essere sotto regime internazionale. La dichiarazione prosegue dicendo che la Russia si adopererà anche per “garantire il libero accesso ai luoghi santi di Gerusalemme a tutti i credenti” e che “i parametri concreti di una soluzione per l’intera gamma di questioni riguardanti lo status di territori palestinesi, compresa Gerusalemme, devono essere coordinati in colloqui diretti tra le parti coinvolte”.

Il soldato israeliano Elchai Teharlev, 20 anni, originario di Talmon, è stato ucciso giovedì mattina mentre aspettava l’autobus a un fermata presso Ofra, a nord di Gerusalemme, da un palestinese 21enne di Silwad che lo ha deliberatamente investito con la propria auto. Ferito anche un secondo soldato di 19 anni. Il terrorista, che è stato catturato illeso, era già stato arrestato due anni fa per aver tentato di entrare nella vicina comunità ebraica di Geva Binyamin. Hamas ha celebrato l’attentato con un comunicato del portavoce Abdul-Latif Qanou che ne elogia “l’eroismo” dicendo che esso conferma che “l’intifada Gerusalemme è una necessità e priorità nazionale palestinese”. Le autorità israeliane avevano previsto un incremento di attentati in prossimità dei giorni della pasqua ebraica.

Il presidente russo Vladimir Putin ha detto giovedì che è “inaccettabile” muovere accuse “infondate” circa l’attacco con armi chimiche di questa settimana nella provincia siriana di Idlib. Il Cremlino ha comunicato che Putin ha discusso la questione in una conversazione telefonica con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Secondo il comunicato, Putin “ha sottolineato che è inaccettabile muovere accuse infondate contro chiunque, senza prima condurre un’indagine approfondita e imparziale”. L’ufficio di Netanyahu ha confermato la conversazione telefonica dicendo che il primo ministro ha detto a Putin che la comunità internazionale deve “completare lo sforzo per rimuovere tutte le armi chimiche dalla Siria, come concordato nel 2013”. Netanyahu ha colto l’occasione per ribadire la solidarietà d’Israele per l’attentato nella metropolitana di San Pietroburgo dell’inizio di questa settimana.

Due giorni dopo l’attacco chimico a Idlib, che ha causato la morte di un centinaio di persone, forze ribelli siriane hanno affermato giovedì che il regime di Assad ha lanciato un altro attacco chimico sul villaggio di al-Lataminah, nella provincia di Hama, dove diverse persone sono rimaste uccise, e altre decine ferite, da barili di gas cloro lanciati da elicotteri dell’esercito di Damasco.

Hamas ha sommariamente condannato e ucciso per impiccagione, giovedì mattina, tre palestinesi della striscia di Gaza accusati d’aver collaborato con Israele (nella lotta al terrorismo). L’Autorità Palestinese ha denunciato le esecuzioni dicendo che sono “illegali” dal momento che le condanne emesse da Hamas non erano state ratificate dal presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), come prevede la legge palestinese. Lo ha detto il portavoce dell’Autorità Palestinese, Tareq Rashmawi.

Intervistato da Yedioth Ahronoth, il ministro della difesa israeliano Avigdor Lieberman si è detto “sicuro al 100% che i micidiali attacchi con armi chimiche contro civili nella regione di Idlib, in Siria, e sul locale ospedale sono stati effettuati con gli aerei siriani per ordine diretto e premeditato del presidente siriano Bashar Assad. La cosa più crudele – ha aggiunto Lieberman – è che i feriti sono stati attaccati una seconda volta, quando gli aerei dell’esercito siriano hanno bombardato l’ospedale. La reazione della comunità internazionale è pari a zero e mi riporta alla conclusione che Israele deve contare solo su se stesso. In passato Assad ha cercato di ottenere armi nucleari attraverso la Corea del Nord, e gli altri che spadroneggiano nella zona, come Nasrallah e il suo Hezbollah, non sono diversi. Purtroppo – ha concluso Lieberman – la parola pace non attiene al Medio Oriente: si può arrivare ad accordi regionali, ma non alla pace”.

Jibril Rajoub, alto esponente di Fatah e dell’Autorità Palestinese, si è visto recapitare una citazione in giudizio e una querela per 250 milioni di dollari, al suo arrivo mercoledì all’aeroporto JFK di New York, con l’accusa d’aver svolto un ruolo determinante nella tortura e uccisione di Azzam Rahim, un cittadino palestinese-americano arrestato e torturato a morte nel settembre 1995 dalle forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese in Cisgiordania, all’epoca comandate da Rajoub.