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Con 111 voti a favore, 78 contrari e 4 astenuti, il parlamento svizzero ha deciso di impedire che lo stato finanzi “qualsiasi organizzazione che sostiene il razzismo, l’antisemitismo o il BDS”. E’ la prima volta che un parlamento europeo assimila a razzismo e antisemitismo il movimento per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele. Qualche mese fa Gerald M. Steinberg e Olga Deutsch, di “NGO Monitor”, avevano incontrato parlamentari a Berna presentando loro una documentazione relativa ad  alcune organizzazioni finanziate dalla Svizzera che promuovono propaganda anti-ebraica e contro l’esistenza di Israele. Parte del materiale era stato poi ripreso da mass-media elvetici. La decisione, per essere operativa, deve essere approvata dal Senato.

I servizi di sicurezza israeliani hanno annunciato, giovedì, l’arresto di un 23enne palestinese residente a Qalqiliya (Cisgiordania), incaricato dal gruppo islamista sciita libanese Hezbollah di realizzare attentati terroristici e sequestri di civili israeliani. L’arrestato era stato anche incaricato on-line da Hezbollah di spiare basi militari, posti di controllo e vari siti in Gerusalemme, e di reclutare una cellula di complici per effettuare rapimenti.

Secondo fonti anonime di Hamas citate martedì dal quotidiano panarabo a-Sharq al-Awsat, il gruppo islamista palestinese intenderebbe annunciare che è disposto a riconoscere uno stato palestinese sulle linee del 1967 pur continuando a rifiutarsi di riconoscere lo stato d’Israele. Secondo le fonti, la nuova posizione, che verrebbe enunciata in aprile con un emendamento alla Carta fondativa di Hamas, avrebbe lo scopo di favorire una riapertura dei rapporti di Hamas con alcuni interlocutori come l’Egitto. Allo stesso scopo Hamas, un gruppo terroristico che non fa mistero di mirare alla distruzione di Israele, vorrebbe anche annacquare la sua Carta costitutiva del 1980 (un cocktail di stereotipi antisemiti di stampo nazista, comunista e islamista e di teorie del complotto che attribuiscono a cospirazioni ebraiche le rivoluzioni francese e russa e le due guerre mondiali nonché il controllo su mass-media e Nazioni Unite) cercando di limitare ogni riferimento ai soli “sionisti”, e cancellano i legami ufficiali con l’organizzazione madre, la Fratellanza Musulmana.

Israele è il paese più forte del Medio Oriente sia sul piano militare che diplomatico e, avvalendosi degli interessi regionali oggi prevalenti, potrebbe arrivare a rapporti diplomatici con gli stati arabi moderati. Lo ha detto mercoledì il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu parlando alla Commissione esteri e difesa della Knesset. “Se agiamo con saggezza – ha detto Netanyahu – la combinazione degli interessi può aiutarci a normalizzare i rapporti con i paesi della regione e aprire nuovi e più efficaci corsi diplomatici tra noi e i palestinesi”. Netanyahu ha sottolineato che tre settimane fa ha incontrato il presidente Usa Donald Trumpm, giovedì incontra il presidente russo Vladimir] Putin, fra una decina di giorni incontrerà il presidente cinese Xi Jinping su suo invito, e fra pochi mesi il presidente indiano Narendra Modi in Israele. “Le maggiori potenze mondiali rafforzano i loro legami con noi, e non sono le uniche” ha sottolienato Netanyahu, ricordando d’aver incontrato circa 250 leader mondiali solo nel 2016.

La Knesset ha approvato in prima lettura, mercoledì, con 55 voti a favore e 48 contrari, un disegno di legge che limiterebbe il livello di decibel degli altoparlanti dei luoghi di preghiera e ne proibirebbe l’uso nelle ore notturne (dalle 23.00 alle 7.00). Il disegno di legge detto “sui muezzin” è stato definito “razzista” e “una dichiarazione di guerra contro l’islam” dal parlamentare arabo-israeliano Jamal Zahalka, mentre il presidente della Lita Araba Comune, Ayman Odeh, ha strappato una copia della proposta di legge descrivendola come “una persecuzione contro gli arabi, contro la lingua araba e contro la nostra esistenza nella regione”.

