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Il re del Bahrein, Hamad bin Isa al Khalifa, ha denunciato la scorsa settimana il boicottaggio arabo contro Israele e ha detto che i suoi sudditi sono liberi di recarsi in visita nello stato ebraico. Il re del paese del Golfo Persico, che non ha rapporti diplomatici con Israele, lo ha detto al rabbino Abraham Cooper, direttore del Centro Simon Wiesenthal di Los Angeles, durante un evento multi-confessionale durante il quale è stata sottoscritta una dichiarazione contro odio religioso e violenza. Da notare che, durante la cerimonia, l’Orchestra Nazionale del Bahrain, diretta da Mubarak Najem, ha suonato gli inni di Usa, Bahrain e Israele. All’inizio del 2017, Cooper e il suo collega Marvin Hier sono stati invitati a visitare Manama, la capitale del Bahrain, dove si trovano – una vicina all’altra – una chiesa, un tempio indù, una moschea e anche una piccola sinagoga, l’unica in tutta la regione del Golfo Persico. In quell’occasione Hier e Cooper hanno incontrato re Hamad e hanno discusso il suo progetto di creare a Manama un museo della tolleranza religiosa. Il Bahrain ha 1.423.000 abitanti di cui 70% musulmani, 14,5% cristiani e il resto indù e buddisti. Vi sono anche una quarantina di abitanti ebrei, dopo che gran parte della popolazione ebraica dovette lasciare il paese a seguito delle violenze del ’47 e del ’67 fomentate, secondo fonti ebraiche musulmane e britanniche, soprattutto da elementi stranieri pro-palestinesi. Con l’ascesa al trono di re Hamad bin Isa al Khalifa nel 2002, osservatori locali e stranieri hanno registrato un miglioramento dei rapporti inter-religiosi praticamente senza eguali nei paesi arabo-musulmani.

Hamas ha dichiarato domenica di aver accettato le condizioni richieste dal presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) per aprire la strada a un accordo di riconciliazione fra le due fazioni palestinesi rivali. In particolare, Hamas ha detto d’essere disposta a scegliere il “Comitato amministrativo” con cui governa la striscia di Gaza e ad accettare elezioni in Cisgiordania e Gaza. L’esponente di Fatah Mahmoud Aloul ha detto a radio Voce della Palestina: “Vogliamo vedere cosa succede sul terreno prima di passare al passo successivo”. Finora i ripetuti tentativi di riconciliazione dopo il golpe di Hamas a Gaza del 2007 sono tutti falliti.

Il Giro d’Italia 2018 comincerà in Israele, portando per la prima volta fuori dall’Europa, in 101 anni di storia, l’avvio della celebre competizione. Lo ha confermato giovedì un portavoce del Ministero della cultura e dello sport israeliano. I dettagli del percorso esatto dei tre giorni del Giro in Israele saranno annunciati la prossima settimana. Più di 175 tra i migliori ciclisti del mondo arriveranno in Israele per partecipare a quella che è una delle tre principali corse del ciclismo mondiale, insieme al Tour de France e alla Vuelta spagnola. Si tratterà dell’evento sportivo più grande mai tenuto in Israele e si prevede che attirerà decine di migliaia fra turisti e appassionati di ciclismo. Il Giro è già stato avviato undici volte fuori dall’Italia, ma sempre in paesi europei.

Dopo che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha espresso il proprio sostegno all’indipendenza curda, mass-media turchi filo-governativi come Yeni Safak hanno dato avvio a una campagna di fake news per scoraggiare il “sì” al previsto referendum curdo, scrivendo di un accordo “segreto” israelo-curdo volto a insediare 200.000 “ebrei curdi” nel nuovo stato. Lo ha riferito Al Monitor citato giovedì da Ha’aretz. Sempre giovedì, il Ministero degli esteri della Turchia ha avvertito i curdi iracheni che tenere il referendum “comporterà dei prezzi”. Anche altri paesi del Medio Oriente dove vivono popolazioni curde hanno fatto eco al tentativo della Turchia di dissuadere l’indipendenza curda. All’inizio della settimana il parlamento iracheno ha approvato misure per “mantenere l’unità dell’Iraq” in caso di vittoria del “sì”, e il presidente iraniano Hassan Rohani ha definito “inaccettabile” la situazione, sostenendo che “una separazione e un cambiamento della geografia non sono nell’interesse di nessuno dei paesi della regione”.

