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Celebrando domenica – in coincidenza con l’anniversario dell’indipendenza di Israele secondo il calendario civile – la giornata della nakba (“catastrofe”, il termine con cui la pubblicistica palestinese si riferisce alla nascita di Israele e alle sue conseguenze), il capo negoziatore dell’Autorità Palestinese Saeb Erekat ha detto che Israele deve “scusarsi” per la sua fondazione nel 1948 se si vuole arrivare a una pace “giusta e duratura”. Erekat ha anche ribadito la richiesta che la Gran Bretagna “chieda scusa per il suo ruolo nella catastrofe palestinese a partire dalla famigerata Dichiarazione di Balfour” (il documento, poi incardinato nel diritto internazionale dalla Società delle Nazioni, che per la prima riconobbe cento anni fa il diritto degli ebrei a una sede nazionale in Terra d’Israele/Palestina). Il mese scorso il governo britannico ha già respinto tale richiesta.

Un’unità della Marina militare israeliana ha aperto il fuoco verso un battello palestinese di Gaza che aveva violato i limiti delle acque stabiliti dal blocco navale anti-terrorismo. Secondo le Forze di Difesa israeliane, quando il battello si è rifiutato di conformarsi all’alt, i militari hanno sparato colpi in aria per avvertimento. Di fronte a un ulteriore rifiuto, hanno sparato verso l’imbarcazione ferendo un uomo che è stato poi portato dalla Marina in un ospedale israeliano, dove tuttavia è deceduto a causa delle ferite. Le Forze di Difesa israeliane hanno avviato un’inchiesta. Nel corso della giornata, durante le celebrazioni palestinesi della nakba (“catastrofe”, il termine con cui i palestinesi si riferiscono alla nascita di Israele e alle sue conseguenze), almeno altre quattro imbarcazioni di Gaza hanno cercato di violare il blocco navale.

La Israel Antiquities Authority ha annunciato la scoperta di una rara lastra di pietra risalente a 9.000 anni fa, che veniva usata per accendere fuochi. L’esperta di preistoria Anna Eirich-Rose ha parlato di una “scoperta eccezionale” e ha spiegato che i popoli del neolitico preparavano queste spesse lastre di calcare con due incavi dove ruotavano un ramo a gran velocità per accendere materiale infiammabile. La pietra è stata scoperta durante una scavo archeologico esplorativo nei pressi di Ramat Beit Shemesh, circa 40 km da Gerusalemme, prima di lavori stradali. La collezione nazionale d’Israele ospita una decina di lastre di calcare di questo tipo di epoca neolitica. Vedi le foto su Jerusalem Post

Tayseer Abu Sneineh, a suo tempo condannato per l’assassino nel maggio 1980 di sei studenti israeliani di yeshiva (tra cui due israelo-americani e un israelo-canadese), è stato scelto come capolista di Fatah  e molto probabilmente eletto sindaco di Hebron. Abu Sneineh e altri tre terroristi aprirono il fuoco contro il gruppo di studenti che rientrava a Beit Hadassah dopo aver pregato alla Grotta dei Patriarchi. Altre 16 studenti rimasero feriti. I quattro terroristi furono condannati all’ergastolo, ma venbero successivamente rilasciati da Israele sotto ricatto per la liberazione di vari ostaggi negli anni ’80. Tayseer Abu Sneineh venne scarcerato nel 1983.

L’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha definito “vergognosa” la presa di posizione del governo giordano che “sembra a sostegno del terrorista”, cittadino giordano, che sabato ha ferito a coltellate un agente di polizia israeliano alla Porta dei Leoni della Città Vecchia di Gerusalemme prima di essere ucciso dalla reazione del poliziotto. “E’ ora che la Giordania smetta di fare questo doppio gioco – dice la nota di Gerusalemme – Come Israele denuncia senza mezzi termini gli attentati terroristici in Giordania, così la Giordania deve denunciare gli attentati terroristici in Israele”. In una dichiarazione diffusa domenica, il ministro giordano per i mass-media Mohammad Al-Momani, portavoce del governo, aveva incolpato Israele per “l’atroce crimine dell’uccisione sabato di un cittadino giordano nella Gerusalemme est occupata”. La parte orientale di Gerusalemme è stata occupata dalla Giordania dal 1948 al 1967. Il terrorista che ha aggredito sabato il poliziotto israeliano era entrato in Israele con visto turistico, senza poi rientrare con il gruppo di turisti a cui era aggregato.

Agenti della polizia di frontiera israeliana hanno arrestato in tempo, domenica, una palestinese sui vent’anni sorpresa in possesso di un coltello nei pressi della Grotta dei Patriarchi, a Hebron.