Nove palestinesi accusati di acquisto e vendita su internet di componenti di armi da fuoco sono stati arrestati nel campo palestinese di Balata, presso Nablus, la mattina di mercoledì, a conclusione di un’operazione congiunta di polizia, servizi di sicurezza e Forze di Difesa israeliane. Nel solo 2016 le autorità di sicurezza hanno scoperto e smantellato, in Cisgiordania, 44 officine per la produzione clandestina di armi destinate soprattutto alla criminalità, ma anche al terrorismo. L’ultimo raid ha portato per la prima volta allo smantellamento di una cellula dedita al traffico on-line di armi da assemblare.

Un tratto ben conservato di una strada risalente a duemila anni è stato portata alla luce il mese scorso durante scavi archeologici effettuati nei pressi di Beit Shemesh dalla Israel Antiquities Authority e da studenti volontari della scuola Ulpanat Amit Noga. Irina Zilberbod, direttrice dello scavo, ha detto martedì che la strada, larga fino a 6 metri e lunga circa 1,5 km, serviva per collegare l’insediamento romano presso Beit Natif con la strada principale, nota come la “Strada dell’imperatore”: una grande arteria che collegava i maggiori insediamenti di Eleutheropolis (Beit Guvrin) a Gerusalemme. Secondo Zilberbod, il tratto di strada appena scoperto venne costruito in occasione della visita dell’imperatore Adriano, intorno al 130 e.v., o poco dopo, durante la repressione della rivolta di Bar Kochba del 132-135. La presenza di una pietra miliare con il nome dell’imperatore Adriano rafforza questa ipotesi. Tra le pietre della pavimentazione sono state anche rinvenute monete antiche, tra cui una del 67 e.v. secondo anno della prima rivolta ebraica anti-romana, una del prefetto di Giudea Ponzio Pilato risalente al 29 e.v., una di Agrippa I del 41 e.v. coniata a Gerusalemme e una, successiva, del periodo islamico omayyade. Vedi le foto sul Jerusalem Post

Ventitré artisti da tutto il mondo parteciperanno, a metà marzo in Israele, ad un evento volto a richiamare l’attenzione sulle condizioni del Mar Morto, il lago iper-salino nel luogo più basso delle terre emerse che si sta restringendo al ritmo allarmante di più di un metro all’anno. L’iniziativa promossa dalla Società Israeliana per la Protezione della Natura in collaborazione con la Artists for Nature Foundation con sede in Olanda e il Consiglio regionale Tamar nel sud di Israele, prevede anche la collaborazione di Giordania e Autorità Palestinese. Per 11 giorni, dal 16 al 27 marzo, gli artisti terranno workshop durante i quali rappresenteranno il Mar Morto e il paesaggio circostante, sia dalla sponda israeliana che da quella giordana. In Israele, si uniranno agli artisti decine di studenti israeliani e palestinesi. La Società Israeliana per la Protezione della Natura ha annunciato che coprirà l’evento in tempo reale sul suo sito web e sulla sua pagina Facebook.

Un articolo di febbraio del quotidiano svizzero Basler Zeitung riferisce che parte dei 60 milioni di dollari versati dal governo elvetico a sostegno di progetti in Medio Oriente hanno finanziato in vario modo organizzazioni attive in Israele e territori palestinesi che propugnano l’annientamento di Israele e l’assassinio di ebrei. Il reportage cita, fra gli altri, un presunto ufficio per i diritti umani a Ramallah che funziona da facciata per ong che fanno propaganda antisemita e che nel 2013 ha ricevuto 700mila dollari dalla Svizzera, e il Badil Resource Center for Palestinian Residency and Refugee Rights che sostiene il boicottaggio contro Israele in quanto stato ebraico, in contraddizione con la dichiarata posizione del governo di Berna. Basler Zeitung aggiunge che il consulente a cui il governo svizzero si affida per la distribuzione dei fondi alle ong palestinesi è Mustafa Mari, un attivista dell’Università Birzeit che sostiene il boicottaggio di Israele.

“Non siamo perfetti nel coprire Israele”. Lo ha detto il presidente della CNN, Jeff Zucker, rispondendo all’accusa di faziosità mossa dal ministro israeliano della pubblica sicurezza, Gilad Erdan, durante una conferenza sulle reti televisive in Israele. “Troppo spesso – ha detto Erdan – la copertura dei mass-media internazionali è guidata da una visione che ha lo spessore e la complessità di un vecchio film western: i buoni e i cattivi”, dove Israele è immancabilmente “il violento oppressore coloniale” e i palestinesi “i poveri indigeni che subiscono”. Zucker ha difeso i suoi giornalisti dicendo che “si sforzano di fornire il contesto completo”, ma ha aggiunto: “Se penso che siamo perfetti? No, non siamo perfetti”.