Che importa scoprire chi ha ucciso la giornalista di Al-Jazeera se la verità non conta nulla?

Ci sono nuove regole nella giungla dei mass-media: fake news e pregiudizio prevalgono sui fatti spingendo i giornalisti a raccattare qualsiasi informazione, vera o falsa, pur di promuovere la narrativa che piace ai loro lettori

Di Mark Lavie

Avrei potuto essere io. In quanto giornalista radiofonico attivo per quattro decenni in Medio Oriente, mi sono trovato sulla linea di tiro una quantità di volte.

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Smascherare l’inchiesta truccata dell’Onu contro Israele

Non occorre essere indovini per prevedere quale sarà il contenuto del primo rapporto di una Commissione d’Inchiesta faziosa e prevenuta sin dal suo mandato

Di Yifa Segal

Un anno fa, il 27 maggio 2021, a seguito dell'operazione “Guardiano delle mura” (gli undici giorni di guerra contro le raffiche di razzi e missili lanciati da Gaza), il Consiglio Onu per i diritti umani ha adottato una risoluzione che ha posto le basi per la creazione di quello che si configura come uno dei peggiori congegni internazionali contro Israele

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I palestinesi potrebbero porre fine all’occupazione, se solo lo volessero davvero

Non stiamo dicendo niente di nuovo, è un film già visto: Israele ha più volte accettato proposte di soluzione a due stati, ma ogni volta i palestinesi hanno detto di no

Di Fred Maroun

Tra tutte le violenze e le varie responsabilità che hanno caratterizzato e continuano caratterizzare il conflitto tra Israele e palestinesi non bisogna perdere di vista un fatto semplice e innegabile:

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I palestinesi e il destino di una eterna nakba auto-inflitta

Non c’è pace senza compromesso. Dopo 150 anni sarebbe sensato che i palestinesi optassero per una strada diversa invece di continuare a fomentare odio e rifiuto. Ma a quanto pare, non accadrà tanto presto

Di Eyal Zisser

Il 15 maggio 1948, il sabato in cui scadeva il Mandato Britannico sulla Palestina, gli eserciti dei paesi arabi vicini attaccarono la comunità ebraica d’Israele (l’yishuv) devastando tutto ciò che incontravano.

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Come mai l’Autorità Palestinese rifiuta l’indagine congiunta e nasconde prove forensi basilari?

La morte della giornalista di Al-Jazeera è una tragedia, ma incolpare aprioristicamente Israele servirà solo a fomentare altri attentati e altro sangue

Editoriale del Jerusalem Post

L'uccisione della giornalista di Al-Jazeera Shireen Abu Akleh durante un violento scontro a fuoco a Jenin tra palestinesi e soldati delle Forze di Difesa israeliane è una tragedia.

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L’Autorità Palestinese con una mano condanna i terroristi, con l’altra li celebra e li premia

Le riluttanti condanne di Abu Mazen suonano false finché l’Autorità Palestinese paga vitalizi agli assassini e il suo movimento Fatah li celebra come eroi e martiri

Di Maurice Hirsch

I due terroristi palestinesi che lo scorso 5 maggio a Elad hanno trucidato a colpi di mannaia i tre cittadini israeliani Oren Ben-Yiftah, Yonatan Habakuk e Boaz Gol sono stati arrestati domenica dalle forze di sicurezza israeliane. Ciò significa che ora l'Autorità Palestinese inizierà a versare ai due assassini lo stipendio mensile che paga a tutti i terroristi processati e condannati in Israele.

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Il mio apartheid israeliano

Apartheid sono i miei compagni di studi all'Università di Gerusalemme, uno arabo musulmano di Umm El Fahm e l’altro arabo cristiano di Sakhnin. Ed è il giovane arabo di Abu Ghosh con cui ho fatto amicizia in ospedale mentre le nostre mogli partorivano insieme una accanto all'altra

Di Avi Lewis

Per me l'apartheid in Israele è il dottor Samer Haj Yehia, l'arabo che è amministratore delegato di Bank Leumi, la più grande banca del paese. L'apartheid israeliano è Reda Masarwa, l’arabo vicepresidente di Intel Israel. Apartheid è il mio farmacista arabo che viene da Gerusalemme est e che da 6 anni mi fornisce medicine. Ed è il mio reumatologo arabo.

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