Domenica i palestinesi della Cisgiordania (ma non quelli della striscia di Gaza) hanno votato per il rinnovo di 145 amministrazioni locali, una rara occasione di espressione politica per la popolazione dell’Autorità Palestinese dopo più di un decennio senza elezioni presidenziali né legislative. Abu Mazen, 82 anni, è attualmente al 12esimo anno di un mandato presidenziale che doveva durare quattro anni. Anche senza la partecipazione diretta del movimento rivale Hamas, che controlla la striscia di Gaza, e nonostante la forte influenza delle lealtà tribali nelle elezioni a livello locale, il voto viene considerato un test per il partito Fatah del presidente Abu Mazen. Hamas ha boicottato le precedenti elezioni locali, tenutesi nel 2012, ma questa volta ha invitato i suoi sostenitori a votare i rappresentanti vicini a Hamas. Le ultime elezioni legislative nell’Autorità Palestinese si sono svolte nel 2006, quando Hamas conseguì una netta vittoria. La frattura fra Hamas e Fatah ci consumò sanguinosamente l’anno successivo con il golpe di Hamas nella striscia di Gaza.

Aprendo domenica la riunione settimanale del governo israeliano, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha parlato dell’attacco cibernetico globale che ha colpito un centinaio di paesi in tutto il mondo. Netanyahu ha detto che Israele ha subito “danni marginali” mentre “le infrastruttura cruciali” israeliane sono rimase intatte, ma ha anche aggiunto che “questa situazione potrebbe cambiare” e ha sottolineato i recenti sforzi israeliani per combattere la “nuova minaccia” degli attacchi informatici e l’importanza di investire “ulteriori risorse per proteggere lo stato di Israele”.

Il presidente d’Israele Reuven Rivlin ha ricevuto giovedì nella sua residenza a Gerusalemme lo staff dell’autorevole rivista medica britannica The Lancet che ha pubblicato un numero speciale dedicato al sistema sanitario israeliano e alle innovazioni mediche in Israele. “Voglio ringraziarvi per questa importante iniziativa – ha detto Rivlin – volta a mostrare a tutto il mondo il sistema sanitario israeliano nella vostra prestigiosa pubblicazione. E sono particolarmente contento che il reportage sia disponibile anche sul vostro sito web in inglese, in ebraico e in arabo”. Il numero speciale è stata concepito nel 2014 dopo che il direttore Richard Horton aveva autorizzato la pubblicazione di una “Lettera aperta per il popolo di Gaza” che accusava Israele di “crimini di guerra” e “massacri” durante la guerra contro Hamas. Il successivo ottobre Horton visitò Israele e scrisse in un editoriale che si rammaricava d’aver pubblicato la lettera: “Questa frattura non ha aiutato nessuno – scrisse Horton – e mi rammarico veramente per questo risultato. Ho visto coi miei occhi che ciò che era scritto nella lettera non descriveva la completa realtà”. Horton annunciò inoltre che la rivista avrebbe adottato nuove linee guida circa “commenti che si collocano al confine fra medicina e politica” invitando i redattori a “soffermarsi, riflettere e consultarsi prima di pubblicare qualsiasi scritto che possa suscitare inutili polarizzazioni o favorire o peggiorare divisioni politiche”.

Nonostante l’intensa campagna palestinese, il 67esimo congresso della FIFA riunito a Bahrain ha deciso giovedì, con 138 voti contro 50, di rinviare di un altro anno la decisione sulla richiesta dei palestinesi di espellere sei squadre israeliane appartenenti a comunità ebraiche di Cisgiordania. La Federcalcio palestinese sostiene che la presenza di sei club israeliani è una violazione degli statuti della FIFA. “I palestinesi vorrebbero che la FIFA stabilisse i confini geografici del conflitto israelo-palestinese che le parti non hanno ancora stabilito nei loro negoziati”, ha detto al congresso il presidente della Federcalcio israeliana Ofer Eini. Ed ha aggiunto: “Utilizziamo piuttosto il calcio come un ponte per riunire le persone. Lasciate che venga organizzata una partita di calcio tra palestinesi e israeliani, che chiameremo la partita per la pace. Tutti i ricavi andranno alla costruzione di una scuola di calcio per ragazzini palestinesi e israeliani. Il calcio dovrebbe essere giocato ovunque. Cosa vogliono i palestinesi, impedire a sei squadre di ragazzi di giocare a calcio? In che modo questo dovrebbe favorire una soluzione dei problemi dei palestinesi?”.