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Le Brigate Ezzedin al-Qassam, ala militare di Hamas, hanno detto mercoledì alla tv al-Jazeera d’aver respinto un’offerta israeliana per uno scambio “alla pari” che portasse alla restituzione a Israele di due cittadini malati di mente (Mengistu Avera e Hisham al-Sayyad) finiti nella mani di Hamas a Gaza, e delle salme di due soldati morti nella guerra dell’estate 2014 trattenute da Hamas a Gaza. “Quello che Israele ha offerto non si avvicina nemmeno al minimo delle nostre richieste”, hanno detto i terroristi di Hamas. L’offerta sarebbe stata fatta attraverso mediatori egiziani.

Nel corso degli ultimi mesi polizia, servizi di sicurezza e Forze della Difesa israeliane hanno sventato diversi tentativi di contrabbandare fondi da parte delle  organizzazioni terroristiche nella striscia di Gaza a favore di quelle che operano in Giudea e Samaria (Cisgiordania).

Il 53% dei cittadini ebrei israeliani ritiene che Israele non debba annettere vaste parti della Cisgiordania, contro il 37% che pensa che dovrebbe farlo. E’ quanto emerge dall’ultimo sondaggio mensile pubblicato martedì dall’Israel Democracy Institute.

L’Unione Europea ha deciso di rinviare fino a nuovo avviso il summit con Israele previsto per il 28 febbraio a Bruxelles, come forma di ritorsione all’approvazione da parte della Knesset della legge che permette di condonare, in cambio di indennizzi, le case costruite da israeliani in Cisgiordania su terreni successivamente risultati di proprietà privata palestinese.

La polizia militare siriana ha impiccato non meno di 13.000 persone nel corso di quattro anni, al ritmo di 20-50 persone ogni settimana, nella prigione di Saydnaya, nota come “la macelleria”, e ne ha fatto sparire i corpi portati via con camion e gettati in fosse comuni. Lo afferma un rapporto pubblicato martedì da Amnesty International che copre il periodo tra l’inizio della rivolta anti-regime nel marzo 2011 fino al dicembre 2015. Lynn Maalouf, vice direttore presso l’ufficio regionale di Amnesty a Beirut, ha detto che non c’è motivo di credere che da allora la pratica sia cessata. Secondo Amnesty, le uccisioni sono state autorizzate dalle più alte autorità, compresi i vice del presidente Bashar Assad.

La maggiori città d’Israele perdono popolazione a vantaggio dei centri minori, a cominciare dalla capitale Gerusalemme che ha visto stabilirsi 10.275 persone contro le 18.126 che se ne sono andate (soprattutto giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni), con una perdita netta di 7.851 abitanti. E’ quanto risulta dai dati dell’Ufficio Centrale di Statistica israeliano relativi all’anno 2015, il più recente per il quale sono disponibili dati completi. Le altre città a saldo migratorio negativo sono state Ashdod, Haifa e Tel Aviv, mentre hanno acquisito abitanti Beit Shemesh, seguita da Hod Hasharon, Petach Tikva, Ashkelon e Yavne.

Secondo uno studio della società Sage riportato martedì dal Jerusalem Post, l’Università di Tel Aviv si classifica ottava al mondo quanto a formazione di fondatori di aziende start-up del valore di più di un miliardo di dollari. Prima risulta la Stanford University i cui ex-studenti hanno fondato 51 start-up da più di un miliardo di dollari, seconda Harvard con 37 start-up. L’Università di Tel Aviv ne ha prodotte 7.

Lunedì sera la Knesset ha approvato, con 60 voti contro 52, un controverso disegno di legge che permette di condonare da 2 a 4mila case costruite in Cisgiordania su terreni successivamente risultati di proprietà privata palestinese, dietro pagamento di un indennizzo ai proprietari (maggiore del valore del terreno) o, se preferiscono, con un terreno sostitutivo. La legge mira ad evitare in futuro sgomberi forzati come quello della settimana scorsa ad Amona. Il provvedimento si discosta dalla quarantennale giurisprudenza israeliana che aveva sempre escluso la costruzione di case su proprietà privata palestinese. E’ la prima volta che la Knesset legifera in relazione alle Aree C della Cisgiordania, che sono sotto controllo civile e militare israeliano in base agli Accordi di Oslo, ma sinora considerate al di fuori della competenza della Knesset in quanto soggette a futuro negoziato. Il procuratore generale Avichai Mandelblit aveva preventivamente avvertito che non potrebbe difendere questa legge davanti alla Corte Suprema. Il parlamentare del Likud Bennie Begin ha votato contro, unico a farlo tra le file della maggioranza. Alla votazione non ha preso parte il primo ministro Benjamin Netanyahu, che era ancora sulla via del ritorno da Londra dopo l’incontro con la britannica premier Theresa May.

Soldati israeliani hanno catturato lunedì sera un palestinese armato di coltello che si era infiltrato in Israele dalla striscia di Gaza.

Dopo che terroristi di Hamas hanno aperto il fuoco, lunedì pomeriggio, contro forze israeliane lungo la barriera di confine, un carro israeliano ha risposto al fuoco distruggendo una posizione di Hamas nel sud della striscia di Gaza, portando a dieci il numero delle postazioni di Hamas colpite durante la giornata in risposta ad attacchi dal versante palestinese. Le Forze di Difesa israeliane hanno spiegato che i colpi di artiglieria e dell’aviazione costituiscono una reazione non solo agli attacchi di lunedì, ma anche alla serie di attacchi lungo la barriera di confine succedutisi nelle scorse settimane. Da Londra, dove si trovava in visita, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito che il governo ha dato disposizione alle Forze di Difesa di rispondere con la massima determinazione a ogni attacco da Gaza, spiegando che Israele non intende tollerare nessun ritorno allo “stillicidio” di razzi. In serata sono stati segnalati nuovi tiri d’artiglieria israeliana su avamposti di Hamas. “Chiunque ci spari contro, risponderemo al fuoco con forza – ha detto Netanyahu in un messaggio video su Facebook – Non si saranno attacchi senza risposta. La nostra politica è chiara, e mi auguro che sia chiara anche a Hamas”.