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In una rara telefonata, venerdì sera, al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha espresso condanna per “qualsiasi atto violento, da qualsiasi parte, specialmente nei luoghi di culto”. Lo ha riferito l’agenzia di stampa palestinese Wafa aggiungendo che Abu Mazen, nella stessa telefonata, ha anche sollecitato Netanyahu a riaprire la spianata delle moschee sul Monte del Tempio all’accesso dei fedeli musulmani.

Hamas ha organizzato, sabato a Gaza, una manifestazione per celebrare l’attentato di venerdì mattina al Monte del Tempio di Gerusalemme (durante il quale 3 terroristi hanno assassinato due poliziotti israeliani prima d’essere a loro volta uccisi dagli agenti) e per esortare a ulteriori attentati contro gli israeliani, in particolare dopo che le autorità israeliane hanno decretato una breve chiusura del Monte del Tempio (per completare le indagini sull’attentato) definita “guerra di religione” dal portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum.

Tre terroristi hanno aperto il fuoco, venerdì mattina, su un gruppo di poliziotti israeliani in servizio presso la Porta dei Leoni della Città Vecchia di Gerusalemme. Due agenti sono stati uccisi, un terzo ferito. Gli agenti della polizia di frontiera israeliana rimasti uccisi sono Ha’il Satawi, 30 anni, originario di Maghar, e Kamil Shanan, 22 anni, di Hurfeish, entrambi della comunità arabo-drusa d’Israele. Gli aggressori, provenienti dalla città arabo-israeliana di Umm al-Fahm, nel nord del paese, e muniti di armi automatiche, granate e coltelli, sono stati uccisi in uno scontro a fuoco con gli agenti israeliani mentre cercavano di rifugiarsi sul Monte del Tempio. Tre ore prima dell’attentato, due dei tre terroristi hanno pubblicato su Facebook la propria foto con la moschea al-Aqsa alle spalle e la scritta: “Il sorriso sarà più bello domani”. Secondo la ricostruzione della polizia, i terroristi sono usciti dalla spianata del Monte del Tempio, si sono diretti alla Porta dei Leoni dove hanno aperto il fuoco e hanno poi cercato di tornare indietro, probabilmente per rifugiarsi nelle moschee, ma sono stati raggiunti e intercettati dagli agenti sulla spianata. “Un attacco di questo genere sul Monte del Tempio è un evento estremamente grave, con serie implicazioni in ambito diplomatico e internazionale”, ha dichiarato il commissario capo della polizia israeliana Roni Alsheich. In un video si vede uno dei terroristi a terra, apparentemente ferito e circondato da agenti, che improvvisamente balza in piedi e cerca di accoltellare uno poliziotto, ma viene colpito prima che possa causare altre vittime. Dopo l’attacco, il capo della polizia di Gerusalemme, Yoram Halevi, ha annullato le preghiere sul Monte del Tempio e ha ordinando la chiusura del complesso per tutta la giornata. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che Israele continuerà a preservare lo status quo sul Monte del Tempio. Sami Abu Zouhri, portavoce di Hamas, ha dichiarato su Twitter che “l’operazione di Gerusalemme è una risposta alla dissacrazione da parte israeliana della moschea di al-Aqsa”. La Jihad Islamica palestinese ha elogiato “l’eroico attacco”. Osama al-Qawasme, portavoce di Fatah, la fazione che fa capo ad Abu Mazen, ha condannato la reazione di Israele all’attacco definendola “un inaccettabile tentativo di sfruttare ciò che è successo per realizzare un piano israeliano preparato in anticipo”. Qawasme ha esortato “tutti i fratelli arabi a operare immediatamente in ogni direzione per contrastare il complotto israeliano”. Sulla sua pagina Facebook, Fatah ha scritto: “Chiediamo al nostro popolo di andare alla moschea di al-Aksa, pregare e rompere l’assedio israeliano che mira a cambiare i siti storici della città santa, giudaizzandoli”. Anche il Grand Mufti di Gerusalemme, Muhammed Hussein, ha esortato i fedeli musulmani a recarsi al Monte del Tempio nonostante la chiusura temporanea decretata dalla polizia per la durata delle indagini. I mass-media palestinesi definiscono “martiri” i tre terroristi morti nell’attentato. Un predicatore di al-Aqsa, citato da Israel Radio, ha esortato tutti i musulmani a venire a Gerusalemme per difendere la moschea dalla “aggressione israeliana”. Vedi foto e video su Times of Israel e su YnetNews

Israeliani e palestinesi hanno deciso di combattere insieme gli incidenti stradali in Cisgiordania. Il capo del Consiglio regionale di Samaria, Yossi Dagan, ha incontrato alcune influenti personalità palestinesi (che hanno chiesto di non rendere noti i loro nomi per timore di ritorsioni) e insieme hanno deciso di creare un’organizzazione civile per contrastare gli elevati tassi di mortalità stradale mediante una campagna di sensibilizzazione (il cui slogan è “ebrei e arabi vogliono tornare a casa sani e salvi”) condotta da volontari israeliani e palestinesi, e una battaglia contro l’uso di veicoli che non soddisfano i requisiti di sicurezza. “La prima causa di morte in Giudea e Samaria sono gli incidenti stradali”, ha sottolineato Dagan. Uno dei funzionari palestinesi che hanno partecipato all’incontro ha detto a YnetNews: “Questa non è una questione politica: ci sono ebrei e arabi che muoiono sulla strada. Qui, la statale 60 la chiamiamo la strada delle bare”. Vedi le immagini su YnetNews

