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Il più grande evento di tecnologia agricola mai tenuto in Israele, Agritech 2018, ha aperto i battenti martedì nel quartiere fieristico di Tel Aviv. Circa 200 le aziende agricole e industriali presenti quest’anno, insieme a numerose start-up e strutture di ricerca e sviluppo agritech. La partecipazione è quasi equamente divisa fra aziende locali e aziende provenienti da un centinaio di altri paesi. “Nella nostra minuscola nazione desertica – ha detto il ministro israeliano dell’agricoltura Uri Ariel – abbiamo sviluppato un’agricoltura tecnologica che vogliamo condividere con gli altri per creare cibo più sano e di alta qualità nel mondo”. Agritech dura tre giorni e prevede di accogliere 50 delegazioni governative e 80 delegazioni commerciali. La più grande delegazione, con 1.500 membri, viene dall’India. La manifestazione prevede anche una serie di conferenze di professionisti su argomenti che vanno dalla protezione delle piante ai progetti internazionali nelle aree desertificate di Cina, India e Africa. Saranno anche organizzate visite guidate nelle aziende agricole del Negev e in Galilea, dove i visitatori potranno vedere le coltivazioni di frutta e fiori in luoghi che solo qualche decennio fa erano sterili.

Una bomba artigianale è stata lanciata, mercoledì, contro una base della polizia di frontiera israeliana ad Abu Dis, sobborgo est di Gerusalemme. Ferita un’agente.

Lo scorso 2 maggio, settimo anniversario dell’uccisione del capo di al-Qaeda Osama bin Laden, un canale Telegram denominato come l’ala militare di Hamas “Le Brigate del Martire Izz Al-Din Al-Qassam”, e che conta circa 3.000 membri, ha pubblicato messaggi di elogio del defunto capo terrorista rilanciando anche elogi funebri postati da Hamas subito dopo la morte di bin Laden nel 2011 come: “la nazione ha perso il suo leone, il suo educatore, il suo combettente della jihad, il suo imam innovativo, il suo martire e il suo figlio coraggio”. Ri-postato anche un poster del 2011 con l’immagine di bin Laden e la consueta mappa della Palestina da cui Israele risulta cancellato. Vedi la foto su jns.org

L’esponente dell’Olp Ahmad Majdalani, citato mercoledì dalla radio ufficiale dell’Autorità Palestinese Voce della Palestina, ha annunciato una “Giornata della rabbia” per martedì 14 maggio, il giorno in cui gli Usa dovrebbero trasferire la loro ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme.

La Tanzania ha inaugurato martedì la propria ambasciata in Israele nella città di Ramat Gan (poco a est di Tel Aviv), in occasione della prima visita del ministro degli esteri della Tanzania, Augustine Mahiga. La Tanzania instaurò legami diplomatici con Israele nel 1963 ma, come la maggior parte degli altri stati africani, li interruppe dopo la guerra di Yom Kippur del 1973 sotto intensa pressione araba. I rapporti furono ristabiliti nel 1995. Nel 2015 l’elezione alla presidenza del cristiano John Magufuli, che ha sostituito il predecessore musulmano, ha portato a un netto incremento dei legami tra i due paesi. Quando Netanyahu lo ha incontrato in un summit con sei leader africani a Entebbe nel 2016, Magufuli gli ha promesso che la Tanzania avrebbe aperto una propria ambasciata in Israele.

“La revoca delle sanzioni è parte essenziale dell’accordo sul nucleare e l’Unione Europea sottolinea il proprio impegno a garantire che tale revoca possa continuare”. Lo hanno detto mercoledì i 28 governi dell’Unione Europea in una dichiarazione congiunta nella quale ribadiscono che continueranno a impegnarsi per la piena attuazione dell’accordo sul nucleare e dunque a non rilanciare le sanzioni all’Iran. In particolare Parigi, secondo una fonte della presidenza francese citata mercoledì dalla Reuters, si adopererà il più possibile per salvaguardare gli interessi delle sue imprese in Iran.

Secondo fonti locali, gli obiettivi attaccati martedì notte nella zona di Al-Kiswah, a sud di Damasco, erano missili puntati su Israele. I mass-media siriani attribuiscono l’attacco a Israele. No comment delle Forze di Difesa israeliane. L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha detto mercoledì che nell’attacco alle strutture militari iraniane a Kiswah sono morte 15 persone, tra cui otto iraniani. Intervistato mercoledì da YnetNes, il ministro israeliano dell’intelligence Yisrael Katz ha detto che l’Iran “ha minacciato, sia in pubblico che attraverso messaggeri, di colpire Israele, e noi prendiamo molto sul serio questo problema. Ci stiamo adoperando per individuare e prevenire gli attacchi in anticipo: solo azioni compiute oggi possono prevenire maggiori violenze e guerre domani”. Katz ha sottolineato che “la strategia del governo israeliano è prevenire la guerra. Non vogliamo conquistare la Siria, vogliamo che gli iraniani siano costretti a prendere la decisione strategica di ritirarsi dalla Siria”.

Le Forze di Difesa israeliane hanno dato disposizione alle autorità locali nelle alture del Golan (al confine con la Siria) di riaprire i rifugi antiaerei per i residenti, facendo riferimento a “movimenti anormali delle forze iraniane in Siria”. “Le Forze di Difesa israeliane – si legge in un comunicato – sono preparate per una varietà di scenari, e avvertono che qualunque azione contro Israele susciterà una durissima reazione da parte dell’esercito israeliano”. Nel frattempo è stata segnalata la mobilitazione di un certo numero di riservisti, mentre l’esercito ha messo in stato di allerta le truppe nel nord del paese. “Stiamo richiamando riservisti in casi specifici, come necessario” ha detto alla Reuters un portavoce militare. Il portavoce non ha detto di quali unità si tratti, ma notizie di stampa indicano che il provvedimento di martedì sera riguarda per lo più unità della difesa aerea, dell’intelligence e del Comando fronte interno.

Martedì notte un attacco aereo avrebbe colpito nell’area di Kisweh, a sud di Damasco, una base militare siriana usata dalle forze iraniane.

Parlando alla tv martedì sera, subito dopo il discorso di Trump, il presidente iraniano Hassan Rouhani ha detto che “nelle prossime settimane” l’Iran potrebbe riprendere ad arricchire uranio “più di quanto abbai mai fatto”. In effetti, uno dei difetti sempre denunciati dai critici dell’accordo del 2015 è che esso non prevedeva che l’Iran rinunciasse alle sue centrifughe, che nel frattempo ha potuto anzi potenziare, né al suo know-how nucleare (conservato negli archivi segreti scoperti dal Mossad israeliano).