La Russia avrebbe respinto l’originaria richiesta avanzata da Israele lo scorso luglio, quando erano in corso i negoziati per il cessate il fuoco nella Siria meridionale, di garantire che le forze iraniane e altre forze sciiti sostenute dall’Iran non possano operare entro 60-80 km dal confine fra Siria e Israele sulle alture del Golan. Secondo quanto riferito giovedì sulla tv Canale Due e dal giornale Ha’aretz, i russi avrebbero respinto la richiesta impegnandosi solo a mantenere le forze iraniane a 5 km dalla frontiera israeliana.

Israele ha messo la sua competenza a disposizione di un “grande sforzo umanitario” per aiutare la Colombia a ripulire il paese dalle mine antiuomo. Lo ha detto mercoledì il presidente colombiano Juan Manuel Santos, dopo l’incontro con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in visita nel paese. La Colombia, che sta uscendo da 52 anni di guerra civile tra governo e terroristi delle FARC, è il paese con più mine antiuomo al mondo dopo l’Afghanistan. Circa 25.000 persone sono rimaste uccise da queste mine negli ultimi 25 anni.

Le forze di sicurezza israeliane hanno sequestrato, mercoledì sera, in una casa del villaggio di Yatta, 48.000 shekel che erano stati donati da Hamas alla famiglia del terrorista palestinese responsabile, nel gennaio 2016, delucidazione a sangue freddo l’israeliana Dafna Meir, davanti alla sua abitazione a Otniel. Il denaro doveva verosimilmente servire per ripagare la casa del terrorista, demolita dalle autorità israeliane nel quadro delle misure di deterrenza anti-terrorismo.

Secondo la tv Canale 2, che cita fonti Apple anonime, vi sarebbe anche tecnologia israeliana nella tecnologia di riconoscimento facciale del nuovo dispositivo della Apple iPhone X, che la società di Cupertino ha presentato martedì. Un portavoce di Apple in Israele si è rifiutato di commentare la notizia. Tuttavia lo scorso febbraio il sito web finanziario Calcalist aveva affermato che il gigante americano ha acquisito per diversi milioni di dollari la start-up israeliana Realface la cui tecnologia di riconoscimento facciale può essere utilizzata per autenticare gli utenti in sostituzione delle password. La Apple mantiene generalmente il segreto su sviluppi e acquisizioni nel mondo. Un impiegato dell’azienda ha recentemente affermato a Times of Israel che spesso sue équipe lavorano separatamente, senza sapere a cosa stanno lavorando le altre squadre e condividendo solo le informazioni strettamente necessarie. Apple avrebbe utilizzato la sua sede israeliana anche per sviluppare l’hardware del nuovo iPhone 8, anch’esso presentato martedì. “Alcuni hardware dell’iPhone 8 vengono creati a Herzliya, in Israele, stando a un dipendente Apple locale”, ha riferito Business Insider lo scorso settembre. Apple ha iniziato le sue attività in Israele dopo aver acquisto nel 2012 la Anobit Technologies. La sede di Herzliya conta circa 800 dipendenti e il CEO di Apple, Tim Cook, ha detto che si tratta del loro secondo centro di ricerca e sviluppo nel mondo. Un altro centro Apple in Israele si trova a Haifa.

Per la prima volta l’ambasciatore d’Israele all’Onu, Danny Danon, presiederà una sessione dell’Assemblea Generale nella sua qualità di vice presidente, e lo farà il 19 settembre quanto vi sarà, fra gli altri, l’intervento del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. “Ancora una volta dimostriamo che non esiste alcun ruolo che Israele non possa ricoprire nella più importante organizzazione internazionale”, ha commentato Danon.

Un palestinese di 15 anni, originario del villaggio di Sair, a nord est di Hebron, si è scagliato con un coltello in pugno, mercoledì pomeriggio, contro i soldati israeliani in servizio alla fermata d’autobus di Elias, vicino a Kiryat Arba. I militari hanno reagito aprendo il fuoco e ferendo l’aggressore in modo non grave.