La città di Hebron ha registrato un aumento dei tentativi di attentati all’arma bianca, soprattutto durante il Ramadan, ma polizia e Forze di Difesa israeliane sono riusciti a sventarli senza vittime fra gli israeliani e nemmeno fra i terroristi: almeno 25 palestinesi in possesso di coltelli sono stati arrestati negli ultimi mesi senza colpo ferire. La spiegazione l’ha data a YnetNews un alto ufficiale della divisione Giudea e Samaria e consiste nell’aver adottato nuovi posti di controllo dotati di una speciale stanzetta in cemento armato e con vetri a prova di proiettile dove funziona una macchina in grado di rilevare non solo oggetti di metallo o affilati, ma anche il punto esatto del corpo dove si trovano. Nel caso, il soldato che segue l’ispezione in sicurezza attraverso il vetro rinforzato può immediatamente bloccare la uscite della stanza e neutralizzare la minaccia senza dover ricorrere alle armi. Così l’incidente si risolve con militari e arrestati perfettamente indenni. Il sistema è anche collegato a un computer per individuare in modo più rapido ed efficiente i palestinesi che hanno permessi di ingresso speciali come insegnanti, commercianti, pazienti e personalità pubbliche. “Vogliamo moltiplicare questi punti di controllo – ha detto l’ufficiale – perché non ci piace che i soldati debbano pattugliare le strade con il colpo in canna in mezzo a bambini palestinesi ed ebrei”.

Un “tribunale” di Hamas a Gaza ha condannato a morte due palestinesi, e un terzo ai lavori forzati a vita, con l’accusa d’aver collaborato con Israele (nella lotta contro il terrorismo). A maggio tre palestinesi erano stati giustiziati con la stessa accusa dopo un processo sommario. Lo stesso era avvenuto ad aprile ai danni di altri tre abitanti di Gaza.

Il recente accordo di cessate il fuoco per la Siria sud-occidentale sottoscritto da Usa e Russia, entrato in vigore domenica scorsa, vieterebbe fra l’altro alle milizie straniere sostenute dall’Iran di operare in aree strategiche della Siria adiacenti ai confini con Israele e Giordania. E’ quanto si legge in un reportage  della rivista Foreign Policy secondo il quale l’accordo cerca in questo modo di rispondere alle esigenze di sicurezza israeliane e giordane. Tuttavia, secondo ex diplomatici americani citati dalla rivista, resta il problema estremante difficile di chi sia chiamato a far rispettare questa clausola dell’accordo

Israele e Autorità Palestinese hanno annunciato la firma di un accordo che garantirà ai palestinesi milioni di metri cubi di acqua potabile desalinizzata. L’accordo, annunciato giovedì dall’inviato Usa Jason Greenblatt insieme al ministro israeliano per la cooperazione regionale Tzahi Hanegbi e al responsabile dell’Authority idrica palestinese Mazen Ghuneim, fa parte di un’intesa trilaterale più ampia per la costruzione di un acquedotto da 220 km che trasferirà acqua dal Mar Rosso al Mar Morto (il più basso luogo sotto il livello del mare) a vantaggio di israeliani, giordani e palestinesi, oltre che dello stesso Mar Morto. La caduta d’acqua infatti sarà utilizzata per generare elettricità che alimenterà, fra l’altro, un impianto di desalinizzazione. Oltre a fornire un totale 100 milioni di metri cubi di acqua potabile all’anno (da dividere in parti uguali fra israeliani, giordani e palestinesi), il progetto Mar Rosso-Mar Morto produrrà “energia pulita” e contribuirà a ripristinare il livello del Mar Morto, ha spiegato Hanegbi. Lunedì scorso il ministro dell’energia israeliano Yuval Steinitz e il primo ministro dell’Autorità Palestinese Rami Hamdallah hanno preso parte all’inaugurazione di una nuova sottostazione elettrica a Jenin. Greenblatt ha sottolineato che questi accordi sono esempi di come le due parti possono cooperare per migliorare le condizioni di vita. Hanegbi ha esortato a trarre due lezioni da questa esperienza: primo, che quando ci si concentra sui temi concreti e non sulla storia sull’ideologia e sulle emozioni, il denominatore comune è più grande di ciò che separa; secondo, che i negoziati più discreti hanno le maggiori probabilità di successo.

Il ministro degli esteri degli Emirati Arabi Uniti, Anwar Gargash, ha accusato la tv del Qatar Al Jazeera di promuovere l’antisemitismo, sostenere gruppi terroristici e istigare alla violenza. Gargash lo ha detto in una lettera di 4 pagine scritta domenica e resa pubblica mercoledì sul sito web del suo ministero, indirizzata all’Alto Commissario Onu per i diritti umani, Zeid Ra’ad Al Hussein, come risposta alla dichiarazione del relatore speciale Onu del 30 giugno scorso secondo cui la richiesta di chiudere Al Jazeera vìola la libertà di espressione. La richiesta fa parte delle 13 condizioni poste da Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Bahrein, Yemen, Maldive ed Egitto per riallacciare i rapporti con il Qatar, interrotti all’inizio di giugno.

Il kibbutz Eilon, in Galilea occidentale, ha approvato questa settimana a larga maggioranza l’ammissione della famiglia araba Mazal (i genitori Mahmoud, 49 anni e Hadil, 32, entrambi infermieri, e i loro tre figli Yazan, Adam e Amari), originaria del vicino villaggio beduino al-Aramshe. Già il padre di Mahmoud era cresciuto in un kibbutz dopo essere stato adottato da una famiglia ebrea polacca all’età di 10 anni. “La nostra decisione di trasferirci nel kibbutz è stata completamente accettata dalle nostre famiglie”, ha detto Mahmoud a YnetNews – Noi crediamo nella convivenza, e amiamo il senso di comunità, il calore e l’empatia di questo posto”.